lunedì 20 settembre 2010

L’incompetenza del governo dà fuoco la Russia. di Guennadi Ziuganov







Ancora non si è concluso il 2010 ma è già entrato nella storia della Russia come uno dei più drammatici. Il caldo e la siccità hanno favorito gli incendi di grandi proporzioni, bruciando villaggi e interi paesi. Nelle fotografie, i luoghi ridotti in cenere non si discostavano da Játyn (1) arso durante la guerra. Eppure la gente è morta non solamente in conseguenza diretta del fuoco. Perfino nella capitale in quei giorni di fine luglio e inizio agosto, circa 700 persone al giorno lasciavano questo mondo, il che significa che nei luoghi colpiti dal fuoco è raddoppiato il numero dei morti.

Sono bruciate enormi distese di boschi. Si è inferto un danno colossale all’ecosistema. L’agricoltura, che già era in difficoltà, ha subito un duro colpo. Centinaia di migliaia di contadini quest’anno resteranno senza raccolto. L’aumento dei prezzi dei principali beni alimentari è inevitabile.

La portata della tragedia è evidente: ha colpito decine di milioni di persone e benché negli ultimi anni la Russia abbia patito una lunga serie di disgrazie, l’attuale si differenzia per le sue enormi proporzioni. Le conseguenze di quanto accaduto alla vita del paese sono ancora da stimare. Milioni di persone stanno respirando prodotti tossici, con conseguente grave danno per la loro salute. Dovrà passare del tempo per valutare la reale portata dell’evento. La disgrazia nella quale sono sprofondati i nostri concittadini ha avuto grandi ripercussioni per tutto il paese. Si continuano a raccogliere aiuti per le vittime. Non è sicuramente rimasto ai margini il Partito Comunista della Federazione Russa. I nostri compagni continuano a raccogliere fondi e aiuti materiali. Il CC del PCFR coordina il lavoro delle organizzazioni regionali del partito. Ma neanche il sostegno di tutto il popolo potrà restituire familiari e parenti a coloro che hanno subito tante dolorose perdite in questi giorni d’incendi.

Sfortunatamente è accaduto quello che succede sempre quando il governo attua il “vada comunque vada”, quando è incapace di adempiere ai propri doveri, quando si dimentica della voce del popolo. È successo quello che noi, i comunisti, stiamo coraggiosamente tentando evitare. Avevamo messo in guardia tutti coloro da cui dipende l’assunzione di importanti decisioni rispetto alle crescenti minacce che incombevano sul paese. Cinque anni fa, il nostro partito diffuse alla Duma una relazione speciale, “I limiti della caduta”, elaborato dai migliori scienziati. Nel 2006-2007 ci opponemmo frontalmente alla nuova e distruttiva legge sui boschi. Lo stesso coscienzioso lavoro fu svolto per la discussione della legge sull’acqua. Nei differenti tavoli che allora si organizzarono nella Duma, si analizzarono in dettaglio quei documenti. Facemmo arrivare alla dirigenza dal paese delle relazioni speciali sull’argomento.

Abbiamo mantenuto una linea coerente per l’utilizzo delle nostre ricchezze di terre, boschi e acqua a beneficio di tutti i cittadini della Russia. Esigemmo che lo Stato assumesse il compito di disciplinare i loro rapporti. Dimostrammo che l’adozione delle nuove leggi su boschi e risorse idriche contraddiceva tali doveri. Compiemmo un grande sforzo per arrivare all’opinione pubblica, utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione, dalla tribuna parlamentare fino agli atti di protesta. Ricorremmo a tutte le possibilità per suonare alla porta del governo. Ma non potemmo aprire una breccia in quella schiera di funzionari dietro cui si celano gli interessi del grande capitale e del profitto personale.

Dopo le inondazioni del fiume Lena e nel nord del Caucaso ed il terremoto a Sajalín, pretendemmo dal governo azioni più concrete e decise per riportare l’ordine. Rilevammo come l’incidente nella centrale idroelettrica di Sayan-Shushen non facesse che confermare l’imperiosa necessità di un recupero della proprietà statale nei settori strategici dell’economia, mentre l’incendio nella discoteca “Il cavallo zoppo” di Perm, esigeva l’adozione di misure per la sicurezza dei locali pubblici. Dimostrammo come i superprofitti dei “re del carbone” che risparmiavano sulla sicurezza e la salute dei minatori, erano la strada obbligata verso gli incidenti nelle miniere “Raspadskaya” e “Voroshilov” nel Kuzbass.

