domenica 26 settembre 2010

Cuba apre ai privati, in arrivo storici cambiamenti





Il governo di Cuba ha recentemente deciso di tentare alcuni cambiamenti nell'economia per ravvivare le finanze dell'isola. Nonostante Fidel Castro sia stato completamente fuorviato quando ha parlato della messa in discussione del socialismo, è chiaro che ormai nel XXI secolo a L'Avana hanno chiaramente capito la necessità di sperimentare nuove forme di economia mista capaci di continuare a supportare le notevoli e indiscutibili conquiste della rivoluzione del 1959.
La decisione del governo è stata quella di consegnare, in ottobre, licenze di liberi professionisti per ben 178 attività. Questo permetterà ai cubani che ne faranno richiesta di affittare agli stranieri tutta la casa in valuta, e non solo una parte come fino a questo momento. Ad annunciarlo lo storico quotidiano "Granma", il quale ha spiegato che i cubani potranno ora svolgere più di un lavoro, e che il governo starebbe studiando come rendere fattibile la possibilità di concedere mutui bancari a questi lavoratori, i quali dovranno pagare però le tasse. Importanti novità anche per i cubani autorizzati a risiedere all'estero, i quali potranno nominare un rappresentate per chiedere una licenza di affitto dell'abitazione.
In circa metà delle 178 attività sarà inoltre permesso di assumere lavoratori, a patto però che non siano parenti del titolare, come è da sempre accaduto nell'isola.
Queste importanti novità sono una risposta del governo cubano alle critiche che continuano a piovergli da ogni dove e stanno a significare che il partito al potere non ha nessuna intenzione di assistere immobile allo sgretolamento dell'economia locale, ma che anzi è disposto anche a mettersi in gioco per cercare nuove formule vincenti che possano permettere di rinnovare il socialismo adattandolo ai bisogni e ai ritmi di una economia sempre più ramificata e globalizzata.

venerdì 24 settembre 2010

Non si svende, non si svende neanche se non funziona





D.C

Nichi(S)Vendola compare ormai dappertutto come il volto nuovo (nemmeno tanto ha 53 anni!) della sinistra italiana. Potete farvi un giro negli atenei o nei locali serali per sentire i giovani parlare di lui con speranza, con gli occhi quasi illuminati di felicità. Io li vedo e non posso che sorridere amaro, benedetto sia quel popolo che non ha bisogno di eroi! E si perchè l'ascesa di Vendola è stata preparata da un periodo di vacanza vera e propria di personaggi carismatici che occupassero il vuoto pneumatico a sinistra del PD. Niki ha avuto buon gioco ad alzare il tiro, fiutando la possibilità di avventarsi sui partiti comunisti in difficoltà, pensando che rinnegando un pò di quegli ideali già aggrediti dalla cultura dominante si sarebbe procurato un posto al sole.
A ben guardare cos 'è che piace di Vendola? piace forse il suo programma spaventosamente uguale a quello della Federazione della Sinistra? credo proprio di no, in quanto molti di quelli che dichiarono: "io sto con Niki", probabilmente non conoscono nemmeno un singolo punto del suo fantomatico e innovativo programma. Piace sicuramente il suo carisma, che nessuno gli nega, e il suo savoir faire televisivo, che in effetti è una dote completamente assente in altri presunti leader della sinistra extraparlamentare.Tutto vero, peccato che a lasciarmi interdetto è proprio Vendola in sè come personaggio. Dietro al partito di Vendola non vi sono gli ideali, egli gli ha rigettati ed è troppo facile dire che lui ne ha rigettato soltanto la parte veterocomunista e antidemocratica salvandone la parte che piace a lui. Vendola ha sacrificato tutto lasciando solo se stesso,ed è su di sè che ha deciso di costruire un partito, il partito di Niki appunto.
Beninteso lui fa benissimo a fare così', è un politico, è ambizioso, è giusto che punti in grande; ma non venitemi a parlare di colui che cambierà l'Italia, non venitemi a parlare di vento nuovo della sinistra italiana.
A me tutta questa operazione di Sinistra e Libertà sembra un colossale programma di marketing, una sorta di lifting facciale operato da quella sinistra che, sconvolta dal fatto che ora risultava difficile occupare posti di potere, ha deciso di cambiarsi d'abito tarandosi sulla moda del momento, il tutto per intercettare quel pugno di voti per ottenere maggiori concessioni al momento della concertazione per le alleanze. Mi obietterete che la politica è proprio questa, che gli ideali muoiono e impallidiscono di fronte all'ordinaria amministrazione, alla necessità di operare delle scelte anche scomode. Mi si obietterà che uno dei difetti della sinistra è proprio quello di essere troppo utopici e poco pragmatici,ma io risponderò che è meglio vivere di ideali e di utopie che misconoscere tali convinzioni in virtù dell'esercizio del potere.
Votando Sinistra e Libertà in sostanza non si farà altro che votare un personaggio, un pò come nell'antica Roma ove i senatori si costruivano il proprio consenso locale per essere eletti.
Vendola si dichiara comunista, gay e cattolico. Benissimo. Nulla in contrario,a parte che forse bisognerebbe parlare un pò meno di se stessi e un pochino di più dei problemi del paese. Ma sappiano gli italiani che oltre a Vendola esistono anche le storie di miglaiaia di ragazzi che scelgono di militare e di fare politica non al servizio di un personaggio, per quanto carismatico possa essere, ma al servizio di un ideale. Saranno essi degli illusi? ai posteri l'ardua sentenza. Sicuramente Niki Vendola, o Svendola come iniziano già ad apostrofarlo sui social network, non ci ha pensato due volte a dividere la stessa sinistra che a parole dichiarava di voler unire, e non ha mai smesso di offendere quei partiti dai quali è fuggito, in cerca della gloria e del potere che non era riuscito democraticamente ad ottenere al loro interno. Curioso che un amante della democrazia, che imputa al comunismo proprio queste accuse di illibertà, abbia deciso di non sottostare a una decisione democratica spaccando in due un partito già in ginocchio.
Mi risulta peraltro che lui non abbia la minima intenzione di collaborare con chiunque si trovi alla sua sinistra, il buon Niki non ha tempo da perdere con gli "zombie", come ama chiamarci, lui punta molto più in alto.
Cosa fare nell'attesa? aspettare. Un giorno non lontano Vendola otterrà esattamente quello che cerca, ovvero il potere. Sarà allora che emergerà di fronte agli occhi di tutti la differenza tra chi fa politica per passione e per ideali, e chi invece lo fa per motivi personali.

giovedì 23 settembre 2010

Un segno dei tempi; di Luis Carapinha, tratto da www.resistenze.org





L’innalzamento della Cina alla condizione di grande potenza economica non è cosa da poco. Dopo aver oltrepassato la Germania, nel 2007, i dati trimestrali del PIL divulgati ad Agosto indicano che la Cina è già la seconda maggiore economia del globo, dopo gli USA. Posizione che, tutto lo sta ad indicare, conserverà alla fine del 2010, relegando ad un gradino inferiore il Giappone che, dalla scomparsa dell’URSS, era la seconda economia mondiale. Il paese più popoloso del pianeta è già il maggiore esportatore mondiale e detentore delle maggiori riserve valutarie. La Cina, che non fa parte del club selezionato capitalista del G7 (G8 con la Russia a rimorchio), presenta anche il maggior volume di investimenti interni del mondo (più del doppio del Giappone nel 2009).

