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domenica 9 maggio 2010

9 maggio, onore a Peppino Impastato





Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978), è stato un politico e conduttore radiofonico italiano, famoso per la militanza antifascista ma soprattutto per le denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).

Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale[1].

Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio, dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione o, come si fece credere, l'incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.
Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione[2] di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d'Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese.

Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.

Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection.

Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.

Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.

Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.

I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.

Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all'ipotesi dell'attentato terroristico poste in essere dai seguenti militari dell'arma: il Maggiore Tito Baldo Honorati; il maggiore Antonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali.[3]

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

« Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »
(Dalla canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers)

Alla vita di Peppino è dedicato il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio nel ruolo di Impastato. Il film è una ricostruzione abbastanza libera dell'attività di Peppino, e i "cento passi" che separavano casa sua da quella del boss Tano Badalamenti sono in realtà solo una metafora usata dal regista.
I Modena City Ramblers hanno inciso una canzone, omonima al film di Giordana, dedicata anch'essa a Peppino, presente nell'album ¡Viva la vida, muera la muerte!.
Il cantautore siciliano Pippo Pollina ha inciso la canzone Centopassi, ispirandosi alla vita di Peppino Impastato e inserendola nel suo album Racconti Brevi.
Nel 2006, il gruppo folk dei Lautari ha musicato una poesia di Peppino, Ciuri di campo. La canzone viene eseguita da Carmen Consoli durante i suoi concerti.
Gli Aut In Vertigo hanno inciso una canzone dal titolo Radio Aut, contenuta nell'album Welcome.
In occasione del 30° anniversario della morte di Aldo Moro e Peppino Impastato. Roberto Rampi ha prodotto lo spettacolo teatrale A.N.N.A. - Amore Non Ne Avremo (testo di Giuseppe Adduci, regia di Paolo Trotti, con Stefano Annoni, Paolo Cosenza e Marta Galli).[4]
"Vorrei" è una canzone del gruppo "I LUF" dedicato a Peppino Impastato.
Nel 2008 i Marta sui tubi includono all'interno del loro dvd Nudi e Crudi il brano Negghia, ricavato da una poesia di Peppino Impastato. Il brano è disponibile come download gratuito sul sito ufficiale del gruppo [5].
Il gruppo ska-punk Talco dedica la canzone Radio Aut, contenuta nell'album Mazel Tov, a Peppino Impastato,
Nel 2008 esce in allegato con il quotidiano Il Manifesto il doppio cd "Amore Non Avremo: 26 Canzoni per Peppino Impastato", con la partecipazione dei seguenti artisti: Collettivo musicale "Peppino Impastato", Resina, Riccardo Sinigallia, Le loup Garou, Marta sui tubi, Lautari e Carmen Consoli, 24 Grana, Taberna Milensis, Modena City Ramblers, Zù, Affinità di quarta, Low Fi, One Dimensional Man, Uzeda, CPF, Gang, Bisca, Marlene Kuntz, Radio Zapata, Amaury Cambuzat con gli Ulan Bator, Lalli, Giaccone, Libera Velo, Marina Rei, Perturbazione, Yo Yo Mundi[6].

E' tutto falso ci stanno ammazzando! di Paolo Barnard





Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.

L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi.

Perché?

Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.

Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che stampa moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (25% del PIL) 60 anni fa: stampare moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni.

Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (10.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 29 mila fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni.

Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna?

C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci?

No! Perché?

Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito.

E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie... cosa succede?

Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dalla Banca Centrale Europea, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.

Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa, fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro?

Sono stupidi?

No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana.

A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero.
Rileggete sopra.

Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”.

Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo.

E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare?

Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l'unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l'indebitamento.

E questo per compiacere a chi?

Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.

Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea:
Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.

La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell'inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.

Uscire dall’unione monetaria subito!

Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora!

Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli:
“Popoli d’Europa, sollevatevi”.


http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=181

venerdì 7 maggio 2010

Inghilterra: vittoria di “Pirro” per Cameron e i Conservatori





Sono arrivati i risultati ufficiali: David Cameron ha vinto le elezioni politiche in Gran Bretagna, tuttavia parlare di vera e propria vittoria è perlomeno fuori modo, dato che regna ancora l'incertezza su chi tra il Tory e il laburista Brown riuscirà a formare il nuovo governo.
I risultati ufficiali parlano chiaro: i Conservatori hanno conseguito 305 seggi, 21 in meno dei 326 necessari per una maggioranza autosufficiente. D'altra parte i Laburisti sono fermi a quota 255 seggi e quindi anche decidessero con un colpo a sorpresa di unirsi ai Liberaldemocratici di Nick Clegg (61 seggi) riuscirebbero a costruire un governo.
In questa situazione di incertezza spetterà a Gordon Brown rimanere in carica come premier uscente e provare a trovare una soluzione allo stallo per individuare una possibile maggioranza che faccia uscire la Gran Bretagna dalle "secche" elettorali. Qualora Brown dovesse arrendersi di fronte all'impossibilità di trovare un sostegno credibile al suo possibile governo, sarà la regina Elisabetta II a prendere in mano la situazione incaricando il leader del partito con più seggi, e quindi quello di Cameron, a formare il nuovo governo. A quel punto a Cameron si prospetterà la possibilità di formare una maggioranza con i Liberaldemocratici o con gli Unionisti dell'Irlanda del Nord.
Intanto la sterlina cala a picco portandosi ai valori peggiori da un anno a questa parte, risultato figlio sicuramente dell'incertezza che si sta creando in questi giorni sulla situazione di governo inglese.

Riflessioni sul Kke di Fosco Giannini; su "L'Ernesto"




Sotto questo piccolo omaggio che il nostro Sito, molto opportunamente, rende al Partito Comunista di Grecia (Kke) vorrei aggiungere solo queste brevi note: nei primi anni ’90 andai – quale membro del Dipartimento Esteri del Prc e quale responsabile nazionale per i rapporti con le forze comuniste e di sinistra europee – al Congresso del Kke, il Congresso successivo alla scissione da destra da parte del Synaspismos. Era un Congresso difficile: la scissione del Synaspismos, condotta da Maria Damanaki su posizioni filo “occhettiane” e volte al superamento dell’autonomia comunista e alla trasformazione del Kke in un “Partito di Sinistra” (l’eterno ritorno, si potrebbe dire, per rimanere nello spirito ellenico e pensando a ciò che avviene da decenni in Itala, dalla “Bolognina” di Occhetto sino all’odierno Vendola e ai suoi variegati simpatizzanti all’interno del Prc, passando per Bertinotti) aveva creato non pochi problemi al Kke, che si era presto ripreso soprattutto in virtù di un davvero vasto e profondo radicamento, specie tra la classe operaia e i contadini.

Al Congresso mi colpì, tra l’altro, una frase del compagno Thanassis Papariga (allora caporedattore del Rizospastis, quotidiano del Kke e marito – purtroppo deceduto – della segretaria generale del Kke, Aleka Papariga e uomo di grandissimo spirito) che mi disse: “Sono così tanti anni che non vediamo un compagno italiano che pensavamo che ormai voi foste un’invenzione della Cia”.

In effetti già il Pci degli anni ‘80 (tutto preso dall’eurocomunismo e poi dai rapporti privilegiati con le socialdemocrazie di Willy Brandt e Olof Palme) aveva molto diluito – come avrebbe poi fatto anche il Prc – i rapporti con il Kke, considerato, sia dall’ultimo Pci che dalla futura Rifondazione, troppo “ortodosso”, poco incline alle “innovazioni” (di Occhetto, della Damanaki, di Bertinotti…).

Oggi siamo di fronte ad un (apparente) paradosso: i partiti dell’eurocomunismo o provenienti culturalmente da esso (italiani, francesi, spagnoli) che snobbavano e prevedevano una fine imminente per i partiti comunisti “ortodossi”, marxisti e leninisti (portoghese e greco in testa) oggi sono al lumicino, vicini all’estinzione. Mentre i compagni greci, portoghesi, ciprioti e ceco-moravi (nonostante la “Lustrace”) sono vivi e vegeti, in crescita elettorale e alla testa delle lotte anticapitaliste e antimperialiste (poiché è di questa natura la lotta che conduce il Kke contro l’ Unione europea).

Rispetto a questo apparente paradosso ci sarebbe da riflettere, soprattutto su un punto centrale: l’abbandono e la liquidazione del patrimonio teorico, storico e politico del movimento comunista aiuta davvero a rilanciare una strategia anticapitalista e antimperialista efficaci e conseguenti o porta piuttosto al declino e alla sussunzione nella cultura e nella prassi della sinistra moderata? Rispetto a ciò che ci dice la storia la risposta appare scontata.

