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sabato 15 maggio 2010

Le riflessioni del compagno Fidel




La nostra epoca si caratterizza per un fatto che non ha precedenti: la minaccia alla sopravvivenza della specie umana imposta dall’imperialismo al mondo.

La dolorosa realtà non dovrebbe sorprendere nessuno. La si vedeva venire a passo accelerato negli ultimi decenni, ad un ritmo diffIcile da immaginare.

Questo significa che Obama è responsabile o promotore di questa minaccia? No! Dimostra semplicemente che ignora la realtà e non vuole, né potrà superarla. Piuttosto sogna cose irreali in un mondo irreale. “Idee senza parole e parole senza senso”, come ha detto un brillante poeta.

Anche se lo scrittore nordamericano Gay Talese, considerato uno dei principali rappresentanti del nuovo giornalismo, ha assicurato il 5 maggio -come informa un’agenzia di notizie europea - dice che Barack Obama incarna la miglior storia degli StatI Uniti nell’ultimo secolo, quello che si può condividere sotto alcuni aspetti non altera per niente la realtà obiettiva del destino umano.

Occorrono fatti come il disastro ecologico appena avvenuto nel Golfo del Messico per dimostrare quanto poco possono i governi contro coloro che controllano il capitale, quelli che, tanto negli Stati Uniti come in Europa, attraverso l’economia nel nostro pianeta globalizzato, decidono il destino dei popoli. Prenderemo come esempio le misure che partono dallo stesso Congresso degli Stati Uniti, pubblicate dai media della stampa più influente di questo paese e dell’Europa, così come sono state diffuse in Internet, senza alterare una parola.

"Radioe TV Martí mentono diffondendo informazioni senza fondamenta, riconosce un rapporto della Commissione delle Relazioni Estere del Senato nordamericano, che raccomanda che le due stazioni si ritirino definitivamente da Miami per ri-localizzarle a Washington, per integrarle “pienamente” all’apparato propagandistico della Voce d’America”.

"Oltre ad ingannare il loro pubblico, le due emittenti usano un linguaggio offensivo ed incendiario che le squalifica”.

"Per 18 anni Radio e TV Martí hanno inutilmente cercato di penetrare in maniera sensibile la società cubana o d’influenzare il governo cubano.”

"Il rapporto diffuso questo lunedì raccomanda di fondere l’Ufficio di trasmissioni per Cuba –OCB in inglese- con la Voce d’America, la radio ufficiale di propaganda del governo degli Stati Uniti”.

"Problemi con il rispetto delle norme giornalistiche tradizionali, un’udienza minuscola, interferenze radiofoniche del Governo cubano, e allegati di nepotismo e d’amicizia hanno danneggiato il programma dal principio”, riconosce la Commissione, presieduta dal Senatore democratico John Kerry.

"Il Comitato raccomanda di spostare urgentemente le due stazioni di Miami, sottolineando la necessità d’assumere in modo più equilibrato il personale, per ottenere un prodotto non politicizzato e di professionisti”, valutano i senatori.

"Il rapporto Kerry fa riferimento ad Alberto Mascaró, il nipote della moglie di Pedro Roig, Direttore Generale di Radio e TV Martí, assunto grazie alla sua parentela con il direttore del servizio latino-americano di la Voce d’America.

"Il documento riporta dettagliatamente come, nel febbraio del 2007, l’ex direttore della programmazione di TV Martí, assieme ad un parente di un membro del Congresso, hanno confessato la propria colpevolezza in una Corte Federale, per aver ricevuto circa 112.000 dollari in commissioni illegali da parte di un responsabile della OCB. L’ex impiegato della OCB è stato condannato a 27 mesi di carcere ed a pagare una multa di 5.000 dollari per essersi accaparrato il 50 per cento di tutto il denaro pagato a TV Martí per la produzione di programmi per la ditta Perfect Image."

Sin qui l’articolo di Jean Guy Allard apparso nel sito web di Telesur.

Un altro artícolo, dei professori nordamericani Paul Drain e Michele Barry, dell’Università di Stanford (California), è stato riportato nel sito di Internet “Rebelión”, e informa:

"Il blocco commerciale USA-americano contro Cuba, promulgato subito dopo che la Rivoluzione di Fidel Castro eliminò il regime di Batista, tocca i suoi 50 anni nel 2010. Il suo obiettivo esplicito è consistito nell’aiutare il popolo cubano ad ottenere la democrazia, ed una relazione del 2009 del Senato degli USA ha concluso che il blocco unilaterale contro Cuba è un fallimento."

"Nonostante il blocco, Cuba ha ottenuto migliori risultati sanitari della maggior parte dei paesi latinoamericani paragonabili a quelli della maggioranza dei paesi sviluppati. Cuba ha una speranza di vita media più alta (78,6 anni) e la maggior densità di medici pro-capite, con 59 dottori ogni 10.000 abitanti; il tasso più basso di mortalità dei minori di un anno (il 5,0 per ogni 1.000 bambini nati vivi, e di mortalità infantile (il 7,0 per ogni 1000 bambini nari vivi) tra i 33 paesi latinoamericani e dei Caraibi”.

"Nel 2006, il governo cubano ha destinato 355 dollari pro-capite alla sanità". "Il costo sanitario annuale destinato ad un cittadino degli USA nello stesso anno è stato di 6714 dollari. Cuba ha anche destinato meno fondi alla sanità della maggioranza dei paesi europei. Ma se i bassi costi nell’assistenza sanitaria non spiegano il successo di Cuba, potrebbero sottolineare la prevenzione delle malattie e le cure sanitarie primarie che l’Isola ha coltivato durante il blocco alla prevenzione commerciale USA americano.”

"Cuba dispone di uno dei sistemi di cure sanitarie primarie preventive più avanzate del mondo. Con l’educazione della popolazione nella prevenzione delle malattie e la promozione della salute, i cubani dipendono meno dai prodotti medici per mantenere sana la popolazione. Negli USa succede il contrario, dato che la salute della popolazione dipende enormemente dalle risorse mediche e tecnologiche, con costi economici molto elevati”.

"Cuba presenta il tasso più alto del mondo di vaccinazioni e parti assistiti da esperti lavoratori della sanità. Le cure e l’assistenza offerti nei consultori, nei policlinici e nei maggiori ospedali regionali e nazionali sono gratuiti per tutti i pazienti”.

"Nel marzo del 2010, il Congresso degli USA ha presentato un progetto di legge per rafforzare il sistema sanitario ed ampliare l’invio di lavoratori sanitari esperti in paesi in via di sviluppo. Cuba continua ad inviare medici a lavorare in diversi paesi tra i più poveri del pianeta: una pratica iniziata nel 1961”.

"Sul fronte USA-americano interno, dato il recente impulso in appoggio di una riforma sanitaria, esistono opportunità per apprendere da Cuba valide lezioni, su come sviluppare un sistema sanitario veramente universale, che ponga l’accento nelle cure primarie. L’adozione di alcune politiche sanitarie tra le più positive di Cuba, potrebbe essere il primo passo verso una normalizzazione delle relazioni. Il Congresso potrebbe incaricare l’Istituto di Medicina di studiare le conquiste del sistema sanitario cubano, per iniziare una nuova era di cooperazione tra gli scienziati USA -americani e cubani."

Il portale di notizie Tribuna Latina ha pubblicato recentemente un articolo sulla nuova Legge d’Immigrazione in Arizona:

"Secondo un sondaggio pubblicato dalla catena CBS e dal quotidiano The New York Times, il 51 per cento considera che la legge è una messa a fuoco adeguata all’immigrazione, mentre il 9 per cento considera che si dovrebbe andare più in là in questa materia. Di fronte a questo, il 36 per cento considera che in Arizona sono andati davvero troppo in là”.

“Due su tre repubblicani sostengono la misura, ma solo il 38 per cento dei democratici si mostra a favore della legge”.

“Uno su due riconosce che è molto probabile che come conseguenza di questa legge si arresteranno persone di determinati gruppi razziali o etnici, con maggior frequenza di altri ed il 78 per cento riconosce che ci sarà un maggior lavoro per la polizia.

“Il 70 per cento considera probabile che come conseguenza di questa misura il numero dei residenti illegali e l’arrivo di nuovi immigranti si ridurranno”.

Giovedì 6 maggio con il titolo:"Arizona: Un morto di fame presunto", è stato pubblicato un articolo della giornalista Vicky Peláez in Argenpress, che comincia ricordando una frase di Franklin D. Roosevelt: "Ricordati, ricordati sempre che siamo tutti discendenti d’immigranti e rivoluzionari”.

È un documento così ben elaborato che non voglio concludere questa Riflessione senza includerlo.

"Le marce di moltitudini di questo Primo Maggio contro la nefasta legge contro gli immigranti approvata in Arizona hanno scosso tutto il Nordamerica. Nello stesso tempo migliaia di statunitensi, politici avvocati, artisti, organizzazioni civiche, reclamano che il governo dichiari incostituzionale la Legge SB1070 che somiglia alle leggi della Germania nazista o del Sudafrica nei tempi del apartheid”.

"Senza dubbio, nonostante le forti pressioni contro la nefasta legge, né il suo governo, né il 70 per cento degli abitanti di questo Stato vogliono accettare la gravità della situazione creata per usare gli illegali come colpevoli della severa crisi economica che stanno attraversando. Mentre chiedono denaro a Barack Obama per pagare 15 mila poliziotti, stanno radicalizzando la loro politica razzista. La governatrice Jan Brewer ha dichiarato che l’immigrazione illegale implica l’aumento del crimine ed il sorgere del terrorismo nello Stato”.

"Paragonare i senza documenti a terroristi autorizza la polizia a sparare contro le persone solo per il colore della loro pelle, per i loro vestiti, per quello che hanno in mano o persino per il loro modo di camminare. Senza dubbio danneggerà anche i 280.000 latino americani nativi che vivono emarginati ed in estrema povertà, come altre minoranze, oltre agli ispanici, che hanno cercato rifugio e lavoro in questa zona arida degli Stati Uniti”.