Numeri, però, che non fanno perdere la nozione della realtà alla direzione cinese. In termini relativi, il PIL pro capite cinese occupa globalmente una posizione modesta (nonostante aumenti considerevolmente se considerata a parità di potere d’acquisto). Da Pechino, la Cina continua ad essere vista come un paese in via di sviluppo, che si trova ancora nella fase primaria della costruzione socialista. La crescita economica e delle forze produttive permane la priorità centrale, nello stesso tempo in cui le pronunciate disuguaglianze e i disequilibri che accompagnano i tassi di crescita senza precedenti registrati negli ultimi tre decenni, si sono trasformati in una delle preoccupazioni di prim’ordine del PCC e dello Stato cinese.

Se è vero che le contraddizioni e le enormi sfide affrontate dal processo del “socialismo con caratteristiche cinesi” non possono essere sottovalutate, molto meno può essere ignorato il significato dell’impetuoso sviluppo economico, tecnologico e sociale dell’ex impero di mezzo per i popoli del mondo e le forze di pace e progresso sociale.

L’attuale ascesa della Cina, indissociabile dal cammino iniziato con la rivoluzione del 1949 e la fondazione della Repubblica Popolare – che ha lasciato dietro di sé un secolo di guerre dell’oppio e sottomissione semi-coloniale all’imperialismo – si è trasformata in una fissazione ossessiva per le grandi potenze capitaliste e prima di tutto per gli USA, che la affrontano come una enorme minaccia economica e, in prospettiva, militare. L’urgenza di intimidire la Cina ha fatto si che la scalata provocatoria avviata da Washington raggiungesse quest’estate livelli inauditi con la realizzazione di manovre militari in serie e la presenza di un inusitato potenziale bellico di ultima generazione degli USA nei mari che confinano con le acque territoriali cinesi. La Corea del Sud e il Giappone si sono aggregati alla provocazione deliberata. Il pretesto dello strano affondamento dell’imbarcazione di guerra sud-coreana Cheonan – del quale la RPDC ha già negato la responsabilità – è coinciso con i 60 anni dall’inizio della guerra di Corea. Washington è arrivata al punto di concordare con Seul la realizzazione mensile di manovre fino alla fine dell’anno (R. Rozoff, Global Research, 18.08.10). Manovre militari degli USA che si estendono al Mare del Sud della Cina: è evidente che l’imperialismo sta cercando di coinvolgere militarmente i paesi del sud-est asiatico nella strategia di contenimento della Cina, servendosi con astuzia dell’intricato contesto regionale di dispute territoriali e di contraddizioni sul piano economico che non possono essere sanate senza una necessaria posizione di dialogo e principi politici.

La dimostrazione di forza degli USA, che mira anche a condizionare l’atteggiamento della Cina in altri focolai di tensione nella mappa mondiale esacerbati dalla politica delle cannoniere dell’imperialismo, fa seguito all’annuncio della vendita di una nuova fornitura di armi a Taiwan e a crescenti pressioni commerciali, economiche e politiche che hanno come destinatario il governo di Pechino. Con gli ultimi dati dell’economia USA che confermano lo scenario di stagnazione della più grave crisi capitalista dal 1945, l’arroganza della Casa Bianca nei confronti del maggiore creditore degli Stati Uniti è di cattivo auspicio per la pace e la sicurezza internazionali. Ma abusare della millenaria pazienza cinese è un rischio elevato. E il tempo non gioca a favore della strategia egemonica dell’imperialismo…

Colombia: ucciso il capo militare delle Farc




Il capo militare della Farc, Victor Julio Suarez Rojas, altrimenti detto "Mono Jojoy", è stato ucciso nel corso di un bombardamento militare nello Stato di Meta. La notizia è stata confermata dallo stesso presidente Santos, il quale al momento si trova a New York per l'Assemblea Generale dell'Onu. Rojas era uno dei ricercati numero uno delle Farc, e sicuramente la sua morte è stato un durissimo colpo per l'organizzazione guerrigliera che proprio recentemente sembrava essere tornata in auge per un rinnovato attivismo in tutto il territorio colombiano. Un attivismo che aveva portato alla morte di decine di soldati e poliziotti colombiani e che aveva riportato agli onori delle cronache la guerriglia di un gruppo che si credeva erroneamente sconfitto.
L'operazione condotta da Bogotà contro i guerriglieri ha previsto l'utilizzo di svariati aerei ed elicotteri, e oltre alla morte di Rojas ha causato almeno altri venti morti. "Mono Jojoy" Rojas era uno dei sette più importanti membri della segreteria delle Farc, a cui aveva aderito nell'ormai lontano 1975. La morte di Rojas va ad aggiungersi a quelle di Antonio Marin, Paul Reyes, e Ivan Rios, altri tre dei massimi dirigenti che erano stati uccisi nel corso del 2008, anno in cui le autorità di Bogotà si erano illuse di aver definitivamente decapitato il movimento.
Rojas era ormai uno dei capi delle Farc da almeno trent'anni e quindi con ogni probabilità aveva già creato altri uomini di fiducia cui passare il testimone in caso di arresto o di morte violenta e improvvisa. Inoltre le Farc resistono da decenni mantenendo la guerriglia attiva nel territorio colombiano, e nonostante le campagne repressive di Uribe in qualche modo hanno mostrato delle capacità di radicamento e di reazione del tutto imprevedibili.
Ora c'è da scommettere su come le Farc reagiranno al colpo subito, se scomparendo per un po' nell'ombra per riorganizzarsi, oppure se decideranno di rilanciare la lotta armata su tutti i livelli, accettando la sfida lanciata dal presidente Santos.

lunedì 20 settembre 2010

Oggi come ieri, a testa alta.






Ci siamo, sono passati ormai 20 anni circa da quando il mondo è finito sottosopra. "Non si svende, non si svende neanche se non funziona" cantava Giovanni Lindo Ferretti nel celeberrimo gruppo musicale CCCP, gruppo che ha fatto la storia della musica italiana negli anni Ottanta. Eppure a distanza di vent'anni è tutto finito; le macerie del socialismo reale sono tutto intorno a noi e i comunisti del XXI secolo sono rimasti da soli, senza più guide, senza più santi in paradiso a lottare contro i mulini a vento.

