domenica 28 febbraio 2010

Ecco cosa si sta preparando contro il Venezuela. Tratto da www.resistenze.org




fonte: http://www.jornada.unam.mx/2010/02/18/index.php?section=mundo&article=024a1mun
Traduzione a cura della redazione di www.lernesto.it

* Ángel Guerra Cabrera, giornalista cubano, scrive sul giornale messicano La Jornada

La lunga e intensa guerra mediatica contro il Venezuela è entrata in una fase delirante in cui appare abissale la distanza tra ciò che realmente avviene nel paese e ciò che pubblicano i consorzi mediatici. Chi giudichi il Venezuela esclusivamente in base a quello che pubblicano costoro, arriva alla conclusione che è uno Stato “fallito”, in cui è giustificabile qualsiasi cosa, anche il golpe militare, l’assassinio del presidente, un intervento armato straniero o tutti questi “rimedi” insieme. E proprio questo il senso comune che cercano di trasmettere questi editori. E il fatto è che i grandi media degli Stati Uniti, della Spagna e di altri paesi della NATO, dei membri della Società Interamericana di Stampa e delle catene elettroniche latinoamericane diffondono un immagine così distorta della realtà venezuelana in modo tale che nessuno possa credere che la nazione così descritta sia la stessa in cui una decina di multinazionali – tra esse Chevron e Repsol – decidano di investire 80 mila milioni di dollari per iniziare operazioni in un settore della Falda Petrolifera dell’Orinoco, la stessa in cui una maggioranza storicamente emarginata gode oggi di tutti i diritti, dove esiste una solida popolarità del presidente e la fiducia nel suo governo, che si esprime nella stabilità politica o in marce multitudinarie come quella del 23 gennaio. Poco tempo fa il veterano dei giornalisti venezuelani Eleazar Díaz Rangel si chiedeva da dove la rivista Newsweek avesse potuto attingere le informazioni che prevedono per quest’anno qualcosa di così strampalato come il rovesciamento di Hugo Chávez per mezzo di un golpe militare.

Ma l’assalto contro Caracas all’estero non è solo mediatico, per quanto importnate sia tale componente della strategia antivenezuelana degli Stati Uniti. Esso si manifesta su molti fronti e comprende piani di intelligence, sovversione e aggressione militare a cui partecipano il Dipartimento di Stato, il Comando Sud delle forze armate di questo paese, per non parlare della “comunità dell’intelligence” agli ordini dell’ammiraglio Dennis Blair, dell’oligarchia, del governo colombiano, più o meno apertamente dei governi e delle forze politiche di destra dentro e fuori l’America Latina e, naturalmente, della controrivoluzione interna.

La controrivoluzione interna è più che necessaria per offrire l’immagine di una società insubordinata, di un paese ingovernabile e per realizzare operazioni di spionaggio e sovversione da parte dei servizi speciali statunitensi e alleati. Ma l’usura e il discredito della controrivoluzione interna ha costretto Washington a cercare reclute tra gli studenti della classe media che sono stati addestrati alle tecniche delle rivoluzioni colorate con fondi dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID nella sigla inglese) e della National Endowment for Democracy, entrambe coperture della CIA. Ma ormai anche questo gruppo ha perso la sua forza iniziale e la impressionante marcia dei giovani bolivariani di pochi giorni fa a Caracas ha disattivato le azioni criminali che erano state avviate, non lasciando alcun dubbio sull’appoggio al governo da parte del settore giovanile.

Sia per la rivoluzione che per la controrivoluzione la battaglia più importante di quest’anno è rappresentata dalle elezioni legislative del 26 settembre. Ma la controrivoluzione, che - a parte l’odio per Chavez – è divisa, è attraversata da una feroce disputa in merito alle candidature e, soprattutto, non ripone fiducia nella possibilità di poter impedire ai bolivariani di conquistare i due terzi dei seggi all’Assemblea Nazionale, necessari per mantenere il corso rivoluzionario. E’ il dominio elettorale del chavismo che inevitabilmente porta la controrivoluzione, in preda alla disperazione, a coltivare la tentazione del golpe. Ciò spiega i tentativi di gettare su Chavez la colpa dei problemi nell’approvvigionamento di acqua ed elettricità dovuti ad una grande siccità, mentre è evidente che il governo sta affrontando con grande energia la questione, soprattutto dopo l’insediamento di Alí Rodriguez, uno dei suoi migliori quadri.

Ma per avere un’idea di ciò che si sta preparando contro il Venezuela, nulla è più eloquente della presentazione al Congresso di Washington da parte dell’ammiraglio Blair del Rapporto Nazionale sull’Intelligence: “In Venezuela, Bolivia e Nicaragua leader populisti…si sono uniti per respingere l’influenza degli Stati Uniti…nella regione. Il presidente del Venezuela… si è rivelato come uno dei principali detrattori degli Stati Uniti a livello internazionale…” Se questo è ciò che dicono pubblicamente…

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