"Seguendo il repubblicano Pat Buchanan, che dice: “Gli Stati Uniti devono svolgere la più forte crociata per la liberazione del nordamerica dalle onde barbare di affamati stranieri, portatori di malattie esotiche, la governatrice Brewer, dopo l’attacco ai frontalieri , agli operai della costruzione, ai domestici, ai giardinieri, ai lavoratori delle pulizie, ha messo in moto la sua campagna contro i maestri ispanici”.

“In accordo con il nuovo decreto, i maestri con marcato accento non potranno insegnare nelle scuole. Ma la sua crociata non termina lì, perchè la pulizia etnica in tutti tempi storici è sempre stata accompagnata dall’ideologia.

Per questo gli studi ed i progetti etnici sono stati aboliti nelle scuole ed è proibito anche l’insegnamento di temi che possono promuovere risentimenti verso una razza od una classe sociale. Questo implica politicizzare la conoscenza, trasformando i miti creati dal sistema nordamericano.

In realtà significa anche mandare in esilio i pensatori più rispettati negli USA, come Alexis de Tocqueville che nel 1835 diceva che dove un anglo-americano pone il suo stivale, quello sarà per sempre suo.

La provincia del Texas appartiene sempre ai messicani, ma presto non ci saranno più messicani là. E cosa succederà negli altri luoghi?

"L’unica coscienza dei razzisti è l’odio e l’unica arma per vincerlo è la solidarietà tra gli uomini. Questo Stato è già stato battuto quando negò di stabilire come festività il giornodi Martín Luther King, ed il boicottaggio fu fortissimo e molto compatto ...”

Fidel Castro Ruz

7 Maggio del 2010

Ore 18.15
(Traduzione Gioia Minuti)

venerdì 14 maggio 2010

Ordigno ad Atene

Un ordigno è deflagrato nei pressi del carcere di massima sicurezza di Atene nel sobborgo Korydallos. L’esplosione è stata di grandi dimensioni anche se sembrano almeno per il momento non esserci state vittime ma solo danni.
Il quotidiano Eleftherotypia ha ricevuto una telefonata anonima che avrebbe annunciato l’imminente esplosione, fatto poi effettivamente verificatosi proprio qualche minuto dopo. L’esplosione è stata fortissima tanto che è stata udita a chilometri di distanza e molti cittadini si sono spaventati a seguito del grande botto. L’ordigno sarebbe stato posizionato in un cassonetto dell’immondizia proprio a ridosso delle mura del carcere di massima sicurezza, ma non sembra che l’edificio sia rimasto danneggiato.
Dopo il tragico episodio della banca di Atene data alla fiamme nella capitale ellenica dunque torna la violenza a segnalare quanto la situazione sociale ed economica sia sul punto di esplodere. L’ordigno del carcere di Korydallos rappresenta infatti un salto di qualità nell’escalation di violenza che sta avvenendo in Grecia, e la paura è che con il varo delle draconiane misure di restrizione economica la situazione possa in qualche modo ancora aggravarsi.

giovedì 13 maggio 2010

Caso Gugliotta, inquietanti domande ; tratto da www.nuovasocieta.it




Era stato arrestato il 5 maggio scorso a Roma, Stefano Gugliotta, al termine della finale di Coppa Italia tra Roma e Inter. Ieri è stato scarcerato, in quanto non sussisterebbero più le esigenze di custodia cautelare. Sulla testa del 25enne pesa sempre l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, l'unica che per ora gli è stata addebitata. Un'accusa che stride drammaticamente con le immagini delle ripetute percosse sul corpo di Gugliotta, ad opera di alcuni poliziotti, mentre era in sella al suo scooter in via Pinturicchio.

Del resto la richiesta alla base della decisione di scarcerare Gugliotta – da parte del procuratore aggiunto Pietro Saviotti e del sostituto Francesco Polino al termine di un incontro con gli investigatori – non lascia spazio ad interpretazioni: il presupposto è che "sia stato vittima di un atto arbitrario". A quel punto il giudice per le indagini preliminari Aldo Morgigni, lo stesso che aveva emesso il provvedimento cautelare nei confronti di Gugliotta per le accuse di oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, ha disposto la scarcerazione.

E' naturale e ovvio, arrivati a questo punto, che sorga un primo interrogativo inquietante: perchè mai il giovane è stato trattenuto agli arresti per una settimana? Chi pagherà per quanto è successo?

La seconda notizia di ieri è che c'è un primo indagato: si tratta del poliziotto che ha sferrato un pugno al momento del fermo di Gugliotta, iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di lesioni volontarie, aggravate dalla condizione di pubblico ufficiale. Si tratta di un agente del Reparto Mobile in servizio da circa 15 anni, ovviamente descritto dai colleghi come "una persona tranquilla". Non risulta però che né l'interessato dal provvedimento giudiziario né gli altri tre agenti dello stesso reparto, ascoltati ieri in Procura, siano stati finora sospesi dal servizio.

Intanto, il 25enne è tornato alla sua vita duramente provato dalla drammatica esperienza. E si appreso, sempre nella giornata di ieri, che aveva comunicato al padre la decisione di voler iniziare uno sciopero della fame.

Decisione scongiurata dagli eventi, mentre infuria la polemica politica. Se il ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito – rispondendo ad un 'question time' del Pd alla Camera – ha spiegato che "qualora venissero accertate al termine dell'indagine responsabilità penali nei confronti di uno o più appartenenti alle forze dell'ordine il ministero dell'Interno si costituirà parte civile", lo stesso Vito ha voluto sottolineare – in modo del tutto sconveniente – i presunti precedenti del giovane per "rapina, lesioni personali, guida in stato di ebbrezza e per uso di droga" (presunti perchè messi in discussione dal segretario radicale Staderini).

E non stupisce, dunque, che dall'opposizione sia stato duramente condannato l'arbitrario accostamento tra un fatto di cronaca che ha mostrato Gugliotta come vittima di violenze a freddo da parte di alcuni esponenti delle forze dell'ordine e precedenti vicende che con i fatti in questione non c'entrano nulla: "E' sconvolgente – ha scritto l'Italia dei Valori del Lazio in una nota – che il ministro Vito parli di episodi che attengono al passato di Stefano Gugliotta, rievocando la sospensione della patente che è avvenuta due anni fa, non accennando minimamente al presente di Stefano che è fatto di carcere, ematomi sulle gambe, lividi di manganelli sulla schiena, un dente rotto e numerosi punti di sutura in testa".

"A prescindere da qualunque ipotesi di reato contestata a Stefano Gugliotta – ha aggiunto Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd – le scene che registrano la violenza subita da questo ragazzo sono fuori dallo Stato di diritto. L'esigenza di assicurare l'ordine pubblico non può mai autorizzare atti di violenza ripetuta nei confronti di fermati, chiunque essi siano".

"Letteralmente sconcertante", secondo il segretario dei Radicali Mario Staderini, la presentazione dei fatti da parte del governo: "Di fronte ad un'operazione di polizia che rischia di delinearsi come un rastrellamento indiscriminato – ha osservato Staderini – il ministro Vito prova a spostare l'attenzione gettando fango su un cittadino italiano che si trova di fatto sequestrato dallo Stato dopo averne subito l'aggressione fisica. Peraltro – ha aggiunto – fare riferimento a segnalazioni e denunce per una persona che al casellario giudiziario risulterebbe incensurata e senza carichi pendenti è un tentativo vergognoso di manipolare l'opinione pubblica".

mercoledì 12 maggio 2010

Etiopia: alta tensione prima delle elezioni



di Daniele Cardetta

Pochi sanno che in Etiopia, sfortunato paese africano, si terranno le elezioni il 23 maggio 2010. L’Etiopia si prepara all’evento non certo nel modo migliore, anzi ad Addis Abeba regna un clima di incertezza e di tensione che sembra per certi versi quasi palpabile. Ad avvalorare questa situazione per nulla semplice la morte di ben quattro persone negli ultimi giorni, morti che fanno pensare a una possibile escalation di violenza che potrebbe condizionare il corretto svolgimento delle elezioni. Proprio pochi giorni fa un militante di un partito di opposizione è stato freddato per strada mentre era intento a distribuire materiale elettorale.
Le accuse tra i partiti riguardo ai recenti decessi sono reciproche e il fatto che tali delitti si siano consumati in pieno giorno non fa che rendere ancora più grave la cornice di instabilità che si trova per le strade di Addis Abeba. Venerdì scorso inoltre anche un poliziotto sarebbe stato ucciso a coltellate probabilmente da alcuni esponenti dell’opposizione più radicale, dunque le autorità sembrano essere per il momento non del tutto capaci di tenere sotto controllo la situazione.
In palio in queste elezioni del resto c’è molto, da un lato c’è il governo di Zenawi con la sua coalizione EPRDF (Ethiopian Revolutionary Democratic Front), la quale comprende vari partiti a base etnica tra cui il TPLF (Tigrayan People’s Liberation Front) che non ha nessuna intenzione di cedere nulla all’opposizione, dall’altro l’opposizione chiamata Medrek, un cartello di vari partiti tra cui l’ARENA Tigrai, e l’UEDF (Regno delle forze etiopi democratiche).
Si segnala che il partito di Zenawi è in carica ormai da vent’anni, e che proprio nelle scorse elezioni del 2005 aveva visto erodersi parecchio del suo consenso nel paese, dunque è per certi versi comprensibile l’importanza di questa tornata elettorale.

martedì 11 maggio 2010

SALARI - DILIBERTO: "DATI CONFERMANO CHE LOTTA DI CLASSE E' PIU' CHE MAI LEGITTIMA"





I dati sui salari, che collocano l'Italia al 23° posto per gli stipendi, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi dell'Ocse,
e che fanno il paio con i terribili numeri della disoccupazione, dimostra che la lotta di classe in Italia è più che mai leggittima e che a vincerla al momento sono i padroni, sostenuti dal Governo più classista della Repubblica. I dati sono anche un monito per la sinistra: salari e lavoro sono infatti le vere emergenze da cui ripartire per invertire una tendenza sociale che grida vendetta". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, a commento del Rapporto 'Taxing Wages' dell'Ocse diffuso oggi.