La crisi economica di questi anni sta dimostrando però in modo inequivocabile che il sistema capitalistico è ben lontano dall'avere ucciso la storia, come alcuni aderenti del PNAC (project of the new american century) avevano troppo frettolosamente conclamato. Questa però a ben vedere non è altro che una sterile vittoria "di Pirro", dato che ci sta capitando di assistere al collasso del nostro nemico senza avere però la possibilità di rialzarci in piedi. Mai come oggi, sicuramente non solo per colpa dei comunisti (italiani e occidentali), il comunismo sembra nella società un concetto ormai appartenente al passato, proprio come tutti i passati -ismi nella storia dell'uomo.A dire la verità a instillare questa convinzione nella maggior parte degli abitanti del cosiddetto Occidente ci hanno pensato i media e un intera classe politica, per una volta coesa e compatta, nonostante i differenti orientamenti, nell'affossare e nell'infangare un modo di concepire la politica scomodo e non organico al sistema di cose vigenti.

Il fatto che si sia cercato con tanta furia e tanto ardore di cancellare tutto quello di buono che vi era indiscutibilmente nella tradizione comunista e socialista del XX secolo, non è che una chiara spia, una dichiarazione di intenti nemmeno troppo nascosta, un tentativo purtroppo perfettamente riuscito di applicare un "revisionismo di massa" in ogni campo della storia recente del nostro mondo. Ecco che i partigiani diventano degli sbandati violentatori in cerca di bottino mentre i camerati di Salò assurgono a poveri ragazzi ingannati da fatti più grandi di loro che cercarono vanamente di riscattare l'orgoglio italico calpestato.
Ecco che Giuseppe Garibaldi diventa un buffone di corte che ha orchestrato un finto sbarco in Sicilia per combattere finte battaglie, ed ecco che la stessa operazione di unificazione dell'Italia per una certa, delirante, parte politica, diventa un disvalore e non un evento straordinario fondativo di una cultura comune.
Ecco che il più grande esperimento mai fatto dall'uomo di inventare da zero una realtà statuale capace di includere anche le frange più povere e marginalizzate della società all'interno del governo, quello dell'Urss, viene analizzato in un modo vergognosamente manicheo, decontestualizzando, inventando, forzando interpretazioni e omettendo realtà scomode, solamente per avvalorare il plot narrativo di chi questa storia ha commissionato.

In un mondo ormai cambiato, dove la globalizzazione ha modificato la società al punto da renderla irriconosibile, coloro che si dichiarano ancora comunisti riescono però perlomeno a capirci qualcosa in più dei loro detrattori. Marx, Lenin, e altri grandi personaggi del passato, non erano poi andati così lontani dalla verità quando avevano ipotizzato il futuro del capitalismo, e quanto avessero ragione è, oggi, sotto gli occhi di tutti, ancora una volta.I detrattori del comunismo e del marxismo continuano a ripetere, come un mantra, che ormai il mondo è cambiato, che Marx era un genio si, ma del suo tempo, e che oggi i suoi insegnamenti sono sterili esercizi di forma. E allora come mai nel 2010 ci sono ancora più di un miliardo di persone che vivono con meno di un dollaro di reddito pro capite al giorno? come mai ogni anno continuano a morire 12 milioni di persone l'anno per denutrizione e fame? come mai più di metà del mondo continua a versare in una vergognosa situazione di subalternità economica nei confronti del sempre meno opulento occidente? Dato che per anni costoro si sono riempiti la bocca sostenendo il fallimento del socialismo e degli esperimenti comunisti oggi permetteteci alemeno di rispondergli, a testa alta, che anche loro hanno fallito. Anche loro nono sono stati capaci di rispondere a nessuna delle domande che ho appena posto, e soprattutto hanno avuto tutto il tempo per cercare di modificare lo stato di cose presenti. Hanno fallito. Hanno fallito miseramente e le macerie del capitalismo ancora non riusciamo a scorgerle per il tragico motivo che vi abitiamo ancora all'interno.

Capitalismo e socialismo, forse sono fallimentari entrambi, ma almeno il secondo ha avuto il merito di porsi alcuni obiettivi meritori: la fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. E'proprio per questo che tra i due -ismi,sarà proprio il secondo ad avere vita eterna, perchè finchè vi sarà sfruttamento di un individuo su un altro, ecco che le idee che furono di Marx, Lenin,Gramsci, Togliatti, Di Vittorio, rivivranno ancora.

In Italia poi si può vedere ancora meglio cosa è cambiato con il collasso di ogni utopia e di ogni ideologia. Con il tramonto del sol dell'avvenire, a ben guardare,l'Italia è diventata un inferno. Che piaccia o no agli italiani di qualsiasi orientamento politico, quando vi era il PCI e vi era la DC all'interno dell'agone politico, in Italia si assisteva al boom che ha reso il nostro paese uno dei più ricchi del mondo.Altri tempi, certo. Altri uomini, vero. Eppure non possiamo pensare che fosse solo una serie di casualità a rendere quella politica e quell'Italia così diversa dal postribolo che è diventata quella odierna.
I diritti dei lavoratori sono tornati ad essere messi in discussione proprio nel XXI secolo, e i lavoratori mai come oggi sono completamente esposti all'arbitrio e ai capricci delle controparti, non avendo più alcuina struttura organizzata degna di questo nome capace di rappresentarne le istanze a livello istituzionale.
Ovunque di assiste all'avanzata reazionaria e conservatrice di partiti come la Lega Nord, di forte matrice xenofoba impastata di neofascismo.La Lega Nord non solo non viene arginata e combattuta dalle altre forze politiche, al contrario viene addirittura inserita all'interno del governo e viene caricata di responsabilità di governo che fanno venire agghiaccianti dubbi sul futuro del nostro paese.

E in tutto questo quale deve essere il ruolo dei comunisti? citerò Gramsci, che di fronte al Tribunale fascista disse: "Voi fascisti porterete l'Italia alla rovina, e a noi comunisti toccherà salvarla".


d.c .

