mercoledì 20 ottobre 2010

16 e 17 ottobre il futuro è oggi!





Abbiamo alle spalle un weekend straordinario. Una due giorni in grado di invertire la rotta, che dimostra l'esistenza nel nostro Paese un popolo che non si rassegna, che non si piega ai ricatti, che difende la democrazia, il mondo del lavoro e dei saperi.
La manifestazione della Fiom - e tutto il percorso che l'ha preceduta - ha risvegliato le coscienze, rimesso in moto energie, riappassionato un popolo di sinistra che, in questi anni, ha vissuto pesanti sconfitte e difficilissimi momenti.
Una grande mobilitazione unitaria, dal punto di vista sociale prima di tutto: la Fiom ha avuto il merito e la capacità di connettere la battaglia per la dignità del lavoro, a partire dal ricatto di Pomigliano, con le altre esperienze di lotta in campo oggi nel Paese, dal movimento degli studenti e dei ricercatori, al movimento per la difesa dei beni comuni, che nei mesi scorsi ha raccolto più di 1 milione di firme si è battuto per il referendum sull'acqua.

Un popolo, quello della sinistra, che si è ritrovato unito su grandi battaglie, che ha ricostruito una connessione sentimentale che sembrava smarrita per sempre.
Possiamo affermare con nettezza e anche con un pelo di orgoglio di aver avuto ragione ad aver investito in modo massiccio, come Federazione della sinistra e, forse ancora di più, come organizzazioni giovanili in quest'appuntamento.
Costruire il soggetto generazionale unitario dentro il conflitto, dentro quest'autunno di lotta, individuando il 16 ottobre come data 'costituente', ci ha permesso di coltivare relazioni, di riscoprire la nostra utilità e anche la nostra capacità organizzativa: lo spezzone unitario è stata una grande prova di forza, ma anche un grande fatto politico, che dimostra la nostra piena internità alle lotte, dimostra che siamo una realtà che si batte con generosità e puntualità: siamo stati presenti e attivi in tutti gli appuntamenti, dal ‘No B day’ del 2 ottobre, al quale abbiamo contribuito con un profilo più sociale, fino alla straordinaria giornata di mobilitazione dei saperi dell'8 ottobre, che abbiamo organizzato, insieme a tutto il movimento, in ogni angolo del Paese.
La sfida oggi è non disperdere questo patrimonio, dispiegato a partire dai territori: dobbiamo lavorare affinché i comitati costruiti per organizzare il 16 ottobre rimangano attivi, siano 'propulsori unitari di conflitto'. In questa direzione l'assemblea di domenica alla Sapienza rappresenta un fatto di grande rilevanza: il movimento studentesco con grande maturità - frutto certamente della sconfitta e anche degli errori dell'Onda - ha avuto la capacità di connettersi e fare fronte comune con le altre realtà di lotta, il mondo del lavoro prima di tutto: è un fatto politicamente straordinario e plasticamente significativo che il Segretario generale della Fiom sia stato tra gli attori principali dell'assemblea. Un'assemblea che segna un cambio di passo: i tagli, la riforma universitaria, l'attacco al diritto di sciopero come al contratto nazionale, il restringimento degli spazi di democrazia vengono letti come la risposta autoritaria del Governo alla crisi economica, che viene definita strutturale e non transitoria. Dentro la crisi, che ha inasprito le condizioni che l'hanno causata invece di aver facilitato la messa in discussione del modello di sviluppo, viene individuata come determinante la questione generazionale: la lotta contro la precarietà viene definita come priorità assoluta.
Sull'attualità, inoltre, viene assunta, anche grazie all'impegno delle nostre compagne e dei nostri compagni in tutte le strutture del movimento, la parola d'ordine dello sciopero generale e generalizzato.
Ad un anno dalla nostra Conferenza nazionale, nella quale abbiamo criticato l'Onda per una mancanza di connessione con gli altri segmenti sociali e posto con forza il tema della riconnessione delle scintille di lotta, e a qualche mese da un campeggio estivo unitario che ha posto in modo sostanziale questi temi, vivo oggi tutto questo come un fatto politicamente nuovo e straordinario.
Il punto, da oggi, è tradurre tutto questo in mobilitazione e organizzazione: abbiamo di fronte a noi un'agenda già ricca, dal 30 ottobre dei precari della scuola, al 17 novembre degli studenti, al 27 novembre della Cgil, al 4 dicembre dei movimenti per l'acqua, all'11 dicembre contro la crisi.
Gli obiettivi di tutte e tutti credo siano tre: il primo, banale, è che questo percorso contribuisca in modo determinante a cacciare il Governo, il secondo che il movimento cresca nel ventre del Paese, e per far sì che questo avvenga è necessario in ogni territorio allargare la base dei promotori, intrecciando la rete Uniti contro la crisi ai comitati locali per il 16 ottobre, alle tante Reti locali contro la crisi attive da più di un anno, penso ad esempio alla realtà romana, ai comitati promotori del referendum sull'acqua pubblica. Su questa strada dobbiamo compiere uno sforzo straordinario di democrazia e partecipazione: tutte le realtà del movimento devono essere e sentirsi parte attiva e propositiva. Un'altra partita centrale si gioca sui processi decisionali, nei quali l'Onda ha fallito: l'esperienza di questi mesi può dare una lezione alla politica, avvitata spesso in personalismi lontanissimi dai contenuti, se riscopre, dal basso, il valore della democrazia partecipata.
La terza questione, è che questo patrimonio non evapori con la fine dell'anno, ma si traduca in elemento permanente.
Su questo aspetto credo che noi, proprio nel percorso di costruzione del soggetto generazionale possiamo dare un contributo determinante: è prioritario, infatti, costruire spazi, luoghi fisici di discussione, di aggregazione, di organizzazione delle lotte e del conflitto, delle 'casematte di resistenza', aperte a tutte e tutti gli attori del movimento, di chi si batte ogni giorno nelle scuole, nelle università e nei posti di lavoro, che ci aiutino a ricostruire una socialità disgregata dalla barbarie del capitalismo e, più banalmente, un consenso di massa. Dobbiamo produrre uno scatto, concretizzare entro l'anno il nostro percorso, per mettere a disposizione delle nostre organizzazioni uno strumento in grado di intercettare la voglia di cambiamento che si sta dispiegando in ogni angolo del Paese.

Flavio Arzarello - Coordinatore nazionale FGCI

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