Disgraziatamente non siamo riusciti a far ragionare il governo. Non li abbiamo convinti ad accendere il semaforo rosso all’oligarchia nel suo cammino verso il profitto. La radice del male rimane intatta: quell’incontenibile e cinica corsa del capitale dietro il profitto. I circoli governativi sono risoluti a soddisfare i propri appetiti. Insistono nello spogliare lo Stato della responsabilità nelle sfere più importanti dell’attività economica. Il capitalismo criminale ha posto fine a quasi tutte le tenute collettive che erano preparate a fronteggiare siccità e incendi.

I nostri massimi responsabili si sono sforzati per indicare i “capri espiatori” cui far pagare il conto di ogni incidente o catastrofe. Allo stesso tempo si garantiva l’immunità ai principali funzionari, responsabili dei più abominevoli esperimenti sul popolo e sul nostro paese. Kudrin [ministro delle Finanze] continua ad essere “insostituibile”, perché esegue con successo il dissanguamento della nostra economia e del settore sociale, scaricando i costi sulle regioni più povere. “Insostituibile” è Serdiukov [ministro della Difesa], perché è difficile trovare qualcuno più indicato per trasformare l’esercito in un luogo di mercanteggiamenti. “Insostituibile” è Fursenko [ministro dell’Istruzione e Scienza], affermato specialista nel seppellire senza scomporsi i migliori risultati della nostra scienza e del nostro sistema educativo. “Insostituibile”, come no, continua ad essere il principale privatizzatore del paese, distruttore del migliore sistema energetico del mondo, al quale hanno dato ora in gestione lo sviluppo delle nanotecnologie (si riferisce ad A. Chubais. NdT)..

Le alte sfere del paese ora incolpano di quanto accaduto i governatori e i loro funzionari. I governatori pensano che la colpa sia del governo centrale, ma licenziano i responsabili locali. I responsabili locali credono che la colpa di tutto risieda nella disastrosa politica del governo, benché non lo dicano a voce alta.

Tutto e tutti sono colpevoli: il clima e gli elementi, le torbiere e gli amanti delle gite all’aria aperta, i venditori di ventilatori ed i cittadini che non avevano arato i loro orti e campi nei paesi. Innocente è il partito al governo. Non sono colpevoli né politicamente, né giuridicamente, né moralmente.

Scaricare la colpa sugli altri piace alle persone che non hanno mai creato niente in vita loro. Coloro che non hanno mai prodotto nulla con le proprie mani, sono poi i primi incensarsi. Questo autocompiacimento dell’attuale governo non fa che allontanarlo maggiormente dalla vita reale. Può bastare un esempio. Contrariamente a tutte le promesse dei funzionari, molti sono i veterani della Grande Guerra Patriottica che continuano a non ricevere gli appartamenti promessi.

Alla luce degli incendi di questo 2010 si è evidenziata l’incapacità del governo sulle questioni concrete. Milioni di persone hanno dovuto fare fronte al problema di come difendere la propria vita, il proprio tetto, il proprio futuro. I cittadini della Russia hanno scoperto che il governo e le sue figure più in vista sono incapaci di risolvere i problemi e di adempiere agli obblighi. I tentativi di dare rilievo alla sua attività, di dimostrare l'operosità del governo, ha soltanto evidenziato l’incompetenza e la goffaggine dei vertici di potere.

Ciò che è successo non solo rappresenta una lezione per lo stesso governo. È anche una lezione per il paese ed i suoi abitanti. Una lezione per imparare a valutare la situazione non per quello che dice o spiega la televisione, bensì dai fatti e dalle competenze. Una lezione su come lottare per i propri diritti e formare un governo nell’interesse del popolo.