Obiettivi per il Millennio: fallimento completo




Si è aperto oggi a New York il summit mondiale sul Millennio, una conferenza di tre giorni sotto l'egida delle Nazioni Unite che ha l'ambizione di fare il punto sul piano varato nel 2000 per dichiarare guerra alla fame, alla miseria e al sottosviluppo di gran parte del mondo. Un banco di prova valido per verificare la serietà di questi meeting che spesso rischiano di rilevarsi soltanto una passerella mediatica per i capi di Stato.
Nel settembre 2000 erano stati 189 i leader che l'Onu aveva messo insieme per varare il piano del Millennio, con l'obiettivo manifesto di tentare di liberare dalla povertà almeno un miliardo di persone entro il 2015. Oggi il progetto dovrebbe essere già in fase estremamente avanzata, ma sta rispettando la tabella di marcia?
Nel 2010 continuano a morire di fame e malnutrizione almeno 10 milioni di persone all'anno, e il numero di coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno permane elevatissimo (si parla di un miliardo). In questo campo sono stati effettivamente fatti alcuni passi avanti, ma soprattutto grazie al boom economico di alcuni paesi emergenti come Cina, India e Brasile, non certo grazie al Millennium.
Anche nel campo dell'istruzione il Millennium aveva fissato obiettivi ambiziosi come assicurare a tutti i bambini della terra l'accesso alla scuola elementare entro il 2015; anche qui si è ben lontani dal conseguire gli obiettivi preposti dato che rimangono 75 i milioni di bambini che sono esclusi da qualsiasi tipo di istruzione e sono solo 18 su 113 i paesi che hanno raggiunto il traguardo della scolarizzazione di tutte le bambine.
Sono ancora 10 milioni i bambini che ogni anno muoiono prima di aver raggiunto il quarto anno di età, e almeno mille al giorno le donne che muoiono per gli effetti della gravidanza. Solo il 10% dei malati di Aids riescono ad accedere alle cure e tuttora un miliardo di persone non ha accesso all'acqua potabile. Per far fronte alle problematiche derivanti dall'ambiente è stato tutto rinviato al vertice messicano di Cancùn nel dicembre 2010, ma sembra che lo stallo Usa-Cina potrebbe portare a un nuovo stallo relativo alle riduzioni di emissioni di CO2.
Per finire l'ultimo, e più importante, tra gli obiettivi, è altrettanto fallimentare: la cancellazione dei debiti dei paesi più poveri attraverso il trasferimento di tecnologie cruciali per la crescita, ed è uno dei punti che condiziona tutti gli altri. Il bilancio in questo caso è deludente e negativo visto che rispetto ai fondi promessi nel 2005 ne sono stati spesi solamente una parte (119 sui 155 promessi). Inoltre solamente i paesi scandinavi rispettano l'impegno preso di destinare agli aiuti ai paesi poveri lo 0,7% del Pil, mentre tutti gli altri preferiscono ignorare la questione. Visto il peso delle lobby bancarie inoltre, sembra impossibile che verrà accolta l'idea di inventare una tassa sulle transazioni finanziarie da destinare ai paesi poveri; un vero peccato dato che gran parte della colpa della crisi che sta piegando paesi già in miseria è proprio loro.

Ancora scioperi in Grecia: paralizzato il paese






Dopo la violenta crisi economica che ha sconvolto il paese ellenico, la situazione dopo qualche mese di calma apparente sta nuovamente precipitando.
Il Pame e il Kke stanno organizzando insieme ad altre realtà sindacali una manifestazione nazionale per il 23 settembre volta a contrastare le misure del governo tese ad aumentare il prezzo del gasolio, del riscaldamento, l’IVA e le tariffe dell’energia elettrica. In vista delle elezioni amministrative del 7 novembre il Kke e il Pame stanno lavorando su liste di Raggruppamento popolare con forti componenti sindacali al loro interno.
Intanto nella giornata di oggi centinaia di camion stanno bloccando le principali direttrici stradali che portano alla capitale. Oltre 800 autocarri sarebbero concentrati nei dintorni di Atene e avrebbero cercato di marciare verso il centro della capitale per opporsi al voto di domani in Parlamento, il quale dovrebbe liberalizzare il settore. Tra le richieste degli autotrasportatori quella di estendere il periodo di transizione da tre a cinque anni. Il loro presidente: Giorgios Tzortzatos, dopo il rifiuto del governo di trattare, ha fatto sapere che «non abbiamo più nulla da perdere». Tra i rischi ventilati quello della penuria di carburanti, come accaduto nel luglio scorso quando la Grecia intera fu messa in ginocchio dalla protesta dei camionisti.

Ombre Nere sull'Europa






In questi giorni la coalizione del centrodestra svedese guidata dal primo ministro Frederik Reinfeldt ha vinto le elezioni politiche, ma non ha però raggiunto la maggioranza assoluta richiesta per formare da sola il nuovo governo. La Svezia, paese di una decennale tradizione socialdemocratica, vede per la prima volta l’ingresso in Parlamento dell’estrema destra xenofoba, i “Democratici di Svezia” (Sd) del 31enne Jimmi Akesson, il quale con il 5,7% dei voti ha superato lo sbarramento del 4% necessario per l’accesso ai seggi del Riksdag. Il leader di Sd ha dichiarato di non voler creare problemi, accettando di assumersi tutte le responsabilità del caso: «Oggi abbiamo scritto la storia politica. È fantastico abbiamo subito la censura e il boicottaggio dei media, ci siamo visti rifiutare dai giornali la nostra pubblicità. Ma ciò nonostante abbiamo realizzato un risultato fantastico».

Il successo dell’estrema destra in un Paese dalle salde tradizioni democratiche e di sinistra come la Svezia non deve però lasciare disorientati; in tutta Europa infatti l’avanzata dei partiti conservatori e della destra radicale è ormai una realtà, come testimoniato dal loro stato di salute.
In Olanda il “Partito per la libertà” (Pvv), partito di destra xenofobo, anti-islamico e anti-europeista di Geert Wilders, ha conquistato nelle recenti elezioni europee i il 16,9%, e ha portato ben quattro delegati a Strasburgo.
In Austria l’estrema destra del “Liberalnazinali” (Fpoe) di Barbara Rosenkranz, aggressiva cinquantenne che ha raccolto il testimone del defunto Jorg Haider, ha ottenuto alle presidenziali dello scorso aprile il 15,62% delle preferenze, confermando il seguito del partito nel paese.
In Ungheria, il partito conservatore di destra del “Fidesz” ha vinto le elezioni legislative con il 52,7% dei voti, mentre il partito di estrema destra “Jobbik” è entrato per la prima volta in Parlamento con un risultato eclatante: il16,7% dei voti. Il Jobbik rappresenta un radicalismo ostile al sistema ed esprime la rabbia, la delusione e i problemi accumulatosi nella società ungherese negli ultimi decenni, oltre che pericolosi sentimenti xenofobi e nazionalisti.

Infine c’è il Partito nazionalista di Malta, al potere con il 45% dei consensi e attivo con politiche contrarie all’immigrazione, e il Partito Nazionalista Britannico nel Regno Unito che ha ottenuto un preoccupante 6,2% dei voti nelle ultime elezioni europee ed è entrato nell’occhio del ciclone per una controversia legata al materiale elettorale. Nessun editore britannico ha infatti accettato di stampare volantini e manifesti del BNP, tanto che i suoi militanti hanno dovuto farli in Slovacchia.
Secondo l’associazione “Human right watch”, il BNP sarebbe colpevole di aver reclutato skinheads per la loro causa e di aver promosso campagne di odio razziale. Proprio in Slovacchia il Partito Nazionale Slovacco viene classificato come ultranazionalista e di estrema destra che nel 2006 ha ricevuto nelle elezioni politiche ben l’11,6% dei consensi.

