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giovedì 9 giugno 2011

Ollanta: un nuovo Chàvez in Perù?


La vittoria alle recenti elezioni di Ollanta Humala permette al Perù di virare verso sinistra, facendo spirare ancora più forte il vento di rinnovamento su tutta l’America Latina. In realtà la vittoria di Ollanta parte da lontano, almeno dal tentato colpo di stato che aveva portato alla fuga precipitosa del discusso e discutibile Fujimori, accusato tra le altre cose di aver proceduto alla sterilizzazione forzata di almeno 300mila donne indigene, oltre che reo di aver sciolto unilateralmente il Parlamento; tutti reati per i quali dovrebbe scontare 225 anni di carcere. Ollanta in quel tentato colpo di stato era un tenente colonnello dell’esercito, e in questo presenta grandi analogie con un altro protagonista della politica dell’America Latina di inizio secolo, Hugo Chàvez. Ollanta ha vito le elezioni contro la figlia di Fujimori, Keiko, e ha quindi appalesato la volontà di cambiamento richiesta a gran voce dal popolo peruviano, tuttavia dovrà affrontare non poche difficoltà per riuscire a incidere con la sua politica in uno scenario che si fa molto complicato.

Ollanta comunque non ha alcuna intenzione di imitare Chavèz in modo acritico, bensì ha ribadito di voler portare avanti un modello di sviluppo indipendente non basato sulla nazionalizzazione massiccia del mercato, e cercando di tutelare l’indipendenza dei mass media. Intanto però i mercati sono spaventati dalla vittoria di Ollanta, la Borsa di Lima è crollata del 6% dopo l’annuncio della sua vittoria contro Keiko Fujimori, e la società americana Blackrock ha preso la repentina decisione di liquidare un fondo peruviano a New York, segnali questi di una diffidenza nemmeno troppo velata nei suoi confronti. Dopo il voto Ollanta ha anche voluto dire la sua sulla politica estera che cercherà di praticare per il bene del Perù, una politica che vede più vicina agli Stati Uniti, i più importanti partner commerciali del paese andino.

Infine il quadro per Ollanta è complicato ulteriormente dalla diffidenza della Colombia, i cui principali giornali hanno appoggiato la Fujimori in modo nemmeno troppo velato. In sostanza Ollanta Humala e Hugo Chavèz sono due personaggi molto diversi, tuttavia sono accomunati da alcuni aspetti, a cominciare dal fatto che entrambi in un modo o nell’altro stanno contribuendo a cambiare gli assetti geopolitici di un continente, quello Latinoamericano, che è da sempre stato considerato dai vicini statunitensi a guisa di un “cortile di casa”. A Bolivia, Ecuador e Venezuela che portano avanti un’alternativa e un progetto bolivariano, e al Brasile che ha un governo di sinistra stabilmente al potere, si aggiunge ora anche il Perù, aumentando il peso specifico di un cambiamento che sta rendendo il Sudamerica un vero laboratorio di questo XXI secolo.

Daniele Cardetta

La Cina valuta l’invio di aiuti umanitari a Tripoli



«La Cina sta esaminando le attuali condizioni umanitarie della Libia e valuterà se fornire ulteriori aiuti al Paese»: con queste parole Chen Xiaodong, il direttore generale del Dipartimento per l’Asia occidentale e il Nord Africa del ministero degli Esteri di Pechino, ha voluto sottolineare l’attenzione con cui la Cina guarda alle recenti vicende libiche. Le parole di Chen Xiaodong sono arrivate subito dopo l’incontro avvenuto a Pechino tra Yangh Jiechi, il capo della diplomazia cinese, e il suo omologo libico Abdul Ati al-Obeidi, mandato in Cina dal Colonnello Gheddafi in persona. Questo incontro è molto importante in quanto rende palese quella che è una strategia a breve e lungo termine della Repubblica Popolare, ovvero inserirsi nelle dinamiche sociali ed economiche del continente africano.

Ma se fino a questo momento la Repubblica Popolare ha cercato la penetrazione economica nell’Africa subsahariana, negli ultimi mesi ha approfittato delle rivolte che hanno reso instabile il Nord Africa per inserirsi anche in questo contesto. La Cina sostiene infatti l’Egitto con un milione di dollari e la Tunisia con due milioni di dollari e con aiuti umanitari tesi a far fronte all’arrivo di rifugiati libici nei due Paesi. Il ministro Yang ha poi esortato le due parti in guerra, ribelli e lealisti, ad «avviare un processo politico per risolvere presto la crisi in atto, in modo da tutelare la pace e la stabilità nella regione»; la priorità secondo la Cina insomma dovrebbe essere il raggiungimento di un cessate il fuoco teso a evitare grandi disastri umanitari e a risolvere la crisi politicamente.

Ricordiamo infine che la Repubblica Popolare, allo stesso modo che la Russia, si è astenuta dal voto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di marzo, voto che sanciva la no-fly zone sulla Libia e che ha preluso all’intervento militare alleato nel paese di Gheddafi. La Cina intrattiene relazioni diplomatiche continuativamente con la Libia sin dal 1978, e dallo scoppio della guerra ha evacuato da Tripoli almeno 40mila cinesi, quasi tutti impiegati in aziende edili, petrolifere, di telecomunicazioni e infrastrutture. Questo a testimoniare lo stretto legame strettosi nel tempo tra Pechino e Tripoli, un legame che non è stato incrinato nemmeno dal deflagrare della crisi.

Daniele Cardetta

martedì 7 giugno 2011

Spira vento di sinistra nell'America Latina



Spira vento di rinnovamento nel Sudamerica, come testimoniato dalla vittoria di Ollanta Humala in Perù contro la sua avversaria della destra Keiko Fujimori, la quale ha riconosciuto la vittoria del rivale dopo il ballottaggio di domenica. Ollanta Humala, ex militare, era il candidato della sinistra peruviana, e ha ottenuto consensi decisivi nelle aree rurali del paese andino. La Fujimori dal conto suo portava su di sè l’eredità ingombrante del padre e quindi non partiva da una posizione vantaggiosa nella sfida contro il suo rivale politico. Alla stampa di Lima la Fujimori ha voluto riconoscere la vittoria di Ollanta, congrutalandosi con lui per la vittoria elettorale. Con la vittoria di Ollanta anche il Perù dunque vira a sinistra dopo la Bolivia, il Venezuela e il Brasile, aumentando dunque le possibilità dell’affermazione di un nuovo blocco antimperialista e autonomo nel continente dell’America Latina.

A Roma nasce “RibAlta-Alternativa Ribelle”



6 giu. Nella quiete e tranquillità dell’ex Lavanderia di Roma, situata nel parco dell’ex Manicomio in Piazza Santa Maria della Pietà, si è svolto il 4 e il 5 giugno un interessante incontro organizzato dalle giovanili di Rifondazione Comunista (GC: Giovani Comunisti), e dei Comunisti Italiani (Fgci: Federazione giovanile Comunisti italiani). L’incontro era orientato all’apertura di un nuovo percorso condiviso tra le due organizzazioni giovanili, le quali ovviamente si trovano a cooperare attivamente visto l’avvicinamento in atto tra i due partiti, che dopo essere rimasti divisi per più di dieci anni hanno finalmente trovato nella Federazione della Sinistra delle modalità nuove di aggregazione e cooperazione. RibAlta-Alternativa Ribelle è una nuova associazione nata appunto dal confronto attivo e proficuo tra le due organizzazioni, e sarà una associazione che dovrà porre le basi per la riorganizzazione di una presenza attiva dei due partiti all’interno della società civile, con un particolare occhio di riguardo al mondo dei giovani. Le due giornate di assemblea che hanno certificato il lancio dell’associazione sono state molto intense con workshop tematici che hanno coinvolto decine di giovani arrivati da tutta Italia per prendere parte a questo processo nuovo, un processo su cui le due organizzazioni giovanili hanno deciso di puntare con decisione al fine di innovare e rilanciare i rispettivi partiti e la Federazione della Sinistra. Questa associazione permetterà ai giovani dei Gc e della Fgci di ricostruire un tessuto connettivo con le lotte sociali e con il mondo giovanile, permettendo di costruire dal basso dei movimenti che offrirebbero luoghi di discussione senza l’opprimente cappa partitica di contorno.



