lunedì 20 settembre 2010

Ombre Nere sull'Europa






In questi giorni la coalizione del centrodestra svedese guidata dal primo ministro Frederik Reinfeldt ha vinto le elezioni politiche, ma non ha però raggiunto la maggioranza assoluta richiesta per formare da sola il nuovo governo. La Svezia, paese di una decennale tradizione socialdemocratica, vede per la prima volta l’ingresso in Parlamento dell’estrema destra xenofoba, i “Democratici di Svezia” (Sd) del 31enne Jimmi Akesson, il quale con il 5,7% dei voti ha superato lo sbarramento del 4% necessario per l’accesso ai seggi del Riksdag. Il leader di Sd ha dichiarato di non voler creare problemi, accettando di assumersi tutte le responsabilità del caso: «Oggi abbiamo scritto la storia politica. È fantastico abbiamo subito la censura e il boicottaggio dei media, ci siamo visti rifiutare dai giornali la nostra pubblicità. Ma ciò nonostante abbiamo realizzato un risultato fantastico».

Il successo dell’estrema destra in un Paese dalle salde tradizioni democratiche e di sinistra come la Svezia non deve però lasciare disorientati; in tutta Europa infatti l’avanzata dei partiti conservatori e della destra radicale è ormai una realtà, come testimoniato dal loro stato di salute.
In Olanda il “Partito per la libertà” (Pvv), partito di destra xenofobo, anti-islamico e anti-europeista di Geert Wilders, ha conquistato nelle recenti elezioni europee i il 16,9%, e ha portato ben quattro delegati a Strasburgo.
In Austria l’estrema destra del “Liberalnazinali” (Fpoe) di Barbara Rosenkranz, aggressiva cinquantenne che ha raccolto il testimone del defunto Jorg Haider, ha ottenuto alle presidenziali dello scorso aprile il 15,62% delle preferenze, confermando il seguito del partito nel paese.
In Ungheria, il partito conservatore di destra del “Fidesz” ha vinto le elezioni legislative con il 52,7% dei voti, mentre il partito di estrema destra “Jobbik” è entrato per la prima volta in Parlamento con un risultato eclatante: il16,7% dei voti. Il Jobbik rappresenta un radicalismo ostile al sistema ed esprime la rabbia, la delusione e i problemi accumulatosi nella società ungherese negli ultimi decenni, oltre che pericolosi sentimenti xenofobi e nazionalisti.

Infine c’è il Partito nazionalista di Malta, al potere con il 45% dei consensi e attivo con politiche contrarie all’immigrazione, e il Partito Nazionalista Britannico nel Regno Unito che ha ottenuto un preoccupante 6,2% dei voti nelle ultime elezioni europee ed è entrato nell’occhio del ciclone per una controversia legata al materiale elettorale. Nessun editore britannico ha infatti accettato di stampare volantini e manifesti del BNP, tanto che i suoi militanti hanno dovuto farli in Slovacchia.
Secondo l’associazione “Human right watch”, il BNP sarebbe colpevole di aver reclutato skinheads per la loro causa e di aver promosso campagne di odio razziale. Proprio in Slovacchia il Partito Nazionale Slovacco viene classificato come ultranazionalista e di estrema destra che nel 2006 ha ricevuto nelle elezioni politiche ben l’11,6% dei consensi.

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