Qualche dato per discutere seriamente del percorso rivoluzionario bolivariano Pedro Santander * - Punto Final, tratto da www.resistenze.org




A fronte di una campagna mediatica internazionale che sistematicamente denigra e deforma la realtà venezuelana, mentre quella locale promuove solo una canea scandalistica, è difficile avere un quadro informativo autentico circa il processo bolivariano. Facciamo, quindi, un rapido sommario dei risultati ottenuti in questi 11 anni di potere bolivariano (1998-2009).

Tale sommario nasce dai dati duri e obiettivi di varia fonte, alcuni ufficiali (INE, Banca Centrale, Ministero di Pianificazione) e soprattutto il resoconto annuale (2009) pubblicato dal “Center for Economic and Policy Research” (CEPR) degli Stati Uniti. Una fonte riconosciuta a livello internazionale e che nessuno può certo accusare di essere di sinistra.

Crescita Economica

Il Venezuela mostra una crescita economica stabile e continua negli ultimi 12 anni di governo rivoluzionario. La crescita ha avuto uno stop solo durante il golpe e la serrata petrolifera (2002/2003).

Il paese mostra un’economia solida già da 20 trimestri consecutivi. Secondo il CEPR, l’economia é cresciuta con una media di 4.3 punti annuali negli ultimi 9.25 anni. Su base pro capite significa una crescita totale pari a 18.2 punti, 1.9 l’anno. Si deve notare che questa è una crescita immensa rispetto a prima (durante la cosiddetta IV Repubblica), che risulta meno spettacolare soltanto se confrontata con la media regionale.

La crescita non ha beneficiato soltanto il popolo ma anche il settore privato. Quest’ultimo, infatti, negli ultimi anni è cresciuto maggiormente del settore pubblico, in particolare quello finanziario e quello assicurativo, che durante questa espansione hanno registrato una crescita del 258.4% con una media del 26.1 l’anno. Il settore edile è cresciuto del 159.4 %, quello delle comunicazioni del 151% e quello manifatturiero del 98.1%.

Povertà e disuguaglianza

In questo decennio il Venezuela mostra livelli storici di aggiustamento tributario e di riserve internazionali, elementi che uniti alla politica governativa hanno inciso come mai prima d’ora nelle politiche sociali, nel ridurre il tasso di povertà e degli indici di disuguaglianza sociale.

La percentuale di abitazioni povere è diminuita di più della metà (dal 54% al 26%) mente quelli di povertà estrema sono diminuiti del 72%, arrivando a un 7% del totale delle abitazioni. Questo è un risultato significativo sottolineato dal CEPR, che al proposito dice: “... tale risultato consente al Venezuela di avere concretamente eliminato la povertà estrema”.

Vale la pena di menzionare com’è cresciuto in termini reali il salario minimo dei venezuelani; vi è stato un tasso di crescita costante dal 1999 (quando era all’incirca di 198 dollari), a fronte di una politica diversa da quella raccomandata dal FMI. Oggi vige uno dei salari più alti dell’America Latina: 446 dollari, una crescita salariale che parallelamente ha implicato un incremento nella capacità di acquisto del venezuelano e uno stimolo importante al consumo interno.

Quanto sopra ha sottinteso una sfida alle politiche di controllo dell’inflazione.

Chávez nel 1998 si è posto a capo di un paese col 30% d’inflazione (secondo la Banca Centrale il governo di Andrés Pérez aveva una inflazione di circa 44.2%). Tale cifra è scesa al 12.3% negli anni seguenti, ma la serrata petrolifera del 2003 ha comportato un nuovo aumento, facendola arrivare al 38.7% nel febbraio di quell’anno. Ora si è stabilizzata intorno al 24%.

Anche la spesa sociale è aumentata, passando dal 37% dalla spesa generale nel 1998 al 59.5% nel 2007. Questa spesa sociale è possibile grazie ai livelli storici di adeguamento tributario e all’uso della rendita petrolifera per costruire una struttura statale parallela che sostituisca quella tradizionale, cioè in grado di farsi carico della sanità, dell’educazione e del sostentamento. Vale a dire ciò che oggi si conosce attraverso le cosiddette “Missioni”, un programma di servizio sociale che ha esteso la sua protezione duplicando la sua portata in confronto a quello esistente nel 1998.

E’ così che la mortalità infantile è scesa da 21.4 bambini su mille nati a 13.7.

Nel 1998, 4 milioni di venezuelani non avevano accesso all’acqua potabile, oggi copre il 92% della popolazione.

Impiego

Un altro dei successi del governo bolivariano, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi dell’area, è la diminuzione dell’impiego informale e l’aumento di quello formale. In Venezuela, come in quasi tutti i paesi dell’America latina, il lavoro nero era altissimo. Quando il potere rivoluzionario assume il potere il lavoro informale arriva al 42,8% della forza lavoro contro un 45.4% del lavoro formale. Nel 2008, l’impiego informale si abbassa al 40.4%.

Difficilmente un altro paese del continente può dimostrare un risultato del genere.

E’ degno di nota che in parallelo stia emergendo un nuovo modello socioeconomico, al cui centro vi è l’impulso alla creazione di cooperative. Da 877 cooperative esistenti nel 1998, si è passati a più di 30 mila cooperative attive che danno lavoro a più di 2.7 milioni di venezuelani, cioè a circa il14% della forza lavoro e implicano un contributo del 8% alla crescita del PIL.

Conclusioni

Sono molti i successi che dimostrano come si è lavorato in questi 12 anni di governo bolivariano: i livelli storici mai raggiunti prima di riserve finanziarie, il modello di commercio internazionale, il recupero delle terre agricole, l’impulso al mercato interno, l’eliminazione della pesca a strascico, ecc. Cui possiamo aggiungere i conseguenti successi elettorali.

Non vogliano produrre la falsa idea che oggi non vi siano problemi e che tutto sia perfetto, senza dubbio sfide ed errori, che sono tipici di questo percorso e che sono enfatizzati costantemente dai media, terranno impegnata la stampa. Qui abbiamo soltanto voluto informare sui dati oggettivi che gettano le basi reali per le future discussioni sugli errori.

Pubblicato in“Punto Final”, Nº 708, 30/04/2010

* Pedro Santander fa parte della Pontificia Università Cattolica di Valparaiso

La guerra afghana: armi, sangue e affari per l’oppio. Tratto da www.Nuovasocietà.it di John Jiggens e traduzione di Andrea Carancini





Era normale, all'inizio della guerra contro l'Iraq, vedere slogan che proclamavano: "Niente sangue per il petrolio". La motivazione di facciata della guerra – i legami con Al Qaeda di Saddam e le sue armi di distruzione di massa – erano ovvie mistificazioni di massa, che nascondevano un programma imperiale molto meno digeribile. La verità era che l'Iraq era un importante produttore di petrolio e, nella nostra epoca, il petrolio è la risorsa più strategica in assoluto. Per molti era ovvio che il programma vero della guerra era il controllo imperialistico del petrolio iracheno. Questo venne confermato quando la compagnia petrolifera statale dell'Iraq venne privatizzata all'indomani della guerra in funzione degli interessi occidentali.

Perché quindi non ci sono slogan che dicono: "Niente sangue per l'oppio"? Il primo prodotto dell'Afghanistan è l'oppio e la produzione di oppio è straordinariamente aumentata durante l'attuale guerra. L'azione in corso della NATO a Marjah è chiaramente motivata dall'oppio. Si dice che sia la principale area di produzione dell'oppio dell'Afghanistan. Perché allora la gente non pensa che il vero scopo della guerra afghana è il controllo del traffico dell'oppio?

Le armi di mistificazione di massa ci dicono che l'oppio appartiene ai talebani e che gli Stati Uniti stanno combattendo contro la droga così come contro il terrorismo. Tuttavia rimane il fatto singolare che il traffico di oppio dell'Asia orientale, negli ultimi 50 anni, ha percorso un tragitto da est a ovest, seguendo le guerre americane, e sempre sotto il controllo degli apparati americani.

Negli anni '60, quando gli Stati Uniti combattevano in Laos una guerra segreta utilizzando l'esercito Hmong dell'oppio di Vang Pao come suo mandatario, l'Asia sudorientale produceva il 70% dell'oppio illegale del mondo. Dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, la produzione dell'Afghanistan, controllata dai signori della droga appoggiati dagli Stati Uniti, che fino ad allora aveva rivaleggiato con la produzione dell'Asia sudorientale, venne eliminata. Dal 2002, la produzione afghana di oppio, incoraggiata sia dai talebani che dai signori della droga appoggiati dagli Stati Uniti, ha raggiunto il 93% della produzione mondiale illegale: una prestazione senza confronti.

Il grafico riprodotto nell'illustrazione, tratto dall'UN World Drug Report [Rapporto Mondiale sulle Droghe delle Nazioni Unite] del 2008, mostra la crescita sbalorditiva della produzione afghana di oppio seguita all'invasione americana.

Negli anni '80, gli Stati Uniti sostennero in Afghanistan i fondamentalisti islamici, i mujaheddin, contro i sovietici. Per finanziarsi la guerra, i mujaheddin ordinarono agli agricoltori di coltivare l'oppio come pedaggio alla rivoluzione. Lungo il confine col Pakistan, i leader afghani e i cartelli locali, sotto la protezione dell'intelligence pakistana, gestivano centinaia di raffinerie di eroina. Quando la Mezzaluna d'Oro dell'Asia sudoccidentale eclissò il Triangolo d'Oro dell'Asia sudorientale come centro del traffico di eroina, fece alzare i tassi di tossicodipendenza in Afghanista, Iran, Pakistan e Unione Sovietica in modo vertiginoso.