L’incompetenza del governo dà fuoco la Russia. di Guennadi Ziuganov







Ancora non si è concluso il 2010 ma è già entrato nella storia della Russia come uno dei più drammatici. Il caldo e la siccità hanno favorito gli incendi di grandi proporzioni, bruciando villaggi e interi paesi. Nelle fotografie, i luoghi ridotti in cenere non si discostavano da Játyn (1) arso durante la guerra. Eppure la gente è morta non solamente in conseguenza diretta del fuoco. Perfino nella capitale in quei giorni di fine luglio e inizio agosto, circa 700 persone al giorno lasciavano questo mondo, il che significa che nei luoghi colpiti dal fuoco è raddoppiato il numero dei morti.

Sono bruciate enormi distese di boschi. Si è inferto un danno colossale all’ecosistema. L’agricoltura, che già era in difficoltà, ha subito un duro colpo. Centinaia di migliaia di contadini quest’anno resteranno senza raccolto. L’aumento dei prezzi dei principali beni alimentari è inevitabile.

La portata della tragedia è evidente: ha colpito decine di milioni di persone e benché negli ultimi anni la Russia abbia patito una lunga serie di disgrazie, l’attuale si differenzia per le sue enormi proporzioni. Le conseguenze di quanto accaduto alla vita del paese sono ancora da stimare. Milioni di persone stanno respirando prodotti tossici, con conseguente grave danno per la loro salute. Dovrà passare del tempo per valutare la reale portata dell’evento. La disgrazia nella quale sono sprofondati i nostri concittadini ha avuto grandi ripercussioni per tutto il paese. Si continuano a raccogliere aiuti per le vittime. Non è sicuramente rimasto ai margini il Partito Comunista della Federazione Russa. I nostri compagni continuano a raccogliere fondi e aiuti materiali. Il CC del PCFR coordina il lavoro delle organizzazioni regionali del partito. Ma neanche il sostegno di tutto il popolo potrà restituire familiari e parenti a coloro che hanno subito tante dolorose perdite in questi giorni d’incendi.

Sfortunatamente è accaduto quello che succede sempre quando il governo attua il “vada comunque vada”, quando è incapace di adempiere ai propri doveri, quando si dimentica della voce del popolo. È successo quello che noi, i comunisti, stiamo coraggiosamente tentando evitare. Avevamo messo in guardia tutti coloro da cui dipende l’assunzione di importanti decisioni rispetto alle crescenti minacce che incombevano sul paese. Cinque anni fa, il nostro partito diffuse alla Duma una relazione speciale, “I limiti della caduta”, elaborato dai migliori scienziati. Nel 2006-2007 ci opponemmo frontalmente alla nuova e distruttiva legge sui boschi. Lo stesso coscienzioso lavoro fu svolto per la discussione della legge sull’acqua. Nei differenti tavoli che allora si organizzarono nella Duma, si analizzarono in dettaglio quei documenti. Facemmo arrivare alla dirigenza dal paese delle relazioni speciali sull’argomento.

Abbiamo mantenuto una linea coerente per l’utilizzo delle nostre ricchezze di terre, boschi e acqua a beneficio di tutti i cittadini della Russia. Esigemmo che lo Stato assumesse il compito di disciplinare i loro rapporti. Dimostrammo che l’adozione delle nuove leggi su boschi e risorse idriche contraddiceva tali doveri. Compiemmo un grande sforzo per arrivare all’opinione pubblica, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione, dalla tribuna parlamentare fino agli atti di protesta. Ricorremmo a tutte le possibilità per suonare alla porta del governo. Ma non potemmo aprire una breccia in quella schiera di funzionari dietro cui si celano gli interessi del grande capitale e del profitto personale.

Dopo le inondazioni del fiume Lena e nel nord del Caucaso ed il terremoto a Sajalín, pretendemmo dal governo azioni più concrete e decise per riportare l’ordine. Rilevammo come l’incidente nella centrale idroelettrica di Sayan-Shushen non facesse che confermare l’imperiosa necessità di un recupero della proprietà statale nei settori strategici dell’economia, mentre l’incendio nella discoteca “Il cavallo zoppo” di Perm, esigeva l’adozione di misure per la sicurezza dei locali pubblici. Dimostrammo come i superprofitti dei “re del carbone” che risparmiavano sulla sicurezza e la salute dei minatori, erano la strada obbligata verso gli incidenti nelle miniere “Raspadskaya” e “Voroshilov” nel Kuzbass.

Disgraziatamente non siamo riusciti a far ragionare il governo. Non li abbiamo convinti ad accendere il semaforo rosso all’oligarchia nel suo cammino verso il profitto. La radice del male rimane intatta: quell’incontenibile e cinica corsa del capitale dietro il profitto. I circoli governativi sono risoluti a soddisfare i propri appetiti. Insistono nello spogliare lo Stato della responsabilità nelle sfere più importanti dell’attività economica. Il capitalismo criminale ha posto fine a quasi tutte le tenute collettive che erano preparate a fronteggiare siccità e incendi.

I nostri massimi responsabili si sono sforzati per indicare i “capri espiatori” cui far pagare il conto di ogni incidente o catastrofe. Allo stesso tempo si garantiva l’immunità ai principali funzionari, responsabili dei più abominevoli esperimenti sul popolo e sul nostro paese. Kudrin [ministro delle Finanze] continua ad essere “insostituibile”, perché esegue con successo il dissanguamento della nostra economia e del settore sociale, scaricando i costi sulle regioni più povere. “Insostituibile” è Serdiukov [ministro della Difesa], perché è difficile trovare qualcuno più indicato per trasformare l’esercito in un luogo di mercanteggiamenti. “Insostituibile” è Fursenko [ministro dell’Istruzione e Scienza], affermato specialista nel seppellire senza scomporsi i migliori risultati della nostra scienza e del nostro sistema educativo. “Insostituibile”, come no, continua ad essere il principale privatizzatore del paese, distruttore del migliore sistema energetico del mondo, al quale hanno dato ora in gestione lo sviluppo delle nanotecnologie (si riferisce ad A. Chubais. NdT)..

Le alte sfere del paese ora incolpano di quanto accaduto i governatori e i loro funzionari. I governatori pensano che la colpa sia del governo centrale, ma licenziano i responsabili locali. I responsabili locali credono che la colpa di tutto risieda nella disastrosa politica del governo, benché non lo dicano a voce alta.

Tutto e tutti sono colpevoli: il clima e gli elementi, le torbiere e gli amanti delle gite all’aria aperta, i venditori di ventilatori ed i cittadini che non avevano arato i loro orti e campi nei paesi. Innocente è il partito al governo. Non sono colpevoli né politicamente, né giuridicamente, né moralmente.

