giovedì 18 novembre 2010

comunisti nel XXI secolo

La situazione politica estremamente problematica che sta attraversando il nostro paese deve indurre tutti coloro che sono interessati alle sue sorti a una profonda riflessione su quella che dovrebbe essere una prospettiva comunista proiettata nel XXI secolo; una prospettiva che in sostanza si attagli al presente e che guardi al futuro e che non sia intrisa di un passato che però ha assimilato introiettandone i valori e i successi. Innanzitutto, e non sono certo il primo a dirlo, la realtà dei fatti ha smentito tutti coloro che hanno urlato alla fine di una alternativa al capitalismo imperante. Mai come oggi le contraddizioni del capitalismo si mostrano in tutta la loro cruda realtà, una realtà che forse ci è stata edulcorata negli anni passati, facendocela sembrare ben diversa da quella che è. I problemi sollevati da un autorevole economista del XIX secolo come Karl Marx sono attuali mai come oggi, e i progressi fatti dai paesi sudamericani ci mostrano in modo inequivocabile che una prospettiva socialista e comunista non è solo possibile, ma è anche auspicabile al fine di una riorganizzazione della vita umana. Che il capitalismo non sia immortale ne abbiamo la riprova considerando il fatto che se tutta la terra consumasse la stessa energia degli Stati Uniti, non basterebbero cinque pianeti come la Terra per soddisfare il fabbisogno energetico dell'umanità. Chiunque sia dotato di un cervello funzionante vedrebbe in modo lapalissiano che questo sistema-mondo è dunque profondamente sbagliato vista la situazione pragmatica in cui, come umanità, ci troviamo. Questo però dal nostro punto di vista, se cioè pensassimo che le risorse debbano essere suddivise in modo equo e sostenibile con l'ambiente; ma purtroppo il problema è che coloro che tengono in mano il destino dei paesi più sviluppati hanno un'idea completamente agli antipodi. Per quale motivo il 10% più ricco della terra dovrebbe rinunciare ai suoi privilegi in virtù di un concetto astratto come la giustizia? il profitto è l'unico Dio del capitalismo e del sistema economico da esso generato, e finora si è dimostrato un Dio invicibile e vendicativo. Mai come oggi i diritti dei lavoratori nei paesi più sviluppati vengono messi in discussione, e come in tutti i momenti di crisi si assiste a uno spostamento preoccupante verso destra dell'opinione pubblica.
Si è già detto che il comunismo è crollato e ha lasciato il suo storico ruolo di argine alla prepotenza del capitale,e soprattutto si è già detto del significato simbolico deflagrante rappresentato dal crollo dell'unica alternativa concretatasi nella storia dell'uomo contemporaneo. Nessuno vuole più credere in qualcosa che, si dice, è stato sconfitto dalla storia.Ma se ben guardiamo il comunismo non è un movimento personalistico, nato cioè intorno alla figura di un personaggio eroico morto il quale tale movimento non ha più alcun motivo di esistere; bensì è un movimento che si prepone degli obiettivi che non sono stati ancora assolutamente conseguiti; da qui la sua attualità. Non sto affatto dicendo che il comunismo è solamente un ideale, un fine, da raggiungere nei mezzi più disparati; altrimenti non vi sarebbe motivo di dichiararsi comunisti dato che credo che un mondo più giusto dove non esista più sfruttamento dell'uomo sull'uomo non sia unicamente il sogno di un comunista. I comunisti sono però coloro che sono realmente determinati a innestare nella società un cambiamento concreto che possa portare alla realizzazione di tali obiettivi; sono perciò coloro che organizzano la propia azione col fine di ottenere dei risultati, adattandosi alla realtà in cui vivono, alla cultura del paese ove si trovano e soprattutto ai tempi. Quello che è mancato, a mio modesto parere, al comunismo del XXI secolo è stato proprio questo insistere sugli obiettivi senza rimodellare i mezzi per conseguirli. Una pigrizia questa che è stata letale in quanto la società mai come negli ultimi vent'anni è cambiata, creando una vera e propria discrasia tra gli obiettivi (che sono rimasti gli stessi), e la concretezza della realtà.
I valori rappresentati dal movimento comunista, e soprattutto i fini che esso si prepone sono immortali, non potranno mai essere definiti desueti fintanto che essi rimarranno irrealizzati. Mai come oggi dunque il comunismo è attuale. Che lo si intenda come il movimento atto a modificare lo stato di cose presenti, o come un sistema di valori che ponga al suo centro la cooperazione tra gli uomini e non la competizione, il comunismo è, come tutte le alternative, un cantiere aperto; e lo è ancora di più proprio perchè ora esiste solamente sulla carta in molti paesi e dunque potrà prendere forme e contenuti differenti a seconda delle diverse culture mondiali.

