martedì 31 maggio 2011

Beppe Grillo delira come Libero e il Giornale: “Ha vinto Pisapippa, ha vinto il Sistema”. Tratto da www.giornalettismo.com




Beppe Grillo l’ha presa benissimo. La vittoria di Giuliano Pisapia, che lui aveva pronosticato con la solita certezza che gli si confà (qui un video nel quale dava per trionfante la Moratti), e soprattutto il fatto che l’avvocato milanese abbia vinto con uno scarto di 67mila voti mentre il MoVimento 5 Stelle ne aveva presi 21mila al primo turno (e quindi, anche se nessuno dei loro ha espresso ufficialmente una posizione ufficiale pro-Pisapia, quei voti non sarebbero stati decisivi), hanno agito da ricostituente al comico genovese, che oggi sul suo blog ha espresso con la solita serenità la sua opinione:

Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o alternativamente, ha vinto la destra. Qualcuno ha detto al Pdmenoelle che “E’ facile vincere con i candidati degli altri”. Già, ma chi sono gli altri? Pisapia avvocato di De Benedetti, tessera pdmenoelle numero UNO (che ha per l’ingegnere svizzero gli stessi effetti taumaturgici della mitica monetina di Zio Paperone), Fassino deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa? Vendola che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell’acqua? Il Sistema ha liquidato Berlusconi e deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza. Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell’EXPO 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi dei consiglieri comunali, mi ricrederò, pensate che lo farà?

Poi, Grillo ha continuato parlando del suo MoVimento cancellato e del Pdmenoelle che non ha fatto la legge elettorale e quella sul conflitto di interessi. E infine ha chiosato:

La Confindustria cerca nuove vie per mantenere i suoi parassiti. Si è svegliata dopo Fukushima, quando ha capito che la torta di circa 30 miliardi delle centrali nucleari stava svanendo, prima aspettava l’osso e taceva. La Confindustria, insieme ai partiti, farà di tutto per far fallire i referendum che gli sotrarrebbero la gestione dell’acqua per sempre. Dei referendum non parla più nessuno. Tutti in piazza a festeggiare. Tutto cambia perché nulla cambi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ora, a parte che Pisapia ha chiuso il suo ultimo intervento dicendo “Ora andiamo a votare al referendum”, sembra proprio strano che nell’analisi manchi anche una sola parola sul risultato di Napoli, dove l’ex amico De Magistris ha vinto alla grande. Come mai questo silenzio? Non si può sapere perché De Magistris è un ex amico? E che ha fatto di male? Uff, la trasparenza…

lunedì 30 maggio 2011

Con De Magistris e Pisapia, la maggioranza vola via


Finalmente, dopo una settimana di parole al vento, di pantomime e di frecciatine incrociate, ecco arrivare i verdetti, quelli sì pesanti come macigni. I risultati elettorali di questi ballottaggi sono inclementi per la maggioranza di governo del centrodestra, e ci parlano di un Italia diversa, di un vento nuovo che sta soffiando sul nostro paese, un vento che ha spazzato via i relitti della politica ed è stato più forte di ogni tentativo di Berlusconi e soci di imbrigliarlo. E’ stato un verdetto della pancia degli italiani, uno di quei verdetti insindacabili che non lasciano adito a dubbi. Del resto, era stato proprio il Cavaliere di Arcore a trasformare le elezioni amministrative nel “dentro o fuori” del governo, ed è stato proprio il Cavaliere, altre volte attento aruspice della volontà popolare, a finire travolto da forze che, come un apprendista stregone poco avveduto, ha maneggiato con incuria. Letizia Moratti a Milano le ha provate tutte, prima ha cercato di infangare Pisapia con dei trascorsi poco trasparenti del suo passato (poi rivelatosi delle falsità), poi la farsa delle accuse a Pisapia di essere un pericoloso comunista amico di “gay”, “femminielli”, e “zingari”, poi le imbarazzanti affermazioni di Bossi: “se vince Pisapia mi taglio le balle”, e della Santanchè, la quale preannunciava un dominio del Leoncavallo sulla sua amata Milano. Evidentemente la “pasionaria” del centro destra dovrà rassegnarsi, i milanesi vogliono perlomeno correre il rischio pur di levarsela dalle scatole. Sono stati dei verdetti che hanno punito in modo chiaro e netto l’arroganza della maggioranza, un’arroganza che è andata crescendo con il passare degli anni, con il passare delle contraddizioni che si sono aperte all’interno dello schieramento di centrodestra. Dopo la sconfitta della settimana scorsa a Torino, e il ballottaggio impensabile a Napoli e a Milano, il Pdl era riuscito a parlare di pareggio sostanziale. Ancora una volta ci ha pensato la realtà a sbriciolare il castello di bugie e mezze verità costruito dalla maggioranza, e la realtà ci parla di Pisapia vincente a Milano e di De Magistris vincitore in una città come Napoli, dove in pochissimi avrebbero osato preventivare un risultato di questo tipo solo poche settimane prima.

E ora cosa accadrà? innanzitutto occorre ben chiarire quelle che sono le effettive proporzioni della disfatta del centrodestra, un centrodestra sconfitto anche a Trieste, Cagliari, Pavia, Mantova e Novara, si proprio la Novara culla della Lega Nord che ha voltato le spalle al suo concittadino Cota. Il centrodestra ha perso, senza se e senza ma, e a giudicare dalle prime dichiarazioni rilasciate dai suoi aderenti, sembra come al solito voler cercare di mettere la testa sotto la sabbia, come non volesse ammettere l’evidenza. Ma una cosa è certa, mai il governo di Berlusconi è stato così traballante, mai ha visto così da vicino l’abisso della sconfitta, mai il Cavaliere, maestro nel manovrare le folle, ha toccato con mano l’amara sensazione di essere stato rifiutato. Ha messo se stesso e le sue vicende personali all’interno della competizione politica, lo ha fatto lui, avrebbe anche potuto non farlo, eppure lo ha fatto. Probabilmente contava nell’empatia che gli italiani in passato hanno dimostrato nei suoi confronti, pensava evidentemente che la maggioranza degli italiani condividesse la sua visione della politica, della giustizia, della moralità; ha creduto forse che la sua rabbia nei confronti di magistrati e regole fosse condivisa, e ha sbagliato. Gli italiani non la pensano come Silvio Berlusconi, e soprattutto sono abbastanza intelligenti da aver capito che non bisogna aver paura di un sindaco di Rifondazione Comunista solo perchè Belpietro, Minzolini o Larussa in televisione hanno agitato lo spettro dell’estremismo. Ora, dentro il Pdl ci sarà l’inevitabile resa dei conti interna, e la Lega Nord farà prima o poi avere il conto del suo appoggio al Cavaliere, sempre che possa ancora essere in grado di saldarlo. A caldo però Berlusconi ci ha tenuto a precisare di avere ancora l’appoggio di Bossi per le riforme, buon per lui. Qualora il referendum del 12 giugno dovesse superare il quorum, ecco che il governo di Berlusconi riceverebbe un’altra insperata spallata, e allora forse per il berlusconismo potrebbe essere veramente la fine. Napoli e Milano intanto, già guardano al domani con fiducia.

Daniele Cardetta

Vento di guerra sulle Coree: la Corea del Nord chiude a ogni trattativa con Seul.




Venti di guerra sulle Coree. Sembra un ammonimento trito e ritrito, eppure la tensione sta sul serio aumentando su tutta l’area, che come sappiamo è già di per sè ad un livello estremamente alto. La Corea del Nord ha annunciato di non voler sollecitare mai più trattative con la Corea del Sud, e soprattutto ha sottolineato che tagliando ogni comunicazione di tipo militare non potrebbe escludere di dare il via a una vera e propria rappresaglia contro la guerra psicologica imposta da Seul. Recentemente vi erano stati vari attriti con la Corea del Sud a causa di alcune esercitazioni congiunte di Seul con le forze armate americane, tuttavia la situazione sembrava essere rimasta sotto controllo, e la tensione sembrava essere rimasta a livelli soliti. Invece è arrivata in queste ore la dichiarazione di un portavoce della Commissione nazionale di Difesa di Pyongyang, il quale non solo ha preannunciato la volontà di chiudere l’ufficio di collegamento nella zona del Monte Kumgang, ma ha anche dichiarato che:«L’esercito e il popolo della Corea del Nord non potranno mai negoziare con il traditore Lee Myung-bak e il suo clan. Il Nord prenderà un’azione fisica, senza alcun preavviso e in qualsiasi momento, contro ogni bersaglio per fare fronte alla guerra psicologica anti-Repubblica popolare democratica di Corea». L’annuncio ha colto un pò tutti gli addetti ai lavori di sorpresa, soprattutto perchè è arrivato a pochi giorni dall’auspicio di Kim Jong-il di riprendere i colloqui con Seul, annuncio che il “caro leader” aveva fatto in occasione della sua visita a Pechino. Dopo l’affondamento nel 2010 della corvetta sudcoreana Cheonan (di cui Seul ha accusato la Corea del Nord), e il bombardamento dell’isola di Yeonpyeong, questo è l’ultimo capitolo di una storia recente di tensione; la sensazione è che prima o dopo, qualora non si esperiscano seriamente delle modalità di cooperazione e di confronto, la situazione possa anche degenerare.

domenica 29 maggio 2011

Libia: Francia e Inghilterra si preparano all’invasione?




Hanno raccontato che l’intervento in Libia contro le truppe di Gheddafi sarebbe stato utile per difendere la popolazione civile dai massacri perpetrati dai seguaci del Colonnello. Hanno raccontato che gli attacchi sarebbero durati pochi giorni, e che i ribelli di Bengasi avrebbero agevolmente preso il controllo del territorio libico, se efficacemente supportati e riforniti dall’Occidente. Tutto questo però non è accaduto, ancor più che le truppe di Gheddafi sono ancora attive nel territorio libico, e le bombe della Nato sono servite si ad annientare l’aviazione del Colonnello, ma non sono affatto servite a fargli deporre le armi, né ad aiutare la popolazione civile, anzi duramente colpita dagli effetti dei bombardamenti. Vista l’inefficacia sostanziale dei bombardamenti della Nato, ecco che al termine del G8 il presidente francese Sarkozy ha annunciato la sua volontà di recarsi a Bengasi insieme al premier inglese Cameron, con cui sostanzialmente condivide la stessa visione e le stesse idee. Sia Obama che Cameron e Sarkozy infatti, hanno più volte ribadito la volontà di non voler in alcun modo trattare con Gheddafi, un concetto ribadito proprio da Obama: «Non allenteremo finché il popolo libico non sia protetto e l'ombra della tirannia scomparsa».
E intanto, proprio mentre il G8 si riuniva in Francia, e si ribadiva la richiesta a Gheddafi di cessare l’uso della forza in Libia contro i ribelli e i civili, la Nato ha intensificato le incursioni aree, che hanno già raggiunto il numero notevole di 8500 in otto settimane. La sensazione è che l’impiego massiccio di elicotteri operato da Francia e Inghilterra con i rispettivi Tigre e Apache, possano in qualche modo preludere a un salto di qualità, ovvero a una invasione via terra da parte della Nato. Questo timore è confermato dall’arrivo nel Mediterraneo di una intera flotta da guerra guidata dall’ammiraglia portaerei nucleare Gerorge H.W. Bush. La portaerei americana può portare almeno seimila uomini e 56 aerei, e il suo impiego lascerebbe pensare a un aumento qualitativo dell’attività bellica in Libia. Qualora fosse vero questo maggior dispiegamento delle truppe e dei mezzi della Nato a largo delle coste libiche, questo preluderebbe effettivamente a un probabile sbarco “umanitario” in Libia, delle cui tragiche conseguenze è facile rendersi conto già ora.

di Daniele Cardetta

Reportage. Tav: libera repubblica della Maddalena. Tratto da www.Articolotre.com





“Era dai tempi di Venaus e del Seghino che non vedevamo così tanta gente”. Davanti al centro polivalente di Bussoleno manca ancora un’ora all’inizio dell’assemblea pubblica del movimento No Tav, ma la sala è già colma di gente. Cinquecento persone che arrivano non solo da tutti i paesi della Valle, ma anche dalla pianura. Pensionati, giovani universitari, falegnami, rappresentanti dei movimenti cattolici. La discussione è aperta dal Alberto Perino, leader dei No Tav che stigmatizza subito il dato delle oltre settecento pietre rinvenute dalla questura con queste parole: “Più persone significano meno pietre”.