Scaricare la colpa sugli altri piace alle persone che non hanno mai creato niente in vita loro. Coloro che non hanno mai prodotto nulla con le proprie mani, sono poi i primi incensarsi. Questo autocompiacimento dell’attuale governo non fa che allontanarlo maggiormente dalla vita reale. Può bastare un esempio. Contrariamente a tutte le promesse dei funzionari, molti sono i veterani della Grande Guerra Patriottica che continuano a non ricevere gli appartamenti promessi.

Alla luce degli incendi di questo 2010 si è evidenziata l’incapacità del governo sulle questioni concrete. Milioni di persone hanno dovuto fare fronte al problema di come difendere la propria vita, il proprio tetto, il proprio futuro. I cittadini della Russia hanno scoperto che il governo e le sue figure più in vista sono incapaci di risolvere i problemi e di adempiere agli obblighi. I tentativi di dare rilievo alla sua attività, di dimostrare l'operosità del governo, ha soltanto evidenziato l’incompetenza e la goffaggine dei vertici di potere.

Ciò che è successo non solo rappresenta una lezione per lo stesso governo. È anche una lezione per il paese ed i suoi abitanti. Una lezione per imparare a valutare la situazione non per quello che dice o spiega la televisione, bensì dai fatti e dalle competenze. Una lezione su come lottare per i propri diritti e formare un governo nell’interesse del popolo.

Gli specialisti avevano già notato che quella di quest’anno sarebbe stata un’estate calda. Lo indicavano le previsioni meteorologiche e l’esperienza pratica dell’amministrazione. Quindi il fuoco coi suoi effetti non ci sono caduti addosso all’improvviso, ma si attendevano. Tuttavia non è stata adottata nessuna misura per preparare il paese né la sua popolazione ad una situazione di emergenza.

Ci sono questioni in cui un governo è obbligato a lavorare senza che sia necessario un allarme specifico. Ci sono problemi per i quali deve essere sempre pronto. Minimizzare le conseguenze dei disastri naturali, dei conflitti militari e politici, dei blocchi economici, del terrorismo e della delinquenza, è competenza diretta dello Stato. Per questo motivo esistono il Ministero per Situazioni d’Emergenza (MSE) ed altre organizzazioni. Per questo deve essere concepito un piano di misure preventive e di mobilitazione. “Prevenire le malattie è meglio che curarle” non è solo una massima applicabile alla medicina. Se il governo non lo capisce, diventa dannoso per la società e deve essere sostituito.

Le priorità del regime di governo stanno trasformando sempre più la Russia nel regno dell’assurdo. Le strutture del MSE, al momento di ricercare volontari per andare a spegnere gli incendi, chiedevano loro di arrivare preparati con cibo proprio, proprie bottiglie d’acqua e finanche con le proprie maschere antigas. Ed il desiderio dei funzionari di essere graditi alla direzione li porta, ogni volta con maggiore frequenza, ad agire seguendo il copione di una brutta barzelletta. La misurazione e registrazione dei fenomeni atmosferici si compiono da non più di duecento anni. Cosa che non ha impedito ai responsabili dell’Istituto di Meteorologia di arrivare ad affermare che un’ondata di caldo come quella patita non si riscontrava in Russia da più di mille anni.

Siamo riusciti a sviluppare un sistema capace di trasformare in farsa qualunque tragedia. Importanti figure del governo hanno fatto appello all’opposizione di non trasformare il dolore della gente in arma politica, che in ogni caso non ha impedito che fossero loro stessi i primi a cominciare a farlo.

Facendosi vedere partecipare personalmente allo spegnimento degli incendi, stavano in realtà sancendo il collasso del sistema che dirigono. La funzione di un governo consiste nel prevenire le catastrofi, assicurare condizioni sicure per la vita della popolazione. Un compito, questo, in cui hanno fallito miseramente. L’ondata di incendi ha colpito tutte le regioni centrali. È una tragedia che non possono nascondere ai telespettatori per quanto si sforzino di fare. In una tale situazione non bastano neanche le videocamere di sicurezza che vigilano sulla costruzione delle abitazioni che devono sostituire le case bruciate.

Il governo, occupato com’è nello smascherare il passato sovietico col fine di giustificare il suo arbitrio “funzionario-oligarchico”, si rifiuta di voler prendere qualcosa dai suoi predecessori. Già negli anni 30 in URSS per la lotta contro gli incendi si realizzò un locomotore cingolato fuoristrada, lo “Yaroslvets”. Successivamente si cominciarono a fabbricare macchinari pesanti per l’estinzione degli incendi partendo da macchinari militari. Nel paese apparvero le prime unità militari per l’installazione di tubature, riconvertite già nel 1952 per decisione di Stalin, in una categoria di truppe speciali.

Il tempo confermò l’importanza di quelle decisioni per la sicurezza del paese. Quelle truppe salvarono migliaia di vite di nostri soldati in Afghanistan, furono un aiuto fidato che prestò soccorso nella catastrofe di Chernobil e nel terremoto di Spitak, negli incendi di boschi e torbiere. Prima delle “riforme” erano truppe compatte ben equipaggiate e preparate per qualunque eventualità. Non solo offrivano copertura alle truppe durante i combattimenti, ma rappresentavano anche una riserva strategica per le situazioni di emergenza. Ora con la trasformazione intrapresa da Serdiukov, tutte quelle brigate si sono viste ridotte nella “nuova immagine delle Forze armate”. Sono rimaste alcune brigate isolate in qualche distretto militare e nella marina. Il paese è rimasto senza un’importante riserva strategica.

L’analisi completa dei problemi permetteva all’URSS di risolvere le questioni più complesse. Anche nel 1972 si ebbe un’ondata di caldo simile, ma allora gli incendi dei boschi e delle torbiere in fiamme non si trasformarono in un cataclisma generale. Per l’estinzione del fuoco si mobilitarono più di centomila soldati. Ora sono stati undicimila e per giunta in ritardo. A quel tempo, nella sola regione di Mosca si dispiegarono 300 linee di tubature per una lunghezza totale di 1.300 km. L’attuale governo al contrario è riuscito a posarne 170 km, nel territorio di quattro regioni: Mosca, Nizhegorod, Riazan e Vladimir. Dobbiamo sorprenderci che le vittime degli incendi del 2010 superino di svariate volte quelle del 1972?

L’ingegneria nazionale offre oggi proposte interessanti, ma il governo è impegnato a ignorare le possibilità dell’aeronautica nazionale e di altri settori. Già all’inizio del decennio l’ufficio di progettazione degli Urali ideò un carro armato antincendio. Poteva caricare una notevole riserva di acqua, avanzare attraverso i campi e farsi largo all’interno del bosco fino ad arrivare al focolaio dell’incendio. La sua conversione sulla base dei T-72 poteva risultare abbastanza accessibile dal punto di vista economico. Ma il progetto non vide la luce. Perfino ora, dopo le amare lezioni di questa estate, il governo non si affretta ad agire in modo diligente. Prosegue a non prestare attenzione ai progettisti nazionali, ma studia la possibilità di acquistare all’estero i macchinari contro gli incendi.

