domenica 21 marzo 2010

Russia: in migliaia contro Putin





Il 20 marzo 2010 è stato, in Russia, il giorno dell'ira. Il giorno dell'ira nei confronti del primo ministro Vladimir Putin, ritenuto colpevole della situazione terribile provocata dalla crisi economica, una crisi che sta colpendo duramente proprio la gente comune dato che è andata a intaccare la capacità di acquisto della povera gente e ha prodotto rincari di beni di prima necessità e di tariffe.

I russi sono scesi in piazza a Vladivostok, San Pietroburgo e a Mosca, dove la polizia ha effettuato alcune cariche e ha operato una sessantina di fermi tra cui il leader del Fronte della Sinistra Sergei Udaltsov, reo di aver preso parte all'organizzazione della protesta.

I manifestanti paragonano la situazione della Russia a quella dell'Iran, lamentando le continue restrizioni di libertà operate ai danni nell'opposizione nell'ex paese sovietico. Se prima del 1991 infatti la condanna alla mancanza di libertà dell'Urss era unanime, almeno in Occidente, oggi la situazione non è affatto migliorata, eppure sembra quasi essere calato un silenzio di assenso sull'operato del Cremlino.

A partecipare al "giorno dell'ira" il forte Partito comunista, Soldarnost, e i liberali di Labloko. Migliaia anche i manifestanti della gente comune, scesi in piazza per manifestare il proprio sdegno nei confronti delle istituzioni, ree di aver tollerato che con la crisi la gente si impoverisse sempre di più mentre il numero di miliardari stava raddoppiando.

A Kaliningrad le autorità hanno addirittura goffamente cercato di lanciare una fiera di prodotti agricoli per cercare di coprire la manifestazione antigovernativa, ma ogni tentativo in tal senso si è rivelato vano.

Per capire quanto la popolazione russa sia arrivata allo stremo della sopportazione basti ricordare che il PIL è crollato dell'8% nel 2009, e la disoccupazione è salita del 9%, dati allucinanti che mettono la parola fine a carattere maiuscoli al termine di 10 anni di crescita.

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