Gli echi della notte di resistenza sono arrivati in tutta Italia. Lo testimoniano i comunicati di solidarietà arrivati dai lavoratori Fincantieri di Genova che oggi hanno raggiounto in delegazione la “Libera repubblica della Maddalena”.

Tra gli interventi dal palco spicca quello del presidente della comunità montana Sandro Plano che ci tiene a ribadire la sua contrarietà all’opera tanto quanto alle compensazioni. “Essere contro la Tav significa essere contro ogni tipo di compensazione” spiega Plano smentendo così le indiscrezioni pubblicate dai principali quotidiani che prospettavano una rottura tra il presidente e il movimento. Rottura che stando a sentire la calorosa reazione dei cinquecento di Bussoleno alle parole di Plano sembra essere ben lontana dalla realtà. “Bisogna però essere consapevoli del proprio ruolo, il movimento fa le barricate in legno, noi come istituzioni possiamo provare a farle di carta” conclude Plano riferendosi ai ricorsi su presunte irregolarità presentate al Tar del Lazio e alla corte dei Conti.

Nel corso della serata, viene poi annunciata l’intenzione di costituire un’associazione di imprenditori della Valle contrari alla Tav. Una risposta indiretta a chi sostiene di avere dalla sua parte la parte imprenditoriale della Val di Susa “La raccolta dei possessori di partita Iva contrari alla Tav è già partita e verrà formalizzata nei prossimi giorni” spiega Perino. Ma i timori sulle conseguenze negative dell’opera non coinvolgono solamente la parte imprenditoriale della Valle, ma anche gli agricoltori che lavorano nella zona adiacente alla Maddalena. La zona del cantiere accoglie oggi numerosi vigneti e campi agricoli che potrebbero essere sacrificati sull’altare del progresso. “Nessuna compoensazione ci potrà restituire il valore del nostro lavoro”.

Dopo oltre tre ore di interventi fiume, l’assemblea si scioglie dandosi appuntamento alla Maddalena. La scadenza del 31 maggio si avvicina sempre di più e al presidio della Maddalena vige uno stato di allerta permanente. Gli abitanti e i contadini della zona continuano a portare viveri , frutta e verdura ai presidianti e nel fine settimana la presenza al presidio è destinata a salire di numero.

di Simone Bauducco

sabato 28 maggio 2011

Per un voto contro la destra ai ballottaggi. Tratto da www.federazionedellasinistra.com





Il coordinamento nazionale enti locali della FEDERAZIONE della SINISTRA impegna tutte le proprie strutture locali a realizzare un ulteriore impegno, generoso e militante, nei ballottaggi previsti per domenica 29 e lunedì 30 per battere le destre, a partire da Napoli e Milano, ed in tutti gli enti locali dove già dal primo turno siamo stati parte, con significative intese programmatiche, di coalizioni di sinistra e di centro sinistra.
La Federazione della Sinistra da in ogni caso un‘indicazione di voto contro i candidati di destra in tutti i comuni e le province che vanno al ballottaggio, anche dove non si è realizzata nessuna intesa politica e programmatica, valutando caso per caso, localmente, forme e modi di articolazione di questa indicazione di voto.
Il primo turno delle recenti elezioni amministrative, infatti, ha segnato, pur nelle specificità locali, un importante sconfitta della destra e di tutte le forze politiche che sostengono il governo Berlusconi.
Queste elezioni sono arrivate dopo una lunga stagione di lotte sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, attraverso vari scioperi generali, dei precari, degli studenti, delle donne, in difesa della Costituzione e della libertà di informazione che hanno contribuito ad incrinare il consenso ed il blocco sociale delle destre.
Il positivo risultato elettorale per la Federazione della Sinistra, che nei comuni capoluogo si attesta quasi al 3 % e nelle elezioni provinciali supera il 4 % , andando oltre il risultato delle regionali, premia la nostra impostazione programmatica. La Federazione della Sinistra si è infatti caratterizzata su un‘impostazione programmatica, centrata sul ruolo degli enti locali come enti di prossimità capaci di rappresentare i bisogni dei cittadini ed essere fattore attivo di difesa dei ceti più deboli maggiormente attaccati dai tagli dei trasferimenti e dal cosiddetto federalismo municipale – che non garantirebbe più diritti e servizi uguali per tutti – , contro l’ urbanistica contrattata e speculativa a difesa di ambiente e territorio, per l‘acqua pubblica in città denuclearizzate.
Le destre hanno subito una pesante sconfitta, in particolare a Milano, ma non solo. Inoltre la perdita di consensi del PdL non si è travasata sulla Lega che ha perso consensi a sua volta. Il voto non rappresenta quindi solo una perdita di voti della destra ma incrina pesantemente l’asse di governo con la Lega che è il vero cemento della maggioranza.
Il centro sinistra dimostra di poter vincere con candidati anche di sinistra e, comunque, senza il centro. La crisi di Berlusconi non avviene su un piano centrista ma propone una domanda di sinistra potenzialmente maggioritaria nel paese. Gli eccellenti risultati di Pisapia e de Magistris premiano, infatti, profili politici anche chiaramente di sinistra e – per quanto riguarda Napoli – in netta discontinuità con la fallimentare gestione di un centrosinistra consociativo.
Il responso delle urne ci consegna quindi una situazione positivamente dinamizzata in cui la Federazione della Sinistra può avere la forza e gli spazi per produrre una rinnovata iniziativa politica.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE ENTI LOCALI della FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Mafia. Spatuzza: “Le stragi del 1993 non appartengono a Cosa Nostra”. Tratto da www.articolotre.com





8 mag. Fra il 26 e il 27 maggio 1993, alle ore 1.04, a Firenze, esplode un Fiat Fiorino imbottito di 250 chilogrammi di una miscela esplosiva composta da tritolo,T4, pentrite, nitroglicerina. L’esplosione provoca il crollo della Torre del Pulci e la devastazione del tessuto urbano del centro storico per un’estensione di ben 12 ettari, con un impatto che è stato definito ” bellico”.
Quella notte muoiono Caterina Nencioni di 50 giorni, Nadia Nencioni di 9 anni, Angela Fiume di 36 anni, Fabrizio Nencioni di 39 anni, Dario Capolicchio di 22 anni. I feriti sono 48. “Per quello che mi riguarda, nell’ ottica criminale, Capaci ci appartiene, via D’Amelio ci appartiene. Ma su Firenze, Milano e Roma entriamo in una storia diversa, è un terreno che non ci appartiene. Cosa Nostra non è così imbecille da andare in guerra senza le spalle coperte”. Chi parla è Gaspare Spatuzza davanti ai giudici del processo di Firenze lo scorso 2 febbraio. Una frase emblematica di quanto accaduto nel nostro paese all’inizio degli anni ’90 con conseguenze che, come una infezione, nel tempo si moltiplicano, creando sempre più gravi patologie nella società italiana. Una frase, quella di Spatuzza che, tutto sommato, andrebbe spiegata meglio agli italiani. E qualcuno l’ha fatto.
Lo hanno scritto i giudici della corte d’Appello di Firenze nella motivazione della sentenza nel processo per le stragi 1992/93, riportando un passo della deposizione del pentito Tullio Cannella che ha riferito delle confidenze fattegli da Leoluca Bagarella, braccio destro e cognato di Totò Riina: “Il commento del signor Bagarella era e fu, ripercorrendo a ritroso pagine della storia italiana e quindi più specificatamente partendo dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, a quelle che si erano verificate nell’estate del 1993, Bagarella mi disse che questo era frutto di un determinato piano che era stato preventivamente stabilito o concordato. [...] Mi disse: «È molto facile, caro Tullio, secondo i pentiti, che di tutto viene scaricata la responsabilità su Salvatore Riina o su di me. Mentre altri hanno questa responsabilità». [...] Con questa dichiarazione non sto affatto escludendo che sul piano operativo militare il signor Bagarella era a conoscenza e che altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi”.
Dunque quanto Spatuzza vuole “prudentemente” significare a proposito delle stragi messe in atto al di fuori della Sicilia è «che sul piano operativo altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi». Non si tratta solo di mandanti “a volto coperto”, ma di “altri”, esterni a Cosa Nostra, coinvolti «pratica attuazione delle stragi». Il che può significare diverse cose. Ad esempio, escludendo quelle già ampiamente dimostrate nelle sentenze, rimane tutt’ora aperto il capitolo sulla fornitura agli artificieri di Cosa Nostra, dell’esplosivo militare utilizzato in tutte le stragi del ‘93 e di cui pentiti e collaboratori sembrano non sapere assolutamente nulla: quasi certamente non il Semtex H, dagli anni ’80 in possesso di Cosa Nostra, o il “Torpex” recuperato da ordigni residuati bellici, ma il T4, abbinato a miccia detonante alla pentrite. Una strada che, se perseguita con determinazione, potrebbe portare vicino a verità davvero inconfessabili.
Non c’è giustizia senza verità

I livelli di povertà negli Stati Uniti uguali a quelli degli anni Trenta. Tratto da http://inforossa.altervista.org





