mercoledì 13 luglio 2011

Il volto della vergogna

Ci troviamo sull'orlo del baratro. Siamo di fronte all'ennesima finanziaria di lacrime e sangue imposta dalla contingenza per tenere a galla questo paese. Abbiamo assistito, inerti, alla demolizione di parte dello stato sociale conquistato con durissimi sforzi nel secondo dopoguerra; abbiamo assistito inerti alla presa del potere di una destra cleptocratica che vive nel totale disprezzo delle regole democratiche. Oggi, lo scenario che abbiamo di fronte ai nostri occhi è un cumulo di macerie fumanti, e la cosa ancor più grave è che il nostro governo è in mano a una banda che non si fermerà.

Non lo farà. Perchè dovrebbe fermarsi? fanno quasi tenerezza gli italiani che sembrano sbalordirsi di fronte alla nitidezza dell'arroganza e della strafottenza di questi signori, salvo poi aver zittito e offeso coloro che li mettevano in guardia negli anni precedenti. In Italia è diventato di moda non essere comunisti, anzi trattarli come degli sfigati, dei reietti. E' diventato di moda perchè il Pci non esiste più, è sin troppo semplice, mentre i nemici politici del Pci esistono ancora; e non ci va un genio a capire che una guerra, se una delle due fazioni si ritira, viene vinta dagli avversari. Solo che a noi italiani hanno raccontato che questa guerra non è mai stata combattuta, per tenerci buoni, e come dargli torto? nessuno ha fatto nulla, nessuno ha detto nulla, abbiamo lasciato che costoro sguazzassero nel vuoto cosmico della politica, sostituendo con il vuoto cosmico lo spazio un tempo ricoperto da contenuti e dalla cultura.

Ormai, è quasi troppo tardi per rimettersi in carreggiata. Grazie alle menzogne, alle false verità, persino i valori un tempo ritenuti essenziali sono stati picconati. La solidarietà non è più un valore, la bontà, l'onestà vengono ormai considerate delle doti perdenti, magari ancora difese a parole, ma rinnegate nell'intimità del singolo.Per molti dei politici del centrodestra che ci governano, il concetto stesso di Welfare è un concetto negativo. Ora, il welfare, anche noto come stato sociale, non dovrebbe essere un concetto ideologizzabile e politicizzabile, non dovrebbe essere concesso a un politico di dichiararsi contrario al welfare, è semplicemente un'assurdità. Lo stato sociale significa aiutare le persone in difficoltà, significa che lo stato si deve prendere carico di quelle persone che non riescono a prendersi cura di se stesse e degli altri, e lo fa indipendentemente dalla colpa presunta o supposta (ammesso che si possa parlare di colpe)dei cittadini. E' oggettivamente una bestialità ritenere lo stato sociale una cosa negativa, e in questo essere di sinistra o di destra non c'entra assolutamente niente.

Eppure in nome della lotta al comunismo, assurto negli anni Settanta e Ottanta alla quintessenza del regno di Satana sulla terra, si è giusitificato persino la messa in discussione dello stato sociale. Ora pochi sanno che il welfare, come chiosato da Eric Hobsbawn nel suo capolavoro "Il secolo breve", è stato un concetto che il capitalismo ha letteralmente "copiato" ispirandosi niente di meno che alle teorie marxiste e socialiste/comuniste di attivismo statale all'interno della società e dell'economia. Questi personaggi che reggono il destino del mondo si sono trovati vincitori senza più avere avversari, e quindi non vi è stata alcuna barriere allo straripare dei loro danni, danni che hanno sconvolto la società civile di tutti i paesi occidentali. I vincitori, come spesso accade quando vincono troppo facilmente, sono anche arroganti. E come definire diversamente una classe politica che continua, anche di fronte al proprio palese fallimento, a difendere il proprio operato di fronte alla miseria sociale da essi stessi provocata?

Ormai persino milioni di persone che si dichiarano "di sinistra" hanno introiettato le regole del gioco imposte dagli avversari di un tempo, al punto che oggi, senza accorgersene, sono diventati i cani da guardia di quello stesso sistema che sono convinti sinceramente di avversare. Poi certo, ci sono anche i fanatici di professione, quelli che riescono ancora a vedere nemici comunisti annidarsi dappertutto, quelli per cui le leggi del mercato sono superiori anche alla vita di milioni di persone. E dire che hanno condannato il comunismo proprio in nome dell'etica e della libertà, ma ora a distanza di trent'anni abbiamo tutti sotto gli occhi che cosa intendessero per la libertà: non certo la libertà individuale, bensì quella dei mercati. Il denaro è diventata l'unica molla a portare avanti la società, il profitto è diventato un fine a sè stante, non più un mezzo per conseguire un avanzamento comune del livello di benessere sociale. Il comunsimo è stato accusato di non aver rispettato i diritti umani, cosa senz'altro vera, tuttavia la differenza tra i due sistemi è enorme. Il comunismo per quanto fosse spietato, operava in vista di un fine che io, in tutta sincerità mi sento di condividere, ovvero una società giusta dove i valori dominanti siano l'uguaglianza, la giustizia, la pace, il rispetto,la solidarietà e l'assenza di sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Il capitalismo, è ormai sotto gli occhi di tutti, ha come unico fine il consolidamento e l'accrescimento della ricchezza, lo sviluppo del mercato, la rimozione delle barriere alla produzione.

Non starò qui a dilungarmi su spiegazioni tecniche, pur praticabili ed esistenti, che mostrino come un sistema comunista non sia affatto condannato alla povertà e alla marginalità per la debolezza stessa delle sue basi teoriche. Mi limiterò a indicare il capitalismo in frantumi, incapace di produrre uguaglianza sociale, e soprattutto incapace di umanizzarsi. In molti ci hanno provato, a umanizzare il capitalismo, ma hanno fallito, macinati da una forza troppo forte, come gli apprendisti stregoni che vengono risucchiati dalla forza che hanno evocato. A ben guarda è successo proprio questo. Una classe sociale e politica frustrata dalla marginalità di decenni di egemonia culturale ( e di avanzamento innegabile del benessere sociale per tutti) della sinistra, ha evocato gli spettri del liberismo, della reagonomics, della privatizzazione, del taglio del welfare, della macelleria sociale, tutto in nome del profitto, della mano libera del mercato, del grasso che cola di Friedman.Spettri evidentemente incontrollabili che li hanno sì portati alla vittoria, ma che ora li stanno portando inevitabilmente al fallimento, un pò come una locomotiva con i freni rotti che viaggia a grande velocità contro un pilastro di cemento.

Sembra quasi che la gente di questo mondo, come se fosse vittima di un incantesimo, abbia smesso di ragionare con la sua testa, come se si fosse stabilito per legge che cercare di perseguire il bene di molti contro il bene di pochi sia sbagliato, o comunque inapplicabile.


Chi fosse in errore, a noi sembra chiaro. Ai posteri l'ardua sentenza.
D.C.

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