Gli specialisti avevano già notato che quella di quest’anno sarebbe stata un’estate calda. Lo indicavano le previsioni meteorologiche e l’esperienza pratica dell’amministrazione. Quindi il fuoco coi suoi effetti non ci sono caduti addosso all’improvviso, ma si attendevano. Tuttavia non è stata adottata nessuna misura per preparare il paese né la sua popolazione ad una situazione di emergenza.

Ci sono questioni in cui un governo è obbligato a lavorare senza che sia necessario un allarme specifico. Ci sono problemi per i quali deve essere sempre pronto. Minimizzare le conseguenze dei disastri naturali, dei conflitti militari e politici, dei blocchi economici, del terrorismo e della delinquenza, è competenza diretta dello Stato. Per questo motivo esistono il Ministero per Situazioni d’Emergenza (MSE) ed altre organizzazioni. Per questo deve essere concepito un piano di misure preventive e di mobilitazione. “Prevenire le malattie è meglio che curarle” non è solo una massima applicabile alla medicina. Se il governo non lo capisce, diventa dannoso per la società e deve essere sostituito.

Le priorità del regime di governo stanno trasformando sempre più la Russia nel regno dell’assurdo. Le strutture del MSE, al momento di ricercare volontari per andare a spegnere gli incendi, chiedevano loro di arrivare preparati con cibo proprio, proprie bottiglie d’acqua e finanche con le proprie maschere antigas. Ed il desiderio dei funzionari di essere graditi alla direzione li porta, ogni volta con maggiore frequenza, ad agire seguendo il copione di una brutta barzelletta. La misurazione e registrazione dei fenomeni atmosferici si compiono da non più di duecento anni. Cosa che non ha impedito ai responsabili dell’Istituto di Meteorologia di arrivare ad affermare che un’ondata di caldo come quella patita non si riscontrava in Russia da più di mille anni.

Siamo riusciti a sviluppare un sistema capace di trasformare in farsa qualunque tragedia. Importanti figure del governo hanno fatto appello all’opposizione di non trasformare il dolore della gente in arma politica, che in ogni caso non ha impedito che fossero loro stessi i primi a cominciare a farlo.

Facendosi vedere partecipare personalmente allo spegnimento degli incendi, stavano in realtà sancendo il collasso del sistema che dirigono. La funzione di un governo consiste nel prevenire le catastrofi, assicurare condizioni sicure per la vita della popolazione. Un compito, questo, in cui hanno fallito miseramente. L’ondata di incendi ha colpito tutte le regioni centrali. È una tragedia che non possono nascondere ai telespettatori per quanto si sforzino di fare. In una tale situazione non bastano neanche le videocamere di sicurezza che vigilano sulla costruzione delle abitazioni che devono sostituire le case bruciate.

Il governo, occupato com’è nello smascherare il passato sovietico col fine di giustificare il suo arbitrio “funzionario-oligarchico”, si rifiuta di voler prendere qualcosa dai suoi predecessori. Già negli anni 30 in URSS per la lotta contro gli incendi si realizzò un locomotore cingolato fuoristrada, lo “Yaroslvets”. Successivamente si cominciarono a fabbricare macchinari pesanti per l’estinzione degli incendi partendo da macchinari militari. Nel paese apparvero le prime unità militari per l’installazione di tubature, riconvertite già nel 1952 per decisione di Stalin, in una categoria di truppe speciali.

Il tempo confermò l’importanza di quelle decisioni per la sicurezza del paese. Quelle truppe salvarono migliaia di vite di nostri soldati in Afghanistan, furono un aiuto fidato che prestò soccorso nella catastrofe di Chernobil e nel terremoto di Spitak, negli incendi di boschi e torbiere. Prima delle “riforme” erano truppe compatte ben equipaggiate e preparate per qualunque eventualità. Non solo offrivano copertura alle truppe durante i combattimenti, ma rappresentavano anche una riserva strategica per le situazioni di emergenza. Ora con la trasformazione intrapresa da Serdiukov, tutte quelle brigate si sono viste ridotte nella “nuova immagine delle Forze armate”. Sono rimaste alcune brigate isolate in qualche distretto militare e nella marina. Il paese è rimasto senza un’importante riserva strategica.