C’è anche da dire che l’odierna capacità di lotta del Kke (che, come si vede, va oggi celermente conquistando simpatie tra i giovani, tra i lavoratori e i movimenti anti Maastricht, anticapitalisti e antimperialisti di tutta Europa) non viene certo dal nulla, non sorge improvvisamente. Questa capacità di lotta (lotta di massa, ben diversa dal radicalismo settario ed estremista, che i compagni greci rifiutano) il Kke la trova nella sua stessa storia, una storia segnata dal grande, eroico tentativo rivoluzionario del secondo dopoguerra (quando il Kke tentò – nonostante Yalta – la presa rivoluzionaria del potere, mettendo a dura prova l’esercito inglese di occupazione, giungendo, con i suoi partigiani armati e le sue bandiere rosse, ad un passo dal centro del potere di Atene, pagando peraltro un enorme prezzo di sangue: 300 mila comunisti morti nella lotta rivoluzionaria e di liberazione nazionale); una storia, quella del Kke, segnata dalla strenua lotta antifascista contro i colonnelli greci che, in combutta con il governo Usa e con la Cia, il 21 aprile del ’67, giunsero al “golpe” e alla durissima repressione antioperaia, antipopolare e anticomunista; una storia, quella dei comunisti greci, contrassegnata dalla resistenza – politica e teorica – ai profondi moti anticomunisti successivi alle derive “gorbacioviane”, al fallimento della “perestrojka” e alla caduta dell’Urss; una storia contrassegnata – anche nell’ultimo quindicennio – dall’ essere stato la guida, la testa – il Kke – delle grandi lotte operaie e contadine che si sono succedute (queste delle ultime settimane non sono certo le prime) in Grecia contro le politiche iperliberiste di Maastricht e contro le guerre imperialiste in Iraq e nella Jugoslavia.

Se oggi i compagni greci che dall’Acropoli occupata possono lanciare un messaggio di speranza e di lotta per i popoli europei e da questi possono essere ascoltati; se oggi possono proporre a tutti i popoli e ai lavoratori europei una lettura dell’Unione europea ben diversa da quella conciliante espressa anche dalla sinistra comunista italiana, e possono parlare -ascoltati – partendo dai fatti e dalle dure condizioni del popolo greco, di “neoimperialismo europeo”; se possono spazzare via le nubi di diffidenza da cui erano stati cosparsi dall’ultimo Pci in odore di “occhettismo”, dal Pds, dal Prc e da certa “nuova sinistra” europea è perché il Kke ha saputo resistere, negli anni durissimi della controrivoluzione successivi all’89, alle sirene del trasformismo di sinistra, mantenendo, attraverso le lotte e l’autonomia politica e culturale, la propria credibilità verso il movimento operaio greco e il proprio radicamento sociale.

di Fosco Giannini su “L’Ernesto”

Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira





Un "diario segreto" non autorizzato scritto da Michel Abbatangelo cittadino franco italiano è oggetto di una denuncia per diffamazione e attentato all'onorabilità di Renzo Bossi figlio di Umberto Bossi.*

In una giornata in cui si scatenava sulla Costa Azzurra una tempesta devastante con onde altissime, lanciate in corse sfrenate portandole a schiantarsi sulla Croisette di Cannes, sulla Promenade del Anglais di Nizza e sul porto di Menton e tra uno spiovazzo e l'altro immerso in una nube di salsedine ho ricevuto una raccomandata stropicciata e umidiccia dall'Italia, "le facteur" (il postino, ndr) me la porge, firmo, merci, e qualcosa mi dice che non sarebbe finita bene la giornata.

Incomincia così, per me italiano naturalizzato cittadino francese, con una banale raccomandata, un momento d'inquietudine che si alterna a paradossali scoppi di buonumore, scoppi che arrivano ogni volta che leggo i "capi di accusa". Il mittente è la Digos e la denuncia è per diffamazione. Il querelante? Renzo Bossi. La causa?Aver pubblicato sul mio blog una serie di novelle, racconti a sfondo satirico, in cui narravo le avventure della giovane "trota": il "Diario segreto di Renzo Bossi junior".

Paradossalmente è come se l'Arma dei Carabinieri sporgesse denuncia perché si sente diffamata all'indirizzo di Collodi per aver fatto esclamare ai Carabinieri che arrestano Pinocchio: "venga con noi giovanotto!", senza aver mai essi realmente spiccato un mandato di cattura o qualcosa del genere. Con l'aggravante di sbeffeggiarsi dell'arma agli occhi dell'infanzia e in tutte le lingue del pianeta (persino Zulu).

La mia è una parodia caricaturale della nostra realtà politica giocata attraverso una narrazione iperbolica cui non è affatto estranea la realtà della cronaca, anzi essa la ispira conta molto sulla maturità del lettore assiduo di blog. "Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi", dice Michael Moore e continua "la satira presume che il pubblico abbia un cervello".

La serie di novelle è anche depositata in libero Donwload presso il sito di condivisione Scribd, chi lo volesse puo scaricare il PDF anche andando direttamente sul Blog.

La narrazione letteraria delle "avventure-disavventure" di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo (un anno fa) dalla tragica cronaca quotidiana, cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia s'impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo, passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l'Unità d'Italia.

Potevo dimenticare di essere figlio di immigranti ed a mia volta immigrato in terra di Francia e assistere indifferente a quanto stravolgeva con una violenza inaudità l'identità del mio paese e la mia?

Avevo sette anni quando mio padre in Argentina mi insegno a disegnare e colorare la bandiera italiana in quanto di lì a poco si sarebbe rientrati a casa! Essendo io, prima di tutto, un'artista, un un pittore che intereagisce con la realtà attraverso l'uso creativo dell'immaginazione e dell'emozione, che cerco di sublimare e rilanciarla in termini di visione umanista, mi sento mosso da una fortissima passione etica e morale tanto che il mio stile è conosciuto come "metafisicaetica" e dentro cerco di metterci quella cosa brutta che risponde al nome di Filosofia...

Tornando a noi. Cercai una tecnica letteraria che mi permettesse di esprimere tutto il mio sdegno, la mia indignazione e trovai ispirazione nel leggendario quotidiano satirico francese "Le Canard Enchainé", il resto venne di getto sotto l'impulso di una grande rabbia.

I blog pullulavano di fatti rivoltanti, tra i più sintomatici di un certo clima: il manifesto sulla leggittimità della tortura sugli immigrati in quanto atto di autodifesa, il gioca su facebook che invitava ad affondare i barconi degli immigrati, oppure del video passato su Canal+ in cui Borghezio dà istruzioni all'estrema destra nazi-fascista francese su come infiltrare e mimetizarsi attraverso le istanze "localiste": "prima i padani o prima gli italiani o prima i francesi", fino ad arrivare al recente "assalto" al consolato marocchino di Milano sempre ad opera di Borghezio e della sua starnazzante isterica claque.

O ancora il "bianco natale" di Coccaglio o la distribuzione di saponette nei supermercati della Toscana, affinché la gente potesse lavarsi le mani dopo averle strette ad un immigrato, o dell'autobus "verde" di Milano in cui vengono caricati gli immigrati sorpresi senza biglietto per essere portati in Questura e poter procedere alla loro espulsione,e di li a poco abbandonati nel deserto libico a morire di sete e sfinimento, sempre se scampati ai pestaggi ed alle torture dei libici.

Fatti che ho equiparato in certi post ai crimini contro l'Umanità... Ma quello che mi lascia stupito è che sia bastato qualche "panettone" per trasformare i ghisa in cacciatori di teste. Un escalation che è giunta fino ai più recenti fatti di cronaca: da Adro alla rivolta degli sfruttati presi a fucilate a Rosarno.

Insomma uno stillicidio, decine, centinaia di episodi rivoltanti e spregevoli e un clima di linciaggio e caccia alle streghe che in nessun modo potevo condividere. Da qui la violenza surreale, grottesca, fredda e lucida, l'ironia caricaturale con cui ho messo nero su bianco attraverso l'iperbole non senza sarcasmo, la fredda anima di una minoranza che ha preso in ostaggio il paese per trascinarlo nel fango.

Nella denuncia che allego sono sottolineate tutte le frasi che avrebbeo leso l'onorabilità e la dignità di Renzo Bossi. Da un lato la denuncia gode di una certa approssimazione caratteristica del Carroccio, dall'altro mi si fa intendere velatamente che potrebbero querelarmi anche gli altri personaggi citati nei racconti a partire da Borghezio sino al Presidente del Consiglio o lo stesso Umberto Bossi che bontà sua non avrebbe mai detto certe cose di Silvio (quando ne ha dette di peggio tanto che il web abbonda di video che lo possono testimoniare), certo si tratta di reperti "archeologici" dell'antica in-cultura padana, prime pagine della Padania, audio, ecc... Oggi le cose stanno diversamente, c'è stato un gemellaggio.

Vivo la cosa come una intimidazione, pesante. Essi avrebbero indentificato un signor nessuno qualsiasi per dare la cosidetta "lezione esemplare" a un certo web irriverente, impertinente oltre misura. Suppongo che in sede civile o penale che sia, salterà fuori, come di consueto nella dinamica o nella patologia del trombone, il solito milione di euriiiii da destinare agli "orfanelli" o al fondo per le vedove dei "martiri" della Padania. Il terrorismo psicologico alla Ghedini ha fatto evidentemente scuola (lo so la voglia di scherzare non mi passa mai!).

In questa denuncia c'è anche l'avvenire di una parte della rete. Il fatto è che il Carroccio la " battaglia di internet" l'ha persa e persa per persa ha poco spazio per altre alternative. Si deve azzittire il web con una certa brutalità esemplare perché la constatazione è sotto gli occhi di tutti, il controllo dei media ormai pressochè totale oltre che costoso, si rivela inutile per le future strategie politiche legate al proselitismo se non include la rete: i numeri parlano chiaro, la crescita del web è esponenziale e incontrollabile.

Infine trovo discutibile, ma lo si vedrà in sede di giustizia, l'arrogante disprezzo che si muove alla libera espressione delle idee e della creazione d'Arte. Perché di letteratura si sta parlando, politica certo ma letteratura. Un libro e non articoli, una produzione di fantasia, può darsi antipatica o impertinente ma tale da ricadere sotto una voce vitupera: la satira. La nostre democrazia, tutte le democrazie, dovrebbero trarre da quest'ultima una preziosa linfa vitale.