Daniele Cardetta

giovedì 2 giugno 2011

Svolta in Honduras: Zelaya è tornato a casa



2 giu. Mel Zelaya è finalmente atterrato a Tegucicalpa. Nel periodo di tempo in cui il legittimo presidente rovesciato del popolo honduregno è rimasto fuori dal suo paese, i media hanno taciuto in merito alla violenta repressione che i golpisti hanno scatenato contro la società civile rea di averlo supportato. Il ritorno di Zelaya a casa è una vittoria sotto diversi punti di vista, da un lato infatti è la dimostrazione della vittoria del popolo dell’Honduras contro gli interessi di parte dei golpisti che lo rovesciarono con un golpe vergognoso, un golpe che ha visto l’indignazione generale dei primi giorni lentamente scemare fino a diventare una omertà vergognosa. Nel periodo in cui Mel Zelaya ha abbandonato l’Honduras, a Tegucicalpa sono avvenuti fatti gravissimi come l’assassinio di molti leader contadini e della resistenza ai golpisti, e ora forse si potrebbe aprire una nuova fase politica in cui potrebbe essere messa in discussione anche l’impunità ai limiti dello scandaloso di cui si sono giovati Micheletti e i golpisti per instaurare il proprio controllo nelle istituzioni.

Probabile che dietro il ritorno a casa di Zelaya ci siano anche delle pressioni esercitate da Hugo Chàvez, il presidente del Venezuela bolivariano, il quale sta dimostrando sempre più con il passare del tempo di voler esercitare un ruolo sempre più rilevante e attivo nel disegnare gli scenari del continente Mesoamericano. Il fatto che Zelaya sia potuto ritornare in Honduras, e possa ricominciare nuovamente la lotta politica nel suo paese, sta a testimoniare una raggiunta maturità del blocco per così dire “antimperialista” nel continente dell’America Latina.

Cina: la moratoria sulla pena di morte è realtà



02 giu- Si parla ormai da sempre della Cina come una delle grandi potenze proiettate a estendere il proprio controllo economico e politico su gran parte del mondo nel giro dei prossimi decenni. In molti però hanno da sempre criticato la Cina non vedendo progredire i diritti umani di quel paese parallelamente ai progressi, indiscutibili, ottenuti nel settore economico e industriale. Nel 2011 sono purtroppo ancora troppi i paesi che praticano abitualmente la pena di morte, Stati Uniti e Cina ovviamente non sono da meno, anche se è proprio di questi giorni la notizia, colpevolmente trascurata dalla maggior parte dei media, che la Corte suprema cinese avrebbe dichiarato una moratoria di due anni sulla pena di morte. Questa a ben vedere è una splendida notizia, che meriterebbe ben altri approfondimenti e meriterebbe di essere nelle prime pagine di tutti i giornali. A questo punto subentra una domanda: come mai dopo anni e anni in cui l’occidente ha fatto una giusta e sacrosanta campagna contro l’uso della pena di morte in Cina, oggi questa notizia non viene quasi commentata?. Gli Stati Uniti ad esempio non hanno ancora deciso di mettere in pratica nessuna moratoria, tuttavia ormai sembra quasi che la questione non interessi più quasi nessuno, come se ci si fosse ormai rassegnati a questa pratica nel paese più importante, per il momento, del mondo. Secondo quanto riferito dall’agenzia “Nuova Cina” infatti, la Suprema corte del popolo cinese, la massima istanza giudiziaria del paese, ha chiesto esplicitamente a tutti i tribunali operanti in Cina di applicare una moratoria di due anni alle esecuzioni con pena capitale attualmente previste. La pena di morte verrà prevista solamente ad “un piccolo numero di criminali responsabili di reati estremamente gravi”. Alla luce di questi fatti è facile comprendere la portata che per il progresso del popolo cinese potrebbe venire assunta da questa notizia straordinaria. La speranza è che l’opinione pubblica mondiale possa riflettere lungamente su questa moratoria, magari riportando d’attualità il tema della pena di morte e inserendola in un contesto più ampio che non rinunci a fare pressioni anche sugli Stati Uniti, i quali continuano senza problemi a usare tale pratica.

martedì 31 maggio 2011

Beppe Grillo delira come Libero e il Giornale: “Ha vinto Pisapippa, ha vinto il Sistema”. Tratto da www.giornalettismo.com




Beppe Grillo l’ha presa benissimo. La vittoria di Giuliano Pisapia, che lui aveva pronosticato con la solita certezza che gli si confà (qui un video nel quale dava per trionfante la Moratti), e soprattutto il fatto che l’avvocato milanese abbia vinto con uno scarto di 67mila voti mentre il MoVimento 5 Stelle ne aveva presi 21mila al primo turno (e quindi, anche se nessuno dei loro ha espresso ufficialmente una posizione ufficiale pro-Pisapia, quei voti non sarebbero stati decisivi), hanno agito da ricostituente al comico genovese, che oggi sul suo blog ha espresso con la solita serenità la sua opinione:

Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o alternativamente, ha vinto la destra. Qualcuno ha detto al Pdmenoelle che “E’ facile vincere con i candidati degli altri”. Già, ma chi sono gli altri? Pisapia avvocato di De Benedetti, tessera pdmenoelle numero UNO (che ha per l’ingegnere svizzero gli stessi effetti taumaturgici della mitica monetina di Zio Paperone), Fassino deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa? Vendola che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell’acqua? Il Sistema ha liquidato Berlusconi e deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza. Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell’EXPO 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi dei consiglieri comunali, mi ricrederò, pensate che lo farà?

Poi, Grillo ha continuato parlando del suo MoVimento cancellato e del Pdmenoelle che non ha fatto la legge elettorale e quella sul conflitto di interessi. E infine ha chiosato:

La Confindustria cerca nuove vie per mantenere i suoi parassiti. Si è svegliata dopo Fukushima, quando ha capito che la torta di circa 30 miliardi delle centrali nucleari stava svanendo, prima aspettava l’osso e taceva. La Confindustria, insieme ai partiti, farà di tutto per far fallire i referendum che gli sotrarrebbero la gestione dell’acqua per sempre. Dei referendum non parla più nessuno. Tutti in piazza a festeggiare. Tutto cambia perché nulla cambi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ora, a parte che Pisapia ha chiuso il suo ultimo intervento dicendo “Ora andiamo a votare al referendum”, sembra proprio strano che nell’analisi manchi anche una sola parola sul risultato di Napoli, dove l’ex amico De Magistris ha vinto alla grande. Come mai questo silenzio? Non si può sapere perché De Magistris è un ex amico? E che ha fatto di male? Uff, la trasparenza…

lunedì 30 maggio 2011

Con De Magistris e Pisapia, la maggioranza vola via


Finalmente, dopo una settimana di parole al vento, di pantomime e di frecciatine incrociate, ecco arrivare i verdetti, quelli sì pesanti come macigni. I risultati elettorali di questi ballottaggi sono inclementi per la maggioranza di governo del centrodestra, e ci parlano di un Italia diversa, di un vento nuovo che sta soffiando sul nostro paese, un vento che ha spazzato via i relitti della politica ed è stato più forte di ogni tentativo di Berlusconi e soci di imbrigliarlo. E’ stato un verdetto della pancia degli italiani, uno di quei verdetti insindacabili che non lasciano adito a dubbi. Del resto, era stato proprio il Cavaliere di Arcore a trasformare le elezioni amministrative nel “dentro o fuori” del governo, ed è stato proprio il Cavaliere, altre volte attento aruspice della volontà popolare, a finire travolto da forze che, come un apprendista stregone poco avveduto, ha maneggiato con incuria. Letizia Moratti a Milano le ha provate tutte, prima ha cercato di infangare Pisapia con dei trascorsi poco trasparenti del suo passato (poi rivelatosi delle falsità), poi la farsa delle accuse a Pisapia di essere un pericoloso comunista amico di “gay”, “femminielli”, e “zingari”, poi le imbarazzanti affermazioni di Bossi: “se vince Pisapia mi taglio le balle”, e della Santanchè, la quale preannunciava un dominio del Leoncavallo sulla sua amata Milano. Evidentemente la “pasionaria” del centro destra dovrà rassegnarsi, i milanesi vogliono perlomeno correre il rischio pur di levarsela dalle scatole. Sono stati dei verdetti che hanno punito in modo chiaro e netto l’arroganza della maggioranza, un’arroganza che è andata crescendo con il passare degli anni, con il passare delle contraddizioni che si sono aperte all’interno dello schieramento di centrodestra. Dopo la sconfitta della settimana scorsa a Torino, e il ballottaggio impensabile a Napoli e a Milano, il Pdl era riuscito a parlare di pareggio sostanziale. Ancora una volta ci ha pensato la realtà a sbriciolare il castello di bugie e mezze verità costruito dalla maggioranza, e la realtà ci parla di Pisapia vincente a Milano e di De Magistris vincitore in una città come Napoli, dove in pochissimi avrebbero osato preventivare un risultato di questo tipo solo poche settimane prima.

