domenica 14 novembre 2010

La maggioranza dei rumeni preferisce il comunismo al capitalismo






L'organizzazione denominata "Istituto per l'investigazione dei crimini del comunismo e della memoria dell'esilio rumeno (IICMER)" ha patrocinato un'inchiesta che però ha fornito risultati contrari agli interessi dell'Istituto, che aveva finanziato questo studio per mostrare alla popolazione i mali del comunismo.

L'inchiesta realizzata dall'Istituto rumeno di sondaggi d'opinione (CSOP), su istanza dell'IICMER, ha rivelato che più del 60% degli intervistati definiscono il comunismo come "una buona idea" e che il 49% considera che la sua vita era migliore quando governava il comunista Nicolae Ceausescu, mentre solo il 23% preferisce vivere sotto le bandiere del capitalismo.

Fra coloro che hanno dichiarato di vivere meglio sotto il comunismo, il 62% lo motiva affermando che sotto il governo rivoluzionario esisteva una disponibilità di posti di lavoro molto buona, il 26% ha fatto riferimento alle condizioni di vita dignitose ed il 19% ha indicato la garanzia universale dell'abitazione come motivo per cui il comunismo è preferito al capitalismo. Solo il 7% degli intervistati ha dichiarato di avere sofferto sotto il comunismo, con un altro 6% che, pur non avendo subito un danno personale, affermava che ciò era accaduto a qualche membro della sua famiglia. Anche in questo caso, le ragioni addotte erano soprattutto economiche: la maggioranza si riferiva alla penuria prodottasi negli anni 80, quando la Romania mise in moto un programma di austerità con lo scopo di ripagare il debito estero del paese. Una piccola parte della minoranza che ha sofferto durante il periodo comunista riteneva di essere stata danneggiata dalla nazionalizzazione delle sue proprietà, ed un numero trascurabile (il 6% di coloro che ricordavano brutte esperienze sotto il comunismo) diceva che mentre i comunisti erano al potere, loro, o qualche membro della famiglia, in un qualche momento erano stati detenuti.

Ritorcendo arbitrariamente il risultato dell'inchiesta, l'IICMER ha comunicato che i numerosi intervistati (il 41% ed il 42%, rispettivamente) erano d'accordo con l'affermazione che il regime comunista era o criminale o illegittimo. Alcune minoranze importanti (37% e 31%) era esplicitamente in disaccordo con quelle affermazioni, ed i restanti si mostravano neutrali o non si pronunciavano.

Inoltre, benché la maggior parte dei partecipanti valutasse positivamente il comunismo - solo il 27% dichiarava di essere in disaccordo sui principi -, la maggioranza di coloro che offrivano un'opinione definita pensava anche che le idee comnuniste non erano giunte ad una messa in opera ottimale prima del cambio di regime nel 1989. Il 14% dava la risposta inequivocabile che il comunismo era una buona idea e che in Romania era stata messa in pratica nella maniera migliore.

Perciò, una cospicua parte dei rumeni indecisi sul fatto che il comunismo fosse o meno una forma legale e legittima di governo ed una grande maggioranza di quelli che dicevano che il comunismo fu realizzato nella forma scorretta erano, tuttavia, inequivocabili quando pensavano che il sistema posto in opera dal Partito Comunista Romeno, con tutti i suoi difetti, offriva una vita migliore alla gente rispetto a quella che offre il capitalismo dei nostri giorni.

Successi comunisti

Prima che i comunisti prendessero il potere in Romania, la maggior parte della popolazione era analfabeta e non aveva accesso all'assistenza sanitaria. Unicamente una minoranza della popolazione rurale, che era la parte dominante, aveva accesso alla sanità o disponeva di corrente elettrica. I tassi di mortalità infantile erano tra i peggiori d'Europa e l'aspettativa di vita era inferiore ai 40 anni a causa dell'inanizione e di altre malattie. Il regime di destra rumeno si alleò con Hitler durante la Seconda guerra mondiale, e nel quadro di quell'alleanza capitalista si mandò la maggioranza della popolazione ebraica del paese ai campi di sterminio nazisti.