Wall Street, che almeno temporaneamente si è alleggerita del peso di dover comprare bond Treasuries & Agency, sta guardando al balzo del prezzo del petrolio come niente di più di un fastidio ai suoi piani per fare più affari. Bill Dudley, uno dei più potenti membri della New York Fed, continua a difendere vigorosamente la politiche della Federal Reserve. Lui, alcuni altri partecipanti della Fed ed il presidente Bernanke, credono che la liquidità sia la chiave per risolvere i problemi. Non solo nel regno dell’acquisto del debito, ma anche per il sollievo che porta a Wall Street e alle banche. Le solleva dalla responsabilità di dover fare quegli acquisti per sostenere la Fed. Quei fondi possono allora essere diretti verso altri investimenti, come l’aumento sostenuto del prezzo delle azioni guidato dalla liquidità. La correlazione tra i movimenti nello stato patrimoniale della Fed e il mercato può essere rilevata all’85% dei movimenti di mercato per i passati due anni e mezzo.
Un interessante risultato della politica manipolativa della Fed è un basso livello di interessi a breve termine in questo periodo. La maggior parte di questi giocatori di mercato professionisti sapeva che il mercato era stato tenuto su di giri, perchè sapevano che una così travolgente iniezione di liquidità lo avrebbe portato ad un livello più elevato.
Sapevano anche che la Fed doveva continuare a far andare “l’effetto ricchezza”, poichè il mercato era il solo generatore di ricchezza rimasto, visto che la bolla di mercato dei bond sarebbe poi alla fine esplosa. La Fed ha architettato una ripresa di mercato e anche Wall Street sapeva che si sarebbe rialzata. QE1 ha salvato la comunità finanziaria e QE2 ha salvato la struttura di debito del governo almeno temporaneamente. Anche l’effetto ricchezza è stato salvato per ora. Il pubblico è stato lasciato con un mucchio di briciole mentre lottava per sopravvivere. La disoccupazione non è mai migliorata così lievemente e ora abbiamo il nuovo problema di aumentare la sofferenza, che è molto più alta dei prezzi del petrolio.
La generosità sponsorizzata dalla Federal Reserve, posseduta da privati, non è ancora stata sufficiente per stimolare una crescita adeguata e gli effetti sia della creazione monetaria della Fed che dell’esaurimento del deficit non sono stati sufficienti a produrre una più elevata crescita economica; e ora l’economia deve fare i conti un’inflazione rampante, il risultato di QE1 e QE2, più lo stimolo di ciò che si dimostrerà essere un sussidio di circa 15 milioni di dollari, più i prezzi del petrolio che vanno alle stelle. Non è allora sorprendente assistere a revisioni verso il basso di analisti sulle stime di crescita del terzo e quarto trimestre. Stiamo ancora assistendo a declini nei prezzi domestici e nelle vendite, così come negli ordini e nelle spedizioni. Tutto questo non può essere d’aiuto ma influisce negativamente sulla spesa dei consumatori. Allo stesso tempo gli stati ed i comuni stanno tagliando severamente.
L’incombere delle giacenze, tassi di interesse più elevati e la mancanza di fondi per le caparre hanno intrappolato un’altra volta il mercato delle case. Come abbiamo predetto tempo fa, prima di chiunque altro, il lato negativo del settore immobiliare andrà avanti ancora un paio d’anni, e forse quattro, prima di trovare un fondo.Allora per quanto tempo continuerà a sbattere sul fondo? Forse otto anni o venti, o di più. Anche le case nuove stanno affrontando valutazioni più basse.
Sono assenti la creazione di posti di lavoro e il controllo del debito. I repubblicani vogliono tagliare 61 miliardi di dollari dal deficit del budget, che è una miseria ed un insulto con davanti ad un deficit di 1,6 trilioni di dollari. Non possono essere seri, ma lo sono.
Questo ti mostra come la maggior parte dei politici sia privo di contatto con la realtà e che essi rispondono solamente a coloro che li stanno pagando, non ai loro elettori.
Non c’è stata nessuna spinta alla creazione di lavoro al momento in cui l’occupazione reale è al 22,4%. Come se il lavoratore americano non esistesse. Neanche la situazione a livello di stati e comuni sta aiutando, visto che i tagli e i licenziamenti prevalgono. Questo mentre il prezzo degli alimenti e del gas salgono a livello della stratosfera. Come avevamo preannunciato in anticipo, il 2011 non è un buon anno per la crescita, dal 2% al 2-1%, 4% al massimo. Il mercato azionario non si aspetta questo, e quando il dato sarà evidente il mercato cadrà.
Interessante è notare che gli introiti personali sono aumentati dell 1% mese a mese, ma una volta sottratto lo sgravio fiscale (vi ricordate dello scherzetto di Dicembre vero?), e che le crescita sarebbe stata dello 0.1%.Non è certo un numero di cui vantarsi. Come risultato, la spesa di gennaio è caduta dello 0,1%, e ciò dovrebbe proseguire in negativo. Non dimentichiamo che tutto il debito delle carte di credito da novembre e dicembre deve essere pagato. Come avevamo predetto, il primo quarto [dell'anno] dovrebbe mostrare una situazione di spesa e consumo negativa.
La domanda personale che ci hanno fatto è: quando la Fed capirà che non può continuare a creare soldi e credito? Che la maggior parte di voi lo capisca o no, la politica di regali monetari è stata in azione per 11 anni, quindi niente di nuovo. Che è il tempo durante il quale l’inflazione è stata creata in questi anni. Ti mostra che le banche centrali hanno una grave deriva e una prolungata serie di azioni ignobili. Il problema per questi banchieri è che alla fine perdono ogni volta. Storicamente se ne sono tirati fuori comprando chiunque fosse sotto tiro. Quando la lega lombarda ebbe un collasso nel 1348 essi furono esiliati e nel 1789 in Francia i loro capi furono rimossi.
Ciò che è interessante è che in ogni caso (e ce n’erano molti), i banchieri sapevano esattamente quale sarebbe stato il risultato, ma essi proseguirono nonostante quello. Oggi, la Fed sta provando a stabilizzare l’inflazione al 2% circa, I dati ufficiali parlano dell’ 1,5%, quando in realtà i dati sono tra il 7 e il 9%. C’è una presunta ripresa nel lavoro. Che ancora non è accaduta visto che c’è stata una sola riduzione ufficiale del 1% nel U6. Non c’è bisogno di dirlo, noi obiettiamo queste statistiche fortemente, nello stesso modo in cui il governo ha grosse difficoltà a dire la verità.Tra il 65% e il 70% dei posti di lavoro sono creati da piccole e medie aziende, e i prestiti a queste aziende sono stati ridotti di almeno il 30%, rallentando l’abilità di queste compagnie di espandersi e creare occupazione. La situazione non è cambiata.
Per la maggior parte solo le compagnie AAA hanno accesso facile al credito e la percentuale più saggia ha tagliato l’occupazione. La crescita del consumatore è stata limitata dalle bancherotte e dalla non disponibilità del credito. 17 milioni di posti di lavoro sono stati creati da 26 milioni come risultato della cartolarizzazione del credito, un mercato che non esiste più. Come risultato nei due anni precedenti l’economia ha perso 2 milioni di posti di lavoro. Queste perdite sono complicate dalle perdite attribuibili alla libertà di scambio, alla globalizzazione, all’offshoring e all’outsourcing. Dovuto a questa politica sul commercio, l’economia non può aumentare la produttività a nessun livello più alto, nè può prdourre lavoro. La nascita/morte di questa ragione non inganna nessuna mente che indaga. Semplicemente è fasullo e i millioni di posti di lavoro creati sotto le sue statistiche sono bugie senza valore.Finchè avremo una tale politica di commercio dovremo avere alleggerimenti quantitativi indefiniti.
QE2, che predicemmo nel maggio 2010, cominciò in giugno, non più tardi di quanto fosse noto alla maggior parte dei professionisti. L’intero ammontare dei fondi da usare era di 900 miliardi di dollari, non 600, e resta da vedere solo ancora quanti soldi sono stati creati dal nulla. L’acquisto di CDS e MGS, conosciuti come rifiuti tossici, si supponeva fosse terminato, ma sappiamo che una parte fu acquistato dalla Cina. Ci chiediamo solo: quanta parte venne comprata e dove è stata nascosta? Il QE2 e i fondi di stimolo saranno spesi ad andare a giugno, che significa che la seconda metà dell’anno vedrà un ribasso economico, che pochi si aspettano. Ciò potrebbe essere in parte perchè stiamo assistendo finalmente ad una correzione di mercato. Per quello che sappiamo la Fed sta tenendo circa 1,3 trilioni di dollari nel tesoro, seguita a ridosso dalla Cina, che ha circa 1,17 trilioni. Gli americani hanno 3,3 trilioni di dollari e gli stranieri 4,45. L’inflazione creata dalla monetizzazione del debito del governo degli Stati Uniti si sta mostrando nell’inflazione dei prezzi, soprattutto nel cibo. Ciò è stato aiutato da un aumento delle vendite per l’oro e l’argento, ma anche di tutti i beni. L’aumento continuerà. Il mercato potrebbe dirci come l’alleggerimento quantitativo sta per finire. Se ciò accade l’economia mondiale collasserà. Coloro che vogliono la fine dei QE non possono capire cosa stanno chiedendo. La deflazione prenderà immediatamente il suo posto risucchiando l’intera economia mondiale con essa.
Il ritiro della liquidità sarà devastante, ma per un qualche tempo l’inflazione dei prezzi già presente nel sistema prevarrà, ma sarà su una pendenza verso il basso. La Fed è il responsabile e ciò che succede dipende da quello che fanno. L’inflazione causata da QE1 e QE2 e lo stimolo 1 e 2 non possono essere arginati dalla Fed. è già presente nel sistema e dovrà giocare la sua parte fino in fondo a meno che la Fed non inizi la QE3 in autunno, accompagnata dagli stimoli da parte del congresso. Sembra che la crescita economica non sia esistita per 11 anni ed ora è peggio che mai. La Fed non può tenere su l’economia a tempo indefinito, non importa quanta liquidità essa immette nel sistema. Si tratta solamente di una azione di difesa. Probabilmente avremo una QE3 e ce ne potranno essere altre, ma alla fine non porterà a niente. Questo sistema si deve autodistruggere.
Ciò che la Fed ha dato a Wall Street e alle banche, che sono di proprietà della Fed, è una economia sotto steroidi, che non è una cura ma un palliativo continuo. Il debito e gli accordi non sovvenzionati in tutto il mondo finiranno disonorati.
L’idea della Fed è di soffiare via i problemi, ma ciò può funzionare solo in termini generici. Come si fa a soffiare via il debito senza essere inadempienti? Forse il mercato sta iniziando a capire che non importa quanto denaro e credito viene immesso nel sistema: alla fine non funzionerà.
Gli elitaristi sono ad un punto morto e sono ben consapevoli di ciò, poichè essi hanno deliberatamente creato questa mostruosità. Tutto è a posto per un fallimento economico, finanziario, sociale e politico, e non solo negli Stati Uniti, ma anche in molte altre nazioni. Il risultato impatterà negativemente sul mondo, per il tempo a venire. Il materialismo sta arrivando alla sua fine. Siete stati avvertiti.
Negli stati uniti gli standard di vita per circa il 16% della popolazione è già ai livelli di povertà degli anni ’30. Vi riuscite ad immaginare dove sarebbe senza buoni per gli alimenti ed estesa disoccupazione, etc.; questo è causato dal salario del debito, seguito dalla disparità e diseguaglianza fra il ricco e il povero. Quel 16% è un totale di quasi 45 milioni di americani.

venerdì 27 maggio 2011

Berlusconi va a piagnucolare da Obama: "Abbiamo una dittatura dei giudici di sinistra"