Non si può però chiedere, e questo mi sembra il punto fondamentale, ai cittadini di un paese occidentale di fare un salto nel buio, perchè avrebbero ancora troppo da perdere vivendo noi in una sorta di "belle epoque" dove, pur germinando la crisi,i frutti del benessere sono ancora abbastanza diffusi e irradiati all'interno delle società europee. Sostenere che bisogna abbattere il sistema vigente spaventa, per forza di cose, la stragrande maggioranza della popolazione in quanto li pone di fronte alla possibilità di perdere tutto senza sapere che cosa guadagnare. Di fronte a questo sarà inutile cercare di convincerli mettendoli di fronte all'iniquità del sistema che si intende distruggere, in quanto essi pur riconoscendo l'iniquità del sistema si guarderanno bene dal volerlo distruggere se non saranno certi di ottenere in cambio un sistema migliore.La gente si abbandona ad idee rivoluzionarie solo quando la sua esistenza diventa davvero grama e difficile, ma anche questo fattore da solo può non bastare in quanto per intraprendere realmente un processo rivoluzionario occorrono anche dei fattori esogeni che sono imprevedibili e che si saldino alle condizioni di vita della popolazione rendendo la situazione ingovernabile. Solo quando un sistema cioè appare per fattori che vengono percepiti come incontrollabili sull'orlo del collasso, la popolazione decide di compiere un salto nel vuoto percependo di non avere più nulla da perdere. Io credo che coloro che si vogliono ancora definire come comunisti ormai nel XXI secolo debbano spiegare, anche in modo dettagliato, che cosa effettivamente vogliono fare della società. E questo si esplica non con semplici elaborazioni teoriche ma con esempi fattuali che possano far capire alla gente che in realtà la costruzione di una società alternativa non è una mera utopia ma può essere concretata mediante la prassi quotidiana nella realtà.
Applicando quando sto sostenendo alla società italiana emerge con nettezza come siano completamente fuori luogo i discorsi fin qui fatti relativi a un rilancio dei comunisti nel nostro paese senza cominciare a dire con chiarezza che le divisioni lancinanti del movimento comunista italiano pongono un limite invalicabile alla costruzione di un soggetto coerente e coeso. Le idee, inutile nasconderlo, sono molto diverse, tuttavia la situazione non sembra essere così grave se si continua a sparare a zero contro i partiti "cugini" o "fratelli" e si fatica a trovare una unità di intenti di fronte a un nemico improponibile e aggressivo. Questo significa che il fondo del barile è ancora molto lontano se esistono ancora gruppi di persone che trovano le energie per screditare coloro i quali cercano di rilanciarsi esperendo soluzioni differenti da quelle date per scontate. Bisogna ripartire dai fatti, senza vergognarsi o avere paura di assumersi responsabilità di governo in qualsiasi sede e in qualsiasi frangente. La Federazione della Sinistra che ha fatto il suo Congresso fondativo in questi giorni vuole proprio essere un contenitore e uno strumento per coloro i quali, fedeli a una impostazione marxista, vogliono cercare di costruire una alternativa coerente a quella del sistema capitalistico imperante. Sarà però un percorso molto difficile e frastagliato dove, non lo nascondiamo, si potrà nuovamente sbagliare. In molti per esempio già storcono il naso alle dichiarazioni di Diliberto di voler partecipare all'eventuale governo del paese da parte del PD, urlando e sbraitando all'ennesimo tradimento. Costoro dovrebbero ricordarsi che i bolscevichi nel lontano 1917 erano disposti ad allearsi con altre realtà politiche se questo poteva arrecare un beneficio concreto al movimento comunista. Per questo stesso motivo non bisogna vergognarsi, a mio giudizio, di rischiare di andare incontro alle ennesime figuracce accettando eventuali impegni di governo; occorre portare le istanze dei comunisti sin dentro le istituzioni continuando parallelamente a lavorare fuori dalle istituzioni, un lavoro questo ben più prezioso e che non deve nel modo più assoluto andare in contraddizione con quanto invece viene portato avanti a un livello istituzionale.
D.C

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