E ora cosa accadrà? innanzitutto occorre ben chiarire quelle che sono le effettive proporzioni della disfatta del centrodestra, un centrodestra sconfitto anche a Trieste, Cagliari, Pavia, Mantova e Novara, si proprio la Novara culla della Lega Nord che ha voltato le spalle al suo concittadino Cota. Il centrodestra ha perso, senza se e senza ma, e a giudicare dalle prime dichiarazioni rilasciate dai suoi aderenti, sembra come al solito voler cercare di mettere la testa sotto la sabbia, come non volesse ammettere l’evidenza. Ma una cosa è certa, mai il governo di Berlusconi è stato così traballante, mai ha visto così da vicino l’abisso della sconfitta, mai il Cavaliere, maestro nel manovrare le folle, ha toccato con mano l’amara sensazione di essere stato rifiutato. Ha messo se stesso e le sue vicende personali all’interno della competizione politica, lo ha fatto lui, avrebbe anche potuto non farlo, eppure lo ha fatto. Probabilmente contava nell’empatia che gli italiani in passato hanno dimostrato nei suoi confronti, pensava evidentemente che la maggioranza degli italiani condividesse la sua visione della politica, della giustizia, della moralità; ha creduto forse che la sua rabbia nei confronti di magistrati e regole fosse condivisa, e ha sbagliato. Gli italiani non la pensano come Silvio Berlusconi, e soprattutto sono abbastanza intelligenti da aver capito che non bisogna aver paura di un sindaco di Rifondazione Comunista solo perchè Belpietro, Minzolini o Larussa in televisione hanno agitato lo spettro dell’estremismo. Ora, dentro il Pdl ci sarà l’inevitabile resa dei conti interna, e la Lega Nord farà prima o poi avere il conto del suo appoggio al Cavaliere, sempre che possa ancora essere in grado di saldarlo. A caldo però Berlusconi ci ha tenuto a precisare di avere ancora l’appoggio di Bossi per le riforme, buon per lui. Qualora il referendum del 12 giugno dovesse superare il quorum, ecco che il governo di Berlusconi riceverebbe un’altra insperata spallata, e allora forse per il berlusconismo potrebbe essere veramente la fine. Napoli e Milano intanto, già guardano al domani con fiducia.

Daniele Cardetta

Vento di guerra sulle Coree: la Corea del Nord chiude a ogni trattativa con Seul.




Venti di guerra sulle Coree. Sembra un ammonimento trito e ritrito, eppure la tensione sta sul serio aumentando su tutta l’area, che come sappiamo è già di per sè ad un livello estremamente alto. La Corea del Nord ha annunciato di non voler sollecitare mai più trattative con la Corea del Sud, e soprattutto ha sottolineato che tagliando ogni comunicazione di tipo militare non potrebbe escludere di dare il via a una vera e propria rappresaglia contro la guerra psicologica imposta da Seul. Recentemente vi erano stati vari attriti con la Corea del Sud a causa di alcune esercitazioni congiunte di Seul con le forze armate americane, tuttavia la situazione sembrava essere rimasta sotto controllo, e la tensione sembrava essere rimasta a livelli soliti. Invece è arrivata in queste ore la dichiarazione di un portavoce della Commissione nazionale di Difesa di Pyongyang, il quale non solo ha preannunciato la volontà di chiudere l’ufficio di collegamento nella zona del Monte Kumgang, ma ha anche dichiarato che:«L’esercito e il popolo della Corea del Nord non potranno mai negoziare con il traditore Lee Myung-bak e il suo clan. Il Nord prenderà un’azione fisica, senza alcun preavviso e in qualsiasi momento, contro ogni bersaglio per fare fronte alla guerra psicologica anti-Repubblica popolare democratica di Corea». L’annuncio ha colto un pò tutti gli addetti ai lavori di sorpresa, soprattutto perchè è arrivato a pochi giorni dall’auspicio di Kim Jong-il di riprendere i colloqui con Seul, annuncio che il “caro leader” aveva fatto in occasione della sua visita a Pechino. Dopo l’affondamento nel 2010 della corvetta sudcoreana Cheonan (di cui Seul ha accusato la Corea del Nord), e il bombardamento dell’isola di Yeonpyeong, questo è l’ultimo capitolo di una storia recente di tensione; la sensazione è che prima o dopo, qualora non si esperiscano seriamente delle modalità di cooperazione e di confronto, la situazione possa anche degenerare.

domenica 29 maggio 2011

Libia: Francia e Inghilterra si preparano all’invasione?




Hanno raccontato che l’intervento in Libia contro le truppe di Gheddafi sarebbe stato utile per difendere la popolazione civile dai massacri perpetrati dai seguaci del Colonnello. Hanno raccontato che gli attacchi sarebbero durati pochi giorni, e che i ribelli di Bengasi avrebbero agevolmente preso il controllo del territorio libico, se efficacemente supportati e riforniti dall’Occidente. Tutto questo però non è accaduto, ancor più che le truppe di Gheddafi sono ancora attive nel territorio libico, e le bombe della Nato sono servite si ad annientare l’aviazione del Colonnello, ma non sono affatto servite a fargli deporre le armi, né ad aiutare la popolazione civile, anzi duramente colpita dagli effetti dei bombardamenti. Vista l’inefficacia sostanziale dei bombardamenti della Nato, ecco che al termine del G8 il presidente francese Sarkozy ha annunciato la sua volontà di recarsi a Bengasi insieme al premier inglese Cameron, con cui sostanzialmente condivide la stessa visione e le stesse idee. Sia Obama che Cameron e Sarkozy infatti, hanno più volte ribadito la volontà di non voler in alcun modo trattare con Gheddafi, un concetto ribadito proprio da Obama: «Non allenteremo finché il popolo libico non sia protetto e l'ombra della tirannia scomparsa».
E intanto, proprio mentre il G8 si riuniva in Francia, e si ribadiva la richiesta a Gheddafi di cessare l’uso della forza in Libia contro i ribelli e i civili, la Nato ha intensificato le incursioni aree, che hanno già raggiunto il numero notevole di 8500 in otto settimane. La sensazione è che l’impiego massiccio di elicotteri operato da Francia e Inghilterra con i rispettivi Tigre e Apache, possano in qualche modo preludere a un salto di qualità, ovvero a una invasione via terra da parte della Nato. Questo timore è confermato dall’arrivo nel Mediterraneo di una intera flotta da guerra guidata dall’ammiraglia portaerei nucleare Gerorge H.W. Bush. La portaerei americana può portare almeno seimila uomini e 56 aerei, e il suo impiego lascerebbe pensare a un aumento qualitativo dell’attività bellica in Libia. Qualora fosse vero questo maggior dispiegamento delle truppe e dei mezzi della Nato a largo delle coste libiche, questo preluderebbe effettivamente a un probabile sbarco “umanitario” in Libia, delle cui tragiche conseguenze è facile rendersi conto già ora.

di Daniele Cardetta

Reportage. Tav: libera repubblica della Maddalena. Tratto da www.Articolotre.com





“Era dai tempi di Venaus e del Seghino che non vedevamo così tanta gente”. Davanti al centro polivalente di Bussoleno manca ancora un’ora all’inizio dell’assemblea pubblica del movimento No Tav, ma la sala è già colma di gente. Cinquecento persone che arrivano non solo da tutti i paesi della Valle, ma anche dalla pianura. Pensionati, giovani universitari, falegnami, rappresentanti dei movimenti cattolici. La discussione è aperta dal Alberto Perino, leader dei No Tav che stigmatizza subito il dato delle oltre settecento pietre rinvenute dalla questura con queste parole: “Più persone significano meno pietre”.