In Italia “abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”: queste le parole choc del Cavaliere rivolte a Barack Obama nel contesto del G8 che si sta svolgendo a Deauville in Francia;poi Berlusconi non pago ha rincarato la dose: “Noi abbiamo presentato una riforma della giustizia che per noi e’ fondamentale perche’ in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra”. Obama non ha risposto assolutamente nulla al suo bizzarro interlocutore. Questa è l'ennesima figuraccia che Berlusconi ha fatto fare al nostro paese di fronte al mondo, non resta che sperare che questa farsa possa finire al più presto per il bene di tutti. Nel caso dovesse perdere Milano chissà che pericoli andrà a sbandierare piagnucolando alla Casa Bianca, magari un ritorno dei bolscevichi e della Guerra Fredda, contro cui, ne siamo certi, Silvio cercherà l'autorizzazione per un attacco preventivo.

giovedì 26 maggio 2011

Crisi: Grecia: decine di migliaia in piazza contro Austerity sull'esempio pacifico dei madrileni a Porta del Sol . Tratto da www.controlacrisi.org





Mentre a Bruxelles, come ha reso noto il Commissario greco Maria Damanaki, si parla del ritorno della Grecia alla dracma e ad Atene, fra governo e rappresentanti degli industriali si parla di referendum sul memorandum e del futuro europeo della Grecia, migliaia di cittadini greci di ogni età e ceto sociale hanno dato ieri una prima risposta contro le nuove misure di austerità decise dal governo. Lo hanno fatto scendendo in piazza pacificamente nelle grandi città del Paese sull'esempio dei cittadini spagnoli che da giorni manifestano nella piazza Puerta del Sol di Madrid. La grande partecipazione dei greci alle manifestazioni, come nota la stampa odierna, dimostra il livello di disperazione cui è giunto la grande maggioranza di loro. Ad Atene, sulla centralissima piazza Sintagma, si sono radunati migliaia di ateniesi, oltre 20 mila secondo i giornali, tra i quali c'erano giovani disoccupati, studenti, madri con i loro bambini, commercianti e pensionati per gridare tutti insieme «prendete il Memorandum e andatevene via». Intanto i rappresentanti della «troika» - Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Banca Centrale Europea - in Grecia per verificare la rigida attuazione del programma economico varato dal governo, hanno voluto incontrare ieri anche i rappresentanti di Nea Dimocratia (ND), il principale partito d'opposizione di centro-destra per discutere anche con loro della situazione economica del Paese e del programma del partito presentato qualche giorno fa dal leader Antonis Samaras. L'incontro, durato più di due ore, si è svolto «in un clima buono», ha detto Nea Dimocratia in un comunicato. I rappresentanti della «troika» - secondo quanto riferiscono i giornali - hanno ascoltato quello che avevano da dire i dirigenti di ND e si sono impegnati a riferire ai loro superiori le posizioni del partito

Siamo Tutti Operai, di Adriana Pollice




Le serrande dei negozi abbassate o ferme a metà ieri a viale Europa sono il primo segnale che a Castellammare non c’è ritorno alla normalità senza un nuovo piano per il cantiere stabiese. Gli operai si dividono tra il presidio che tiene sotto pressione il Municipio, il blocco stradale lungo l’arteria principale, su cui insistono ospedale e tribunale, fino all’occupazione dei binari della Circumvesuviana, la metropolitana regionale che collega Napoli a Sorrento. La strada ferrata, all’altezza della fermata di via Nocera, scorre sul piano del calpestio di pedoni e auto senza soluzione di continuità, tra case e negozi. Lì il gruppo più numeroso di operai forma un grumo umano. Col megafono arringano la folla di passanti del mattino, ma è quasi superfluo, tanto a Castellammare tutti sanno quello che sta succedendo. Chiudere il cantiere significa azzerare la loro identità, interrompere la catena di orgoglio e conoscenza che si passano da una generazione a un’altra. «Siamo stati tutti operai – racconta una signora che passa con le buste della spesa – quando c’è il varo la vita si ferma, io mi affaccio dalla finestra, solo quando la nave è in mare dico assa fa’, è andato tutto bene e torno a fare quello che devo fare. Protestate, protestate!». Il sindaco Luigi Bobbio, passati i cinque minuti di solidarietà avuti martedì, ieri invocava l’esercito per schiacciare la sovversione, «recuperare il controllo della piazza e a ripristinare la legalità». Una legalità senza lavoro, l’ordine la sua sola ossessione.
Tra gli argomenti del giorno, i commenti all’incontro della sera prima con il presidente della regione, Stefano Caldoro. «La politica industriale non la faccio io, quattro ore per tirargli fuori l’impegno scritto a finanziare la ristrutturazione del bacino, soldi già stanziati e bloccati perché poi dipende da un diverso piano industriale di Fincantieri… siamo arrivati a questo sfascio anche perché nei palazzi che contano non ci difende nessuno», racconta Francesco D’Auria, operaio Fiom, mentre organizza nuove iniziative. «Siamo a un bivio, l’equilibrio sociale che si basava sul lavoro è appeso a un filo – riprende Rolando, elettricista per una ditta dell’indotto – a Castellammare negli ultimi due anni la disoccupazione è cresciuta del 37%, il piano per il Sud del ministro Tremonti è un piatto vuoto». Cantiere e stabilimenti termali, la storia della città tutta giocata sulle sue acque: il primo virtualmente chiuso, le seconde non pagano lo stipendio ai dipendenti da cinque mesi, dietro la porta la svendita ai privati. Così in città, come già accaduto a Pomigliano d’Arco con la crisi Fiat, stanno aumentando le famiglie vittime d’usura.
Da anni attendono interventi per lo sviluppo. Per il comprensorio d’area torrese-stabiese furono stanziati 180 miliardi di vecchie lire, risultato: un porto turistico a Marina di Stabia e un hotel, il Crowne Plaza, 180 miliardi per creare appena 120 posti di lavoro, stagionali e sottoposti all’andamento di un turismo che da queste parti proprio non si vede visto che, poco più in là, c’è la costiera sorrentina. La paga media per un operaio dei cantieri è di 15 mila euro all’anno se non si resta a casa senza consegne, al nord il reddito medio è almeno il doppio: «Ma se mi devo prendere una vacanza – ragiona Giovanni – porto la famiglia a Sorrento a mangiare, panino e bibita 4 euro e non di più che, altrimenti, non ci possiamo permetterci la benzina per tornare. Ma chi ci va a ‘sto Crowne Plaza».
Massimo ha 36 anni e tre figli, lavora anche lui nell’indotto. È in cassa integrazione, circa 900 euro al mese, 400 se ne vanno solo per l’affitto. Fa il carpentiere, si occupa delle strutture in legno su cui scorre la nave durante il varo. Il varo è la cerimonia fondante dell’identità di Castellammare, come il miracolo di San Gennaro per Napoli. L’evento eccezionale che ti dice chi sei e cosa rappresenti. Sul telefonino ha il video dell’ultima volta, novembre 2009: «Ci vedi tutti in fila con il casco, lavoriamo per ditte diverse ma siamo come un unico corpo. La nave scivola in acqua quando si recita la formula Madrina, in nome di dio, taglia». Noi gettiamo i guanti sulla fiancata come per accompagnarla, tutto intorno suonano le sirene, i fuochi dal ponte, si dice che la figlia piglia il mare, va dalla mamma. Arrivata in acqua, le cime la tengono e io grido fermati picceré». Massimo racconta e tutti intorno hanno letteralmente la pelle d’oca. Sono figli e nipoti d’arte: «Io e mia sorella – riprende – aspettavamo mio padre di ritorno dal lavoro perché il pomeriggio ci dovevamo fare pane e salame con il cestino del cantiere».
Sono i più giovani d’Italia, sopravvissuti all’ultima ristrutturazione del ’94. Si sono ritrovati senza colleghi anziani a costruire navi, una sfida che hanno vinto, del resto sono passati indenni da una prova a un’altra. «Il bacino di costruzione non l’abbiamo mai potuto avere. Prima ci dicevano che c’era già a Napoli, poi lo hanno venduto ai privati ma, intanto, avevano investito ad Ancona, per noi non è mai arrivato il tempo, avremmo tolto lavoro al nord». I più giovani e i più bravi, in grado di conquistarsi i premi produzione. Fino al 2007 ognuno degli otto cantieri aveva una nave da costruire, nel 2008 le commesse sono scese a cinque, nel 2010 a tre. La crisi e la struttura obsoleta sono diventate armi di ricatto per spremere i lavoratori stabiesi: «Abbiamo costruito navi prototipo per Tirrenia e Grimaldi. Due per un committente finlandese, nello stesso tempo ad Ancona ne hanno consegnata solo una, pur avendo infrastrutture migliori». Tutte realizzate su scalo e poi il varo: il mare sale e invade il bacino, è come una tempesta forza sette. «Lì si vede che siamo bravi – spiegano – se si spezza il lavoro non è stato fatto a mestiere, altrimenti resisterà a qualsiasi burrasca. Da noi mai nessuna rottura». Nel 2009 l’ad Fincantieri, Giuseppe Bono, ha preteso la costruzione di un troncone per la Grimaldi in appena quattro mesi: «C’è la crisi, non possiamo acquistare i materiali, dovete adattare quello che avete già, ci ha detto. Allora abbiamo lavorato con quello che c’era senza far spendere un soldo per un progetto che prevedeva uno scafo particolare e pure fuori scala rispetto alla nostra struttura. Il troncone era talmente grande che, al momento del varo, la poppa era già in mare e il bulbo di prua sulla tribuna degli ospiti. Neanche questo ci ha fermato e adesso ci vengono a dire che dobbiamo chiudere». Sono giovani e sono bravi, sono pronti a qualsiasi riconversione per realizzare le navi del futuro, nessuna sfida li spaventa: «Bono è un incompetente – urlano – si levasse da mezzo lui che noi sappiamo stare nel mercato».

mercoledì 25 maggio 2011

Gli ultimi deliri del Caimano: "senza cervello chi vota a sinistra"