Il PCFR considera che tale ritardo nell’adeguamento del paese agli interessi nazionali possa portare a conseguenze irreparabili. Tutto il mondo ha potuto costatare l’incapacità dell’attuale governo capeggiato da Putin di fare fronte ai problemi che si accumulano. La situazione richiede che il presidente della Federazione Russia, come capo dello Stato e come politico senza partito, si renda responsabile personalmente a sbloccare questa “ostruzione amministrativa”.

Allo stesso tempo il PCFR insiste nell’attuazione delle seguenti misure prioritarie:

1. Portare a termine un’analisi dettagliata dei motivi e delle conseguenze della situazione eccezionale di questo 2010, nel Consiglio di Stato ed in una sessione speciale della Duma.

2. Adottare nel corso di due mesi un piano speciale d’azione per la sicurezza nazionale, la difesa del paese e della popolazione di fronte alle situazioni di emergenza.

3. Redigere una nuova legge su terre, boschi e risorse idriche. Bloccare fino alla sua approvazione le leggi vigenti, per quanto concerne il passaggio in mani private della terra, dei boschi e delle acque.

4. Fermare immediatamente i piani di futura privatizzazione della proprietà statale. Spingere per l’incremento della proprietà statale e l’efficacia della sua gestione.

5. Riconoscere come imprescindibile lo sviluppo delle tenute collettive e delle imprese di economia forestale come condizione indispensabile per la risoluzione dei problemi. Progettare e dare inizio ad un programma di recupero delle grandi tenute collettive altamente specializzate nella coltivazione e commercializzazione delle produzioni agricole.

6. Ripristinare il Servizio forestale nazionale. Eseguire un programma integrale per il recupero della fertilità delle terre ed il dissodamento delle terre desertiche. Creare brigate specializzate nei lavori di miglioramento.

7. Aumentare il finanziamento del complesso agro-industriale, fino a raggiungere almeno il 10% del preventivo di spesa. Recuperare nel corso di cinque anni la base materiale e tecnica del settore agricolo ed il suo impianto energetico. Mettere in moto un programma che assicuri delle condizioni normali di vita per i contadini.

L’esecuzione di queste misure migliorerà considerevolmente la competitività della Russia nel XXI secolo, migliorando la difesa dei cittadini di fronte ad incidenti e catastrofi. Senza l’utilizzo di queste misure tutte i discorsi sulla modernizzazione del paese continueranno ad essere parole vuote.

Da parte sua il gruppo parlamentare del PCFR è disposto a presentare nuovamente all’ordine del giorno della Duma la nostra proposta di legge su terre, boschi e risorse idriche, scartata precedentemente da “Russia Unita”.

I soliti quattro imbecilli. Tratto da www.militant-blog.org






Forse non tutti ci avranno fatto caso ma l’Italia, anche nel cordoglio patriottardo, è ormai diventata un Paese compiutamente imperialista. Fino a qualche anno fa la morte di un qualsiasi militare impegnato in un conflitto neocoloniale era occasione di lutto nazionale, sottolineato da decine di servizi televisivi strappalacrime e titoloni sui giornali. Ora non più. La guerra è stata metabolizzata, è diventata una routine, e gli articoli di commiato non guadagnano più le prima pagine dei quotidiani. E’ stato così per il 30° soldato morto in Afghanistan, per cui non si è andati oltre la stanca ritualità che è comunque dovuta a chi è caduto per proteggere i profitti di qualche multinazionale. Due frasi ipocrite, qualche lacrima di coccodrillo e perchè no, visto che non guasta mai, un bel minuto di silenzio allo stadio con cui tentare di ripulirsi la coscienza. Purtroppo per lorsignori, però, c’è ancora chi alla banalità del male non si vuole rassegnare e proprio non ci sta ad essere arruolato in questo nuovo senso comune nazionalista. Ieri i tifosi del Livorno hanno fischiato il minuto di silenzio per il tenente del Col Moschin attirandosi le ire funeste dei ministri Matteoli e La Russa. Quest’ultimo, inviperito per cotanta offesa all’amor patrio, ha parlato dei “soliti quattro imbecilli”, inventandosi poi di sana pianta una reazione negativa da parte del resto del pubblico dell’Armando Picchi (leggi). Ancora più imbarazzante il commento del sindaco del PD (il partito con cui qualcuno si sta per alleare, NdR) che ha continuato a parlare di un ragazzo morto in una “missione militare di pace” reiterando l’uso di quell’ossimoro che tanto piace ai centrosinistri ma che ormai anche i generali italiani ritengono inutile. Perchè la guerra è guerra. Associandoci idealmente ai fischi dei compagni livornesi ci domandiamo però, visto che due li abbiamo gia individuati, chi siano gli altri due imbecilli di cui parlava il ministro della difesa.