Che cosa è la Satira? Curiosamente la definizione che ne dà Dario Fo qui sotto ha una fortissima attinenza con l'Arte, tutte la storia dell'Arte...

È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, "è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole". E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un'espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

Per il momento è tutto, nei giorni a venire svilupperò ulteriormente il tema e credo che non mancheranno altri episodi della saga che mi ha ficcato nei pasticci: nuove puntate del "diario segreto". Sono più bravo a scrivere di fantasia che a difendermi, dovrò frequentare un doposcuola, mi servirà tempo insomma.

Al lettore se lo vorrà, potrà approfondire la liceità o meno delle accuse basandosi sui brani incriminati, io per quanto mi riguarda ho un solo giudice: la mia coscienza che "è un pugnale nella carne più che una spina" come diceva Emil Cioran.

*http://www.agoravox.it/Io-blogger-denunciato-da-Renzo.html

mercoledì 5 maggio 2010

150esimo anniversario della partenza di Garibaldi da Quarto.






“La sera di quel 5 maggio, coloro che erano destinati a partire, ricevuto un ordine aspettato tanto, quale da solo quale con qualche amico, come se andassero a diporto, così consigliati per non dar nell'occhio alla polizia, cominciarono a uscir da Genova per la Porta Pila, sulla via del Bisagno. Andavano alla Foce o a Quarto, secondo che loro era stato detto. E trovavano sul loro cammino folle di cittadini di ogni classe, donne, uomini, che senza parere davano loro l'augurio, e ciascuno un poco dell'anima sua”.

Queste le parole con cui Cesare Abba scelse di raccontare la partenza dell'eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi, dal borgo ligure di Quarto.Da quel 5 maggio del 1860 sono ormai passati 150 anni, e quante cose sono cambiate da allora.

Europa, siamo arrivati al capolinea?






"E' in ballo e in gioco il futuro dell'intera Europa e della moneta unica, non soltanto la salvezza della Grecia": queste le allarmate parole di Angela Merkel pronunciate nel Bunderstag per convincere i legislatori tedeschi ad approvare il decreto "salvagrecia".Aldilà della retorica politica, è chiaro che la crisi greca si sta riverberando ben oltre il paese ellenico, insinuando dubbi e crepe all'interno del sempre meno stabile edificio dell'Ue. In Grecia intanto il popolo insorge contro le draconiane misure imposte dall'Fmi e dall'Ue al governo del PASOK di Papandreu, dimostrando alle masse europee che di fronte alle difficoltà e un futuro che si preannuncia quantomai fosco, c'è qualcuno che intende combattere fino all'ultimo per far valere i propri diritti e chiedere giustizia ed equità.
Il KKE ha dato una lezione alla sinistra dormiente dell'Europa organizzando un presidio presso il Partenone con tanto di falci e martello e bandiere rosse a fare da cornice a uno striscione ove si poteva leggere: "PEOPLE OF EUROPE RISE UP".
Un urlo di disperazione lanciato nel vuoto? un appello che rimarrà inascoltato?
Per rispondere a questa domanda biosgna subito chiarire che sembra alquanto improbabile che la crisi ecoonomica nel prossimo futuro non riguardi anche altri paesi come Portogallo, Spagna, Irlanda, e anche Italia. Dunque le sorti del paese ellenico ci riguardano da vicino, in quanto la situazione di collasso civile e sociale che sta contraddisguendo in questi giorni Atene prima o dopo potrebbe viversi anche all'ombra del Colosseo.
Nel corso di una manifestazione contro le manovre di Papandreu, i più facinorosi, forse gli anarchici dell'Exarchia, hanno lanciato bombe molotov contro una banca della capitale, causando la morte di tre persone presenti all'interno dell'edificio.
Scontri contro la polizia sono avvenuti anche a Patrasso e a Salonicco, segno emblematico che la situazione in Grecia sta degenerando. La rabbia dei lavoratori greci, che si vedono decurati i propri stipendi mentre i veri responsabili della crisi ancora una volta se la caveranno senza troppi grattacapi, è per certi versi comprensibile, e il timore è che senza avere valvole di sfogo che possano disinnescarla,la violenza possa ancora propagarsi in modo imponderabile.
La sinistra italiana dovrebbe osservare da vicino il modus operandi dei partiti fratelli greci, i quali stanno organizzando scioperi senza precedenti contro misure che in effetti sono di una durezza senza precedenti.
Qualsiasi cosa ci riserverà il futuro, su Atene e su tutta Europa si respira un aria pesante, e in Italia la situazione è forse per certi versi ancora più grave perchè al timone di una nave alla deriva si trova forse uno dei peggiori capitani in circolazione.Una delle poche vie percorribili per trovare uno squarcio di speranza in una cappa opprimente di disperazione e impotenza dovrà essere la solidaretà tra i lavoratori europei e la lotta comune per riuscire a far sollevare dal proprio torpore la massa delle persone su cui la crisi si accanirà.

Atene: fiamme e morte. Tratto da www.nuovasocietà.it





È di almeno tre morti il bilancio provvisorio degli atti di violenza avvenuti oggi ad Atene dove alcuni manifestanti hanno lanciato delle bombe molotov contro l'agenzia di una banca provocando un incendio che ha rapidamente avvolto l'edificio. La polizia della capitale ellenica ha confermato di aver «trovato tre persone morte nel palazzo in fiamme», ma è possibile che la conta possa salire perchè al momento dell'attacco nell'agenzia vi erano oltre 20 tra dipendenti e clienti. Sempre secondo le autorità sarebbero circa 27mila i manifestanti che hanno preso parte alla marcia di protesta contro il piano di austerità varato dal primo ministro George Papandreu, ma secondo altri testimoni la partecipazione sarebbe almeno di 40mila persone.
Secondo fonti della prefettura, le vittime dell'incendio, che è stato intanto spento dai vigili del fuoco, sarebbero due donne e un uomo. Secondo le immagini trasmesse dalle tv, il fumo continua tuttavia a uscire anche dal secondo e dall'ultimo piano dell'edificio che ospita degli uffici della banca Marfin. Ma Atene non è stata l'unico teatro di scontri fra polizia e manifestanti. Episodi simili sono stati registrati anche a Patrasso e Salonicco. In quest'ultima città, i poliziotti hanno usato gas lacrimogeni per disperdere la folla e fermare una sassaiola contro le vetrine dei negozi. Almeno 20mila i manifestanti che hanno preso parte alla marcia di protesta a Salonicco. In tutta la Grecia oggi rimarranno chiusi gran parte degli uffici pubblici, degli ospedali, delle banche e dei negozi. Bloccati anche i trasporti aerei, marittimi e ferroviari con alcune eccezioni per Atene in modo da garantire la partecipazione alle proteste. Secondo la Gsee, l'organizzazione sindacale del settore privato, quella odierna è «la più grande manifestazione di protesta mai organizzata in Grecia».

Il Kke occupa il Partenone ed espone uno striscione: “People of Europe rise up”





Mentre tutti quanti aspettano con trepidazione, e di certo non con impazienza, le draconiane riforme economiche che Papandreu dovrà prendere per far rientrare l’economia greca in carreggiata, nella giornata del 4 maggio il Partito Comunista Greco ha occupato il suolo del Partenone al fine di manifestare la propria contrarietà ai tagli che andranno a colpire la maggioranza della popolazione.
«Vogliamo mandare un messaggio nei luoghi più lontani della Grecia e dell'Europa, misure come queste, che cancellano la sicurezza sociale, vengono adottate in tutta l'Europa. Ma l'ira popolare scuoterà le organizzazioni imperialiste (Ue e Fmi)»: ha dichiarato il deputato Nikos Papaconstantinou del Kke.
Sono in arrivo infatti riforme pesantissime come la cancellazione della tredicesima e della quattordicesima per i dipendenti pubblici, il blocco dei salari, l’aumento dell’età pensionabile e tutta una serie di bonus che verranno eliminati dall’oggi al domani. Previsto un aumento anche dell’Iva al 23%, tanto che oltre al Kke hanno protestato anche migliaia di studenti e docenti per le strade di Atene, dove si trova la Camera, costringendo gli agenti antisommossa a pesanti cariche e tafferugli.
Intanto il Kke grazie anche al sindacato di riferimento, il PAME, sta costruendo dal basso un opposizione alle misure previste dal governo, e il fatto stesso che il Partenone sia stato occupato da bandiere rosse e striscioni sta a testimoniare il fatto che tale partito si mostra sempre di più come una realtà all’interno delle dinamiche della Grecia.
Atene dunque è una città in fermento e nessuno, di fronte all’evolversi della situazione economica, può dire fattivamente a cosa si andrà incontro da qui ai prossimi mesi.

martedì 4 maggio 2010

Arrestato un sospetto per l’attentato a New York




Dopo tanta paura è arrivato il momento della mobilitazione delle forze di polizia al fine di rintracciare l’attentatore reo di aver lasciato una Nissan pieno di gasolina e propano nella Grande Mela pronta ad esplodere. Se non fosse stato per il pronto intervento di un venditore abusivo di magliette, ex soldato in Vietnam, forse ora si starebbe parlando di una strage.
Dopo nemmeno 48 ore la polizia ha messo le mani su un 30enne pakistano chiamato Shahzad Faisal, il quale è stato arrestato dall’Fbi mentre stava cercando di lasciare gli Usa a bordo di un volo di linea diretto in Pakistan.
I federali sono arrivati a lui dopo aver indagato i passaggi di proprietà della Nissan Pathfinder trovata carica di esplosivo, e tutti gli elementi porterebbero a pensare che sarebbe proprio Faisal uno degli uomini implicati nel tentato attentato.
Intanto aumenta la paura per i proclami battaglieri che provengono dai talebani del Pakistan, i quali avevano proprio nel mese di aprile promesso fuoco e fiamme direttamente nelle città americane.

lunedì 3 maggio 2010

Margherita Hack: "La Sindone è un falso. La Chiesa ne prenda atto" di Luigi Nervo. Tratto da www.nuovasocietà.it





Il dualismo tra scienza e fede ormai è storia antica. Negli anni, molti dei dogmi sui quali si fondano le religioni sono stati smentiti dalle nuove scoperte scientifiche. Talvolta si è visto nelle parole dei testi sacri un messaggio figurato e da interpretare, altre volte la fede è stata posta su un livello superiore rispetto a quello empirico della scienza che è stata accusata e combattuta. Alcune correnti hanno rivisto le loro posizioni, ma sono state allontanate e isolate.