Gli echi della notte di resistenza sono arrivati in tutta Italia. Lo testimoniano i comunicati di solidarietà arrivati dai lavoratori Fincantieri di Genova che oggi hanno raggiounto in delegazione la “Libera repubblica della Maddalena”.

Tra gli interventi dal palco spicca quello del presidente della comunità montana Sandro Plano che ci tiene a ribadire la sua contrarietà all’opera tanto quanto alle compensazioni. “Essere contro la Tav significa essere contro ogni tipo di compensazione” spiega Plano smentendo così le indiscrezioni pubblicate dai principali quotidiani che prospettavano una rottura tra il presidente e il movimento. Rottura che stando a sentire la calorosa reazione dei cinquecento di Bussoleno alle parole di Plano sembra essere ben lontana dalla realtà. “Bisogna però essere consapevoli del proprio ruolo, il movimento fa le barricate in legno, noi come istituzioni possiamo provare a farle di carta” conclude Plano riferendosi ai ricorsi su presunte irregolarità presentate al Tar del Lazio e alla corte dei Conti.

Nel corso della serata, viene poi annunciata l’intenzione di costituire un’associazione di imprenditori della Valle contrari alla Tav. Una risposta indiretta a chi sostiene di avere dalla sua parte la parte imprenditoriale della Val di Susa “La raccolta dei possessori di partita Iva contrari alla Tav è già partita e verrà formalizzata nei prossimi giorni” spiega Perino. Ma i timori sulle conseguenze negative dell’opera non coinvolgono solamente la parte imprenditoriale della Valle, ma anche gli agricoltori che lavorano nella zona adiacente alla Maddalena. La zona del cantiere accoglie oggi numerosi vigneti e campi agricoli che potrebbero essere sacrificati sull’altare del progresso. “Nessuna compoensazione ci potrà restituire il valore del nostro lavoro”.

Dopo oltre tre ore di interventi fiume, l’assemblea si scioglie dandosi appuntamento alla Maddalena. La scadenza del 31 maggio si avvicina sempre di più e al presidio della Maddalena vige uno stato di allerta permanente. Gli abitanti e i contadini della zona continuano a portare viveri , frutta e verdura ai presidianti e nel fine settimana la presenza al presidio è destinata a salire di numero.

di Simone Bauducco

sabato 28 maggio 2011

Per un voto contro la destra ai ballottaggi. Tratto da www.federazionedellasinistra.com





Il coordinamento nazionale enti locali della FEDERAZIONE della SINISTRA impegna tutte le proprie strutture locali a realizzare un ulteriore impegno, generoso e militante, nei ballottaggi previsti per domenica 29 e lunedì 30 per battere le destre, a partire da Napoli e Milano, ed in tutti gli enti locali dove già dal primo turno siamo stati parte, con significative intese programmatiche, di coalizioni di sinistra e di centro sinistra.
La Federazione della Sinistra da in ogni caso un‘indicazione di voto contro i candidati di destra in tutti i comuni e le province che vanno al ballottaggio, anche dove non si è realizzata nessuna intesa politica e programmatica, valutando caso per caso, localmente, forme e modi di articolazione di questa indicazione di voto.
Il primo turno delle recenti elezioni amministrative, infatti, ha segnato, pur nelle specificità locali, un importante sconfitta della destra e di tutte le forze politiche che sostengono il governo Berlusconi.
Queste elezioni sono arrivate dopo una lunga stagione di lotte sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, attraverso vari scioperi generali, dei precari, degli studenti, delle donne, in difesa della Costituzione e della libertà di informazione che hanno contribuito ad incrinare il consenso ed il blocco sociale delle destre.
Il positivo risultato elettorale per la Federazione della Sinistra, che nei comuni capoluogo si attesta quasi al 3 % e nelle elezioni provinciali supera il 4 % , andando oltre il risultato delle regionali, premia la nostra impostazione programmatica. La Federazione della Sinistra si è infatti caratterizzata su un‘impostazione programmatica, centrata sul ruolo degli enti locali come enti di prossimità capaci di rappresentare i bisogni dei cittadini ed essere fattore attivo di difesa dei ceti più deboli maggiormente attaccati dai tagli dei trasferimenti e dal cosiddetto federalismo municipale – che non garantirebbe più diritti e servizi uguali per tutti – , contro l’ urbanistica contrattata e speculativa a difesa di ambiente e territorio, per l‘acqua pubblica in città denuclearizzate.
Le destre hanno subito una pesante sconfitta, in particolare a Milano, ma non solo. Inoltre la perdita di consensi del PdL non si è travasata sulla Lega che ha perso consensi a sua volta. Il voto non rappresenta quindi solo una perdita di voti della destra ma incrina pesantemente l’asse di governo con la Lega che è il vero cemento della maggioranza.
Il centro sinistra dimostra di poter vincere con candidati anche di sinistra e, comunque, senza il centro. La crisi di Berlusconi non avviene su un piano centrista ma propone una domanda di sinistra potenzialmente maggioritaria nel paese. Gli eccellenti risultati di Pisapia e de Magistris premiano, infatti, profili politici anche chiaramente di sinistra e – per quanto riguarda Napoli – in netta discontinuità con la fallimentare gestione di un centrosinistra consociativo.
Il responso delle urne ci consegna quindi una situazione positivamente dinamizzata in cui la Federazione della Sinistra può avere la forza e gli spazi per produrre una rinnovata iniziativa politica.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE ENTI LOCALI della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Mafia. Spatuzza: “Le stragi del 1993 non appartengono a Cosa Nostra”. Tratto da www.articolotre.com





8 mag. Fra il 26 e il 27 maggio 1993, alle ore 1.04, a Firenze, esplode un Fiat Fiorino imbottito di 250 chilogrammi di una miscela esplosiva composta da tritolo,T4, pentrite, nitroglicerina. L’esplosione provoca il crollo della Torre del Pulci e la devastazione del tessuto urbano del centro storico per un’estensione di ben 12 ettari, con un impatto che è stato definito ” bellico”.
Quella notte muoiono Caterina Nencioni di 50 giorni, Nadia Nencioni di 9 anni, Angela Fiume di 36 anni, Fabrizio Nencioni di 39 anni, Dario Capolicchio di 22 anni. I feriti sono 48. “Per quello che mi riguarda, nell’ ottica criminale, Capaci ci appartiene, via D’Amelio ci appartiene. Ma su Firenze, Milano e Roma entriamo in una storia diversa, è un terreno che non ci appartiene. Cosa Nostra non è così imbecille da andare in guerra senza le spalle coperte”. Chi parla è Gaspare Spatuzza davanti ai giudici del processo di Firenze lo scorso 2 febbraio. Una frase emblematica di quanto accaduto nel nostro paese all’inizio degli anni ’90 con conseguenze che, come una infezione, nel tempo si moltiplicano, creando sempre più gravi patologie nella società italiana. Una frase, quella di Spatuzza che, tutto sommato, andrebbe spiegata meglio agli italiani. E qualcuno l’ha fatto.
Lo hanno scritto i giudici della corte d’Appello di Firenze nella motivazione della sentenza nel processo per le stragi 1992/93, riportando un passo della deposizione del pentito Tullio Cannella che ha riferito delle confidenze fattegli da Leoluca Bagarella, braccio destro e cognato di Totò Riina: “Il commento del signor Bagarella era e fu, ripercorrendo a ritroso pagine della storia italiana e quindi più specificatamente partendo dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, a quelle che si erano verificate nell’estate del 1993, Bagarella mi disse che questo era frutto di un determinato piano che era stato preventivamente stabilito o concordato. [...] Mi disse: «È molto facile, caro Tullio, secondo i pentiti, che di tutto viene scaricata la responsabilità su Salvatore Riina o su di me. Mentre altri hanno questa responsabilità». [...] Con questa dichiarazione non sto affatto escludendo che sul piano operativo militare il signor Bagarella era a conoscenza e che altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi”.
Dunque quanto Spatuzza vuole “prudentemente” significare a proposito delle stragi messe in atto al di fuori della Sicilia è «che sul piano operativo altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi». Non si tratta solo di mandanti “a volto coperto”, ma di “altri”, esterni a Cosa Nostra, coinvolti «pratica attuazione delle stragi». Il che può significare diverse cose. Ad esempio, escludendo quelle già ampiamente dimostrate nelle sentenze, rimane tutt’ora aperto il capitolo sulla fornitura agli artificieri di Cosa Nostra, dell’esplosivo militare utilizzato in tutte le stragi del ‘93 e di cui pentiti e collaboratori sembrano non sapere assolutamente nulla: quasi certamente non il Semtex H, dagli anni ’80 in possesso di Cosa Nostra, o il “Torpex” recuperato da ordigni residuati bellici, ma il T4, abbinato a miccia detonante alla pentrite. Una strada che, se perseguita con determinazione, potrebbe portare vicino a verità davvero inconfessabili.
Non c’è giustizia senza verità