Per nascondere la complicità statunitense nel traffico della droga, venne chiesto ai funzionari della Drug Enforcement Agency (DEA) di stare alla larga dai narcotraffici degli alleati degli Stati Uniti e dal sostegno da essi ricevuto dall'Inter Service Intelligence (ISI) del Pakistan e dai favori delle banche pakistane. Il compito della CIA era di destabilizzare l'Unione Sovietica per mezzo del sostegno all'islam fondamentalista all'interno delle repubbliche centro-asiatiche, e così sacrificarono la guerra alla droga per combattere la Guerra Fredda. Il loro compito era di danneggiare i sovietici il più possibile. Sapendo che la guerra con la droga avrebbe accelerato il crollo dell'Unione Sovietica, la CIA facilitò le attività dei ribelli anti-sovietici nelle province dell'Uzbekistan, della Cecenia e della Georgia. Le droghe vennero usate per finanziare il terrorismo e le agenzie di intelligence occidentali usavano il loro controllo sul narcotraffico per influenzare i gruppi politici in Asia Centrale.

L'esercito sovietico si ritirò dall'Afghanistan nel 1989, lasciando sul campo una guerra civile – tra i mujaheddin finanziati dagli Stati Uniti e il governo sostenuto dai sovietici – che durò fino al 1992. Nel caos che seguì alla vittoria dei mujaheddin, l'Afghanistan scivolò in un periodo di guerra per bande in cui l'oppio crebbe in modo vigoroso.

Dal caos emersero i talebani, che si impegnarono a eliminare i signori della guerra e ad applicare un'interpretazione stretta della legge islamica (sharia). Presero Kandahar nel 1994, ed ampliarono il loro controllo dell'Afghanistan, conquistando Kabul nel 1996, e proclamando l'Emirato Islamico dell'Afghanistan.

Sotto la politica del governo talebano, la produzione di oppio in Afghanistan venne messa a freno. Nel Settembre del 1999, le autorità talebane emisero un'ordinanza che ordinava a tutti i coltivatori di oppio dell'Afghanistan di ridurre la produzione di un terzo. Una seconda ordinanza, promulgata nel Luglio del 2000, ordinava ai coltivatori di cessare del tutto la coltivazione dell'oppio. Ordinando la messa al bando della coltivazione dell'oppio, il Mullah Omar definì il traffico di droga "anti-islamico".

Di conseguenza, il 2001 fu l'anno peggiore per la produzione globale di oppio nel periodo tra il 1990 e il 2007. Durante gli anni '90, la produzione globale di oppio raggiunse la media di oltre 4.000 tonnellate. Nel 2001, la produzione di oppio precipitò a meno di 200 tonnellate. Sebbene non venne riconosciuto dal governo Howard, che se ne attribuì il merito, la penuria di eroina in Australia del 2001 era dovuta ai talebani.

Dopo l'attacco al Pentagono e alle Torri Gemelle dell'11 Settembre 2001, gli eserciti dell'alleanza del nord, guidati dalle forze speciali statunitensi e sostenuti dalle bombe "daisy cutter", dalle bombe a grappolo e dai missili anti-bunker, distrussero le forze talebane in Afghanistan. Il bando dell'oppio venne tolto e, con i signori della guerra sostenuti dalla CIA di nuovo al potere, l'Afghanistan divenne di nuovo il principale produttore di oppio. Nonostante i dinieghi ufficiali, Hillary Mann Leverett, ex addetto del National Security Council per l'Afghanistan, confermò che gli Stati Uniti sapevano che i ministri del governo afghano, incluso il ministro della difesa del 2002, erano coinvolti nel traffico della droga.

Schweich scrisse sul New York Times che "la narco-corruzione arrivò ai vertici del governo afghano". Disse che Karzai era restio a combattere i grandi signori della droga nella sua roccaforte politica al sud, dove viene prodotta la maggior parte dell'oppio e dell'eroina del paese.

Il più importante di questi sospetti signori della droga era Ahmed Wali Karzai, il fratello del Presidente Hamid Karzai. Si è detto che Ahmed Wali Karzai abbia orchestrato la fabbricazione di centinaia di migliaia di schede elettorali fasulle per il tentativo di rielezione del fratello nell'Agosto del 2009. È stato anche ritenuto responsabile della presentazione di dozzine di cosiddetti seggi elettorali fantasma – esistenti solo sulla carta – usati per fabbricare decine di migliaia di schede fasulle. Funzionari statunitensi hanno criticato il suo controllo "para-mafioso" dell'Afghanistan meridionale. Il New York Times ha riferito che l'amministrazione Obama si è ripromessa di prendere serie misure contro i signori della droga che permeano gli alti livelli dell'amministrazione del Presidente Karzai, e che ha fatto pressioni sul Presidente Karzai affinché allontanasse suo fratello dall'Afghanistan del sud, ma lui si è rifiutato.

Karzai ci sta giocando come un imbroglione – ha scritto Schweich. – Gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per lo sviluppo infrastrutturale; gli Stati Uniti e i loro alleati hanno combattuto i talebani; gli amici di Karzai hanno avuto la possibilità di diventare più ricchi col traffico della droga. Karzai aveva per nemici dei talebani che hanno fatto profitti con la droga, ma aveva un numero anche maggiore di amici che l'hanno fatto.

Ma chi ha giocato chi come un imbroglione? È stato il presidente fantoccio o i burrattinai che lo hanno insediato? Come Douglas Valentine mostra nella sua storia della guerra alla droga, The Strenght of the Pack [La forza del branco], questa guerra infinita è stata una gara fasulla, un braccio di ferro tra due braccia dello stato americano, la DEA e la CIA; con la DEA che ha cercato invano di fare la guerra, mentre la CIA protegge i suoi apparati che commerciano con la droga.

Durante i secoli diciannovesimo e ventesimo, le potenze europee (soprattutto l'Inghilterra) e il Giappone usarono il traffico di oppio per indebolire e sottomettere la Cina. Durante il ventunesimo secolo, sembra che l'arma dell'oppio venga usata contro l'Iran, la Russia e le ex repubbliche sovietiche, tutti costretti a fronteggiare tassi vertiginosi di tossicodipendenza e la penetrazione occulta degli Stati Uniti, mentre la guerra afghana alimenta la piaga dell'eroina dell'Asia Centrale.

La Sinistra riparte dai giovani





I tempi, per la sinistra in Italia, non sono di certo dei migliori ormai da anni, e se poi per sinistra prendiamo in considerazione i partiti o le realtà politiche che ormai non sono più rappresentati in parlamento le cose vanno sicuramente ancora peggio.

Siamo ormai quasi adusi a litigi, divisioni, diaspore e massacri interni, situazioni da sempre tipiche dell'autolesionismo della sinistra nostrana.

In molti non hanno ancora dimenticato quel lontano 1998, quando quella maledetta scissione tra Rifondazione e Comunisti Italiani ha diviso un bacino elettorale ancora invidiabile se visto dagli occhi di noi delusi del 2010.

La divisione tra i due partiti eredi del glorioso PCI in Italia ha spesso lasciato interdetti coloro i quali non masticano la politica, e la situazione è andata facendosi man mano sempre più grottesca mano a mano che il quadro nazionale si faceva più fosco per la sinistra. Questa divisione si è poi aggravata con ulteriori scissioni: quella di Sinistra Critica con Turigliatto, e quella del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando. Per quanto non considerevoli dal punto di vista quantitativo queste due ulteriori scissioni hanno comunque contribuito a frazionare ulteriormente la galassia "comunista", aprendo la strada alla scissione per eccellenza con Sinistra e Libertà e Vendola.

A distanza di qualche anno la situazione a ben guardare non è migliorata, anche se la novità nel panorama a sinistra del PD potrebbe essere rintracciata nel tentativo di Federazione della Sinistra di riaccendere un dialogo su scala nazionale tra Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani. Dopo le dure sconfitte elettorali patite nelle elezioni regionali ed europee dunque questa federazione rappresenta un tentativo di mettere insieme quello che resta, e potrebbe in fieri anche portare a una storia riunificazione de facto dei due partiti divisi in un'unica casa. Dopo qualche mese dal lancio del progetto tuttavia la strada da fare sembra essere ancora moltissima, anche se si iniziano a intravedere alcuni segnali di luce in fondo al tunnel.

A Torino (un esempio per il Piemonte) la FGCI (Federazione Giovani Comunisti Italiani), e i GC (Giovani Comunisti), rispettivamente le due organizzazioni giovanili di Pdci e Prc, hanno cominciato una fattiva collaborazione sul territorio che si è concretizzata nel coordinamento e nel lavoro comune, seppur mantenendo ciascuno la propria distinta identità. Il segnale lanciato dai giovani militanti torinesi di Prc e Pdci ai loro partiti sembra dunque quello di premere per una collaborazione che possibilmente possa estendersi a ogni livello e in ogni regione e realtà territoriale. Fgci e Gc hanno dunque dimostrato che, constatando che mala tempora currunt, collaborare non solo è possibile ma è anche propedeutico a una riorganizzazione della sinistra che passi anche e soprattutto dai giovani, che sono coloro che dovranno cercare di prendere in mano quello che resta della sinistra per rilanciarla.

La speranza è che tale tendenza possa estendersi in tutta Italia, cosa che di fatto sta già avvenendo, e possa essere da stimolo non solo a coloro che sono direttamente coinvolti dalla vita di "partito", o ai simpatizzanti, ma anche a tutta la società civile.

domenica 9 maggio 2010

9 maggio, onore a Peppino Impastato





Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978), è stato un politico e conduttore radiofonico italiano, famoso per la militanza antifascista ma soprattutto per le denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).

Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L'idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale[1].

Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio, dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione o, come si fece credere, l'incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.
Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione[2] di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d'Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese.

Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.

Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection.

Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.

Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.

Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.

I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.

Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all'ipotesi dell'attentato terroristico poste in essere dai seguenti militari dell'arma: il Maggiore Tito Baldo Honorati; il maggiore Antonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali.[3]

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

« Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »
(Dalla canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers)

Alla vita di Peppino è dedicato il film I cento passi di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio nel ruolo di Impastato. Il film è una ricostruzione abbastanza libera dell'attività di Peppino, e i "cento passi" che separavano casa sua da quella del boss Tano Badalamenti sono in realtà solo una metafora usata dal regista.
I Modena City Ramblers hanno inciso una canzone, omonima al film di Giordana, dedicata anch'essa a Peppino, presente nell'album ¡Viva la vida, muera la muerte!.
Il cantautore siciliano Pippo Pollina ha inciso la canzone Centopassi, ispirandosi alla vita di Peppino Impastato e inserendola nel suo album Racconti Brevi.
Nel 2006, il gruppo folk dei Lautari ha musicato una poesia di Peppino, Ciuri di campo. La canzone viene eseguita da Carmen Consoli durante i suoi concerti.
Gli Aut In Vertigo hanno inciso una canzone dal titolo Radio Aut, contenuta nell'album Welcome.
In occasione del 30° anniversario della morte di Aldo Moro e Peppino Impastato. Roberto Rampi ha prodotto lo spettacolo teatrale A.N.N.A. - Amore Non Ne Avremo (testo di Giuseppe Adduci, regia di Paolo Trotti, con Stefano Annoni, Paolo Cosenza e Marta Galli).[4]
"Vorrei" è una canzone del gruppo "I LUF" dedicato a Peppino Impastato.
Nel 2008 i Marta sui tubi includono all'interno del loro dvd Nudi e Crudi il brano Negghia, ricavato da una poesia di Peppino Impastato. Il brano è disponibile come download gratuito sul sito ufficiale del gruppo [5].
Il gruppo ska-punk Talco dedica la canzone Radio Aut, contenuta nell'album Mazel Tov, a Peppino Impastato,
Nel 2008 esce in allegato con il quotidiano Il Manifesto il doppio cd "Amore Non Avremo: 26 Canzoni per Peppino Impastato", con la partecipazione dei seguenti artisti: Collettivo musicale "Peppino Impastato", Resina, Riccardo Sinigallia, Le loup Garou, Marta sui tubi, Lautari e Carmen Consoli, 24 Grana, Taberna Milensis, Modena City Ramblers, Zù, Affinità di quarta, Low Fi, One Dimensional Man, Uzeda, CPF, Gang, Bisca, Marlene Kuntz, Radio Zapata, Amaury Cambuzat con gli Ulan Bator, Lalli, Giaccone, Libera Velo, Marina Rei, Perturbazione, Yo Yo Mundi[6].

E' tutto falso ci stanno ammazzando! di Paolo Barnard





Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.

L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi.

Perché?

Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.

Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che stampa moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (25% del PIL) 60 anni fa: stampare moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni.

Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (10.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 29 mila fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni.

Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna?

C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci?

No! Perché?

Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito.

E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie... cosa succede?

Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dalla Banca Centrale Europea, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.

Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa, fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro?

Sono stupidi?

No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana.

A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero.
Rileggete sopra.

Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”.

Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo.

E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare?

Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l'unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l'indebitamento.

E questo per compiacere a chi?

Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.

Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea:
Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.

La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell'inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.

Uscire dall’unione monetaria subito!

Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora!

Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli:
“Popoli d’Europa, sollevatevi”.


http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=181

venerdì 7 maggio 2010

Inghilterra: vittoria di “Pirro” per Cameron e i Conservatori





Sono arrivati i risultati ufficiali: David Cameron ha vinto le elezioni politiche in Gran Bretagna, tuttavia parlare di vera e propria vittoria è perlomeno fuori modo, dato che regna ancora l'incertezza su chi tra il Tory e il laburista Brown riuscirà a formare il nuovo governo.
I risultati ufficiali parlano chiaro: i Conservatori hanno conseguito 305 seggi, 21 in meno dei 326 necessari per una maggioranza autosufficiente. D'altra parte i Laburisti sono fermi a quota 255 seggi e quindi anche decidessero con un colpo a sorpresa di unirsi ai Liberaldemocratici di Nick Clegg (61 seggi) riuscirebbero a costruire un governo.
In questa situazione di incertezza spetterà a Gordon Brown rimanere in carica come premier uscente e provare a trovare una soluzione allo stallo per individuare una possibile maggioranza che faccia uscire la Gran Bretagna dalle "secche" elettorali. Qualora Brown dovesse arrendersi di fronte all'impossibilità di trovare un sostegno credibile al suo possibile governo, sarà la regina Elisabetta II a prendere in mano la situazione incaricando il leader del partito con più seggi, e quindi quello di Cameron, a formare il nuovo governo. A quel punto a Cameron si prospetterà la possibilità di formare una maggioranza con i Liberaldemocratici o con gli Unionisti dell'Irlanda del Nord.
Intanto la sterlina cala a picco portandosi ai valori peggiori da un anno a questa parte, risultato figlio sicuramente dell'incertezza che si sta creando in questi giorni sulla situazione di governo inglese.

Riflessioni sul Kke di Fosco Giannini; su "L'Ernesto"




Sotto questo piccolo omaggio che il nostro Sito, molto opportunamente, rende al Partito Comunista di Grecia (Kke) vorrei aggiungere solo queste brevi note: nei primi anni ’90 andai – quale membro del Dipartimento Esteri del Prc e quale responsabile nazionale per i rapporti con le forze comuniste e di sinistra europee – al Congresso del Kke, il Congresso successivo alla scissione da destra da parte del Synaspismos. Era un Congresso difficile: la scissione del Synaspismos, condotta da Maria Damanaki su posizioni filo “occhettiane” e volte al superamento dell’autonomia comunista e alla trasformazione del Kke in un “Partito di Sinistra” (l’eterno ritorno, si potrebbe dire, per rimanere nello spirito ellenico e pensando a ciò che avviene da decenni in Itala, dalla “Bolognina” di Occhetto sino all’odierno Vendola e ai suoi variegati simpatizzanti all’interno del Prc, passando per Bertinotti) aveva creato non pochi problemi al Kke, che si era presto ripreso soprattutto in virtù di un davvero vasto e profondo radicamento, specie tra la classe operaia e i contadini.

Al Congresso mi colpì, tra l’altro, una frase del compagno Thanassis Papariga (allora caporedattore del Rizospastis, quotidiano del Kke e marito – purtroppo deceduto – della segretaria generale del Kke, Aleka Papariga e uomo di grandissimo spirito) che mi disse: “Sono così tanti anni che non vediamo un compagno italiano che pensavamo che ormai voi foste un’invenzione della Cia”.

In effetti già il Pci degli anni ‘80 (tutto preso dall’eurocomunismo e poi dai rapporti privilegiati con le socialdemocrazie di Willy Brandt e Olof Palme) aveva molto diluito – come avrebbe poi fatto anche il Prc – i rapporti con il Kke, considerato, sia dall’ultimo Pci che dalla futura Rifondazione, troppo “ortodosso”, poco incline alle “innovazioni” (di Occhetto, della Damanaki, di Bertinotti…).

Oggi siamo di fronte ad un (apparente) paradosso: i partiti dell’eurocomunismo o provenienti culturalmente da esso (italiani, francesi, spagnoli) che snobbavano e prevedevano una fine imminente per i partiti comunisti “ortodossi”, marxisti e leninisti (portoghese e greco in testa) oggi sono al lumicino, vicini all’estinzione. Mentre i compagni greci, portoghesi, ciprioti e ceco-moravi (nonostante la “Lustrace”) sono vivi e vegeti, in crescita elettorale e alla testa delle lotte anticapitaliste e antimperialiste (poiché è di questa natura la lotta che conduce il Kke contro l’ Unione europea).

Rispetto a questo apparente paradosso ci sarebbe da riflettere, soprattutto su un punto centrale: l’abbandono e la liquidazione del patrimonio teorico, storico e politico del movimento comunista aiuta davvero a rilanciare una strategia anticapitalista e antimperialista efficaci e conseguenti o porta piuttosto al declino e alla sussunzione nella cultura e nella prassi della sinistra moderata? Rispetto a ciò che ci dice la storia la risposta appare scontata.

C’è anche da dire che l’odierna capacità di lotta del Kke (che, come si vede, va oggi celermente conquistando simpatie tra i giovani, tra i lavoratori e i movimenti anti Maastricht, anticapitalisti e antimperialisti di tutta Europa) non viene certo dal nulla, non sorge improvvisamente. Questa capacità di lotta (lotta di massa, ben diversa dal radicalismo settario ed estremista, che i compagni greci rifiutano) il Kke la trova nella sua stessa storia, una storia segnata dal grande, eroico tentativo rivoluzionario del secondo dopoguerra (quando il Kke tentò – nonostante Yalta – la presa rivoluzionaria del potere, mettendo a dura prova l’esercito inglese di occupazione, giungendo, con i suoi partigiani armati e le sue bandiere rosse, ad un passo dal centro del potere di Atene, pagando peraltro un enorme prezzo di sangue: 300 mila comunisti morti nella lotta rivoluzionaria e di liberazione nazionale); una storia, quella del Kke, segnata dalla strenua lotta antifascista contro i colonnelli greci che, in combutta con il governo Usa e con la Cia, il 21 aprile del ’67, giunsero al “golpe” e alla durissima repressione antioperaia, antipopolare e anticomunista; una storia, quella dei comunisti greci, contrassegnata dalla resistenza – politica e teorica – ai profondi moti anticomunisti successivi alle derive “gorbacioviane”, al fallimento della “perestrojka” e alla caduta dell’Urss; una storia contrassegnata – anche nell’ultimo quindicennio – dall’ essere stato la guida, la testa – il Kke – delle grandi lotte operaie e contadine che si sono succedute (queste delle ultime settimane non sono certo le prime) in Grecia contro le politiche iperliberiste di Maastricht e contro le guerre imperialiste in Iraq e nella Jugoslavia.