Oggi questo dualismo si ripete in Italia e nello Stato Vaticano che si trova al suo interno. I politici di entrambi gli schieramenti, come al solito, cercano di ottenere l'appoggio della Chiesa e in alcune regioni di centrodestra si sono viste decisioni che portano la vita pubblica (di credenti di tutte le religioni e non credenti) a sottostare alle leggi del cattolicesimo. Un esempio recente è la decisione sulla pillola abortiva, promessa pre-elettorale di alcuni neogovernatori di centrodestra alla curia. Dall'altro lato, sembra che ci sia un totale disinteresse verso la ricerca che invece ha subito dei tagli con l'ultima Finanziaria. Abbiamo chiesto all'astrofisica di fama internazionale Margherita Hack cosa pensa di questa situazione.

«È una situazione molto brutta per i politici: non si rendono conto dell'importanza di ricerca, università e scuola per la società dei cittadini. Sono subordinati al Vaticano. L'esempio della Ru-486 è il segnale di una situazione assurda: l'Italia è un paese laico e non si possono togliere i diritti ai non credenti. Ci sono difficoltà per i testamenti biologici, per fare i documenti. Abbiamo un governo e una classe politica arroganti e ignoranti».

Alcuni segnali lasciano pensare ancora oggi a un difficile rapporto tra scienza e fede. Un esempio è la Sindone; il carbonio 14 ne attesta la falsità, ma dalla Chiesa viene chiesto un atto di fede. È possibile una convivenza tra questi due mondi?

«Questo è segno di ignoranza scientifica che ci porta a un livello da paese sottosviluppato. La scienza si basa sull'osservazione e sulle leggi che regolano il mondo. Se le prove al carbonio hanno dimostrato che la Sindone è un falso, bisogna prenderne atto. Il credente può credere nella scienza, altrimenti sarebbe come per Galileo: allora si pensava che il Sole girava intorno alla Terra perché così era scritto sulla Bibbia. Invece la scienza ha il suo metodo che può valere per tutti: si basa sull'osservazione, mentre la religione sulla fede. Ognuno è libero di credere in quello che vuole, ma non può negare i dati».

Si può dire che oggi viviamo in uno Stato laico?

«No, oggi come oggi non viviamo in uno stato laico perché la classe politica è succube del Vaticano e vengono fatte leggi per non offendere la Chiesa o per favorirla: per esempio, l'esenzione dall'Ici di alcuni edifici religiosi che in realtà in molti casi sono commerciali, oppure i professori di religione che vengono pagati dallo Stato e che in graduatoria scavalcano anche gli altri professori»

domenica 2 maggio 2010

Usa, la marea nera avanza . Di www.Nuovasocietà.it





Ansia e paura sulle coste del Mississippi, dove è atteso per oggi l'arrivo dell'onda nera provocata dall'enorme macchia di petrolio che sta devastando il Golfo del Messico da quando è esplosa,il 22 aprile scorso, la Deepwater Horizon, la piattaforme della Bp.
Alcuni pescatori raccontano di aver pescato già dei gamberetti che puzzano di petrolio. E temono che la marea nera possa ricoprire e rovinare per sempre le zone dove vengono coltivate le ostriche.
Il vento continua a rendere comunque imprevedibile i movimenti della marea nera che ha appunto cominciato, sospinta da raffiche di vento che spirano da sud est, a muoversi verso nord verso Alabama e Mississippi. «C'è una quantità di petrolio per provocare gravi conseguenze alla costa, ma la vera domanda è dove e quando» ha affermato l'ammiraglio Thad Allen, comandante della Guardia Costiera che il presidente Obama ha nominato comandante delle operazioni di risposta al disastro nazionale. Allen ha poi spiegato che, ad 11 giorni dall'esplosione, non si è ancora trovato il modo di bloccare la fuoriuscita del petroli.

Calderoli contro l'Unità d'Italia





A Calderoli festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia proprio non interessa. Anzi il ministro della semplificazione ha fatto sapere che "Il miglior modo per festeggiare l'unità d'Italia è l'attuazione del federalismo".
Ospite della Annunziata su rai 3 il ministro leghista si è poi lanciato in un attacco a pieno titolo della celebrazione dicendo che come festa e come momento ha poco senso.
Il ministro si è poi lasciato andare a considerazioni ad ampio respiro sostenendo che l'unica alternativa alla maggioranza guidata da Berlusconi sarebbe un andata anticipata alle urne.
Inutile sottolineare quanto sia grave che un ministro che ha giurato fedeltà alla Repubblica disconosca fino a questo punto l'importanza di un evento come quello dei festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia.

sabato 1 maggio 2010

1° maggio: i lavoratori uniti contro il capitalismo e l’imperialismo. Tratto da www.resistenze.org ; da [da Nuova Unità – rivista comunista]





Il 1° maggio nato nel 1886 a Chicago dal sangue operaio divenne nel 1889 per decisione della Seconda Internazionale giornata internazionale di lotta e simbolo per tutto il mondo del lavoro.

Nata come giornata internazionale per la riduzione d’orario a otto ore è stata una tappa importante nel processo di trasformazione degli operai in classe; portando negli operai prima alla consapevolezza e poi alla coscienza che essi si contrapponevano come classe proletaria alla classe borghese nel rivendicare diritti collettivi. Da sempre la borghesia ha cercato di svuotare questa giornata di lotta dei suoi contenuti rivoluzionari, tanto che negli ultimi anni in Italia in molte città (salvo qualche caso particolare) non sfila più alcun corteo, e dove si manifesta lo si fa come nella rituale manifestazione nazionale di CGIL-CISL-UIL, su contenuti di collaborazione di classe.

In questa giornata trasformata in festa, CGIL-CISL-UIL non trovano di meglio che organizzare un grande concerto a Roma che passa in diretta TV facendo rivoltare nella tomba tutti gli operai e i combattenti per l’emancipazione del proletariato che hanno versato il loro sangue a questa causa.

Negli anni scorsi si sono sprecati fiumi d’inchiostro, studi e immagini tv per spacciare come vere enormi sciocchezze come la scomparsa della classe operaia e più in generali delle classi, ma la crisi mondiale si è incaricata di spazzare via tutto il ciarpame che sosteneva queste tesi.

Dopo decenni di apparente benessere, il mercato capitalistico ha riportato le condizioni della classe operaia a condizioni che in alcuni casi si avvicinano o sono simili a quelle di un secolo fa. Conclusosi quasi ovunque il processo di formazioni degli stati nazionali con le lotte di liberazione, oggi esiste ancora una classe internazionale sfruttata e oppressa che non si è ancora liberata dalle catene e che non ha ancora concluso la lotta per la sua liberazione. Rivendicazioni e conquiste ottenute oltre 160 anni fa dal movimento operaio, come le otto ore di lavoro, l’abolizione del lavoro notturno e successivamente il diritto di sciopero vengono continuamente rimessi in discussione.

L’Associazione Internazionale dei lavoratori nel suo primo congresso (3-8, settembre 1886) decise la rivendicazione della giornata lavorativa a 8 ore con l’aggiunta di otto ore di riposo, di permettere il lavoro notturno solo in via eccezionale, escludendo le donne e i minori da “ogni tipo di lavoro notturno e da ogni tipo di lavoro in cui il pudore venga leso e i cui organismi siano esposti a veleni o a altri agenti nocivi”, rivendicazioni che i sindacati filopadronali oggi si guardano bene dal sostenere, perché rischierebbero di ridurre i margini di profitto delle imprese.

La lotta diretta degli operai, al di fuori di ogni legislazione, portò negli Stati Uniti alla conquista delle otto ore e questa lotta per la riduzione della giornata lavorativa è stata ed è tutt’ora una lotta di liberazione che permette ai proletari di avere più tempo libero per loro e meno tempo di lavoro da schiavo per il padrone.

La lotta della classe operaia per la liberazione dello sfruttamento capitalistico è un movimento di classe che si batte contro il dominio della classe borghese.

Nella crisi la concertazione lascia sempre più spazio al conflitto. Sempre più spesso si vedono uomini e donne che lottano contro i licenziamenti, per la difesa del posto di lavoro e del salario, soccombere davanti alle serrate delle aziende e dalla “pace” imposta dai manganelli di poliziotti e carabinieri al servizio dello stato dei padroni. Nei prossimi anni, con la continua perdita dei posti lavoro, venendo meno l’aspetto di mediazione dello stato e accentuandosi ancor più l’aspetto repressivo dello stato, i lavoratori saranno spinti prima o poi ad usare gli stessi mezzi per autodifesa con conseguenze al momento imprevedibili.