I livelli di povertà negli Stati Uniti uguali a quelli degli anni Trenta. Tratto da http://inforossa.altervista.org





Wall Street, che almeno temporaneamente si è alleggerita del peso di dover comprare bond Treasuries & Agency, sta guardando al balzo del prezzo del petrolio come niente di più di un fastidio ai suoi piani per fare più affari. Bill Dudley, uno dei più potenti membri della New York Fed, continua a difendere vigorosamente la politiche della Federal Reserve. Lui, alcuni altri partecipanti della Fed ed il presidente Bernanke, credono che la liquidità sia la chiave per risolvere i problemi. Non solo nel regno dell’acquisto del debito, ma anche per il sollievo che porta a Wall Street e alle banche. Le solleva dalla responsabilità di dover fare quegli acquisti per sostenere la Fed. Quei fondi possono allora essere diretti verso altri investimenti, come l’aumento sostenuto del prezzo delle azioni guidato dalla liquidità. La correlazione tra i movimenti nello stato patrimoniale della Fed e il mercato può essere rilevata all’85% dei movimenti di mercato per i passati due anni e mezzo.
Un interessante risultato della politica manipolativa della Fed è un basso livello di interessi a breve termine in questo periodo. La maggior parte di questi giocatori di mercato professionisti sapeva che il mercato era stato tenuto su di giri, perchè sapevano che una così travolgente iniezione di liquidità lo avrebbe portato ad un livello più elevato.
Sapevano anche che la Fed doveva continuare a far andare “l’effetto ricchezza”, poichè il mercato era il solo generatore di ricchezza rimasto, visto che la bolla di mercato dei bond sarebbe poi alla fine esplosa. La Fed ha architettato una ripresa di mercato e anche Wall Street sapeva che si sarebbe rialzata. QE1 ha salvato la comunità finanziaria e QE2 ha salvato la struttura di debito del governo almeno temporaneamente. Anche l’effetto ricchezza è stato salvato per ora. Il pubblico è stato lasciato con un mucchio di briciole mentre lottava per sopravvivere. La disoccupazione non è mai migliorata così lievemente e ora abbiamo il nuovo problema di aumentare la sofferenza, che è molto più alta dei prezzi del petrolio.
La generosità sponsorizzata dalla Federal Reserve, posseduta da privati, non è ancora stata sufficiente per stimolare una crescita adeguata e gli effetti sia della creazione monetaria della Fed che dell’esaurimento del deficit non sono stati sufficienti a produrre una più elevata crescita economica; e ora l’economia deve fare i conti un’inflazione rampante, il risultato di QE1 e QE2, più lo stimolo di ciò che si dimostrerà essere un sussidio di circa 15 milioni di dollari, più i prezzi del petrolio che vanno alle stelle. Non è allora sorprendente assistere a revisioni verso il basso di analisti sulle stime di crescita del terzo e quarto trimestre. Stiamo ancora assistendo a declini nei prezzi domestici e nelle vendite, così come negli ordini e nelle spedizioni. Tutto questo non può essere d’aiuto ma influisce negativamente sulla spesa dei consumatori. Allo stesso tempo gli stati ed i comuni stanno tagliando severamente.
L’incombere delle giacenze, tassi di interesse più elevati e la mancanza di fondi per le caparre hanno intrappolato un’altra volta il mercato delle case. Come abbiamo predetto tempo fa, prima di chiunque altro, il lato negativo del settore immobiliare andrà avanti ancora un paio d’anni, e forse quattro, prima di trovare un fondo.Allora per quanto tempo continuerà a sbattere sul fondo? Forse otto anni o venti, o di più. Anche le case nuove stanno affrontando valutazioni più basse.
Sono assenti la creazione di posti di lavoro e il controllo del debito. I repubblicani vogliono tagliare 61 miliardi di dollari dal deficit del budget, che è una miseria ed un insulto con davanti ad un deficit di 1,6 trilioni di dollari. Non possono essere seri, ma lo sono.
Questo ti mostra come la maggior parte dei politici sia privo di contatto con la realtà e che essi rispondono solamente a coloro che li stanno pagando, non ai loro elettori.
Non c’è stata nessuna spinta alla creazione di lavoro al momento in cui l’occupazione reale è al 22,4%. Come se il lavoratore americano non esistesse. Neanche la situazione a livello di stati e comuni sta aiutando, visto che i tagli e i licenziamenti prevalgono. Questo mentre il prezzo degli alimenti e del gas salgono a livello della stratosfera. Come avevamo preannunciato in anticipo, il 2011 non è un buon anno per la crescita, dal 2% al 2-1%, 4% al massimo. Il mercato azionario non si aspetta questo, e quando il dato sarà evidente il mercato cadrà.
Interessante è notare che gli introiti personali sono aumentati dell 1% mese a mese, ma una volta sottratto lo sgravio fiscale (vi ricordate dello scherzetto di Dicembre vero?), e che le crescita sarebbe stata dello 0.1%.Non è certo un numero di cui vantarsi. Come risultato, la spesa di gennaio è caduta dello 0,1%, e ciò dovrebbe proseguire in negativo. Non dimentichiamo che tutto il debito delle carte di credito da novembre e dicembre deve essere pagato. Come avevamo predetto, il primo quarto [dell'anno] dovrebbe mostrare una situazione di spesa e consumo negativa.
La domanda personale che ci hanno fatto è: quando la Fed capirà che non può continuare a creare soldi e credito? Che la maggior parte di voi lo capisca o no, la politica di regali monetari è stata in azione per 11 anni, quindi niente di nuovo. Che è il tempo durante il quale l’inflazione è stata creata in questi anni. Ti mostra che le banche centrali hanno una grave deriva e una prolungata serie di azioni ignobili. Il problema per questi banchieri è che alla fine perdono ogni volta. Storicamente se ne sono tirati fuori comprando chiunque fosse sotto tiro. Quando la lega lombarda ebbe un collasso nel 1348 essi furono esiliati e nel 1789 in Francia i loro capi furono rimossi.
Ciò che è interessante è che in ogni caso (e ce n’erano molti), i banchieri sapevano esattamente quale sarebbe stato il risultato, ma essi proseguirono nonostante quello. Oggi, la Fed sta provando a stabilizzare l’inflazione al 2% circa, I dati ufficiali parlano dell’ 1,5%, quando in realtà i dati sono tra il 7 e il 9%. C’è una presunta ripresa nel lavoro. Che ancora non è accaduta visto che c’è stata una sola riduzione ufficiale del 1% nel U6. Non c’è bisogno di dirlo, noi obiettiamo queste statistiche fortemente, nello stesso modo in cui il governo ha grosse difficoltà a dire la verità.Tra il 65% e il 70% dei posti di lavoro sono creati da piccole e medie aziende, e i prestiti a queste aziende sono stati ridotti di almeno il 30%, rallentando l’abilità di queste compagnie di espandersi e creare occupazione. La situazione non è cambiata.
Per la maggior parte solo le compagnie AAA hanno accesso facile al credito e la percentuale più saggia ha tagliato l’occupazione. La crescita del consumatore è stata limitata dalle bancherotte e dalla non disponibilità del credito. 17 milioni di posti di lavoro sono stati creati da 26 milioni come risultato della cartolarizzazione del credito, un mercato che non esiste più. Come risultato nei due anni precedenti l’economia ha perso 2 milioni di posti di lavoro. Queste perdite sono complicate dalle perdite attribuibili alla libertà di scambio, alla globalizzazione, all’offshoring e all’outsourcing. Dovuto a questa politica sul commercio, l’economia non può aumentare la produttività a nessun livello più alto, nè può prdourre lavoro. La nascita/morte di questa ragione non inganna nessuna mente che indaga. Semplicemente è fasullo e i millioni di posti di lavoro creati sotto le sue statistiche sono bugie senza valore.Finchè avremo una tale politica di commercio dovremo avere alleggerimenti quantitativi indefiniti.
QE2, che predicemmo nel maggio 2010, cominciò in giugno, non più tardi di quanto fosse noto alla maggior parte dei professionisti. L’intero ammontare dei fondi da usare era di 900 miliardi di dollari, non 600, e resta da vedere solo ancora quanti soldi sono stati creati dal nulla. L’acquisto di CDS e MGS, conosciuti come rifiuti tossici, si supponeva fosse terminato, ma sappiamo che una parte fu acquistato dalla Cina. Ci chiediamo solo: quanta parte venne comprata e dove è stata nascosta? Il QE2 e i fondi di stimolo saranno spesi ad andare a giugno, che significa che la seconda metà dell’anno vedrà un ribasso economico, che pochi si aspettano. Ciò potrebbe essere in parte perchè stiamo assistendo finalmente ad una correzione di mercato. Per quello che sappiamo la Fed sta tenendo circa 1,3 trilioni di dollari nel tesoro, seguita a ridosso dalla Cina, che ha circa 1,17 trilioni. Gli americani hanno 3,3 trilioni di dollari e gli stranieri 4,45. L’inflazione creata dalla monetizzazione del debito del governo degli Stati Uniti si sta mostrando nell’inflazione dei prezzi, soprattutto nel cibo. Ciò è stato aiutato da un aumento delle vendite per l’oro e l’argento, ma anche di tutti i beni. L’aumento continuerà. Il mercato potrebbe dirci come l’alleggerimento quantitativo sta per finire. Se ciò accade l’economia mondiale collasserà. Coloro che vogliono la fine dei QE non possono capire cosa stanno chiedendo. La deflazione prenderà immediatamente il suo posto risucchiando l’intera economia mondiale con essa.
Il ritiro della liquidità sarà devastante, ma per un qualche tempo l’inflazione dei prezzi già presente nel sistema prevarrà, ma sarà su una pendenza verso il basso. La Fed è il responsabile e ciò che succede dipende da quello che fanno. L’inflazione causata da QE1 e QE2 e lo stimolo 1 e 2 non possono essere arginati dalla Fed. è già presente nel sistema e dovrà giocare la sua parte fino in fondo a meno che la Fed non inizi la QE3 in autunno, accompagnata dagli stimoli da parte del congresso. Sembra che la crescita economica non sia esistita per 11 anni ed ora è peggio che mai. La Fed non può tenere su l’economia a tempo indefinito, non importa quanta liquidità essa immette nel sistema. Si tratta solamente di una azione di difesa. Probabilmente avremo una QE3 e ce ne potranno essere altre, ma alla fine non porterà a niente. Questo sistema si deve autodistruggere.
Ciò che la Fed ha dato a Wall Street e alle banche, che sono di proprietà della Fed, è una economia sotto steroidi, che non è una cura ma un palliativo continuo. Il debito e gli accordi non sovvenzionati in tutto il mondo finiranno disonorati.
L’idea della Fed è di soffiare via i problemi, ma ciò può funzionare solo in termini generici. Come si fa a soffiare via il debito senza essere inadempienti? Forse il mercato sta iniziando a capire che non importa quanto denaro e credito viene immesso nel sistema: alla fine non funzionerà.
Gli elitaristi sono ad un punto morto e sono ben consapevoli di ciò, poichè essi hanno deliberatamente creato questa mostruosità. Tutto è a posto per un fallimento economico, finanziario, sociale e politico, e non solo negli Stati Uniti, ma anche in molte altre nazioni. Il risultato impatterà negativemente sul mondo, per il tempo a venire. Il materialismo sta arrivando alla sua fine. Siete stati avvertiti.
Negli stati uniti gli standard di vita per circa il 16% della popolazione è già ai livelli di povertà degli anni ’30. Vi riuscite ad immaginare dove sarebbe senza buoni per gli alimenti ed estesa disoccupazione, etc.; questo è causato dal salario del debito, seguito dalla disparità e diseguaglianza fra il ricco e il povero. Quel 16% è un totale di quasi 45 milioni di americani.

