domenica 31 luglio 2011

La scommessa.

Con i miei precedenti interventi ho cercato, spesso sicuramente in modo un pò troppo superficiale e affrettato, di delineare una visione ben precisa dell'organizzazione sociale del capitalismo avanzato in questo inizio di XXI secolo. La situazione entro cui ci troviamo in Italia è particolarmente drammatica per via delle difficoltà economiche e dell'assalto alle istituzioni di una destra eversiva e predatoria, che ha il chiaro intento di attaccarsi inesorabilmente agli ingranaggi dello stato.

In questo capitalismo predatorio all'italiana che sta attraversando, forse, il suo periodo crepuscolare, le forze comuniste, o quelle che ancora ambiscono a chiamarsi tali, risultano divise, frammentate, deluse e soprattutto marginali. Non sta scritto da nessuna parte che questo stato di cose durerà per sempre, ma molto, è chiaro dipende anche da quello che riusciremo a dire e fare nei prossimi tempi. Io sono convinto che alla fine inevitabilmente trarremo giovamento dallo sfascio della classe politica attuale, uno sfascio che per forza di cose non ci trascinerà a fondo dato che dal 2008 siamo inevitabilmente stati esclusi dal parlamento e quindi dalla gestione del potere e dell'economia. Certo, non illudiamo almeno noi stessi, se rimarremo fuori da questa tempesta lo saremo più per causalità che per determinata volontà, tuttavia dovremo capitalizzare al meglio questo possibile vantaggio morale per concretizzarlo in un azione reale nella società capace di aggregare le proteste sociali intorno ai nostri simboli e alla nostra struttura organizzativa.

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