Tutte le forze politiche di centrodestra e centrosinistra e i sindacali confederali che hanno sostenuto e votato in parlamento la guerre imperialiste, approvando i finanziamenti alle missioni militari delle truppe di occupazione della NATO o dell’ONU con la partecipazione di truppe italiane di aggressione hanno contribuito a mantenere sottomessa la classe. Anni di politica di collaborazione di classe, di sostegno alla politica interna e internazionale del proprio imperialismo hanno snaturato il 1° maggio svuotandolo dei suoi contenuti rivoluzionari e ora è giunto il momento di riprenderselo.

Il 1° maggio è il giorno di lotta in cui gli operai coscienti di tutto il mondo dimostrano uniti con manifestazioni in ogni paese contro il capitalismo e l’imperialismo, contro lo sfruttamento degli esseri umani, per l’emancipazione della classe operaia e di tutta l’umanità. Obiettivi che si possono raggiungere solo con l’azione internazionale del proletariato organizzato nel suo partito di classe che, prendendo il potere politico attraverso una rivoluzione, espropria la parassitaria classe capitalista impadronendosi dei mezzi di produzione.

Mentre nei paesi industrializzati e nel mondo aumenta la disoccupazione, che in Italia ha raggiunto l1,5% secondo dati CGIL, il governo sostenuto dal “partito dell’amore” di Berlusconi e dalla Lega cerca di mettere gli operai di una nazionalità contro l’altra, fomentando la rabbia degli italiani (operai, disoccupati C.I, piccolo borghesi, e tutti coloro che subiscono gli effetti della crisi) fornendo falsi responsabili della situazione, fomentando il nazionalismo, la paura del diverso e la divisione fra proletari.

Ai proletari coscienti, ai comunisti, spetta il compito di lavorare nella loro classe affinché la protesta, la giusta rabbia per la mancanza del lavoro, del salario e di una vita decente si trasformi in forma organizzata e in odio di classe verso i capitalisti, unici responsabili della nostra miseria.

Editoriale di nuova unità – rivista comunista di politica e cultura- n. 3/2010

venerdì 30 aprile 2010

1 MAGGIO a TORINO.





Primo maggio a Torino intitolato “Lavoro, uguaglianza, tutela e diritti”. Le tre principali sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil chiedono di scioperare agli addetti al commercio perché in occasione della Sindone e dell’arrivo del Papa i negozi resteranno aperti. La protesta è stata indetta per dire no alla tendenza alla mercificazione delle feste. Tra i temi che verranno toccati, la disoccupazione e la necessità di politiche industriali. 104mila i piemontesi in cassa integrazione. Raduno alle 9 in corso Cairoli; il corteo si chiude alle 11 in piazza Castello.

giovedì 29 aprile 2010

Bocchino: dimissioni irrevocabili. Tratto da www.nuovasocietà.it





Nuova lettera di dimissioni di Italo Bocchino al gruppo parlamentare, stavolta però «definitive», dalla carica di vicepresidente del gruppo del Pdl. È quanto ha annunciato il gruppo per sms a tutti i deputati che erano impegnati nella seduta d'aula. Alcuni finiani interpellati al riguardo hanno assicurato che le dimissioni del vicario sono «irrevocabili».
Ieri la prima lettera e l'assemblea del gruppo parlamentare del Pdl pronta a discutere. Poi la dimissioni ritirate, che diventano irrevocabili.
«Si colpisce il dissenso in un modo che non esiste in alcun partito di qualunque Paese democratico, ma conitnueremo la battaglia nel Pdl, anche al di fuori di ogni posto di responsabilità» - spiega Italo Bocchino.
«E' stato Berlusconi a chiedere la mia testa perchè c'è stata una direttiva precisa».
«Ho dato le dimissioni -spiega- per dire che i problemi che poniamo sono politici, non legati ai posti e alle persone. Non mettiamo in discussione la leadership di Berlusconi e il partito, ma dall'interno continueremo a contrastare il centralismo carismatico che governa il Pdl». Un partito che segue la linea, accusa Bocchino, di «colpirne uno per educarne cento. Ma noi veniamo da una lunga storia politica, non siamo stati chiamati da un'azienda, e siamo in grado di portare avanti un progetto politico»
«Berlusconi commette il grave errore di colpire il dissenso, colpire cioè chi è in vista per educarne cento, ma questo non porta lontano il partito», precisa il deputato finiano aggiungendo che «continuiamo la lotta dall'interno» del Pdl.
«È evidente il tentativo di Berlusconi di arrivare ad una epurazione mia per colpire l'area a me vicina, essendoci stata una sua direttiva», spiega Bocchino. «Ho confermato le mie dimissioni per far comprendere che il problema è politico e non di posti - aggiunge -. Questo permetterà di contrastare il centralismo carismatico che dà prova della sua esistenza».

il 12 e 13 maggio alle Elezioni Universitarie VOTA ALOTTO





Cos'è il CNSU:

Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari è organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati nelle università italiane, di laurea, di laurea specialistica e di specializzazione e di dottorato. Esso formula pareri e proposte al Ministro dell’istruzione,università e ricerca :

- sui progetti di riordino del sistema universitario predisposti dal Ministro;

- sui decreti ministeriali, con i quali sono definiti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici dei corsi di dei corsi di studio universitario, nonché le modalità e gli strumenti per l’orientamento e per favorire la mobilità degli studenti;

- sui criteri per l’assegnazione e l’utilizzazione del fondo di finanziamento ordinario e della quota di riequilibrio delle università.

- Elegge nel proprio seno otto rappresentanti degli studenti nel Consiglio Universitario Nazionale;

- Può formulare proposte e può essere sentito dal Ministro su altre materie di interesse generale per l’università;

- Presenta al Ministro, entro un anno dall’insediamento, una relazione sulla condizione studentesca nell’ambito del sistema universitario;

- Può rivolgere quesiti al Ministro circa fatti o eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica e la condizione studentesca, cui è data risposta entro 60 giorni.

Il C.N.S.U. è composto da ventotto componenti eletti dagli studenti iscritti ai corsi di laurea e di laurea specialistica, da un componente eletto dagli iscritti ai corsi di specializzazione e da un componente eletto dagli iscritti ai corsi di dottorato di ricerca. I componenti sono nominati con decreto del Ministro, durano in carica due anni e sono rieleggibili. Il C.N.S.U. elegge nel proprio seno il Presidente e tre membri che compongono l’Ufficio di Presidenza.

Quando si vota?

Il 12 e il 13 Maggio in tutti gli Atenei.

Come si vota?

Elio Alotto, Pirata, è candidato nel Distretto II, per le università del Piemonte, Lombardia e Liguria. Per votare bisogna barrare il simbolo Unione degli Universitari, Liste di Sinistra, Liste Democratiche e scrivere il suo nome.

Cinque decenni dopo il suo "anno" l'Africa lotta ancora contro l'imperialismo. Tratto da www.resistenze.org




da Workers' World - www.workers.org/2010/world/africa_0429/
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

di Azikiwe Abayomi
Pan-African News Wire

Nel 2010 ricorre il 50° anniversario "dell'Anno dell'Africa", quando 17 ex territori coloniali conquistarono la loro indipendenza nazionale nel corso del 1960.

I movimenti di liberazione in Africa avevano preso slancio dopo la seconda guerra mondiale, quando le potenze coloniali europee si trovavano indebolite a causa della reciproca distruzione del 1939-1945.

Il colonialismo era un sistema di oppressione nazionale e di sfruttamento, con origini nella Atlantic Slave Trade iniziata nel XV secolo. Dopo quattro secoli di schiavizzazione degli africani nei Caraibi, in America Latina, nel Nord America e nel continente africano stesso, gli imperialisti dell'Europa occidentale consolidarono il loro sistema coloniale con la Conferenza di Berlino 1884-1885.

Il popolo africano ha resistito alla rapace tratta degli schiavi e all'invasione colonialista per secoli. A partire dalla fine del XIX secolo fiorirono in tutto il continente africano e in altri territori del continente rivolte e movimenti anticoloniali.

Nonostante le due guerre interimperialiste della prima metà del XX secolo, nel 1945 il colonialismo in Africa rimaneva sostanzialmente intatto. Per legittimare i loro crimini, i colonialisti europei giustificavano la loro presenza nel continente africano con il pretesto di stimolare lo sviluppo economico e preparare gli stati africani all'eventuale indipendenza futura. L'introduzione dei sistemi di produzione e del commercio capitalista, tuttavia ottennero l'unico effetto di massimizzare i profitti e rafforzare il controllo politico degli imperialisti.

Per esempio durante il periodo coloniale il governo britannico istituì nello stato occidentale del Ghana, chiamato Costa d'Oro, un'economia basata sulla monocultura del cacao, che forniva alla classe dirigente britannica un efficace mezzo di sfruttamento del territorio africano.

Le miniere d'oro diedero l'impulso per la costruzione nel 1901 della prima ferrovia del territorio, che si estendeva dalla zona mineraria di Tarkwa a Sekondi. Dopo la costruzione della linea ferroviaria della Costa d'Oro, il saggio di profitto delle miniere d'oro crebbe rapidamente: le esportazioni aurifere salirono da £ 22.000 nel 1897 (tutte le cifre sono espresse in sterline inglesi) a £ 255.000 nel 1907 e £ 1.687.000 nel 1914 alla vigilia della prima guerra mondiale.

