martedì 7 dicembre 2010

Il governo dell'Ecuador si impone sulle multinazionali petrolifere; da www.gara.net





Il governo ecuadoregno si appresta ad assumere il controllo dei campi petroliferi dell'azienda brasiliana Petrobras e di altre tre aziende minori che non hanno accettato i nuovi contratti che sono stati loro offerti, ne informa fonte ufficiale.

Martedì si è conclusa la rinegoziazione, durata tre mesi, con le multinazionali che sfruttano i grandi giacimenti petroliferi ecuadoregni: Petrobras, la coreana Canada Grande, la statunitense EDC e la cinese CNPC. Queste lasceranno il paese perché non hanno accettato le condizioni poste dal governo, desideroso di garantire maggiori benefici dallo sfruttamento di questa risorsa nazionale. Le aziende che lasceranno il paese estraevano il 14% del petrolio sfruttato da privati, lo dichiara il Ministero delle Risorse naturali non rinnovabili, che spiega pure che lo Stato vi subentrerà a breve, nell'arco di 120 giorni.

Imprese come l'ispano-argentina Repsol YPF, la cilena ENAP, l'italiana Agip e le cinesi Andes Petroleum e Petroriental hanno invece sottoscritto nuovi contratti con Quito.

In base al nuovo contratto lo Stato è il padrone di tutto il petrolio estratto dalle multinazionali private, e a ciascuna viene pagata una tariffa fissa intorno al 15%.

Il ministro delle Risorse non rinnovabili, Wilson Pástor, ha dichiarato che la rendita petrolifera statale, in virtù dei nuovi contratti, salirà dal 70% all'80%.

Il suo viceministro, Carlos Pareja Yanuzelli, ha segnalato che non ci sarà nessuna ricaduta sul personale dei giacimenti, continueranno a lavorarci gli stessi dipendenti; "cambiano soltanto le direttive". Egli ha negato che questa misura governativa possa produrre la fuga degli investimenti in Ecuador: "Credo che avverrà il contrario, giacché le regole ora sono più chiare, e sono a vantaggio nostro ma anche delle aziende, lo dimostra il fatto che vi sono imprese petrolifere che sono rimaste qui".

Ha poi aggiunto che il fatto che se ne sia andata Petrobras non avrà nessuna ricaduta nelle relazioni con il Brasile, mentre l'azienda brasiliana, da parte sua, ha fatto sapere che non intende sostituire i contratti per l'estrazione con altri per sole prestazioni di servizio e avvierà l'iter per ottenere l'indennizzo che le spetta.

Traduzione di www.resistenze.org

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