Come prevedibile siamo arrivati già al tempo delle offese. E si, in effetti sembrava sin troppo strana la tregua tra Pisapia e la Moratti in attesa del ballottaggio. Questa volta ci ha pensato Berlusconi in persona ad alzare i toni come solo lui sa fare, e questa volta ha voluto prendere come bersaglio tutti coloro che votano a "sinistra". Berlusconi ha scelto "Porta a Porta" per vomitare la solita sequela di offese e di insulti a chi osa non pensarla come lui: «Non credo che ci sia una persona con la testa sulle spalle che possa votare per il signor De Magistris; uno che vota per il signor del De Magistris vada a casa, si guardi nello specchio e dica sono un uomo o una donna senza cervello». Parole gravissime, parole che mancano di rispetto a tutti i cittadini onesti che esercitano il loro legittimo diritto di scegliere per chi essere governati. Parole ancora più ridicole perchè pronunciate dal peggiore presidente del consiglio della storia repubblicana di questo paese.
Ma Berlusconi non si è fermato qui: «La Moratti e Lettieri sono persone che hanno gestito aziende, sono capaci di prendere delle decisioni, mentre gli altri sono amministratori improvvisati. Io credo che Pisapia e De Magistris non riusciranno a vincere, se a Milano e Napoli la gente andrà a votare senza lasciare a casa il cervello».Il fatto che la Moratti abbia già governato Milano e che siano stati proprio i milanesi a decidere di mandarla al ballottaggio, evidentemente per il leader del Pdl non ha alcun tipo di peso. Ma non illudetevi, anche Pisapia ha ricevuto la sua giusta dose di bordate:«Pisapia ha presentato leggi a tutela dei terroristi, di eversori e per l'eutanasia» (l'eutanasia è di colpo diventata una pratica demoniaca, mentre riguardo ai suoi di amici: Mangano, Dell'Utri, in odore di Mafia, meglio tacere, loro non sono eversori), e ancora Pisapia non sarebbe capace di governare Milano perchè:«perchè non ha amministrato nemmeno un'edicola e invece Moratti e Lettieri per Napoli hanno gestito aziende con fortissima capacità»: frase quest'ultima di una gravità inusitata in quanto mostrerebbe che per Berlusconi la politica sarebbe nè più ne meno che, parafrasando Clausewitz, una prosecuzione degli affari con altri mezzi. Addirittura a Pisapia viene imputato il non essere un imprenditore, roba da fare accapponare la pelle.Riguardo poi alle accuse di essere un "agitatore politico" non mi viene in mente alcuna dichiarazione rilasciata dall'ex senatore di Rifondazione che induca anche solo a ritenerlo un eversivo; si può forse sostenere lo stesso di Berlusconi e dei suoi sodali?
Ma i deliri, ahinoi, non finiscono qui. Udite, udite, Silvio Berlusconi a Milano avrebbe perso per "il blocco mediatico a sinistra"!!!: «Io credo ci sia una motivazione assolutamente precisa. Abbiamo contro un blocco mediatico terrificante, a partire dal Corriere della Sera, da Sky e La7 e le trasmissioni Rai pagate con i soldi di tutti che stanno con la sinistra»; ora anche la Rai è diventato un coacervo di pericolosi comunisti, solo che evidentemente Minzolini non se ne deve essere accorto.
Berlusconi, non ancora stanco, ha poi negato la crisi che sta facendo soffrire milioni di italiani, anzi ha dichiarato che gli italiani spendono 10 miliardi in cosmetici, segno inequivocabile di un ottimo stato di salute dell'economia:
«Le esperienze di tutti noi ci dicono che è difficile trovare un posto al ristorante, prenotare un posto in aereo o in treno per le vacanze di Pasqua ed inoltre spendiamo 10 miliardi di euro per i cosmetici». La domanda viene spontanea: ma quali italiani frequenta e conosce Silvio Berlusconi? non vogliamo saperlo.
Infine si è lanciato contro la carta stampata e la presunta persecuzione giudiziaria che gli impedirebbe di governare al meglio l'Italia, insomma le solite boutades, trite e ritrite, e ormai anche un pò logore.
Sentendo parlare Berlusconi si può effettivamente capire le proporzioni del baratro entro cui ha fatto sprofondare l'Italia; dobbiamo solo sperare che finalmente il suo regno in rovina lo travolga, scoperchiando il marciume raccoltosi in vent'anni di vergogne.

d.c

Avanzata dei comunisti nelle elezioni legislative di Cipro. Tratto da: www.lernesto.it; articolo di Mauro Gemma




I comunisti ciprioti di AKEL, nonostante le pessimistiche previsioni della vigilia, continuano ad avanzare e con il 32,67% dei voti consolidano la loro posizione di forza di governo.

Il 22 maggio si sono svolte le elezioni legislative a Cipro, per i 56 seggi della Camera dei rappresentanti di questa isola del Mediterraneo che fa parte dell'Unione Europea e dell'area euro.

Le elezioni rappresentavano un difficile banco di prova per la coalizione di governo guidata dai comunisti di AKEL (Partito Progressista del Popolo Lavoratore). I media nazionali e internazionali accreditavano una sconfitta clamorosa di AKEL, a causa soprattutto dei negoziati avviati con le autorità del settore del paese sotto controllo turco, dall'attuale presidente della Repubblica , Dimitris Christofias, per la riunificazione pacifica dell'isola, e una vittoria schiacciante del partito di destra DISY (Raggruppamento democratico), espressione dei settori più retrivi della borghesia cipriota e degli umori nazionalisti più esasperati della comunità greco-cipriota, che avrebbe dovuto assicurargli il pieno controllo del parlamento.

I risultati sono stati una clamorosa smentita delle previsioni della vigilia e dei sondaggi interessati. Certo, DISY è diventato il primo partito di Cipro, ottenendo il 34,28% dei voti (+ 3,76%) e 20 deputati. Tuttavia, AKEL, a dimostrazione del suo profondo radicamento nella società cipriota, della giustezza della sua linea politica, dell'autorevolezza del suo ruolo nell'amministrazione del paese e anche dell'indubbio prestigio dell'attuale presidente della Repubblica comunista (va ricordato che a Cipro vige un regime presidenziale), non solo ha allontanato lo spettro della disfatta, ma ha addirittura rafforzato in modo significativo il risultato del 2006, raggiungendo il 32,67% dei consensi, con un incremento dell'1.36%, e 19 deputati, uno in più rispetto alla tornata elettorale precedente.

Anche l'alleato dei comunisti, il partito di centro-sinistra DIKO, pur perdendo il 2,2% dei consensi e scendendo al 15,76%, ottiene tuttavia i 9 deputati che permettono alla coalizione di mantenere il 50% degli eletti, e verosimilmente garantire la continuazione dell'esperienza di governo.

Tra i partiti minori, i socialdemocratici di EDEK mantengono le loro posizioni con l'8,93%, mentre il cosiddetto Partito Europeo subisce un tracollo a favore della destra, scendendo dal 6% al 3,8%. I verdi non vanno oltre il 2%.

Nel commentare il risultato indubbiamente positivo ottenuto dal partito, il segretario generale di AKEL, Andros Kyprianou ha voluto evidenziare che, mentre nella totalità dei paesi appartenenti all'Unione Europea, le forze di governo, nei tempi recenti, hanno subito sconfitte cocenti, perdendo gran parte della loro forza, a Cipro le cose sono andate ben diversamente, facendo dei comunisti una vera e propria eccezione nel panorama elettorale continentale: “AKEL non solo non è stato spazzato via e neppure ha perso una parte della sua forza, ma al contrario è riuscito in condizioni molto difficili e avverse ad aumentare il suo risultato”.

Kyprianou ha confermato che la risoluzione pacifica della questione cipriota continuerà a rappresentare la priorità nell'iniziativa di AKEL, allo scopo di raggiungere una “soluzione che sia giusta e che miri alla riunificazione dell'isola e del nostro popolo”.

La crisi economica che colpisce duramente Cipro come il resto dei paesi europei sarà sicuramente l'oggetto delle maggiori preoccupazioni dei comunisti, che però, ha continuato Kyprianou, continueranno ad opporsi a qualsiasi piano di austerità imposto dall'esterno e “non accetteranno mai misure che vadano in senso antipopolare”.

Fincantieri: moblitazione e rabbia a Castallemmare




Fincantieri è in subbuglio, non si ferma la protesta dei lavoratori, almeno 200 operai, che, esasperati, hanno preso la drastica e disperata decisione di bloccare un incrocio nevralgico della città dalle prime ore di questa mattina. Anche la stazione della circumvesuviana è stata bloccata da alcuni lavoratori, e hanno imposto la chiusura dei negozi in tutta la zona. La camera consiliare del comune continua ad essere occupata dagi operai da ieri, e nei pressi del comune rimangono alcuni presidi, segno che i lavoratori vogliono continuare la mobilitazione per segnalare il proprio disagio e ottenere un aiuto dalle istituzioni.
"La mobilitazione non si fermerà finché non avremo certezze sul prosieguo dell'attività del cantiere e sulla continuazione della realizzazione delle navi per garantire i lavoratori di Fincantieri e del suo indotto": queste le parole di G.Sgambati, il segretario della Uilm campana, il quale ha affermato che i lavoratori non si sentono tutelati e temono che la chiusura dello stabilimento possa avvenire in ogni caso.
La lotta dei lavoratori della Fincantieri mette a nudo le difficoltà sociali che si stanno attraversando nel nostro paese, delle difficoltà che lasciano i lavoratori isolati e deboli, senza nessuno nelle istituzioni, nella politica, nei sindacati che sia in grando di tutelarne gli interessi. Il rischio è che da questi scontri frontali migliaia di lavoratori finiranno per uscirne con le ossa rotte e perdendo anche il lavoro che garantiva perlomeno a loro e alle rispettive famiglie il sostentamento. La sensazione è che senza un inversione di rotta che sia capace di riaprire un nuovo scenario per il nostro paese, il governo attuale stia mese dopo mese sfaldando il tessuto economico e sociale. Non resta che augurarci che il prima possibile la politica possa essere nuovamente in grado di risolvere i problemi di chi, come i lavoratori della Fincantieri, rischia di essere lasciato indietro.

A Bolzano il Movimento 5 stelle supporta Casa Pound




La notizia lascia sbalorditi, eppure controllando e ricontrollando non sembrano esserci errori. A Bolzano infatti poco meno di due mesi fa, secondo quanto riportato da Indymedia Piemonte, due consiglieri eletti nella “Lista civica 5 Stelle-Beppe Grillo” avrebbero abbandonato l’aula consiliare insieme agli altri consiglieri di destra per protestare contro il rifiuto della maggioranza comunale di iscrivere nell’albo delle associazioni culturali “Casa Italia”, legata a doppio filo con la tristemente nota “Casa Pound Italia”.

Il consigliere in questione, Claudio Vedovelli, ha difeso la sua scelta affermando che: «escludere un gruppo di ragazzi che non solo hanno le carte in regola ma anche , fino ad ora, organizzato serate su temi diversi e interessanti, senza segni di apologia, solo perché si ritiene siano in contatto con gruppi neo o nuovi fascisti, ci pare sbagliato oltrechè rischioso». Vedovelli evidentemente ignora in modo palese la natura nostalgica del fascismo di Casa Pound, e dunque non si riesce a capire il motivo della sua levata di scudi. Intanto il blog di Vedovelli è stato letteralmente preso di mira da centinaia di visitatori virtuali, i quali hanno voluto sottolineare il loro sdegno e soprattutto la loro incredulità nei confronti di una scelta che è perlomeno opportuno definire come poco avveduta.