La ferrovia venne prolungata a Kumasi nel 1903 per garantire il dominio politico e militare sulla regione di Ashanti [odierno Ghana centrale, ndt]. Questo fattore consentì la penetrazione delle foreste che gli inglesi sfruttarono per l'estrazione della gomma. Intanto un ulteriore espansione della coltivazione del cacao conseguì profitti eccezionali per i colonialisti inglesi.

Nel 1901, il valore di cacao esportato dalla colonia era di £ 43.000, £ 515.000 nel 1907 e £ 2.194.000 nel 1914, quando il cacao costituiva il 49% di tutte le esportazioni e da solo compensava le importazioni dell'intera Costa d'Oro.

La ferrovia permise di accelerare l'esportazione di legname, del valore di £ 169.000 nel 1907. Cacao, oro e legname rendevano la Costa d'Oro, nel 1914, la più prospera di tutte le colonie africane.

Nascita del nazionalismo africano

Alla fine della seconda guerra mondiale, gli stati africani indipendenti almeno nominalmente erano l'Egitto, la Liberia e la ricostituita nazione etiope. Tuttavia, nel 1945 questi stati in realtà erano saldamente sotto il giogo dell'imperialismo.

La monarchia filo-britannica di re Faruk I ha controllato l'Egitto fino al 1952, quando il movimento dei Liberi Ufficiali prese il potere in un colpo di stato popolare. Nel 1956 quando Gamal Abdel Nasser divenne presidente dell'Egitto e nazionalizzò il Canale di Suez, Gran Bretagna, Francia e lo Stato di Israele attaccarono prontamente, ma dopo il fallito tentativo di invasione imperialista, l'Egitto divenne uno dei principali promotori dei movimenti indipendentisti che dilagarono in altre aree del continente tra il 1950 e il 1960.

La Liberia divenne insediamento di ex schiavi africani provenienti dagli Stati Uniti a partire dal 1822. Le fu concessa l'indipendenza nominale nel 1847, ma rimase sotto il giogo degli Stati Uniti e dopo il 1920 venne trasformata nella piantagione di gomma privata della Firestone.

Dopo la sconfitta del fascismo italiano nel 1943, la restaurata monarchia etiope di Haile Selassie cadde sotto il dominio politico, economico e militare statunitense. Nell'Africa del sud, le tre monarchie di Bechuanaland, Basutoland e Swaziland erano sotto protettorato britannico, limitate nella sovranità politica e territoriale.

Tuttavia, a partire dalla fine degli anni Quaranta del XX secolo, sorsero movimenti anticoloniali in tutto il continente. Nel 1956 il Sudan ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna, seguito nel 1957 dal Ghana.

Nel 1958, la Guinea fu il primo territorio a occupazione francese del continente africano che scelse di affrancarsi dal sistema coloniale. Nel 1954 l'Algeria ha intrapreso una lotta armata e alla fine ha vinto la libertà dall'imperialismo francese nel 1961-62.

Il 1960 fu l'anno della svolta quando un gruppo di stati, ex colonie francesi che in gran parte nel 1958 non si erano unite alla Guinea nella richiesta di liberazione, insieme con le colonie inglesi e belghe, divennero indipendenti. Tra queste: Camerun, Togo, Madagascar, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Benin, Niger, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Ciad, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Senegal, Mali, Nigeria e Mauritania.

Il Ghana divenne una repubblica nel 1960 e si allontanò dall'imperialismo britannico. Nel 1961, il leader ghanese Kwame Nkrumah avviò un programma politico volto a costruire il socialismo nel paese. Nel 1960 il Ghana aveva formato un'alleanza con la Guinea di Sekou Touré e il Mali di Modibo Keita, per costruire un'unione politica che saldava legami economici e il commercio tra gli stati africani di nuova indipendenza.

Il neo-colonialismo soffoca l'indipendenza nazionale

Nonostante gli enormi risultati conseguiti dai popoli africani, gli imperialisti occidentali hanno escogitato metodi per mantenere il controllo economico e politico sui Nuovi Stati Indipendenti e per soffocare il processo di liberazione delle colonie ancora esistenti. L'esempio emblematico di questi sforzi è stata l'inversione del processo di indipendenza dell'ex Congo belga.

Il 30 giugno 1960, il popolo del Congo proclamò l'indipendenza con il primo ministro Patrice Lumumba e il Movimento nazionale congolese. Nel giro di tre mesi, tuttavia, gli stati imperialisti guidati dagli USA rioccuparono il paese sotto la bandiera delle Nazioni Unite e utilizzarono un movimento secessionista nel sud del Congo per minare la sovranità della nuova nazione.

Nel settembre 1960, le forze ONU misero Patrice Lumumba agli arresti domiciliari da cui riuscì a fuggire verso la regione orientale del paese, dove fu rapito, torturato e giustiziato da Stati Uniti, Belgio e agenti congolesi. Per i cinque decenni successivi, il Congo è rimasto un serbatoio di risorse minerali e manodopera a basso costo per i paesi imperialisti.

Nkrumah nel suo libro Neo-colonialismo: l'ultima fase dell'imperialismo, pubblicato nel 1965, ha dichiarato: "L'essenza del neo-colonialismo risiede nel fatto che lo Stato assoggettato ad esso è, in teoria, indipendente e dispone di tutti gli orpelli esteriori della sovranità internazionale. In realtà il sistema economico e quindi la sua politica è eterodiretta".

Gli stati indipendenti dell'Africa hanno subito numerose battute d'arresto tra il 1960 e il 1980. Insieme all'assassinio di Lumumba in Congo, il governo rivoluzionario di Nkrumah fu rovesciato da un golpe militare reazionario, sostenuto e orchestrato dall'imperialismo statunitense nel 1966.

Poi fu la volta della Nigeria sempre nel 1966, dove il colpo di stato determinò una guerra civile tra il 1967 e il 1970. In Mali il governo progressista di Modibo Keita fu rovesciato nel 1968. In Guinea nel 1984, dopo l'improvvisa morte del presidente Ahmed Sekou Toure, ebbe luogo l'ennesimo colpo di stato militare sostenuto dagli occidentali.

A partire dalla metà degli anni 1980, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, istituzioni finanziarie dominate dagli USA, esercitarono pressioni perché gli Stati africani avviassero programmi di aggiustamento strutturale, che indebolirono il ruolo dei governi sotto il profilo dei servizi sociali e dell'istruzione per le popolazioni.

Vittorie contro l'imperialismo

Nonostante questi sforzi da parte dell'imperialismo, guidato dalla classe dominante degli Stati Uniti, alcune vittorie in Africa offrono speranza e profonde lezioni per il futuro. Nell'Africa del Sud, dopo anni di lunga lotta, i regimi razzisti e coloniali di Rhodesia, Namibia e Sudafrica sono stati travolti dall'azione combinata della di lotta di massa, della resistenza armata e della solidarietà internazionale negli anni 1980 e 1990.

Il governo rivoluzionario di Cuba sotto la presidenza di Fidel Castro ha schierato 250mila soldati in Angola per combattere l'esercito razzista sudafricano tra il 1975-1989. In Mozambico FRELIMO e in Angola MPLA, i partiti al potere che hanno combattuto per l'indipendenza nazionale nei loro rispettivi paesi, hanno sconfitto gli sforzi compiuti dalla CIA e dal regime dell'apartheid sudafricano per rovesciarli.

In Zimbabwe e Sudan, gli imperialisti hanno tentato di avviare una politica per obbligare un cambio di regime e invertire il corso indipendente delle loro politiche interne ed estere. In Somalia, il popolo ha resistito a due occupazioni militari USA e resta saldo nella sua determinazione di sconfiggere le brame di dominazione imperialista nel Corno d'Africa e sulle vie circostanti del Golfo di Aden e dell'Oceano Indiano.

L'Africa Command statunitense o AFRICOM ha tentato negli ultimi due anni di stabilire una base militare per le operazioni nel continente. L'Unione Africana, le organizzazioni regionali e gli stati con maggior autonomia si sono opposti a questi piani, considerando AFRICOM un pericolo per l'indipendenza e la sovranità del continente.

Tuttavia, gli Stati Uniti mantengono una base militare nel paese di Gibuti nel Corno d'Africa e sono impegnati in giochi di guerra e numerosi programmi di formazione per vari stati, con il pretesto di combattere il "terrorismo" e di migliorare la sicurezza regionale. Anche se alcuni regimi fantoccio favoriscono l'appoggio militare degli Stati Uniti, le masse in Africa e le loro organizzazioni popolari continuano a sforzarsi per un'indipendenza genuina, per l'unità e la non ingerenza negli affari interni del continente.

Alla luce dell'attuale crisi economica mondiale, la disperazione dell'imperialismo degli Stati Uniti spinge la classe dirigente ad impegnarsi in nuove avventure militari in Africa. Tuttavia, se la storia degli ultimi cinque decenni presagisce gli avvenimenti a venire, gli operai e i contadini africani continueranno a lottare contro l'intervento occidentale e cercheranno di determinare il destino del popolo del continente in base ai propri interessi nazionali e di classe.

