mercoledì 27 ottobre 2010

Piccolo contributo alla discussione per la costruzione di un unico Partito Comunista





Care compagne e cari compagni,



vista la fase politica complicata vorrei provare con queste poche righe a dare un contributo alla discussione in corso.

Innanzitutto io credo che mai più che ora sia necessaria la costruzione di un unico partito comunista, che superi le vecchie divisioni e fratture e ridia forza, credibilità e quindi consenso, all’analisi marxista.

Questo autunno di lotte sociali ha visto e continua a vedere una forte presenza dei comunisti nelle mobilitazioni, presenza sia in piazza sia nell’organizzazione di queste. Partecipiamo caratterizzandoci con i nostri contenuti, con le nostre bandiere e i nostri simboli mentre la nostra dignità politica viene riconosciuta anche da quelle componenti del movimento che negli scorsi anni si sono contrapposte in ogni modo ai comunisti. Siamo stati presenti nelle grandi manifestazioni del mondo della scuola (penso all’8 ottobre) e in quelle del mondo del lavoro (penso il 9 ottobre a Torino e il 16 ottobre a Roma) e continueremo ad esserlo ad esempio lavorando fin da ora per costruire la massima partecipazione studentesca alla Giornata Mondiale per il Diritto allo Studio, il prossimo 17 novembre. Lavoreremo anche e soprattutto nell’ottica di ricostruire la coscienza di classe andata distrutta in questo paese dopo le sconfitte subite dalla classe operaia a partire dagli anni ’80. Sicuramente questo sarà il compito più arduo che ci spetta ma le mobilitazioni di questo autunno di lotte stanno creando tutte le basi ad un risveglio di coscienza che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.

L’onda lunga della crisi economica sta ulteriormente dimostrando la necessità di ricostruire un forte partito di classe, ovviamente comunista, che sappia rappresentare i bisogni delle masse di proletariato crescente nel paese. Scusate se uso parole “antiche” ma ritengo che le condizioni economiche internazionali le rendano attuali. Basti vedere cosa sta succedendo nel resto della liberalissima Unione Europea: in Grecia, come in Francia, le forze politiche e sindacali, comuniste e di classe, hanno saputo favorire le lotte e coordinarle in ogni loro livello sociale, mi spiego meglio, hanno saputo unire le rivendicazioni dei lavoratori alle battaglie degli studenti, alla difesa dei diritti acquisiti, alla tutela della stato sociale. Purtroppo in Italia i comunisti non sono ancora adeguati ad essere il perno centrale delle lotte di classe, pur, come dicevo prima, essendo sempre più radicati all’interno di esse.

Principalmente per questi motivi io ritengo che la costruzione di un unico partito comunista sia oggi più che necessaria e che anzi occorra velocizzare il processo per evitare di perdere ulteriore tempo.

La Federazione della Sinistra terrà il suo primo congresso nazionale il 20 e 21 novembre prossimi: questa struttura è sicuramente il primo passo di unificazione di alcune tra le più importanti forze politiche della sinistra italiana che ritengono necessario il superamento del capitalismo, ma ad oggi è poco più che un contenitore che funge da cartello elettorale. La Fds potrà diventare un utile strumento di confronto per costruire la coscienza e la lotta di classe in Italia ma solo a condizione che si ricostruisca un unico partito comunista.

Io auspico quindi che venga dato nuovo vigore alla linea del nostro partito e che il congresso che si terrà l’anno prossimo lanci, come il segretario nazionale Diliberto ha più volte sostenuto, il processo unificativo. La necessità di ciò è data anche dal fatto che la manifestazione nazionale della FIOM dello scorso 16 ottobre ha lanciato degli importanti temi politici con cui non ci possiamo non confrontare. Il più grande sindacato dei metalmeccanici, classe sociale rivoluzionaria per eccellenza nell’analisi marxista, non ha al momento alcuna rappresentanza politica è né il PdCI da solo, né l’Fds né tantomeno il PRC o Sel si possono candidare a questo difficile scopo.

E’ dunque necessario che si avvii al più presto il processo unificativo dei comunisti, in modo da ricostruire un unico partito comunista che aggiorni la propria analisi della società, il marxismo-lenismo è a mio avviso un modello più che valido di analisi ma non lo si può più prendere come assunto , bensì è necessario declinarlo nelle trasformazioni economiche e sociali in corso. E’ necessario che le compagne e i compagni tornino a studiare e a capire la realtà.

Un unico partito comunista che, nel compito gravoso di provare a rappresentare le istanze politiche dei lavoratori, abbia dei riferimenti sindacali ben chiari, guardi alla FIOM sicuramente ma anche alle altre componenti più avanzate della CGIL, che non trascuri in alcun modo le istanze che arrivano dal sindacalismo di base, penso innanzitutto all’USB come soggetto sindacale che nella nostra attività politica non debba essere tralasciato e che, soprattutto si opponga senza se e senza ma all’attacco ai diritti dei lavoratori operato da Marchionne, dalla Confindustria e dai sindacati conniventi.

Un unico partito comunista infine che non miri alle istituzioni per qualche rendita di posizione o rimborso elettorale, ma per portare in esse le proprie battaglie e renderle un importante luogo di conflitto sociale. Ci tengo a sottolineare questo punto perché in questi giorni si parla moltissimo di possibili elezioni anticipate e di primarie di coalizione. Intanto credo sia necessario costruire un’ampia alleanza elettorale con il centro-sinistra per battere Berlusconi e la Lega, ma, nel caso di vittoria non andare al governo del paese: infatti in queste condizioni non possiamo più pensare di poter spostare a sinistra l’asse del governo come credevamo di fare con Prodi. Dobbiamo individuare alcuni punti programmatici quando si sigla l’alleanza elettorale e su questi dare battaglia finchè non li avremo ottenuti. Sul resto valutare di volta in volta e preventivare pure una dura opposizione. Le discussioni sulle primarie invece non mi appassionano per nulla, sono infatti una pura riduzione personalistica della politica. Non credo inoltre che ci sia particolare differenza tra Bersani e Vendola (anche se quest’ultimo è percepito come il candidato della sinistra radicale), entrambi infatti arrivano dal PCI, entrambi sono post-comunisti, entrambi puntano ai salotti buoni dei poteri forti italiani. A scanso di equivoci, basti sentire le dichiarazioni di Vendola durante il primo congresso di Sel svoltosi lo scorso fine settimana: ad esempio, pur avendo partecipato alla manifestazione nazionale della FIOM (e avendola fatta da padrone sui media) ha detto di voler dialogare anche con CISL e UIL, ha difeso inoltre il fatto di essere un cattolico e ha quindi attaccato l’anticlericalismo. Su una questione poi come l’abbattimento della legge 30 non ha una posizione per nulla chiara. Su quest’ultimo argomento io ritengo dunque che un partito comunista non debba perdersi nei meandri dei politicismi personalistici, ma portare dei contenuti politici e su questi dare battaglia con le altre forze politiche.



Ivano Osella, Coordiantore Provinciale FGCI Torino

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