I Talebani si lanciano alla riconquista dell’Afghanistan




Dopo la morte di Osama Bin Laden, avvenuta a seguito del raid delle forze speciali americane nella località pakistana di Abbottabad, in molti legittimamente hanno ritenuto che fosse stato inferto un durissimo colpo ad Al Qaeda. La realtà però continua a parlare della forza e soprattutto dell’aggressività dei Talebani, i quali in Pakistan e in Afghanistan continuano a disporre di uomini, mezzi e soprattutto della volontà di offendere; smentendo dunque quanti, forse in modo troppo ottimistico, hanno pensato che dopo dieci anni di guerra fossero stati finalmente battuti o comunque ridimensionati. I Talebani hanno conquistato nella giornata di ieri la città di Duab, nella provincia del Nuristan, nella parte est dell’Afghanistan, a seguito di due giorni di combattimenti molto violenti con la polizia locale. A riferirlo l’emittente iraniana Press Tv, la quale ha contattato direttamente la polizia afghana per farsi raccontare l’accaduto. Secondo un comandante di polizia le forze armate del governo afghano avrebbero deciso di ritirarsi tatticamente da Duab, probabilmente perché conservarne il controllo avrebbe comportato troppi rischi. Nei combattimenti avrebbero perso la vita almeno dieci miliziani dei Talebani, e quattro agenti della polizia, oltre che ovviamente un numero ancora non chiarito di feriti più o meno gravi. E’ il secondo centro urbano di una certa importanza che finisce sotto il controllo dei Talebani nella provincia del Nuristan negli ultimi quattro mesi, dopo che i miliziani avevano preso il controllo anche della città di Barge Matal.
Dopo dieci anni di guerra, migliaia di morti, miliardi di dollari spesi per finanziare la cosiddetta guerra al terrore, in Afghanistan la situazione permane ancora molto lontana dalla pacificazione, anzi vede i Talebani aver ritrovato un protagonismo che negli ultimi anni era stato in parte ridimensionato. Nelle aree rurali dell’Afghanistan i Talebani sono stati abili a ricostruire pazientemente un rapporto con le popolazioni locali, un rapporto che gli ha consentito di sopravvivere nei momenti più difficili e che ora sta permettendo loro di alzare la china e di lanciarsi alla riconquista del Nuristan e di altre aree del Paese.

martedì 24 maggio 2011

MADDALENA: PRIMO TENTATIVO FALLITO! tratto da http://www.notav.info








Inizia così la Libera Repubblica della Maddalena.

Da questa mattina attorno al presidio Clarea si respira un’aria nuova. Sembra che finalmente uno dei luoghi maggiormente violentati dall’autostrada della Val di Susa abbia ritrovato una sorta di serenità. Questa notte chi voleva invaderlo ha dovuto fare marcia indietro. La determinazione di chi ha deciso di prendere in mano il proprio futuro ha saputo spiazzare gli avversari. E’ iniziata l’avventura, anzi ha preso una svolta. Nei prossimi giorni ma soprattutto nelle prossime notti dovremo essere tanti. Per dimostrare, come questa notte, che siamo tanti e determinati a vincere. Sul posto c’è molto spazio per accamparsi con le tende, c’è l’acqua e una natura lussureggiante. Insomma un posto ideale per passare delle splendide ore in quell’atmosfera conviviale tipica del nostro movimento. L’invito è aperto a tutti, si può raggiungere il presidio sia da Chiomonte che da Giaglione, a piedi, in bici e (fino a un certo punto) anche in macchina. Questa sera (ed anche nei giorni a seguire) ci sarà un’assemblea alle ore 18:30. I segnali sono chiari, dobbiamo resistere una settimana. Una soltanto e saltano i fondi europei.

Breve cronaca dalla notte di lotta.

Ieri sera, dopo attente valutazioni sui “campanelli dall’arme”, è stato deciso di accorrere tutti alla Maddalena. La consueta riunione del lunedì sera al presidio Picapera ha subito espresso questa volontà. In poche ore, nonostante lo scarsissimo anticipo, circa 300 No Tav si sono trovati al presidio per cominciare a barricare tutte le vie d’accesso. Ognuno ha contribuito a suo modo nell’operazione. Il risultato è stato subito evidente a chi voleva invece farci la sorpresa. Per le forze dell’ordine l’unica possibilità rimaneva (e forse rimane?) la complicata apertura del guard-rail nei pressi agli imbocchi delle corsie sotto il piazzale della Maddalena. Il popolo No Tav è rimasto tutta la notte schiarato e pronto a resistere. Tanto è bastato a far desistere la controparte che è restata rintanata nella galleria per oere senza saper bene cosa fare, per poi allontanarsi senza farsi vedere. Questa mattina il questore e il prefetto si riuniscono per decidere la linea da adottare per risolvere il problema e (a detta loro) per lavorare in sicurezza.

Il PdCI al II China-Europe High-Level Political Parties Forum




Anche quest’anno, per la seconda volta, il PdCI ha partecipato al Forum con i partiti europei organizzato dal Partito Comunista Cinese. La delegazione politica del Partito era composta dal Segretario Diliberto e dal Responsabile Esteri Francescaglia, a testimonianza del sempre più intenso interesse che il PdCI dedica alla Cina, ricambiato da una relazione di sincera e costruttiva amicizia da parte del PCC.

Il Forum è stato l’occasione per discutere del XII piano quinquennale cinese e della Strategia europea 2020 ed è stato preceduto da un incontro con Xi Jinping, attuale Vice Presidente cinese, che il prossimo anno prenderà il posto del Presidente Hu Jintao.

Gli 86 rappresentanti dei partiti europei (tra i quali Martin Schulz, copogruppo socialdemocratico al Parlamento Europeo, Rosy Bindi, Presidente del Pd, Rifondazione Comunista, il PCF, i comunisti Cechi, l’Akel di Cipro e la Linke tedesca) hanno potuto approfondire lo strumento di pianificazione economica cinese e toccare con mano i frutti del lavoro precedente visitando la città di Tianjin, la seconda città industriale e commerciale della Cina dopo Shanghai, situata a circa 120 km da Pechino e popolata da oltre 14 milioni di abitanti. Le performance economiche di Tianjin sono stupefacenti: 25,1% di crescita economica nel 2010; + 33,2% la produzione industriale 2010; il 47% del suo Pil è rappresentato dall’high-tech; 10.000 dollari il Pil pro capite. Tianjin, di fatto il porto di Pechino, ha un “piano regolatore” per i prossimi anni che prevede la creazione di un porto con 100km di banchine e la crescita della sua popolazione fino a 30 milioni di abitanti. È possibile vederne il progetto osservando numerosi plastici che fanno capire quanto la programmazione urbanistica sia dettagliata. Programmazione economica e programmazione urbanistica, due strumenti ormai sconosciuti in Europa. E, infatti, la sensazione che si ha al termine del Forum è che la Cina realizzerà i suoi impegni, mentre i pomposi documenti europei resteranno, come al solito, sulla carta. Si è deciso, inoltre, di realizzare una seconda sessione del Forum, ad ottobre, questa volta in Europa, a Bruxelles.

nella foto: Oliviero Diliberto con Xi Jinping

L’aggressione alla militante PdL? Gestita dal direttore generale amico di La Russa. Tratto da www.Giornalettismo.com




24 maggio 2011

Il referto medico di Francesca (Franca) Pagani in Rizzi: codice verde e sette giorni di prognosi

Un giallo nel giallo. L’aggressione alla militante del Popolo delle Libertà Francesca Pagani, madre di Alan Christian Rizzi, al mercato di via Osoppo, da referto medico, non appare di particolare gravità. Ma soprattutto, riferisce Repubblica, il fascicolo all’ospedale San Carlo è stato gestito dal direttore generale della struttura, conoscente dell’ex moglie di Gianfranco Fini e amico di Romano La Russa, fratello di Ignazio. Scrive Massimo Pisa:

Entra in codice verde alle due in punto, la signora Franca. «Riferisce — si legge nel referto — aggressione da persona non nota. In accoglienza sveglia, cosciente, collaborante, eupnoica ». Cioè non ha problemi respiratori. «Riferisce dolore arto inferiore sinistro e rachide cervicale-lombo sacrale. Motilità e sensibilità conservate». La visita inizia alle 15,13. L’anamnesi patologica recita: «Trauma da aggressione da persona non nota. Lamenta algia rachide cervicale e arto inferiore sinistro, nega traumi in altri distretti corporei». Dopo l’esame obiettivo, il medico che la visita conclude: «Rachide in asse, mobile su tutti i piani e dolente ai gradi estremi. Non algia alla percussione sulle spinose del tratto cervico-dorso-lombare. Non apparenti deficit neurovascolari periferici in atto, articolarità arto inferiore destro conservata e non dolente, articolarità arti superiori conservata e non algica». I dolori vengono rilevati al «gomito destro» e all’articolazione superiore della gamba sinistra. La botta quindi c’è stata ma la signora Franca, alle 17,17 di sabato, dopo le radiografie, una tac al rachide cervicale, gli esami del sangue e un elettrocardiogramma, firma il trasferimento da Traumatologia a Medicina. «Codice priorità di uscita: verde». La prognosi è stata di sette giorni e la signora «sotto shock» (come riferito da Moratti e Berlusconi).
Nei corridoi del San Carlo, però, molti hanno notato il fatto che il ricovero della signora Franca sia stato gestito in prima persona dal direttore generale Antonio Mobilia, cognato dell’ex moglie del presidente della Camera Gianfranco Fini, Daniela Di Sotto. Mobilia è vicinissimo a Romano La Russa, fratello del ministro Ignazio. Tutte questioni, però, che non rientrano nelle indagini della Digos milanese, diretta da Bruno Megale. Che si sta concentrando su due soli episodi: quello di via Osoppo e l’altro di piazza Cordusio, dove il militante pd Antonio Romano, 61 anni, sarebbe stato colpito alla testa con un casco da un militante pdl dopo un diverbio.

E le testimonianze potrebbero far chiudere il caso:

Una mezza dozzina i testimoni già ascoltati, tra appartenenti ai due schieramenti e neutrali: questi ultimi confermerebbero la versione di Shirin Kieayed, la donna che a Radio Popolare ha raccontato di «un ginocchio poggiato sulla schiena » da parte di un corpulento sostenitore di mezza età con la spilla pro Pisapia sulla giacca. Un altro paio lo saranno oggi, quando con ogni probabilità una comunicazione di notizia di reato verrà chiusa e trasmessa al procuratore aggiunto Armando Spataro. Quanto al video della scena, invocato ieri dal ministro della Difesa Ignazio La Russa («non capisco perché non sia stato trasmesso, invito chi ce l’ha a tirarlo fuori»), esisterebbe e smentirebbe la versione dei calci a terra descritti da Berlusconi. Sulla sua acquisizione, in questura né conferme né smentite.

India: I Maoisti tornano all’offensiva




Dell’India e della sua delicata situazione politica interna non parla quasi mai nessuno; i motivi sono tanti a cominciare dal fatto che l’India è un paese lontano, e probabilmente i media di casa nostra non sono molto interessati a rendere conto dell’estrema complessità delle sue dinamiche interne.
In India i cosiddetti “naxaliti”(il nome con cui vengono chiamati i maoisti indiani) controllano una vasta zona che va dal Nepal fino all’India centrale, un’area soprannominata “corridoio rosso”. Secondo l’agenzia Pti i maoisti avrebbero effettuato un attacco nello stato orientale di Chattisgarh uccidendo ben nove agenti di polizia tra cui un ispettore. Se la ricostruzione dell’agenzia di stampa dovesse rivelarsi corretta, i poliziotti avrebbero deciso di perlustrare l’area a bordo di un veicolo perché insospettiti da alcuni movimenti sospetti, e i guerriglieri avrebbero fatto deflagrare a distanza una mina che non avrebbe quindi lasciato scampo al veicolo.
Non è la prima volta che i maoisti osano attaccare le forze governative, e il governo indiano spende cifre rilevanti per armare gruppi di soldati con l’intento di “bonificare” gli stati in mano ai “naxaliti”. Negli ultimi anni anzi, i maoisti avevano dato l’impressione di intensificare le proprie azioni guerrigliere, tanto che si parlava di una vera e propria preoccupante escalation, poi per qualche tempo non sono più giunte notizie di azioni rilevanti commesse ai danni delle forze governative. L’attacco di Chattisgarh potrebbe lasciar pensare a una ritrovata capacità offensiva delle forze maoiste, evidentemente duramente colpite dalla reazione governativa negli scorsi mesi.

lunedì 23 maggio 2011

Se cade Milano, cade anche il Cavaliere?