Se oggi i compagni greci che dall’Acropoli occupata possono lanciare un messaggio di speranza e di lotta per i popoli europei e da questi possono essere ascoltati; se oggi possono proporre a tutti i popoli e ai lavoratori europei una lettura dell’Unione europea ben diversa da quella conciliante espressa anche dalla sinistra comunista italiana, e possono parlare -ascoltati – partendo dai fatti e dalle dure condizioni del popolo greco, di “neoimperialismo europeo”; se possono spazzare via le nubi di diffidenza da cui erano stati cosparsi dall’ultimo Pci in odore di “occhettismo”, dal Pds, dal Prc e da certa “nuova sinistra” europea è perché il Kke ha saputo resistere, negli anni durissimi della controrivoluzione successivi all’89, alle sirene del trasformismo di sinistra, mantenendo, attraverso le lotte e l’autonomia politica e culturale, la propria credibilità verso il movimento operaio greco e il proprio radicamento sociale.

di Fosco Giannini su “L’Ernesto”

Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira





Un "diario segreto" non autorizzato scritto da Michel Abbatangelo cittadino franco italiano è oggetto di una denuncia per diffamazione e attentato all'onorabilità di Renzo Bossi figlio di Umberto Bossi.*

In una giornata in cui si scatenava sulla Costa Azzurra una tempesta devastante con onde altissime, lanciate in corse sfrenate portandole a schiantarsi sulla Croisette di Cannes, sulla Promenade del Anglais di Nizza e sul porto di Menton e tra uno spiovazzo e l'altro immerso in una nube di salsedine ho ricevuto una raccomandata stropicciata e umidiccia dall'Italia, "le facteur" (il postino, ndr) me la porge, firmo, merci, e qualcosa mi dice che non sarebbe finita bene la giornata.

Incomincia così, per me italiano naturalizzato cittadino francese, con una banale raccomandata, un momento d'inquietudine che si alterna a paradossali scoppi di buonumore, scoppi che arrivano ogni volta che leggo i "capi di accusa". Il mittente è la Digos e la denuncia è per diffamazione. Il querelante? Renzo Bossi. La causa?Aver pubblicato sul mio blog una serie di novelle, racconti a sfondo satirico, in cui narravo le avventure della giovane "trota": il "Diario segreto di Renzo Bossi junior".

Paradossalmente è come se l'Arma dei Carabinieri sporgesse denuncia perché si sente diffamata all'indirizzo di Collodi per aver fatto esclamare ai Carabinieri che arrestano Pinocchio: "venga con noi giovanotto!", senza aver mai essi realmente spiccato un mandato di cattura o qualcosa del genere. Con l'aggravante di sbeffeggiarsi dell'arma agli occhi dell'infanzia e in tutte le lingue del pianeta (persino Zulu).

La mia è una parodia caricaturale della nostra realtà politica giocata attraverso una narrazione iperbolica cui non è affatto estranea la realtà della cronaca, anzi essa la ispira conta molto sulla maturità del lettore assiduo di blog. "Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi", dice Michael Moore e continua "la satira presume che il pubblico abbia un cervello".

La serie di novelle è anche depositata in libero Donwload presso il sito di condivisione Scribd, chi lo volesse puo scaricare il PDF anche andando direttamente sul Blog.

La narrazione letteraria delle "avventure-disavventure" di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo (un anno fa) dalla tragica cronaca quotidiana, cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia s'impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo, passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l'Unità d'Italia.

Potevo dimenticare di essere figlio di immigranti ed a mia volta immigrato in terra di Francia e assistere indifferente a quanto stravolgeva con una violenza inaudità l'identità del mio paese e la mia?

Avevo sette anni quando mio padre in Argentina mi insegno a disegnare e colorare la bandiera italiana in quanto di lì a poco si sarebbe rientrati a casa! Essendo io, prima di tutto, un'artista, un un pittore che intereagisce con la realtà attraverso l'uso creativo dell'immaginazione e dell'emozione, che cerco di sublimare e rilanciarla in termini di visione umanista, mi sento mosso da una fortissima passione etica e morale tanto che il mio stile è conosciuto come "metafisicaetica" e dentro cerco di metterci quella cosa brutta che risponde al nome di Filosofia...

Tornando a noi. Cercai una tecnica letteraria che mi permettesse di esprimere tutto il mio sdegno, la mia indignazione e trovai ispirazione nel leggendario quotidiano satirico francese "Le Canard Enchainé", il resto venne di getto sotto l'impulso di una grande rabbia.

I blog pullulavano di fatti rivoltanti, tra i più sintomatici di un certo clima: il manifesto sulla leggittimità della tortura sugli immigrati in quanto atto di autodifesa, il gioca su facebook che invitava ad affondare i barconi degli immigrati, oppure del video passato su Canal+ in cui Borghezio dà istruzioni all'estrema destra nazi-fascista francese su come infiltrare e mimetizarsi attraverso le istanze "localiste": "prima i padani o prima gli italiani o prima i francesi", fino ad arrivare al recente "assalto" al consolato marocchino di Milano sempre ad opera di Borghezio e della sua starnazzante isterica claque.

O ancora il "bianco natale" di Coccaglio o la distribuzione di saponette nei supermercati della Toscana, affinché la gente potesse lavarsi le mani dopo averle strette ad un immigrato, o dell'autobus "verde" di Milano in cui vengono caricati gli immigrati sorpresi senza biglietto per essere portati in Questura e poter procedere alla loro espulsione,e di li a poco abbandonati nel deserto libico a morire di sete e sfinimento, sempre se scampati ai pestaggi ed alle torture dei libici.

Fatti che ho equiparato in certi post ai crimini contro l'Umanità... Ma quello che mi lascia stupito è che sia bastato qualche "panettone" per trasformare i ghisa in cacciatori di teste. Un escalation che è giunta fino ai più recenti fatti di cronaca: da Adro alla rivolta degli sfruttati presi a fucilate a Rosarno.

Insomma uno stillicidio, decine, centinaia di episodi rivoltanti e spregevoli e un clima di linciaggio e caccia alle streghe che in nessun modo potevo condividere. Da qui la violenza surreale, grottesca, fredda e lucida, l'ironia caricaturale con cui ho messo nero su bianco attraverso l'iperbole non senza sarcasmo, la fredda anima di una minoranza che ha preso in ostaggio il paese per trascinarlo nel fango.

Nella denuncia che allego sono sottolineate tutte le frasi che avrebbeo leso l'onorabilità e la dignità di Renzo Bossi. Da un lato la denuncia gode di una certa approssimazione caratteristica del Carroccio, dall'altro mi si fa intendere velatamente che potrebbero querelarmi anche gli altri personaggi citati nei racconti a partire da Borghezio sino al Presidente del Consiglio o lo stesso Umberto Bossi che bontà sua non avrebbe mai detto certe cose di Silvio (quando ne ha dette di peggio tanto che il web abbonda di video che lo possono testimoniare), certo si tratta di reperti "archeologici" dell'antica in-cultura padana, prime pagine della Padania, audio, ecc... Oggi le cose stanno diversamente, c'è stato un gemellaggio.

Vivo la cosa come una intimidazione, pesante. Essi avrebbero indentificato un signor nessuno qualsiasi per dare la cosidetta "lezione esemplare" a un certo web irriverente, impertinente oltre misura. Suppongo che in sede civile o penale che sia, salterà fuori, come di consueto nella dinamica o nella patologia del trombone, il solito milione di euriiiii da destinare agli "orfanelli" o al fondo per le vedove dei "martiri" della Padania. Il terrorismo psicologico alla Ghedini ha fatto evidentemente scuola (lo so la voglia di scherzare non mi passa mai!).

In questa denuncia c'è anche l'avvenire di una parte della rete. Il fatto è che il Carroccio la " battaglia di internet" l'ha persa e persa per persa ha poco spazio per altre alternative. Si deve azzittire il web con una certa brutalità esemplare perché la constatazione è sotto gli occhi di tutti, il controllo dei media ormai pressochè totale oltre che costoso, si rivela inutile per le future strategie politiche legate al proselitismo se non include la rete: i numeri parlano chiaro, la crescita del web è esponenziale e incontrollabile.

Infine trovo discutibile, ma lo si vedrà in sede di giustizia, l'arrogante disprezzo che si muove alla libera espressione delle idee e della creazione d'Arte. Perché di letteratura si sta parlando, politica certo ma letteratura. Un libro e non articoli, una produzione di fantasia, può darsi antipatica o impertinente ma tale da ricadere sotto una voce vitupera: la satira. La nostre democrazia, tutte le democrazie, dovrebbero trarre da quest'ultima una preziosa linfa vitale.

Che cosa è la Satira? Curiosamente la definizione che ne dà Dario Fo qui sotto ha una fortissima attinenza con l'Arte, tutte la storia dell'Arte...

È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, "è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole". E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un'espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

Per il momento è tutto, nei giorni a venire svilupperò ulteriormente il tema e credo che non mancheranno altri episodi della saga che mi ha ficcato nei pasticci: nuove puntate del "diario segreto". Sono più bravo a scrivere di fantasia che a difendermi, dovrò frequentare un doposcuola, mi servirà tempo insomma.

Al lettore se lo vorrà, potrà approfondire la liceità o meno delle accuse basandosi sui brani incriminati, io per quanto mi riguarda ho un solo giudice: la mia coscienza che "è un pugnale nella carne più che una spina" come diceva Emil Cioran.

*http://www.agoravox.it/Io-blogger-denunciato-da-Renzo.html

mercoledì 5 maggio 2010

150esimo anniversario della partenza di Garibaldi da Quarto.






“La sera di quel 5 maggio, coloro che erano destinati a partire, ricevuto un ordine aspettato tanto, quale da solo quale con qualche amico, come se andassero a diporto, così consigliati per non dar nell'occhio alla polizia, cominciarono a uscir da Genova per la Porta Pila, sulla via del Bisagno. Andavano alla Foce o a Quarto, secondo che loro era stato detto. E trovavano sul loro cammino folle di cittadini di ogni classe, donne, uomini, che senza parere davano loro l'augurio, e ciascuno un poco dell'anima sua”.