Innalzati al potere dopo la vittoria sovietica contro la Germania nazista nel 1945, i comunisti rumeni, fino a quel momento un gruppo illegale di lotta clandestina contro il governo rumeno filo-fascista e nazista, raggiungevano le poche migliaia di persone. Nonostante ciò riuscirono a mobilitare l'entusiasmo della popolazione per ricostruire il paese devastato dalla guerra. Posero praticamente termine all'analfabetismo, il servizio sanitario migliorò e si ampliò massicciamente, e - come rivelano gli intervistati dallo CSOP - i posti di lavoro, l'abitazione e livelli decenti di vita diventarono accessibili per tutti.

Incoraggiato da questi successi, il governo comunista diretto da Nicolae Ceausescu si indebitò durante gli anni 70 con l'acquisto di costose forniture industriali dall'Occidente, al fine di aumentare il tasso di crescita economica del paese e nella speranza che i paesi occidentali avrebbero incrementato le loro importazioni di prodotti rumeni. Questa strategia fallì ed il programma di austerità predisposto per potere pagare il debito nazionale diede luogo ad un crescente risentimento. Nicolae Ceausescu e sua moglie Elena vennero fucilati da un plotone d'esecuzione il giorno di Natale del 1989. La loro sentenza di morte giunse dopo un processo sommario ordinato dai nuovi dirigenti riformisti del paese: furono dichiarati colpevoli di crimini contro il popolo rumeno. Ma nonostante quella condanna, e benché l'opinione generale che si riflette nei risultati dell'inchiesta dello CSOP sia che il sistema comunista, per come si applicò in Romania, fallì, solo una piccola minoranza degli interpellati (15%) afferma che l'ex capo comunista Nicolae Ceausescu era un cattivo dirigente. La maggioranza si mostra neutrale o indecisa al riguardo, ed il 25% afferma che la leadership di Ceausescu è stata buona per il paese. Nella valutazione dei risultati, l'IICMER osserva che i rumeni non sono gli unici ad avere una valutazione positiva del comunismo del secolo appena trascorso. Secondo un'inchiesta realizzata in vari paesi del centro e dell'est Europa nel 2009, da parte del Centro di investigazione statunitense Pew, la percentuale di popolazione nei paesi ex-socialisti che considera la vita sotto il capitalismo peggiore di quella durante il periodo comunista è la seguente:

Polonia: 35%
Repubblica Ceca: 39%
Slovacchia: 42%
Lituania: 42%
Russia: 45%
Bulgaria: 62%
Ucraina: 62%
Ungheria: 72%

Particolarmente significativo nei risultati dell'inchiesta CSOP/IICMER del 2010 in Romania è che, man mano che acquisiscono maggiore esperienza nella vita sotto "l'economia di mercato", le persone divengono sempre di più negative rispetto al capitalismo e più positive rispetto al comunismo. Nell'inchiesta precedente, realizzata nel 2006, il 53% esprimeva un'opinione favorevole verso il comunismo; in quella del 2010 la percentuale sale fino al 61%.

Le conclusioni dell'inchiesta del CSOP non sorprendono se si ricorda quanto è accaduto da quando è stato reintrodotto il capitalismo: una povertà crescente, un aumento del tasso di disoccupazione e dell'insicurezza. Il sistema sanitario rumeno è attualmente in crisi ed i lavoratori del settore pubblico hanno visto il loro stipendio ridursi del 25%.

Informazioni tecniche su questa inchiesta: 1.133 persone di età superiore ai 15 anni sono state intervistate tra il 27 agosto e 2 settembre 2010. Le interviste sono state realizzate sulla base di un questionario standardizzato, faccia a faccia e nella loro casa. Il margine di errore è del 2,9%.

Fonte: http://21stcenturysocialism.com/article/romanians_say_communism_was_better_than_capitalism_02030.html

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