Da quando Giuliano Pisapia è riuscito ad agguantare il ballottaggio a Milano contro la candidata del centrodestra Letizia Moratti, l'unico argomento su media e carta stampata sembra essere il futuro del governo. Milano infatti, più di altre città, ha incarnato la vera e propria essenza del berlusconismo, e la campagna mediatica stomachevole che sta utilizzando la destra per screditare il candidato del centrosinistra a Milano testimonia dell'importanza che ha assunto l'elezione del primo cittadino milanese per la maggioranza di governo. Berlusconi ha investito sulle amministrative mettendoci la faccia, in un periodo in cui arrivano inclementi i dati sulla sua gestione del governo, dei dati che lo condannano senza alcun appello. Se Pisapia dovesse espugnare Milano, per Berlusconi sarebbero guai grossi, ancor più perchè la Lega Nord di Umberto Bossi sta mettendo letteralmente le mani avanti, cercando di dissociare l'eventuale fallimento milanese dalle proprie responsabilità, addosandole quindi senza problemi a Silvio Berlusconi.
Nella seconda fase della campagna elettorale, quella preparatoria al ballottaggio, il centrodestra ha letteralmente offerto il peggio di sè, accusando Pisapia delle peggiori nefandezze e mostrando in questo modo un lato grottesco che getta vergogna sull'intero paese. Accusare Pisapia di essere amico dei terroristi e di voler trasformare Milano in una Zingaropoli o in un rifugio per "femminielli" rende palese quelli che sono i temi che la Moratti è in grado di mettere sul tavolo; Pisapia invece cerca di far pesare sulla bilancia gli argomenti, ed è forse proprio per questo che i berluscones alzano i toni, essendo incapaci di ribattere sul merito delle questioni. La sensazione è che a Milano si decideranno le sorti del governo, se la Moratti dovesse farcela a vincere, forse il governo Berlusconi potrà trascinarsi lentamente e stancamente fino al prossimo scandalo; ma se invece Pisapia e De Magistris dovessero riuscire a battere i rispettivi rivali, allora forse finalmente in Italia si potrebbe inaugurare l'ingresso in un'era politica nuova. NOn ci resta che incrociare le dita e invitare tutti i lettori a mobilitarsi per Pisapia e De Magistris.

d.c


Egitto e Tunisia laboratori del piano economico neocoloniale di Obama di Manlio Dinucci su Il Manifesto del 23/05/2011




Il presidente Obama, nel suo discorso sul Medio Oriente e Nordafrica, annuncia un grande piano economico di «sostegno alla democrazia». I primi paesi in cui sarà attuato sono Egitto e Tunisia. Su richiesta di Washington, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale presenteranno, al summit G-8 che si terrà in Francia il 26-27 maggio, un piano per «stabilizzare e modernizzare le economie egiziana e tunisina».
Gli Stati uniti, dice Obama, non vogliono che un Egitto democratico sia appesantito dal debito del passato: rilevano quindi 1 miliardo di dollari del debito estero egiziano. Non dice però che, se l’Egitto si è indebitato per oltre 30 miliardi di dollari pur essendo un grosso esportatore di petrolio e gas naturale e anche di prodotti finiti, ciò è dovuto al fatto che la sua economia è dominata dalle multinazionali statunitensi ed europee, cui Mubarak aveva spalancato le porte. Tale dominio si rafforzerà, poiché la quota del debito egiziano rilevata da Washington permetterà alle multinazionali statunitensi di ottenere quote di aziende e concessioni petrolifere per un valore di un miliardo di dollari, senza sborsare un dollaro. Sempre per «rafforzare la crescita e l’imprenditorialità» in Egitto, gli Usa garantiranno anche un prestito di 1 miliardo di dollari, stringendo così ancora di più il cappio del debito. Scopi analoghi persegue Washington in Tunisia.
Allo stesso tempo, annuncia Obama, gli Stati uniti stanno creando «fondi d’impresa da investire in Egitto e Tunisia, sul modello di quelli che hanno sostenuto la transizione nell’Europa orientale», ossia il suo assoggettamento alle potenze occidentali. E’ una iniziativa bipartisan promossa dal senatore democratico John Kerry e dal repubblicano John McCain. Scopo di tali investimenti, sia in Egitto che in Tunisia, è «promuovere il settore privato e joint-venture con imprese statunitensi» e, in generale, «la creazione di una classe media». Gli Usa mirano a conquistare anche le piccole e medie imprese: in Egitto sono 160mila, cui si aggiungono 2,4 milioni di microimprese. Quali sia lo scopo di tali investimenti lo rivela il regolamento del Fondo d’impresa Usa-Egitto: esso sarà governato da un consiglio direttivo di 4 cittadini privati statunitensi e 3 egiziani e anche questi ultimi saranno «nominati dal presidente degli Stati uniti».
Crollati i regimi di Mubarak e Ben Ali, Washington tenta in tal modo di creare in Egitto e Tunisia una nuova base sociale che garantisca i suoi interessi. Questi due paesi saranno il laboratorio in cui si metterà a punto il piano, che prevede lo stanziamento di 2 miliardi di dollari per «sostenere gli investimenti privati in tutta la regione» e lanciare una «iniziativa complessiva di partnership di commercio e investimenti in Medio Oriente e Nordafrica». A tale piano, aggiunge Obama, partecipa anche la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che si prepara a «fornire alla transizione democratica e alla modernizzazione economica in Medio Oriente e Nord Africa lo stesso appoggio dato all’Europa orientale».
Infine Obama annuncia che «aiuteremo i nuovi governi democratici a recuperare i beni rubati». Chiaro è il riferimento anche ai fondi sovrani libici, ammontanti a oltre 150 miliardi di dollari, «congelati» soprattutto da Stati uniti, Gran Bretagna e Francia. Quando saranno «scongelati», saranno trasformati in «fondi d’impresa» per impadronirsi dell’economia libica.

sabato 21 maggio 2011

La rinascita è possibile.




Questo 2011 è cominciato in modo molto particolare, tanto da lasciar pensare che la storia sia cominciata nuovamente a scorrere dopo un periodo più o meno lungo di appiattimento e di congelamento dello status quo a livello mondiale. Certo sarebbe oltremodo superficiale sottostimare i cambiamenti dirimenti che hanno interessato il mondo nel trapasso tra il XX e il XXI secolo, tuttavia nel gennaio/febbraio del 2011 abbiamo assistito a una vera e propria accellerazione della storia, come se avesse voluto in pochi mesi recuperare il tempo perso. Abbiamo assisitito alle rivolte di Tunisia ed Egitto, ai rivolgimenti in Libia che hanno scatenato l'ennesima guerra imperialista della Nato tesa all'accaparramento di risorse energetiche, abbiamo assistito ai massacri ordinati dalle autorità siriane per soffocare nel sangue le rivolte contro il regime. Tutti questi avvenimenti, se messi insieme e analizzati dall'esterno, ci parlano di un enorme cambiamento rivoluzionario avvenuto nel mondo, un cambiamento che avviene parallelamente e forse anche consecutivamente al declino inesorabile del cosiddetto Primo Mondo, del capitalismo così come lo abbiamo conosciuto. I giovani tunisini, egiziani, libici, sono scesi nelle piazze perchè per la prima volta si sono trovati non solo in un presente senza prospettive, ma anche a vivere senza alcuna speranza nel futuro, il quale anzi si configurava come un possibile peggioramento delle già grame condizioni di vita attuali. Pensateci bene, anche in Italia la generazione dei giovani attuali per la prima volta nella storia del nostro paese si trova a subire un peggioramento del proprio tenore di vita, e si trova soprattutto a guardare al futuro con allarmismo, e non con speranza.
In tutto ciò come non considerare da vicino anche l'influsso, troppe volte sottovalutato, dell'Unione Europea, la quale de facto limita la sovranità di ogni singolo paese europeo mettendo dei paletti soprattutto per quanto riguarda la politica economica che mettono la museruola a ogni possibile cambiamento sociale o a ogni esperimento alternativo. Il capitalismo non solo si è affermato ma è anche riuscito a costruire quelli che chiameremo dei veri e propri sistemi di salvataggio in modo da consentire alla macchina di funzionare anche quando le sue strutture vengono intaccate da rivolgimenti terrificanti.
Non è causale che il capitalismo, nel suo momento più cupo, non trovi innanzi a sè nessun sistema alternativo che sia pronto non solo a criticarlo ma anche a promuovere un sistema che possa sostituirlo; proprio per questo forse negli ultimi 20 anni si è lavorato in tutto il mondo per affossare ogni idea relativa al comunismo, al socialismo, all'interpretazione marxista delle dinamiche sociali ed economiche. Ma credo che oggi, alla luce di quanto sta accadendo, possiamo affermare orgogliosamente che "i Re sono nudi", e soprattutto che la nostra analisi, i nostri criteri interpretativi, le nostre teorie, sono corrette. Per questo credo che non solo sia necessario abbandonare ogni remora, ma che sia anche doveroso tornare a proporsi all'interno del contesto sociale come dei veri e propri poli aggregativi alternativi allo status quo e al sistema di cose vigente. Abbiamo attraversato una lunga fase di sbandamento, in cui, possiamo anche ammetterlo, per qualche istante siamo anche arrivati a considerare che, tutto sommato, visto il nostro crollo forse i nostre avversari non avessero tutti i torti. Abbiamo pensato, per qualche anno, che fosse finita l'epoca dei comunisti, forse senza accorgercene, senza crederci, senza essere d'accordo, ma un pò tutti credo ci abbiamo pensato. Ecco credo che sia arrivato finalmente il tempo di ribadire di fronte a tutti che no, il tempo dei comunisti non è passato, e non passerà mai finchè le contraddizioni di questo sistema economico continueranno a creare miseria, disperazione e sfruttamento.
Ma se un gruppo di persone ritene di avere ragione nella sua analisi, e per un motivo o per l'altro non riesce a convincere nessuno riguardo alle sue posizioni, è evidente che esiste un problema alla base; un problema che probabilmente riguarda la comunicazione con cui tali gruppi cercano di rendere note le proprie posizioni. Chiaramente dopo 20 anni di reazione contro le idee socialiste e comuniste in tutto il mondo, e dopo il crollo del socialismo reale, la società è stata ampiamente indottrinata riguardo allo scetticismo nei confronti dei gruppi succitati che cercano di propagandare un sistema alternativo a quello vigente. Occorre dunque inq uesta fase avere molta umiltà, occorre capire che il rilancio di una prospettiva comunista nella società contemporanea deve partire dalla condivisione di temi e modalità di aggregazione all'interno della società civile. La società civile va per certi versi rieducata a masticare i temi propri della nostra identità, poichè li ha ormai dimenticati o relegati nell'insieme delle cose vecchie e inutili. Se riusciremo a resistere, nonostante l'immane attacco che le nostre idee hanno subito nel corso degli ultimi 20 anni, riusciremo sicuramente a imbastire una reazione degna di questo nome, tanto più efficace quanto saranno grandi le contraddizioni provocate dal sistema capitalistico in fase avanzata. I giovani arabi tunisini, egiziani e libici ci hanno dimostrato che dopo che una certa soglia viene raggiunta, il mettersi in gioco nelle piazze costi quello che costi avviene quasi automaticamente, senza cioè che sia stato preparato in alcun modo, come avvenisse per saturazione ed esplosione del tappo di una bottiglia ormai incapace di tenere a bada il contenuto. I giovani spagnoli con il movimento degli "indignati" ci mostrano che anche in un paese occidentale e all'interno dell'Ue è possibile lavorare soprattutto tra i ragazzi, per organizzare il dissenso e mettere in discussione l'organizzazione sociale impostaci. Per questo ritengo che anche in Italia sia necessario iniziare un discorso di questo tipo, cercando di saldare le rivendicazioni settoriali (studenti, operai) in vista di un fine più ampio che deve essere la proposta di un modello economico e sociale alternativo. Sarà difficile, ma possiamo farcela.