venerdì 27 maggio 2011

Berlusconi va a piagnucolare da Obama: "Abbiamo una dittatura dei giudici di sinistra"




In Italia “abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”: queste le parole choc del Cavaliere rivolte a Barack Obama nel contesto del G8 che si sta svolgendo a Deauville in Francia;poi Berlusconi non pago ha rincarato la dose: “Noi abbiamo presentato una riforma della giustizia che per noi e’ fondamentale perche’ in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”. Obama non ha risposto assolutamente nulla al suo bizzarro interlocutore. Questa è l'ennesima figuraccia che Berlusconi ha fatto fare al nostro paese di fronte al mondo, non resta che sperare che questa farsa possa finire al più presto per il bene di tutti. Nel caso dovesse perdere Milano chissà che pericoli andrà a sbandierare piagnucolando alla Casa Bianca, magari un ritorno dei bolscevichi e della Guerra Fredda, contro cui, ne siamo certi, Silvio cercherà l'autorizzazione per un attacco preventivo.

giovedì 26 maggio 2011

Crisi: Grecia: decine di migliaia in piazza contro Austerity sull'esempio pacifico dei madrileni a Porta del Sol . Tratto da www.controlacrisi.org





Mentre a Bruxelles, come ha reso noto il Commissario greco Maria Damanaki, si parla del ritorno della Grecia alla dracma e ad Atene, fra governo e rappresentanti degli industriali si parla di referendum sul memorandum e del futuro europeo della Grecia, migliaia di cittadini greci di ogni età e ceto sociale hanno dato ieri una prima risposta contro le nuove misure di austerità decise dal governo. Lo hanno fatto scendendo in piazza pacificamente nelle grandi città del Paese sull'esempio dei cittadini spagnoli che da giorni manifestano nella piazza Puerta del Sol di Madrid. La grande partecipazione dei greci alle manifestazioni, come nota la stampa odierna, dimostra il livello di disperazione cui è giunto la grande maggioranza di loro. Ad Atene, sulla centralissima piazza Sintagma, si sono radunati migliaia di ateniesi, oltre 20 mila secondo i giornali, tra i quali c'erano giovani disoccupati, studenti, madri con i loro bambini, commercianti e pensionati per gridare tutti insieme «prendete il Memorandum e andatevene via». Intanto i rappresentanti della «troika» - Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Banca Centrale Europea - in Grecia per verificare la rigida attuazione del programma economico varato dal governo, hanno voluto incontrare ieri anche i rappresentanti di Nea Dimocratia (ND), il principale partito d'opposizione di centro-destra per discutere anche con loro della situazione economica del Paese e del programma del partito presentato qualche giorno fa dal leader Antonis Samaras. L'incontro, durato più di due ore, si è svolto «in un clima buono», ha detto Nea Dimocratia in un comunicato. I rappresentanti della «troika» - secondo quanto riferiscono i giornali - hanno ascoltato quello che avevano da dire i dirigenti di ND e si sono impegnati a riferire ai loro superiori le posizioni del partito