Queste le parole con cui Cesare Abba scelse di raccontare la partenza dell'eroe dei due mondi: Giuseppe Garibaldi, dal borgo ligure di Quarto.Da quel 5 maggio del 1860 sono ormai passati 150 anni, e quante cose sono cambiate da allora.

Europa, siamo arrivati al capolinea?






"E' in ballo e in gioco il futuro dell'intera Europa e della moneta unica, non soltanto la salvezza della Grecia": queste le allarmate parole di Angela Merkel pronunciate nel Bunderstag per convincere i legislatori tedeschi ad approvare il decreto "salvagrecia".Aldilà della retorica politica, è chiaro che la crisi greca si sta riverberando ben oltre il paese ellenico, insinuando dubbi e crepe all'interno del sempre meno stabile edificio dell'Ue. In Grecia intanto il popolo insorge contro le draconiane misure imposte dall'Fmi e dall'Ue al governo del PASOK di Papandreu, dimostrando alle masse europee che di fronte alle difficoltà e un futuro che si preannuncia quantomai fosco, c'è qualcuno che intende combattere fino all'ultimo per far valere i propri diritti e chiedere giustizia ed equità.
Il KKE ha dato una lezione alla sinistra dormiente dell'Europa organizzando un presidio presso il Partenone con tanto di falci e martello e bandiere rosse a fare da cornice a uno striscione ove si poteva leggere: "PEOPLE OF EUROPE RISE UP".
Un urlo di disperazione lanciato nel vuoto? un appello che rimarrà inascoltato?
Per rispondere a questa domanda biosgna subito chiarire che sembra alquanto improbabile che la crisi ecoonomica nel prossimo futuro non riguardi anche altri paesi come Portogallo, Spagna, Irlanda, e anche Italia. Dunque le sorti del paese ellenico ci riguardano da vicino, in quanto la situazione di collasso civile e sociale che sta contraddisguendo in questi giorni Atene prima o dopo potrebbe viversi anche all'ombra del Colosseo.
Nel corso di una manifestazione contro le manovre di Papandreu, i più facinorosi, forse gli anarchici dell'Exarchia, hanno lanciato bombe molotov contro una banca della capitale, causando la morte di tre persone presenti all'interno dell'edificio.
Scontri contro la polizia sono avvenuti anche a Patrasso e a Salonicco, segno emblematico che la situazione in Grecia sta degenerando. La rabbia dei lavoratori greci, che si vedono decurati i propri stipendi mentre i veri responsabili della crisi ancora una volta se la caveranno senza troppi grattacapi, è per certi versi comprensibile, e il timore è che senza avere valvole di sfogo che possano disinnescarla,la violenza possa ancora propagarsi in modo imponderabile.
La sinistra italiana dovrebbe osservare da vicino il modus operandi dei partiti fratelli greci, i quali stanno organizzando scioperi senza precedenti contro misure che in effetti sono di una durezza senza precedenti.
Qualsiasi cosa ci riserverà il futuro, su Atene e su tutta Europa si respira un aria pesante, e in Italia la situazione è forse per certi versi ancora più grave perchè al timone di una nave alla deriva si trova forse uno dei peggiori capitani in circolazione.Una delle poche vie percorribili per trovare uno squarcio di speranza in una cappa opprimente di disperazione e impotenza dovrà essere la solidaretà tra i lavoratori europei e la lotta comune per riuscire a far sollevare dal proprio torpore la massa delle persone su cui la crisi si accanirà.

Atene: fiamme e morte. Tratto da www.nuovasocietà.it





È di almeno tre morti il bilancio provvisorio degli atti di violenza avvenuti oggi ad Atene dove alcuni manifestanti hanno lanciato delle bombe molotov contro l'agenzia di una banca provocando un incendio che ha rapidamente avvolto l'edificio. La polizia della capitale ellenica ha confermato di aver «trovato tre persone morte nel palazzo in fiamme», ma è possibile che la conta possa salire perchè al momento dell'attacco nell'agenzia vi erano oltre 20 tra dipendenti e clienti. Sempre secondo le autorità sarebbero circa 27mila i manifestanti che hanno preso parte alla marcia di protesta contro il piano di austerità varato dal primo ministro George Papandreu, ma secondo altri testimoni la partecipazione sarebbe almeno di 40mila persone.
Secondo fonti della prefettura, le vittime dell'incendio, che è stato intanto spento dai vigili del fuoco, sarebbero due donne e un uomo. Secondo le immagini trasmesse dalle tv, il fumo continua tuttavia a uscire anche dal secondo e dall'ultimo piano dell'edificio che ospita degli uffici della banca Marfin. Ma Atene non è stata l'unico teatro di scontri fra polizia e manifestanti. Episodi simili sono stati registrati anche a Patrasso e Salonicco. In quest'ultima città, i poliziotti hanno usato gas lacrimogeni per disperdere la folla e fermare una sassaiola contro le vetrine dei negozi. Almeno 20mila i manifestanti che hanno preso parte alla marcia di protesta a Salonicco. In tutta la Grecia oggi rimarranno chiusi gran parte degli uffici pubblici, degli ospedali, delle banche e dei negozi. Bloccati anche i trasporti aerei, marittimi e ferroviari con alcune eccezioni per Atene in modo da garantire la partecipazione alle proteste. Secondo la Gsee, l'organizzazione sindacale del settore privato, quella odierna è «la più grande manifestazione di protesta mai organizzata in Grecia».

Il Kke occupa il Partenone ed espone uno striscione: “People of Europe rise up”





Mentre tutti quanti aspettano con trepidazione, e di certo non con impazienza, le draconiane riforme economiche che Papandreu dovrà prendere per far rientrare l’economia greca in carreggiata, nella giornata del 4 maggio il Partito Comunista Greco ha occupato il suolo del Partenone al fine di manifestare la propria contrarietà ai tagli che andranno a colpire la maggioranza della popolazione.
«Vogliamo mandare un messaggio nei luoghi più lontani della Grecia e dell'Europa, misure come queste, che cancellano la sicurezza sociale, vengono adottate in tutta l'Europa. Ma l'ira popolare scuoterà le organizzazioni imperialiste (Ue e Fmi)»: ha dichiarato il deputato Nikos Papaconstantinou del Kke.
Sono in arrivo infatti riforme pesantissime come la cancellazione della tredicesima e della quattordicesima per i dipendenti pubblici, il blocco dei salari, l’aumento dell’età pensionabile e tutta una serie di bonus che verranno eliminati dall’oggi al domani. Previsto un aumento anche dell’Iva al 23%, tanto che oltre al Kke hanno protestato anche migliaia di studenti e docenti per le strade di Atene, dove si trova la Camera, costringendo gli agenti antisommossa a pesanti cariche e tafferugli.
Intanto il Kke grazie anche al sindacato di riferimento, il PAME, sta costruendo dal basso un opposizione alle misure previste dal governo, e il fatto stesso che il Partenone sia stato occupato da bandiere rosse e striscioni sta a testimoniare il fatto che tale partito si mostra sempre di più come una realtà all’interno delle dinamiche della Grecia.
Atene dunque è una città in fermento e nessuno, di fronte all’evolversi della situazione economica, può dire fattivamente a cosa si andrà incontro da qui ai prossimi mesi.

martedì 4 maggio 2010

Arrestato un sospetto per l’attentato a New York




Dopo tanta paura è arrivato il momento della mobilitazione delle forze di polizia al fine di rintracciare l’attentatore reo di aver lasciato una Nissan pieno di gasolina e propano nella Grande Mela pronta ad esplodere. Se non fosse stato per il pronto intervento di un venditore abusivo di magliette, ex soldato in Vietnam, forse ora si starebbe parlando di una strage.
Dopo nemmeno 48 ore la polizia ha messo le mani su un 30enne pakistano chiamato Shahzad Faisal, il quale è stato arrestato dall’Fbi mentre stava cercando di lasciare gli Usa a bordo di un volo di linea diretto in Pakistan.
I federali sono arrivati a lui dopo aver indagato i passaggi di proprietà della Nissan Pathfinder trovata carica di esplosivo, e tutti gli elementi porterebbero a pensare che sarebbe proprio Faisal uno degli uomini implicati nel tentato attentato.
Intanto aumenta la paura per i proclami battaglieri che provengono dai talebani del Pakistan, i quali avevano proprio nel mese di aprile promesso fuoco e fiamme direttamente nelle città americane.

lunedì 3 maggio 2010

Margherita Hack: "La Sindone è un falso. La Chiesa ne prenda atto" di Luigi Nervo. Tratto da www.nuovasocietà.it





Il dualismo tra scienza e fede ormai è storia antica. Negli anni, molti dei dogmi sui quali si fondano le religioni sono stati smentiti dalle nuove scoperte scientifiche. Talvolta si è visto nelle parole dei testi sacri un messaggio figurato e da interpretare, altre volte la fede è stata posta su un livello superiore rispetto a quello empirico della scienza che è stata accusata e combattuta. Alcune correnti hanno rivisto le loro posizioni, ma sono state allontanate e isolate.

Oggi questo dualismo si ripete in Italia e nello Stato Vaticano che si trova al suo interno. I politici di entrambi gli schieramenti, come al solito, cercano di ottenere l'appoggio della Chiesa e in alcune regioni di centrodestra si sono viste decisioni che portano la vita pubblica (di credenti di tutte le religioni e non credenti) a sottostare alle leggi del cattolicesimo. Un esempio recente è la decisione sulla pillola abortiva, promessa pre-elettorale di alcuni neogovernatori di centrodestra alla curia. Dall'altro lato, sembra che ci sia un totale disinteresse verso la ricerca che invece ha subito dei tagli con l'ultima Finanziaria. Abbiamo chiesto all'astrofisica di fama internazionale Margherita Hack cosa pensa di questa situazione.

