giovedì 2 giugno 2011

Cina: la moratoria sulla pena di morte è realtà



02 giu- Si parla ormai da sempre della Cina come una delle grandi potenze proiettate a estendere il proprio controllo economico e politico su gran parte del mondo nel giro dei prossimi decenni. In molti però hanno da sempre criticato la Cina non vedendo progredire i diritti umani di quel paese parallelamente ai progressi, indiscutibili, ottenuti nel settore economico e industriale. Nel 2011 sono purtroppo ancora troppi i paesi che praticano abitualmente la pena di morte, Stati Uniti e Cina ovviamente non sono da meno, anche se è proprio di questi giorni la notizia, colpevolmente trascurata dalla maggior parte dei media, che la Corte suprema cinese avrebbe dichiarato una moratoria di due anni sulla pena di morte. Questa a ben vedere è una splendida notizia, che meriterebbe ben altri approfondimenti e meriterebbe di essere nelle prime pagine di tutti i giornali. A questo punto subentra una domanda: come mai dopo anni e anni in cui l’occidente ha fatto una giusta e sacrosanta campagna contro l’uso della pena di morte in Cina, oggi questa notizia non viene quasi commentata?. Gli Stati Uniti ad esempio non hanno ancora deciso di mettere in pratica nessuna moratoria, tuttavia ormai sembra quasi che la questione non interessi più quasi nessuno, come se ci si fosse ormai rassegnati a questa pratica nel paese più importante, per il momento, del mondo. Secondo quanto riferito dall’agenzia “Nuova Cina” infatti, la Suprema corte del popolo cinese, la massima istanza giudiziaria del paese, ha chiesto esplicitamente a tutti i tribunali operanti in Cina di applicare una moratoria di due anni alle esecuzioni con pena capitale attualmente previste. La pena di morte verrà prevista solamente ad “un piccolo numero di criminali responsabili di reati estremamente gravi”. Alla luce di questi fatti è facile comprendere la portata che per il progresso del popolo cinese potrebbe venire assunta da questa notizia straordinaria. La speranza è che l’opinione pubblica mondiale possa riflettere lungamente su questa moratoria, magari riportando d’attualità il tema della pena di morte e inserendola in un contesto più ampio che non rinunci a fare pressioni anche sugli Stati Uniti, i quali continuano senza problemi a usare tale pratica.

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