Siamo Tutti Operai, di Adriana Pollice




Le serrande dei negozi abbassate o ferme a metà ieri a viale Europa sono il primo segnale che a Castellammare non c’è ritorno alla normalità senza un nuovo piano per il cantiere stabiese. Gli operai si dividono tra il presidio che tiene sotto pressione il Municipio, il blocco stradale lungo l’arteria principale, su cui insistono ospedale e tribunale, fino all’occupazione dei binari della Circumvesuviana, la metropolitana regionale che collega Napoli a Sorrento. La strada ferrata, all’altezza della fermata di via Nocera, scorre sul piano del calpestio di pedoni e auto senza soluzione di continuità, tra case e negozi. Lì il gruppo più numeroso di operai forma un grumo umano. Col megafono arringano la folla di passanti del mattino, ma è quasi superfluo, tanto a Castellammare tutti sanno quello che sta succedendo. Chiudere il cantiere significa azzerare la loro identità, interrompere la catena di orgoglio e conoscenza che si passano da una generazione a un’altra. «Siamo stati tutti operai – racconta una signora che passa con le buste della spesa – quando c’è il varo la vita si ferma, io mi affaccio dalla finestra, solo quando la nave è in mare dico assa fa’, è andato tutto bene e torno a fare quello che devo fare. Protestate, protestate!». Il sindaco Luigi Bobbio, passati i cinque minuti di solidarietà avuti martedì, ieri invocava l’esercito per schiacciare la sovversione, «recuperare il controllo della piazza e a ripristinare la legalità». Una legalità senza lavoro, l’ordine la sua sola ossessione.
Tra gli argomenti del giorno, i commenti all’incontro della sera prima con il presidente della regione, Stefano Caldoro. «La politica industriale non la faccio io, quattro ore per tirargli fuori l’impegno scritto a finanziare la ristrutturazione del bacino, soldi già stanziati e bloccati perché poi dipende da un diverso piano industriale di Fincantieri… siamo arrivati a questo sfascio anche perché nei palazzi che contano non ci difende nessuno», racconta Francesco D’Auria, operaio Fiom, mentre organizza nuove iniziative. «Siamo a un bivio, l’equilibrio sociale che si basava sul lavoro è appeso a un filo – riprende Rolando, elettricista per una ditta dell’indotto – a Castellammare negli ultimi due anni la disoccupazione è cresciuta del 37%, il piano per il Sud del ministro Tremonti è un piatto vuoto». Cantiere e stabilimenti termali, la storia della città tutta giocata sulle sue acque: il primo virtualmente chiuso, le seconde non pagano lo stipendio ai dipendenti da cinque mesi, dietro la porta la svendita ai privati. Così in città, come già accaduto a Pomigliano d’Arco con la crisi Fiat, stanno aumentando le famiglie vittime d’usura.
Da anni attendono interventi per lo sviluppo. Per il comprensorio d’area torrese-stabiese furono stanziati 180 miliardi di vecchie lire, risultato: un porto turistico a Marina di Stabia e un hotel, il Crowne Plaza, 180 miliardi per creare appena 120 posti di lavoro, stagionali e sottoposti all’andamento di un turismo che da queste parti proprio non si vede visto che, poco più in là, c’è la costiera sorrentina. La paga media per un operaio dei cantieri è di 15 mila euro all’anno se non si resta a casa senza consegne, al nord il reddito medio è almeno il doppio: «Ma se mi devo prendere una vacanza – ragiona Giovanni – porto la famiglia a Sorrento a mangiare, panino e bibita 4 euro e non di più che, altrimenti, non ci possiamo permetterci la benzina per tornare. Ma chi ci va a ‘sto Crowne Plaza».
Massimo ha 36 anni e tre figli, lavora anche lui nell’indotto. È in cassa integrazione, circa 900 euro al mese, 400 se ne vanno solo per l’affitto. Fa il carpentiere, si occupa delle strutture in legno su cui scorre la nave durante il varo. Il varo è la cerimonia fondante dell’identità di Castellammare, come il miracolo di San Gennaro per Napoli. L’evento eccezionale che ti dice chi sei e cosa rappresenti. Sul telefonino ha il video dell’ultima volta, novembre 2009: «Ci vedi tutti in fila con il casco, lavoriamo per ditte diverse ma siamo come un unico corpo. La nave scivola in acqua quando si recita la formula Madrina, in nome di dio, taglia». Noi gettiamo i guanti sulla fiancata come per accompagnarla, tutto intorno suonano le sirene, i fuochi dal ponte, si dice che la figlia piglia il mare, va dalla mamma. Arrivata in acqua, le cime la tengono e io grido fermati picceré». Massimo racconta e tutti intorno hanno letteralmente la pelle d’oca. Sono figli e nipoti d’arte: «Io e mia sorella – riprende – aspettavamo mio padre di ritorno dal lavoro perché il pomeriggio ci dovevamo fare pane e salame con il cestino del cantiere».
Sono i più giovani d’Italia, sopravvissuti all’ultima ristrutturazione del ’94. Si sono ritrovati senza colleghi anziani a costruire navi, una sfida che hanno vinto, del resto sono passati indenni da una prova a un’altra. «Il bacino di costruzione non l’abbiamo mai potuto avere. Prima ci dicevano che c’era già a Napoli, poi lo hanno venduto ai privati ma, intanto, avevano investito ad Ancona, per noi non è mai arrivato il tempo, avremmo tolto lavoro al nord». I più giovani e i più bravi, in grado di conquistarsi i premi produzione. Fino al 2007 ognuno degli otto cantieri aveva una nave da costruire, nel 2008 le commesse sono scese a cinque, nel 2010 a tre. La crisi e la struttura obsoleta sono diventate armi di ricatto per spremere i lavoratori stabiesi: «Abbiamo costruito navi prototipo per Tirrenia e Grimaldi. Due per un committente finlandese, nello stesso tempo ad Ancona ne hanno consegnata solo una, pur avendo infrastrutture migliori». Tutte realizzate su scalo e poi il varo: il mare sale e invade il bacino, è come una tempesta forza sette. «Lì si vede che siamo bravi – spiegano – se si spezza il lavoro non è stato fatto a mestiere, altrimenti resisterà a qualsiasi burrasca. Da noi mai nessuna rottura». Nel 2009 l’ad Fincantieri, Giuseppe Bono, ha preteso la costruzione di un troncone per la Grimaldi in appena quattro mesi: «C’è la crisi, non possiamo acquistare i materiali, dovete adattare quello che avete già, ci ha detto. Allora abbiamo lavorato con quello che c’era senza far spendere un soldo per un progetto che prevedeva uno scafo particolare e pure fuori scala rispetto alla nostra struttura. Il troncone era talmente grande che, al momento del varo, la poppa era già in mare e il bulbo di prua sulla tribuna degli ospiti. Neanche questo ci ha fermato e adesso ci vengono a dire che dobbiamo chiudere». Sono giovani e sono bravi, sono pronti a qualsiasi riconversione per realizzare le navi del futuro, nessuna sfida li spaventa: «Bono è un incompetente – urlano – si levasse da mezzo lui che noi sappiamo stare nel mercato».

mercoledì 25 maggio 2011

Gli ultimi deliri del Caimano: "senza cervello chi vota a sinistra"