Diritti d'autore del Workers World 1995-2010. La copia letterale e la distribuzione di questo articolo nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.

mercoledì 28 aprile 2010

Arriva il “si” tedesco al salvataggio greco





Alla fine dopo intense e continue pressioni sulla Germania, la Merkel potrebbe aver ceduto riguardo alla questione greca. A Berlino vi sono stati colloqui ai massimi livelli tra l’entourage tedesco, la Bce, rappresentata dal presidente Trichet, e con il direttore del Fmi Strauss-Kahn. Le pressioni del Fmie della Bce dovrebbero aver convinto la Merkel a cedere riguardo al lancio di un programma di assistenza e salvataggio a favore di Atene. Entro il 3 maggio potrebbe essere preparato il disegno di legge a riguardo da presentare al Bundestag.
Intanto però la situazione sui mercati internazionali sta diventando drammatica con l’euro sceso a 1,31 sul dollaro e le borse in netta flessione. Nel corso dei colloqui del governo tedesco con il leader del Fmi, Strauss-Kahn ha addirittura messo in relazione la questione greca con un vero e proprio voto di fiducia nei confronti dell’euro. Evidentemente le minacce di Bce e Fmi hanno alla fine convinto il ministro delle finanze tedesco Schaeuble ad accettare di aiutare Atene a condizione che i suoi negoziati con Bce e Fmi abbiano successo.
Secondo i sondaggi intanto crolla la fiducia dei tedeschi nei confronti dell’Ue e solo 20 tedeschi su 100 sarebbero realmente convinti che aderire all’Ue possa loro arrecare dei vantaggi. Stando così le cose si vive in una situazione assai precaria, dove la situazione Greca potrebbe destabilizzare un ambiente già teso e per niente coeso. Intanto anche Obama segue la vicenda greca e manifesta la propria viva preoccupazione nei confronti della situazione disastrosa dei conti ellenici.

Il falso vocabolario degli zingari. Di Susanna Grego; tratto da www.nuovasocietà.it




Danni circola in Internet un vocabolario per tradurre un codice, usato dai nomadi intenzionati a derubare le abitazioni per segnalare quali sono le più interessanti e gli orari più adatti. Ora torna ad essere al centro dell'attenzione pubblica, dopo che alcuni cittadini del quartiere Santa Rita, di Torino, residenti in via Cimabue, hanno visti alcuni di questi segni incisi sullo stipite della porta di casa. Nella zona cresce sempre più in questi giorni la preoccupazione per la presenza di un gruppo di Rom, provenienti dal vicino campo nomadi di Strada del Portone, individuati come i responsabili di furti nei supermercati, risse e atti vandalici. Tanto che sono state raccolte circa 400 firme per chiedere alla Circoscrizione 2 una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio.
Un triangolo per indicare che vi vive una donna sola, tre linee ad indicare una casa già svaligiata, una croce per un'abitazione da derubare e ancora M per ricordarsi che è la mattina il momento buono per effettuare il colpo, AM il pomeriggio, N per la notte e così via. Sono questi i simboli attribuiti agli zingari ladri.
Molti elementi, però, fanno dubitare sulla veridicità di questo codice. Le forze dell'ordine ora lo hanno avvalorato, ora smentito.
Quel che è certo, è che circola da più di dieci anni, dal 1997, quando secondo il Corriere di Chieri, nel giugno di quell'anno sarebbe finito anche sul tavolo dell'allora Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, perché il senatore della Lega Nord Luigi Peruzzotti chiedeva di diffonderlo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Ma c'è chi lo fa risalire addirittura agli anni Sessanta.
Una prima considerazione basata sul buon senso è pensare a quanto sarebbe ingenuo da parte dei ladri segnare con queste informazioni la porta di una casa da svaligiare, quando ormai il significato del codice è noto e disponibile a tutti su Internet, a vantaggio di altri ladri. Inoltre è un metodo poco pratico e macchinoso: per segnalare un'abitazione appetibile a un complice sarebbe molto più semplice portarlo direttamente sul luogo.
In ogni caso, per quanto riguarda i Rom, oltre al fatto che la loro cultura è orale e perciò sono restii ad utilizzare forme di scrittura, nei loro dialetti le iniziali non corrispondono a quelle del codice. AM per pomeriggio al massimo si può far derivare dal francese après-midi, N per notte o nuit, ma non c'è alcun legame tra la lingua francese e i Rom.
Il sociologo francese Jean-Bruno Renard pubblicò un articolo pubblicato nel 1994 intitolato "Le tract sur les signes de reconnaisance utilisés par les cambrioleurs: rumeur et réalité" (in "Le Réenchantement du monde. La métamorphose contemporaine des systèmes symboliques", a cura di Patrick Tacussel, L'Harmattan, Parigi 1994) in cui faceva risalire il codice addirittura agli anni Venti e Trenta, quando erano attribuiti ai viandanti e ai vagabondi che li avrebbero utilizzati per comunicare ad altri loro simili se sarebbero stati accolti favorevolmente o meno dai proprietari delle case a cui avevano bussato. Alcuni simboli, secondo Renard, sono rimasti identici nella forma e nel significato.
C'è da chiedersi il motivo per cui una simile leggenda metropolitana sia sopravvissuta nei decenni. Si può rispondere con le parole che Marc Bloch, famoso storico francese, scrisse nel 1921: "L'errore si propaga, si amplifica e vive solo ad una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un brodo di cultura favorevole. In quell'errore, gli uomini esprimono inconsciamente i loro pregiudizi, odi, timori, cioè tutte le loro forti emozioni".

Rilanciare Garibaldi




Ci stiamo avvicinando ad un appuntamento importante per il nostro povero Paese, al 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia. Questo appuntamento così importante cade in un periodo assai delicato, forse uno dei più delicati dal '45 in avanti, sicuramente uno dei periodi in cui il tessuto sociale è più fragile. Ci troviamo di fronte a un pericolo di cesarismo più volte sbandierato e a una messa in discussione a trecentossessantagradi di tutta l'architettura costituzionale figlia dei valori esaltati dalla Resistenza.
Il 150esimo anniversario cade paradossalmente nel periodo dove più labile è l'identità unitaria del sistema-paese, un periodo questo dove non è più di moda esaltare l'impresa che portò nel 1861 Giuseppe Garibaldi a fare l'Italia, un periodo anzi dove va di moda il contrario, ovvero offendere e denigrare il nostro eroe nazionale. La Lega Nord, partito che va per la maggiore nel nord Italia, le stesse terre dove 150 anni fa i giovani del bresciano e del bergamasco offrivano le loro vite al tentativo eroico di creare dal niente il nostro paese indossando la casacca garibaldina, mette in discussione la figura di Garibaldi al punto di rimproverargli persino di aver liberato il meridione e al punto di auspicare la rimozione delle statue lui dedicate. Ciò che più mi lascia sconvolto tuttavia non è tanto il tentativo leghista di infangare i miti del nostro Risorgimento, tentativo anzi assai coerente al tipo di obiettivi che Bossi e soci si prefiggono, quanto l'assoluta indifferenza del resto del consesso politico, una indifferenza che ogni anno che passa porta a mollare sempre un pezzo in più all'incedere inesorabile del revisionismo.
Anche il PD si impasta la bocca di questo nuovo "ismo", non più comunismo o fascismo, ora ad andare per la maggiore è il federalismo, visto come panacea di tutti i mali di questo povero paese. Se poi si fa notare che il federalismo lascerà intere regioni del sud in mano al malaffare condannandole alle storture congenite nella struttura di potere ivi sedimentatasi, allora si sbandiera il campanilismo di maniera che sa tanto di egoismo e del voler scaricare su altri le colpe di un meccanismo che non funziona.
La verità è che odiano Giuseppe Garibaldi perchè Giuseppe Gairbaldi avrebbe odiato avversari politici di questo tipo; Giuseppe Garibaldi era tutto ma non era un egoista, avrebbe potuto fare l'Italia arrivando solo fino a Roma, eppure scelse di unificarla tutta l'Italia con un gesto eroico, senza badare agli effettivi profitti che si sarebbe potuto trarre da tale gesto. Era un eroe romantico Garibaldi, della pasta che ormai gli uomini hanno smarrito, un eroe di quelli capaci di sollevare la popolazione dal tuo torpore per perseguire degli obiettivi i cui profitti non sono solamente materiali.
E' sacrosanto che la Lega Nord voglia disconoscere il retaggio di Giuseppe Garibaldi, esso non spetta loro e noi non glielo lasceremo. Ci penseremo noi ad onorare Giuseppe Garibaldi, liberatore di popoli proprio come Simòn Bolivàr; ci penseremo noi a portarne avanti la memoria imparandone l'insegnamento.
Nel 2010, in Italia, c'è ancora tanto bisogno di Giuseppe Garibaldi.

Daniele Cardetta

martedì 27 aprile 2010

PD, BERSANI; DILIBERTO (PDCI): "SEPPELLIAMO CONTRASTI: COSTRUIAMO ALTERNATIVA"





(9Colonne) Roma, 27 apr - "Bersani, in una splendida risposta ad una lettrice de 'l'Unità', dice che occorre ripartire dalle idee, prima tra tutte l'uguaglianza. E' musica per le mie orecchie. Da più parti del centrosinistra - dallo stesso Bersani fino a Fava e ad altri ancora - viene l'invito a mettersi tutti al lavoro per l'alternativa a Berlusconi. Sono d'accordo, noi comunisti non aspettiamo altro". E' quanto scrive Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, sul suo profilo facebook.
"Berlusconi - continua Diliberto - è cotto, può sopravvivere un altro po', ma appunto sopravvivere. Intanto il popolo italiano è con l'acqua alla gola.
Salari e pensioni sono troppo bassi, non ci si vive. Le tasse colpiscono quasi esclusivamente i lavoratori, per il resto regna l'evasione. Ha ragione la Cgil, occorre una riforma fiscale vera, non quella fasulla di cui parla da 14 anni Berlusconi. E allora - conclude - dico a tutto il centrosinistra: seppelliamo i contrasti, incontriamoci, costruiamo un'alternativa per l'Italia, cacciamo Berlusconi".