L’analisi completa dei problemi permetteva all’URSS di risolvere le questioni più complesse. Anche nel 1972 si ebbe un’ondata di caldo simile, ma allora gli incendi dei boschi e delle torbiere in fiamme non si trasformarono in un cataclisma generale. Per l’estinzione del fuoco si mobilitarono più di centomila soldati. Ora sono stati undicimila e per giunta in ritardo. A quel tempo, nella sola regione di Mosca si dispiegarono 300 linee di tubature per una lunghezza totale di 1.300 km. L’attuale governo al contrario è riuscito a posarne 170 km, nel territorio di quattro regioni: Mosca, Nizhegorod, Riazan e Vladimir. Dobbiamo sorprenderci che le vittime degli incendi del 2010 superino di svariate volte quelle del 1972?

L’ingegneria nazionale offre oggi proposte interessanti, ma il governo è impegnato a ignorare le possibilità dell’aeronautica nazionale e di altri settori. Già all’inizio del decennio l’ufficio di progettazione degli Urali ideò un carro armato antincendio. Poteva caricare una notevole riserva di acqua, avanzare attraverso i campi e farsi largo all’interno del bosco fino ad arrivare al focolaio dell’incendio. La sua conversione sulla base dei T-72 poteva risultare abbastanza accessibile dal punto di vista economico. Ma il progetto non vide la luce. Perfino ora, dopo le amare lezioni di questa estate, il governo non si affretta ad agire in modo diligente. Prosegue a non prestare attenzione ai progettisti nazionali, ma studia la possibilità di acquistare all’estero i macchinari contro gli incendi.

Il PCFR considera che tale ritardo nell’adeguamento del paese agli interessi nazionali possa portare a conseguenze irreparabili. Tutto il mondo ha potuto costatare l’incapacità dell’attuale governo capeggiato da Putin di fare fronte ai problemi che si accumulano. La situazione richiede che il presidente della Federazione Russia, come capo dello Stato e come politico senza partito, si renda responsabile personalmente a sbloccare questa “ostruzione amministrativa”.

Allo stesso tempo il PCFR insiste nell’attuazione delle seguenti misure prioritarie:

1. Portare a termine un’analisi dettagliata dei motivi e delle conseguenze della situazione eccezionale di questo 2010, nel Consiglio di Stato ed in una sessione speciale della Duma.

2. Adottare nel corso di due mesi un piano speciale d’azione per la sicurezza nazionale, la difesa del paese e della popolazione di fronte alle situazioni di emergenza.

3. Redigere una nuova legge su terre, boschi e risorse idriche. Bloccare fino alla sua approvazione le leggi vigenti, per quanto concerne il passaggio in mani private della terra, dei boschi e delle acque.

4. Fermare immediatamente i piani di futura privatizzazione della proprietà statale. Spingere per l’incremento della proprietà statale e l’efficacia della sua gestione.

5. Riconoscere come imprescindibile lo sviluppo delle tenute collettive e delle imprese di economia forestale come condizione indispensabile per la risoluzione dei problemi. Progettare e dare inizio ad un programma di recupero delle grandi tenute collettive altamente specializzate nella coltivazione e commercializzazione delle produzioni agricole.

6. Ripristinare il Servizio forestale nazionale. Eseguire un programma integrale per il recupero della fertilità delle terre ed il dissodamento delle terre desertiche. Creare brigate specializzate nei lavori di miglioramento.

7. Aumentare il finanziamento del complesso agro-industriale, fino a raggiungere almeno il 10% del preventivo di spesa. Recuperare nel corso di cinque anni la base materiale e tecnica del settore agricolo ed il suo impianto energetico. Mettere in moto un programma che assicuri delle condizioni normali di vita per i contadini.

L’esecuzione di queste misure migliorerà considerevolmente la competitività della Russia nel XXI secolo, migliorando la difesa dei cittadini di fronte ad incidenti e catastrofi. Senza l’utilizzo di queste misure tutte i discorsi sulla modernizzazione del paese continueranno ad essere parole vuote.

Da parte sua il gruppo parlamentare del PCFR è disposto a presentare nuovamente all’ordine del giorno della Duma la nostra proposta di legge su terre, boschi e risorse idriche, scartata precedentemente da “Russia Unita”.

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