di Daniele Cardetta

giovedì 19 maggio 2011

Il bizzarro gioco dei Media





Il 15 e il 16 maggio 2011, come sapete, si sono svolte in Italia le elezioni amministrative di vari comuni e province, elezioni che hanno visto avanzare il centrosinistra un pò dappertutto, assestando un colpo forse decisivo alla maggioranza di centrodestra che sta da tempo soffocando il paese. Non starò qui a dilungarmi sui commenti elettorali, ancor più che blog e giornali hanno ampiamente sviscerato nel minimo dettaglio questo aspetto.Quello che mi sta a cuore è sollevare un altro problema, tornato prepotentemente alla ribalta proprio in occasione di queste elezioni amministrative. Voglio infatti cogliere l'occasione per parlarvi dei mass media e del loro potere, ormai ampiamente riconosciuto da tutti, di incidere nella vita politica di un paese "democratico". Vi porto l'esempio della Federazione della Sinistra, che come sapete è una federazione che lega insieme più realtà autonome come Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani. Ora sia Rifondazione che i Comunisti Italiani hanno all'interno delle proprie file personaggi che, volente o nolente, sono stati dei protagonisti all'interno della politica italiana a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Sto parlando dei vari Oliviero Diliberto (ex ministro della Giustizia), di Paolo Ferrero (ex ministro del Lavoro) e di molti altri. Ecco, indipendentemente dalla simpatia o antipatia che questi personaggi possono suscitare nei lettori, tutti però saranno unanimi nel constatare la loro completa sparizione dai media nostrani. Sicuramente questi personaggi avranno delle loro colpe, non bucheranno lo schermo, saranno antipatici, tuttavia vedendo che personaggi che rappresentano partiti che hanno un peso molto minore rispetto a PDci e Prc sono ospiti fissi delle televisioni, perlomeno sarebbe opportuno porsi alcune domande. Basti vedere Niki Vendola, indiscusso leader politico di Sel, di cui nessuno potrebbe mettere in discussione l'appeal mediatico. Indubbiamente Vendola sa parlare, riesce a bucare lo schermo, e infatti è continuamente invitato a parlare in televisione, dove viene anche molto apprezzato.Nulla di sbagliato in questo, non fosse che Niki Vendola è un politico e rappresenta un partito, Sinistra e Libertà, che è nato da una costola di Rifondazione Comunista a seguito di un Congresso controverso di cui non andrò a ripercorrere le dinamiche.Dalla fondazione di Sel a oggi ci sono state alcune scadenze e verifiche elettorali che hanno visto un sostanziale pareggio tra la Fds e Sel, dunque per un semplice principio di par condicio apparirebbe già bizzarra la presenza continua del leader di Sel in televisione e l'oscuramento totale dei leader della Fds. In ogni dibattito elettorale Vendola ormai è stato imposto dai media come il referente della "Sinistra", e questo accade non solo nei salotti del Cavaliere ma anche in quelli della più indipendente La 7, solo per fare qualche esempio. L'apice si è toccato proprio negli ultimi mesi e con i dibattiti di commento ai risultati elettorali delle ultime amministrative. Sono stati trasmessi da mesi sondaggi che vedevano Sel volare all'8% e la Fds all'1%, sondaggi che non hanno retto alla prova dei fatti, che hanno visto la Fds assestarsi a un 4,1% (sommando i dati delle provinciali, e che l'hanno vista si battuta da Sel, ma di misura (61mila voti contro 93mila), contraddicendo in modo sostanziale i pronostici e i sondaggi. Nei commenti post-elettorali non solo la Fds non è nemmeno stata nominata, nonostante si sia rivelata in fin dei conti decisiva ovunque tranne a Torino, con risultati ottimi a Milano (3,3%) e a Napoli (3,6% dove peraltro è stato l'unico partito insieme all'Italia dei Valori ad appoggiare De Magistris), ma è anche stata data all'1,9%!!! nel sondaggio pubblicato in tutta fretta da Pagnoncelli. In questo sondaggio incredibile Sel è stata data all'8,9%, ben 7 punti percentuali in più della Fds, quando la distanza tra i due partiti alla verifica dei dati si assesta all'1%.
Questo, senza colpevolizzare in alcun modo Sel, rappresenta un fatto increscioso e molto grave, in quanto rappresenta a ben vedere una vera e propria mistificazione della realtà. La Fds ha denunciato all'Agcom la Rai per questo comportamento discutibile, e i media non hanno dato alcun risalto all'accaduto, continuando a ignorare la Federazione della Sinistra in modo inspiegabile; o forse in modo del tutto spiegabile, a seconda dell'ottica con cui si sceglie di guardarlo.
Ma non finisce qui. I media si dimostrano un vero e proprio attore attivo nell'agone politico, determinando nel bene e nel male quelle che sono le "mode" del momento. Non starò qui a parlare del sistema mediatico di cui si è avvantaggiato Silvio berlusconi nella sua ascesa al potere, su cui sono stati versati litri di inchiostro, ma mi concentrerò su un altro esempio molto attuale e recente. Alludo al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, il quale ha ottenuto un affermazione elettorale straordinaria alle ultime amministrative (10% a Bologna, 5% a Torino, 3% a Milano, 6% a Napoli). Il Movimento 5 Stelle, senza aver avuto alle spalle nessuna affermazione elettorale perchè appena nato, ha conquistato da subito la ribalta dei media, giovandosi della notorietà del suo mentore Grillo. Fin qui nulla di male, giustamente Beppe Grillo sfrutta la sua abilità di oratore e ottiene spazio un pò dappertutto riuscendo a convincere sempre più italiani con la sua antipolitica. Meno giusto sembra però che al Movimento 5 Stelle venga continuamente dato più spazio rispetto ad altri partiti, come la Fds, presente anch'essa sul territorio e attiva all'interno delle lotte e delle questioni sociali, ancor più dei 5 Stelle. La politica purtroppo non è un intrattenimento mediatico, in quanto dietro gli ascolti e i profitti pubblicitari delle televisioni ci sono però le idee, la convinzione, il lavoro di migliaia di persone, le quali vengono mortificate e umiliate dalle omissioni e dai black out dell'informazione.
Quando Luigi De magistris appoggiato dalla Fds e dall'Idv ha battuto il suo rivale Morcone per andarsi a giocare il ballottaggio con il Pdl al comune di Napoli, i media hanno parlato della vittoria del candidato appoggiato dall'Italia dei Valori, senza(salvo poche eccezioni)nemmeno nominare la Fds. Non è stato nemmeno invitato nessuno della Fds a commentare il risultato elettorale in qualche trasmissione politica. Questi fatti mi inducono a esporre un'ipotesi: I media, chiaramente non certo in modo indipendente, decidono che la Federazione della Sinistra (o un altro partito)non rappresenta un partito degno di meritare spazio televisivo e nella carta stampata, e di conseguenza questo comporta giocoforza un ridimensionamento dello stesso partito, anche perchè al contrario gli altri partiti invece godono di una sovraesposizione mediatica. In parte gli ultimi risultati elettorali hanno però smentito questo teorema in quanto la Fds ha dimostrato con il duro lavoro nei territori di riuscire comunque ancora a raccogliere voti e consensi, nonostante la censura e il bavaglio che è stato imposto dai Media. Ora questo fatto è allarmante non tanto perchè la vittima del momento è stata la Federazione della Sinistra, ma perchè mette in luce un altro vulnus della democrazia italiana, forse un pò troppo trascurato. Il dubbio che quando un partito, un organizzazione politica, un insieme di cittadini impegnati, non va a genio a chi controlla i media possa venire cancellato dall'opinione pubblica e quindi relegato a una sorta di "escluso" sociale fa venire i brividi lungo la schiena. Ancor più se questo partito, organizzione politica, gruppo di cittadini impegnati, non viola in alcun modo la legge e rispetta seriamente i principi della sua Costituzione e della democrazia, quando al contrario partiti e gruppi d'opinione che li infangano palesemente (vedi la Lega Nord e molti esponenti del Pdl) ottengono come premio ancora più minuti in fascia serale.
D.C.

Primi dati e impressioni sul voto alla Federazione della Sinistra




Primi dati e impressioni sul voto alla Federazione della Sinistra Il voto delle provinciali è tradizionalmente il voto più politico nelle elezioni amministrative, perchè voto di lista senza preferenza. Nelle province in cui si votava la FdS ha ottenuto: Reggio Calabria 7.6%, Lucca 6.6%, Gorizia 5.9% Trieste 4.8%, Macerata 4.2%, Ravenna 3.8%, Pavia 3.0%, Mantova 3.1%, Campobasso (Prc+Pdci) 3%, Vercelli 2.7% … alla faccia dei sondaggi da 1% di tutte le risme con cui siamo stati bombardati nei mesi scorsi, da una campagna disfattista tutt'altro che casuale e “innocente”... Alle comunali nella grandi città: Torino 1,2%, Bologna 1,5%, Milano 3,2%, Napoli 3,7%. Considerando comunali e provinciali nel loro insieme, si calcola (in modo ancora approssimativo) una media nazionale del 3% circa: nel contesto dato, è un risultato di tutto rispetto. Esso può essere consolidato e migliorato alle prossime elezioni politiche, se si persegue una linea di radicamento nel conflitto sociale, di rottura del black out mediatico, e una tattica combinata di unità e di protagonismo politico a sinistra, di non mera subalternità al PD (e di non contrapposizione pregiudiziale ad esso, con capacità di interlocuzione con quella parte ancora importante di popolo di sinistra che continua a votare PD), di forte interlocuzione con tutte le forze politiche a sinistra del PD (tra cui SEL e IDV), evitando ogni isolamento settario ed ogni auto-marginalizzazione. I risultati disastrosi, a Napoli, della lista civica autonoma di alcuni piccoli gruppi comunisti duri e puri (promossa dalla Rete dei comunisti e da altri raggruppamenti) ha ottenuto lo 0,19%, meno del PCL di Ferrando che ha ottenuto qui lo 0,21%. Non c'è bisogno di commento. I fatti hanno la testa dura, più di qualsivoglia velleitaria elucubrazione.