Polveriera Grecia: ora la paura esiste davvero.





Se prima si parlava di Grecia con tono preoccupato ma senza la sensazione che la situazione potesse realmente degenerare, ora si è andati troppo in là e nessuno sa che cosa effettivamente potrà succedere da qui ai prossimi mesi.
Giorgos Papandreou è di fronte a un dilemma ed è contestato da ogni parte come ad esempio nel porto di Atene, dove i portuali hanno scioperato contro il premier, accusato di aver aperto questa estate le acque territoriali elleniche alle navi da crociera straniere. L’Ue e il Fondo monetario del resto non hanno lasciato adito a dubbi riguardo al fatto che se la Grecia vuole continuare a rimanere nelle organizzazioni internazionali dovrà tirare la cinghia, e tanto.
La situazione è esplosiva, i sindacalisti comunisti del PAME, molto potenti nella capitale, hanno annunciato che: “Non cederemo. Liberalizzare serve a poco, come credono di far ripartire l’economia se la gente perde il lavoro e si vede tagliare gli stipendi?”. E si parla di “solo” 22 mila posti nel settore marittimo, molti di più se si prendono in considerazione altri settori di pubblico impiego.
Serve tirare la cinghia dunque, ma l’accusa che le gente furibonda fa al governo è che a pagare saranno ancora una volta i poveri, gli impiegati, e il governo del resto non può fare marcia indietro rispetto ai tagli indiscriminati che sta progettando per rientrare in carreggiata.
I greci del resto sanno perfettamente che il PASOK di Papandreou è solo indirettamente responsabile della crisi, e quindi stanno concedendo al premier un po’ di tempo per approntare le soluzioni giuste al superamento della crisi, anche perché secondo gli ultimi sondaggi il PASOK avrebbe un vantaggio di circa l’8% sul centrodestra.
Storture nella pubblica istruzione, storture nella sanità con un buco di 5 miliardi negli ospedali dove non esiste contabilità e i costi per alcuni attrezzature sono superiori a quelli di Berlino; è chiaro che qualcosa va fatto per riportare in carreggiata il paese ellenico, anche se nessuno sa cosa. E mentre la disoccupazione schizza all’11,3% è possibile notare molte sinistre similitudini tra la situazione greca e quella italiana, per esempio basta prendere in considerazione il problema dell’economia in nero per capire che l’Italia potrebbe tra qualche tempo trovarsi in una situazione assai simile.

lunedì 26 aprile 2010

Mascalzoni????





Un giorno banditi, oggi partigiani. Amare sono le riflessioni che si possono fare a freddo dopo gli episodi di contestazione del 24 e del 25 aprile ai danni della Polverini a Roma e di Coppola del Pdl a Torino. Innanzitutto occorre sottolineare che la festa del 25 aprile è la festa di Liberazione dal Nazifascismo, e che dunque sia inevitabilmente connotata in un certo modo nonostante si cerchi ormai da almeno un decennio di annacquarla in ogni modo con un revisionismo spicciolo che parla di "festa di tutti", esattamente come l'On.Larussa cercava grottescamente di dipingerla quando ancora lo spostamento a destra del nostro paese non era inesorabile.
Occorre poi sottolineare che il PDL è si un partito formalmente di centro destra ma è un partito che non solo si dichiara apertamente "anticomunista", e dunque si dichiara contrario a un partito che ha firmato la Costituzione Italiana, ma, ricordiamolo è nato dall'unione di Forza Italia con Alleanza Nazionale. Inutile ricordare come molti esponenti di Alleanza Nazionale non si riconoscano affatto nei valori dell'Antifascismo, valori fondanti non solo della festa del 25 aprile ma anche della nostra Repubblica. Nel Pdl militano personaggi come il succitato Ignazio Larussa, il quale non nasconde la sua predilezione per Salò per quanto riguarda l'ambito della Resistenza, e come la Polverini, recentemente immortalata in virile saluto romano a braccio teso. Per non parlare a livello locale (Torino) della Montaruli, fascista acclarata (almeno a guardare le foto che circolano sulla rete) che fa parte della stessa giunta di cui fa parte Coppola e che ha vinto con i voti della Lega Nord.
I signori che hanno chiamato "mascalzoni", "imbecilli", coloro che hanno fischiato tali sinistri figuri dovrebbero forse chiedersi che cosa avrebbero fatto i partigiani che hanno l'ambizione e l'arroganza di rappresentare. Sono forse morti sacrificando se stessi nel fiore degli anni perchè un partito apertamente xenofobo governi il Piemonte? si sono forse sacrificati per rivedere nelle istituzioni dopo anni personaggi che hanno difficoltà ad appellarsi "antifascisti"?
Il 25 aprile dovrebbe essere un giorno di festa e di celebrazioni alla memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per liberarci dal fascismo, la libertà è stato solo un sottoprodotto di tale liberazione, e parlare di libertà eludendo il contesto che ha portato alla sua riconquista è l'ennesimo schiaffo alla memoria dei resistenti, schiaffo che si consuma in un clima di revisionismo mai visto dal 1945.
Si è parlato molto a lungo delle presunte stragi perpetrate dai "partigiani rossi", poco o punto però si dice delle migliaia di fascisti autori di crimini nefandi e che sono stati liberati con l'amnistia Togliatti nel 1946, guardacaso un comunista; e si tace sul fatto che già nel 1947 nelle carceri italiane si potevano trovare migliaia di partigiani, spesso detenuti in forma cautelativa e poi scarcerati per assenza di prove dopo anni, e solo pochissime decine di fascisti.
In un paese in ginocchio come l'Italia i mascalzoni, almeno a me, sembrano altri.
Del resto anche nella Resistenza i partigiani erano chiamati (non da tutti ma dalla parte che oggi va per la maggiore) nientemeno che banditi.
Ieri banditi, oggi partigiani

fgci e gc chiariscono sui fischia coppola




"I fischi a Coppola sono stati sacrosanti. Più che giusto è contestare la profonda ipocrisia gli esponenti di una giunta xenofoba come quella di Cota, che si regge su voti di fascisti acclarati come Augusta Montaruli. " sostengono i Giovani Comunisti e la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (rispettivamentele giovanili di PRC e PdCI), "troviamo però vergognoso quello che abbiamo letto sui giornali di oggi. Ci riferiamo a tutte le dichiarazioni con cui i politici di sinistra hanno espresso il proprio disappunto e la propria solidarietà a Coppola e si siano dissociati dalla protesta esattamente come gli esponenti della destra, anche dichiaratamente fascisti come Lonero. Troviamo ancora più imbarazzante," continuano le due giovanili comuniste torinesi, "che nell'elenco di presa di distanze dal fatto ci siano pure i vertici del Partito della Rifondazione Comunista. A maggior ragione dopo che lo stesso partito era sceso in piazza per il No-Lega Day per protestare contro la giunta di cui Coppola fa parte. Noi eravamo presenti sabato sera in piazza Castello, dopo aver partecipato come ogni anno alla fiaccolata," concludono, "e siamo ovviamente orgogliosi di aver contestato Coppola, ma la protesta è arrivata da parte della stragrande maggioranza delle persone presenti, non da pochi estremisti come scritto sui giornali di oggi."

Austria: Fischer sbanca le Presidenziali ma l’estrema destra fa paura





Di Daniele Cardetta

E’ il giorno della vittoria di Heinz Fischer, noto capo di Stato in carica del partito socialdemocratico, il quale ha vinto con un importante 78,9% di preferenze. Il campanello d’allarme però arriva dall’ottimo piazzamento di Barbara Rosenkranz, candidata della destra radicale (FPOE) erede di Haider, che ha conseguito un preoccupante 15,62%.
La notizia dei risultati delle presidenziali arrivano subito dopo la conferma da Budapest della vittoria in Ungheria di nazionalpopulisti nelle elezioni parlamentari dello scorso 9 aprile, segno inequivocabile che all’interno dell’Unione Europea gli slogan della destra radicale riescono a trovare consensi e seguito.
In Austra queste presidenziali sono state le prime dove hanno potuto recarsi alle urne i cittadini dai sedici anni in su, dunque in parte questo potrebbe spiegare l’exploit dell’estrema destra, da cui i giovani disoccupati sono da tempo affascinati.
Bassissima l’affluenza con solo il 49,17% dei cittadini che ha deciso di recarsi alle urne contro il circa 70% del 2004, anno delle scorse elezioni presidenziali.
La Rosenkranz intanto gongola per il suo 15,62%, energica cinquantunenne che ha chiamato i suoi figli con nomi rigidamente germanici sulla falsariga delle usanze del Terzo Reich. Del resto questa simpatica signora si era presentata agli austriaci avendo l’ardire di chiedere la revisione delle leggi che proibiscono la ricostruzione del partito nazionalsocialista o la negazione dell’Olocausto. Ad aggiungere preoccupazioni valide anche per il nostro paese la Rosenkranz ha chiesto con insistenza la proibizione alla costruzione di moschee, sfondando quindi una porta da tempo aperta dai militanti della Lega Nord più radicali anche in Italia.