«È una situazione molto brutta per i politici: non si rendono conto dell'importanza di ricerca, università e scuola per la società dei cittadini. Sono subordinati al Vaticano. L'esempio della Ru-486 è il segnale di una situazione assurda: l'Italia è un paese laico e non si possono togliere i diritti ai non credenti. Ci sono difficoltà per i testamenti biologici, per fare i documenti. Abbiamo un governo e una classe politica arroganti e ignoranti».

Alcuni segnali lasciano pensare ancora oggi a un difficile rapporto tra scienza e fede. Un esempio è la Sindone; il carbonio 14 ne attesta la falsità, ma dalla Chiesa viene chiesto un atto di fede. È possibile una convivenza tra questi due mondi?

«Questo è segno di ignoranza scientifica che ci porta a un livello da paese sottosviluppato. La scienza si basa sull'osservazione e sulle leggi che regolano il mondo. Se le prove al carbonio hanno dimostrato che la Sindone è un falso, bisogna prenderne atto. Il credente può credere nella scienza, altrimenti sarebbe come per Galileo: allora si pensava che il Sole girava intorno alla Terra perché così era scritto sulla Bibbia. Invece la scienza ha il suo metodo che può valere per tutti: si basa sull'osservazione, mentre la religione sulla fede. Ognuno è libero di credere in quello che vuole, ma non può negare i dati».

Si può dire che oggi viviamo in uno Stato laico?

«No, oggi come oggi non viviamo in uno stato laico perché la classe politica è succube del Vaticano e vengono fatte leggi per non offendere la Chiesa o per favorirla: per esempio, l'esenzione dall'Ici di alcuni edifici religiosi che in realtà in molti casi sono commerciali, oppure i professori di religione che vengono pagati dallo Stato e che in graduatoria scavalcano anche gli altri professori»

domenica 2 maggio 2010

Usa, la marea nera avanza . Di www.Nuovasocietà.it





Ansia e paura sulle coste del Mississippi, dove è atteso per oggi l'arrivo dell'onda nera provocata dall'enorme macchia di petrolio che sta devastando il Golfo del Messico da quando è esplosa,il 22 aprile scorso, la Deepwater Horizon, la piattaforme della Bp.
Alcuni pescatori raccontano di aver pescato già dei gamberetti che puzzano di petrolio. E temono che la marea nera possa ricoprire e rovinare per sempre le zone dove vengono coltivate le ostriche.
Il vento continua a rendere comunque imprevedibile i movimenti della marea nera che ha appunto cominciato, sospinta da raffiche di vento che spirano da sud est, a muoversi verso nord verso Alabama e Mississippi. «C'è una quantità di petrolio per provocare gravi conseguenze alla costa, ma la vera domanda è dove e quando» ha affermato l'ammiraglio Thad Allen, comandante della Guardia Costiera che il presidente Obama ha nominato comandante delle operazioni di risposta al disastro nazionale. Allen ha poi spiegato che, ad 11 giorni dall'esplosione, non si è ancora trovato il modo di bloccare la fuoriuscita del petroli.

Calderoli contro l'Unità d'Italia





A Calderoli festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia proprio non interessa. Anzi il ministro della semplificazione ha fatto sapere che "Il miglior modo per festeggiare l'unità d'Italia è l'attuazione del federalismo".
Ospite della Annunziata su rai 3 il ministro leghista si è poi lanciato in un attacco a pieno titolo della celebrazione dicendo che come festa e come momento ha poco senso.
Il ministro si è poi lasciato andare a considerazioni ad ampio respiro sostenendo che l'unica alternativa alla maggioranza guidata da Berlusconi sarebbe un andata anticipata alle urne.
Inutile sottolineare quanto sia grave che un ministro che ha giurato fedeltà alla Repubblica disconosca fino a questo punto l'importanza di un evento come quello dei festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia.

sabato 1 maggio 2010

1° maggio: i lavoratori uniti contro il capitalismo e l’imperialismo. Tratto da www.resistenze.org ; da [da Nuova Unità – rivista comunista]





Il 1° maggio nato nel 1886 a Chicago dal sangue operaio divenne nel 1889 per decisione della Seconda Internazionale giornata internazionale di lotta e simbolo per tutto il mondo del lavoro.

Nata come giornata internazionale per la riduzione d’orario a otto ore è stata una tappa importante nel processo di trasformazione degli operai in classe; portando negli operai prima alla consapevolezza e poi alla coscienza che essi si contrapponevano come classe proletaria alla classe borghese nel rivendicare diritti collettivi. Da sempre la borghesia ha cercato di svuotare questa giornata di lotta dei suoi contenuti rivoluzionari, tanto che negli ultimi anni in Italia in molte città (salvo qualche caso particolare) non sfila più alcun corteo, e dove si manifesta lo si fa come nella rituale manifestazione nazionale di CGIL-CISL-UIL, su contenuti di collaborazione di classe.

In questa giornata trasformata in festa, CGIL-CISL-UIL non trovano di meglio che organizzare un grande concerto a Roma che passa in diretta TV facendo rivoltare nella tomba tutti gli operai e i combattenti per l’emancipazione del proletariato che hanno versato il loro sangue a questa causa.

Negli anni scorsi si sono sprecati fiumi d’inchiostro, studi e immagini tv per spacciare come vere enormi sciocchezze come la scomparsa della classe operaia e più in generali delle classi, ma la crisi mondiale si è incaricata di spazzare via tutto il ciarpame che sosteneva queste tesi.

Dopo decenni di apparente benessere, il mercato capitalistico ha riportato le condizioni della classe operaia a condizioni che in alcuni casi si avvicinano o sono simili a quelle di un secolo fa. Conclusosi quasi ovunque il processo di formazioni degli stati nazionali con le lotte di liberazione, oggi esiste ancora una classe internazionale sfruttata e oppressa che non si è ancora liberata dalle catene e che non ha ancora concluso la lotta per la sua liberazione. Rivendicazioni e conquiste ottenute oltre 160 anni fa dal movimento operaio, come le otto ore di lavoro, l’abolizione del lavoro notturno e successivamente il diritto di sciopero vengono continuamente rimessi in discussione.

L’Associazione Internazionale dei lavoratori nel suo primo congresso (3-8, settembre 1886) decise la rivendicazione della giornata lavorativa a 8 ore con l’aggiunta di otto ore di riposo, di permettere il lavoro notturno solo in via eccezionale, escludendo le donne e i minori da “ogni tipo di lavoro notturno e da ogni tipo di lavoro in cui il pudore venga leso e i cui organismi siano esposti a veleni o a altri agenti nocivi”, rivendicazioni che i sindacati filopadronali oggi si guardano bene dal sostenere, perché rischierebbero di ridurre i margini di profitto delle imprese.

La lotta diretta degli operai, al di fuori di ogni legislazione, portò negli Stati Uniti alla conquista delle otto ore e questa lotta per la riduzione della giornata lavorativa è stata ed è tutt’ora una lotta di liberazione che permette ai proletari di avere più tempo libero per loro e meno tempo di lavoro da schiavo per il padrone.

La lotta della classe operaia per la liberazione dello sfruttamento capitalistico è un movimento di classe che si batte contro il dominio della classe borghese.

Nella crisi la concertazione lascia sempre più spazio al conflitto. Sempre più spesso si vedono uomini e donne che lottano contro i licenziamenti, per la difesa del posto di lavoro e del salario, soccombere davanti alle serrate delle aziende e dalla “pace” imposta dai manganelli di poliziotti e carabinieri al servizio dello stato dei padroni. Nei prossimi anni, con la continua perdita dei posti lavoro, venendo meno l’aspetto di mediazione dello stato e accentuandosi ancor più l’aspetto repressivo dello stato, i lavoratori saranno spinti prima o poi ad usare gli stessi mezzi per autodifesa con conseguenze al momento imprevedibili.

Tutte le forze politiche di centrodestra e centrosinistra e i sindacali confederali che hanno sostenuto e votato in parlamento la guerre imperialiste, approvando i finanziamenti alle missioni militari delle truppe di occupazione della NATO o dell’ONU con la partecipazione di truppe italiane di aggressione hanno contribuito a mantenere sottomessa la classe. Anni di politica di collaborazione di classe, di sostegno alla politica interna e internazionale del proprio imperialismo hanno snaturato il 1° maggio svuotandolo dei suoi contenuti rivoluzionari e ora è giunto il momento di riprenderselo.

Il 1° maggio è il giorno di lotta in cui gli operai coscienti di tutto il mondo dimostrano uniti con manifestazioni in ogni paese contro il capitalismo e l’imperialismo, contro lo sfruttamento degli esseri umani, per l’emancipazione della classe operaia e di tutta l’umanità. Obiettivi che si possono raggiungere solo con l’azione internazionale del proletariato organizzato nel suo partito di classe che, prendendo il potere politico attraverso una rivoluzione, espropria la parassitaria classe capitalista impadronendosi dei mezzi di produzione.

Mentre nei paesi industrializzati e nel mondo aumenta la disoccupazione, che in Italia ha raggiunto l1,5% secondo dati CGIL, il governo sostenuto dal “partito dell’amore” di Berlusconi e dalla Lega cerca di mettere gli operai di una nazionalità contro l’altra, fomentando la rabbia degli italiani (operai, disoccupati C.I, piccolo borghesi, e tutti coloro che subiscono gli effetti della crisi) fornendo falsi responsabili della situazione, fomentando il nazionalismo, la paura del diverso e la divisione fra proletari.

Ai proletari coscienti, ai comunisti, spetta il compito di lavorare nella loro classe affinché la protesta, la giusta rabbia per la mancanza del lavoro, del salario e di una vita decente si trasformi in forma organizzata e in odio di classe verso i capitalisti, unici responsabili della nostra miseria.

Editoriale di nuova unità – rivista comunista di politica e cultura- n. 3/2010