Come prevedibile siamo arrivati già al tempo delle offese. E si, in effetti sembrava sin troppo strana la tregua tra Pisapia e la Moratti in attesa del ballottaggio. Questa volta ci ha pensato Berlusconi in persona ad alzare i toni come solo lui sa fare, e questa volta ha voluto prendere come bersaglio tutti coloro che votano a "sinistra". Berlusconi ha scelto "Porta a Porta" per vomitare la solita sequela di offese e di insulti a chi osa non pensarla come lui: «Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello». Parole gravissime, parole che mancano di rispetto a tutti i cittadini onesti che esercitano il loro legittimo diritto di scegliere per chi essere governati. Parole ancora più ridicole perchè pronunciate dal peggiore presidente del consiglio della storia repubblicana di questo paese.
Ma Berlusconi non si è fermato qui: «La Moratti e Lettieri sono persone che hanno gestito aziende, sono capaci di prendere delle decisioni, mentre gli altri sono amministratori improvvisati. Io credo che Pisapia e De Magistris non riusciranno a vincere, se a Milano e Napoli la gente andrà a votare senza lasciare a casa il cervello».Il fatto che la Moratti abbia già governato Milano e che siano stati proprio i milanesi a decidere di mandarla al ballottaggio, evidentemente per il leader del Pdl non ha alcun tipo di peso. Ma non illudetevi, anche Pisapia ha ricevuto la sua giusta dose di bordate:«Pisapia ha presentato leggi a tutela dei terroristi, di eversori e per l'eutanasia» (l'eutanasia è di colpo diventata una pratica demoniaca, mentre riguardo ai suoi di amici: Mangano, Dell'Utri, in odore di Mafia, meglio tacere, loro non sono eversori), e ancora Pisapia non sarebbe capace di governare Milano perchè:«perchè non ha amministrato nemmeno un'edicola e invece Moratti e Lettieri per Napoli hanno gestito aziende con fortissima capacità»: frase quest'ultima di una gravità inusitata in quanto mostrerebbe che per Berlusconi la politica sarebbe nè più ne meno che, parafrasando Clausewitz, una prosecuzione degli affari con altri mezzi. Addirittura a Pisapia viene imputato il non essere un imprenditore, roba da fare accapponare la pelle.Riguardo poi alle accuse di essere un "agitatore politico" non mi viene in mente alcuna dichiarazione rilasciata dall'ex senatore di Rifondazione che induca anche solo a ritenerlo un eversivo; si può forse sostenere lo stesso di Berlusconi e dei suoi sodali?
Ma i deliri, ahinoi, non finiscono qui. Udite, udite, Silvio Berlusconi a Milano avrebbe perso per "il blocco mediatico a sinistra"!!!: «Io credo ci sia una motivazione assolutamente precisa. Abbiamo contro un blocco mediatico terrificante, a partire dal Corriere della Sera, da Sky e La7 e le trasmissioni Rai pagate con i soldi di tutti che stanno con la sinistra»; ora anche la Rai è diventato un coacervo di pericolosi comunisti, solo che evidentemente Minzolini non se ne deve essere accorto.
Berlusconi, non ancora stanco, ha poi negato la crisi che sta facendo soffrire milioni di italiani, anzi ha dichiarato che gli italiani spendono 10 miliardi in cosmetici, segno inequivocabile di un ottimo stato di salute dell'economia:
«Le esperienze di tutti noi ci dicono che è difficile trovare un posto al ristorante, prenotare un posto in aereo o in treno per le vacanze di Pasqua ed inoltre spendiamo 10 miliardi di euro per i cosmetici». La domanda viene spontanea: ma quali italiani frequenta e conosce Silvio Berlusconi? non vogliamo saperlo.
Infine si è lanciato contro la carta stampata e la presunta persecuzione giudiziaria che gli impedirebbe di governare al meglio l'Italia, insomma le solite boutades, trite e ritrite, e ormai anche un pò logore.
Sentendo parlare Berlusconi si può effettivamente capire le proporzioni del baratro entro cui ha fatto sprofondare l'Italia; dobbiamo solo sperare che finalmente il suo regno in rovina lo travolga, scoperchiando il marciume raccoltosi in vent'anni di vergogne.

d.c

Avanzata dei comunisti nelle elezioni legislative di Cipro. Tratto da: www.lernesto.it; articolo di Mauro Gemma




I comunisti ciprioti di AKEL, nonostante le pessimistiche previsioni della vigilia, continuano ad avanzare e con il 32,67% dei voti consolidano la loro posizione di forza di governo.

Il 22 maggio si sono svolte le elezioni legislative a Cipro, per i 56 seggi della Camera dei rappresentanti di questa isola del Mediterraneo che fa parte dell'Unione Europea e dell'area euro.

Le elezioni rappresentavano un difficile banco di prova per la coalizione di governo guidata dai comunisti di AKEL (Partito Progressista del Popolo Lavoratore). I media nazionali e internazionali accreditavano una sconfitta clamorosa di AKEL, a causa soprattutto dei negoziati avviati con le autorità del settore del paese sotto controllo turco, dall'attuale presidente della Repubblica , Dimitris Christofias, per la riunificazione pacifica dell'isola, e una vittoria schiacciante del partito di destra DISY (Raggruppamento democratico), espressione dei settori più retrivi della borghesia cipriota e degli umori nazionalisti più esasperati della comunità greco-cipriota, che avrebbe dovuto assicurargli il pieno controllo del parlamento.

I risultati sono stati una clamorosa smentita delle previsioni della vigilia e dei sondaggi interessati. Certo, DISY è diventato il primo partito di Cipro, ottenendo il 34,28% dei voti (+ 3,76%) e 20 deputati. Tuttavia, AKEL, a dimostrazione del suo profondo radicamento nella società cipriota, della giustezza della sua linea politica, dell'autorevolezza del suo ruolo nell'amministrazione del paese e anche dell'indubbio prestigio dell'attuale presidente della Repubblica comunista (va ricordato che a Cipro vige un regime presidenziale), non solo ha allontanato lo spettro della disfatta, ma ha addirittura rafforzato in modo significativo il risultato del 2006, raggiungendo il 32,67% dei consensi, con un incremento dell'1.36%, e 19 deputati, uno in più rispetto alla tornata elettorale precedente.

Anche l'alleato dei comunisti, il partito di centro-sinistra DIKO, pur perdendo il 2,2% dei consensi e scendendo al 15,76%, ottiene tuttavia i 9 deputati che permettono alla coalizione di mantenere il 50% degli eletti, e verosimilmente garantire la continuazione dell'esperienza di governo.

Tra i partiti minori, i socialdemocratici di EDEK mantengono le loro posizioni con l'8,93%, mentre il cosiddetto Partito Europeo subisce un tracollo a favore della destra, scendendo dal 6% al 3,8%. I verdi non vanno oltre il 2%.

Nel commentare il risultato indubbiamente positivo ottenuto dal partito, il segretario generale di AKEL, Andros Kyprianou ha voluto evidenziare che, mentre nella totalità dei paesi appartenenti all'Unione Europea, le forze di governo, nei tempi recenti, hanno subito sconfitte cocenti, perdendo gran parte della loro forza, a Cipro le cose sono andate ben diversamente, facendo dei comunisti una vera e propria eccezione nel panorama elettorale continentale: “AKEL non solo non è stato spazzato via e neppure ha perso una parte della sua forza, ma al contrario è riuscito in condizioni molto difficili e avverse ad aumentare il suo risultato”.

Kyprianou ha confermato che la risoluzione pacifica della questione cipriota continuerà a rappresentare la priorità nell'iniziativa di AKEL, allo scopo di raggiungere una “soluzione che sia giusta e che miri alla riunificazione dell'isola e del nostro popolo”.

La crisi economica che colpisce duramente Cipro come il resto dei paesi europei sarà sicuramente l'oggetto delle maggiori preoccupazioni dei comunisti, che però, ha continuato Kyprianou, continueranno ad opporsi a qualsiasi piano di austerità imposto dall'esterno e “non accetteranno mai misure che vadano in senso antipopolare”.

Fincantieri: moblitazione e rabbia a Castallemmare




Fincantieri è in subbuglio, non si ferma la protesta dei lavoratori, almeno 200 operai, che, esasperati, hanno preso la drastica e disperata decisione di bloccare un incrocio nevralgico della città dalle prime ore di questa mattina. Anche la stazione della circumvesuviana è stata bloccata da alcuni lavoratori, e hanno imposto la chiusura dei negozi in tutta la zona. La camera consiliare del comune continua ad essere occupata dagi operai da ieri, e nei pressi del comune rimangono alcuni presidi, segno che i lavoratori vogliono continuare la mobilitazione per segnalare il proprio disagio e ottenere un aiuto dalle istituzioni.
"La mobilitazione non si fermerà finché non avremo certezze sul prosieguo dell'attività del cantiere e sulla continuazione della realizzazione delle navi per garantire i lavoratori di Fincantieri e del suo indotto": queste le parole di G.Sgambati, il segretario della Uilm campana, il quale ha affermato che i lavoratori non si sentono tutelati e temono che la chiusura dello stabilimento possa avvenire in ogni caso.
La lotta dei lavoratori della Fincantieri mette a nudo le difficoltà sociali che si stanno attraversando nel nostro paese, delle difficoltà che lasciano i lavoratori isolati e deboli, senza nessuno nelle istituzioni, nella politica, nei sindacati che sia in grando di tutelarne gli interessi. Il rischio è che da questi scontri frontali migliaia di lavoratori finiranno per uscirne con le ossa rotte e perdendo anche il lavoro che garantiva perlomeno a loro e alle rispettive famiglie il sostentamento. La sensazione è che senza un inversione di rotta che sia capace di riaprire un nuovo scenario per il nostro paese, il governo attuale stia mese dopo mese sfaldando il tessuto economico e sociale. Non resta che augurarci che il prima possibile la politica possa essere nuovamente in grado di risolvere i problemi di chi, come i lavoratori della Fincantieri, rischia di essere lasciato indietro.