domenica 19 settembre 2010

Lo scempio di Adro: specchio di un Italia aggredita dai barbari





Pensavamo di averle viste tutte; pensavamo che Renzo Bossi stipendiato all'Expo di Milano fosse il fondo del barile, ma evidentemente tutti quanti abbiamo sottovalutato tragicamente le capacità del partito della Lega Nord.
Non solo con le loro fandonie sulla "Padania" hanno contribuito e contribuiscono ogni giorno a screditare il nostro paese di fronte al mondo, non solo con il loro becero razzismo insultano i diritti umani di migliaia di migranti e di persone che hanno come unica colpa quella di avere una cultura differente da quella "padana" (che poi non esiste), non solo dichiarano di volersi "pulire il culo" con la bandiera italiana, la stessa bandiera italiana che gli passa le laute prebende mensili, ora il "popolo padano" ha deciso di osare dove nessuno, almeno da Hitler in poi, ha mai osato. I simpatici padani di Adro hanno infatti deciso nottetempo, proprio come coloro che hanno qualcosa da nascondere, di infilarsi in una scuola locale per installare i vergognosi simboli politici della lega, spacciati in modo grottesco per "simboli delle alpi". I geniali autori dello scempio hanno pensato bene di infilare i loro emblemi un pò dappertutto, e già mi vedo il loro capo, che forse appena uscito dall'osteria si sentiva un pò Goebbels, drappeggiare di verde le classi e i banchi dei poveri studenti di Adro.
Persino il "Ministro" Gelmini ha dovuto, sicuramente a malincuore, tirare le orecchie agli autori dell'impresa, dicendo che si è sbagliato infilare simboli politici in un istituto pubblico come una scuola. L'episodio però è gravissimo, ed è un episodio che mostra la pericolosità di un movimento, quello leghista, il quale è stato forse troppo a lungo sottovalutato, e che ora si mostra in tutta la sua virulenza. L'attacco della Lega è stato portato ora sul piano della cultura, ed è cominciato con il vergognoso tentativo di screditare la parte meridionale del paese e la storia dell'unificazione italiana, un assalto ancora più vergognoso perchè contro di esso non si è segnalata nessuna levata di scudi istituzionale.
L'avanzata della Lega ormai non più essere considerata nè episodica nè casuale, e per quanto assurdo possa sembrare, sembra addirittura essere funzionale ad un progetto a lungo termine mirante a disarticolare lentamente le strutture sociali dello stato per imporre dei modelli alternativi, localistici, intrisi di pregiudizi, e soprattutto aggressivi e reazionari nel senso più gretto del termine.
Non sarà con i discorsi di alta cultura che faremo capire ai simpaticoni che votano Lega Nord quanto si sbagliano, essi infatti paiono quasi darsi forza l'uno con l'altro, facendo loro si quadrato contro gli attacchi dei terroni, degli extracomunitari, dei comunisti falliti. La loro realtà costruita nei laboratori di Pontida prevede bianchi ragazzi dai capelli d'oro giocare in armonia in prati verdi e ben curati, lontano dalla vergogna della povertà, dai tristi villaggi di lamiera da dove i rom assassini giungono per violentare, rubare e saccheggiare. Del resto Umberto Bossi, forse per via del grave incidente che ha subito, può dire un pò quello che vuole, sicuro che nessuna istituzione oserà mai prenderlo sul serio. Peccato che a prenderlo sul serio ci sia uno stuolo di "padani", spaventati forse dalla mediocrità e dalla noia che offre la vita nell'ordinaria "Padania", e che quindi scelgono di seguire il loro Ras alla conquista di un pò di fama, di un pò di "storia fai da te" servita in casa, magari tra un pò di vino e un pò di polenta.
Quanto siano pericolosi invece all'estero lo hanno capito subito, almeno in Francia. I francesi infatti hanno dedicato almeno mezzora ai movimenti di estrema destra e neofascisti in Italia all'interno di un documentario molto interessante, e ovviamente gran parte della vetrina era occupata dalle geste del "Burghez" e soci.
In molti ricorderete le parole di Borghezio: "siamo i soliti fascisti di sempre...usiamo il regionalismo per mascherarci etc.", eppure tutti, almeno i nostri politici, sembrano far finta di niente.
Siamo solo a settembre, il governo di Berlusconi è in bilico, la crisi economica galoppante continua a falciare le vite di miglaia di giovani, i quali ormai hanno anche perso ogni residua speranza nel futuro. In questa situazione drammatica i sondaggi commissionati dalle parti più diverse vedono comunque tutti la Lega Nord in ascesa. Questo non può più essere considerato un problema secondario dalla sinistra italiana. Occorre prendersi carico del problema "Lega" in ogni sua forma e allestire immediatamente dei gruppi di risposta territoriale, culturale, in ogni sede possibile. La Lega Nord è un movimento popolare, proprio per questo vive di pancia, di emozioni, di provocazioni. Quando la situazione in Italia si farà più pesante per via delle elezioni e della crisi economica, ecco che l'incubo delle camicie verdi tornerà a farsi vivo, e sarà per allora che bisognerà farsi trovare pronti, a difesa della legalità, a difesa della costituzione e dell'Italia.
Forse, in fin dei conti, anche questa volta spetterà ai comunisti l'ingrato compito di salvare l'Italia.

D.C.

Colombia: le Farc continuano la guerriglia




La cosiddetta guerra civile colombiana che sta insanguinando il paese ormai perdura da più di un decennio. Certo l’intensità di questa guerra civile strisciante non è stata sempre uniforme, attraversando fisiologici alti e bassi, tuttavia nonostante si siano alternati i governi alla guida di Bogotà, sembra che si sia ancora ben lontani da una conclusione.
Il Comandante in Capo delle Farc, Alfonso Cano, alla fine del luglio scorso aveva avuto l’idea di convincere il nuovo governo ad aprire dialoghi di pace al fine di cercare di porre fine alla guerra civile. Questa decisione presa dalle Farc è arrivata dopo qualche mese in cui i guerriglieri avevano dato sfoggio di alcuni gesti di buona volontà, per esempio liberando in modo unilaterale alcuni prigionieri di guerra. La risposta del governo di Bogotà è stata però negativa, tanto che le autorità hanno anzi reagito intensificando la repressione e la guerra contro i guerriglieri, forse interpretando la richiesta di trattative come un chiaro sintomo di debolezza.
Il governo di Santos, l’uomo che ha raccolto l’eredità di Alvaro Uribe, ha perso l’occasione storica di raggiungere un accordo con la guerriglia, illudendosi forse di aver finalmente la concreta possibilità di piegare i gruppi armati presenti nel territorio colombiano. Alla luce degli ultimi fatti di cronaca però è chiaro che il governo Santos ha commesso un grave errore di valutazione in quanto le Farc, come riconosciuto dalla Croce Rossa Internazionale e da diverse Ong, erano tutt’altro che in uno stato di debolezza. Persino alcuni militari avevano infatti recentemente riconosciuto la pericolosità militare delle Farc, non allineandosi alla versione trionfalistica della “Seguridad Democràtica” propagandata da Uribe.
Il governo di Uribe prima, e di Santos poi, ha avuto sempre tutto l’interesse a dipingere un quadro parziale delle operazioni belliche, le quali venivano compiute quasi sottotraccia, lasciate nell’ombra dai media nazionali e internazionali. Coloro che invece combattono questa vera e propria guerra hanno chiaramente una visione della stessa completamente differente, e sono i dati stessi a mostrarne il vero volto al mondo.
Solo negli ultimi giorni sono infatti caduti sotto i colpi delle Farc almeno una quarantina tra soldati e poliziotti, con un numero non ancora precisato di feriti e diversi scomparsi, i quali potrebbero anche essere stati presi prigionieri dai guerriglieri. Negli ultimi dieci giorni si sono anche registrati diversi attacchi alle infrastrutture statali, come oleodotti, tralicci elettrici, e sedi della polizia politica; come ammesso anche dal ministero della Difesa.
Persino le autorità colombiane, da sempre aduse a dare un quadro ottimistico dell’andamento della guerra civile contro i guerriglieri, parlano ora delle Farc che si sarebbero adattate alle nuove condizioni di guerra, ammettendo se non altro una situazione si stallo che perdura in realtà da chissà quanto tempo. Sicuramente il governo di Santos ha perso una occasione d’oro per raggiungere un accordo, o perlomeno una tregua, con le Farc, le quali ora paiono essere pronte a riprendere le offensive su larga scala mettendo in seria difficoltà le autorità colombiane.