domenica 28 novembre 2010

Lo Stato o è sociale o non è





Il governo Berlusconi risponde alla crisi con la politica dei tagli al sociale

Mentre la crisi fa aumentare disoccupati, povertà e disuguaglianze, il governo risponde con lo smantellamento dello stato sociale attraverso tagli e misure che promuovono un welfare mercantile e caritatevole dove il pubblico si ritrae facendo venir meno il rispetto dei principi costituzionali, quelli che vedono lo Stato impegnato a rimuovere ogni ostacolo all’uguaglianza sociale (art. 3).
I fondi sul sociale passano da 2 miliardi e mezzo del 2008 ad appena 500 milioni nel 2011. In particolare, il fondo nazionale per le politiche sociali passa da 930 a 275 milioni. Quello per le politiche della famiglia da 345 a 52,5. Il Fondo per la non autosufficienza non avrà neanche 1 euro nel 2011.
I trasferimenti a regioni, province e comuni si riducono di 18 miliardi in due anni. Tagli che determinano la riduzione, quando non la chiusura, di servizi sociali, socio sanitari ed educativi, dagli asili nido ai centri diurni. A subirne le conseguenze sono disabili, anziani, minori, ex detenuti e tutte quelle categorie svantaggiate che vengono letteralmente lasciate sole.
Si vuol far pagare la crisi a chi non l’ha causata e ne subisce gli effetti più drammatici.

Gli operatori sociali non sono lavoratori di serie B. Garantire maggiore stabilità e migliori salari

I tagli colpiscono gli utenti, ma anche i lavoratori sociali, che già vivono condizioni contrattuali precarie e malpagate. Il rischio concreto è quello di non vedere rinnovato il proprio contratto o di dover accettare condizioni di lavoro ancora peggiori. E in questa situazione drammatica, risulta inaccettabile l’atteggiamento delle tre principali centrali cooperative, che propongono il rinnovo del contratto per gli oltre 250mila operatori sociali con soli 38 euro di aumento medio per tre anni. Un’offesa alla dignità di tutte quelle persone che ogni giorno, nonostante le difficoltà, garantiscono la sopravvivenza dei servizi sociali.

Noi non ci stiamo e siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori sociali nelle loro battaglie per avere maggiore stabilità e migliori salari. Siamo impegnati a promuovere e sostenere un modello di welfare fondato sui diritti sia delle persone che beneficiano dei servizi che di quelle che vi lavorano. Perché non può funzionare un sistema di welfare che contrappone i diritti degli utenti a quelli degli operatori sociali; perché non può esistere un buon servizio senza un buon lavoro. Un modello che contempla la presenza pubblica come l’unica forma di garanzia universalistica dei diritti sociali.

Serve un vero confronto tra sindacati, istituzioni e associazioni di categoria finalizzato ad ottenere un contratto dignitoso e rispettoso dei diritti dei lavoratori sociali, ad eliminare il ricorso a gare d’appalto al massimo ribasso che compromettono la qualità dei servizi e la tutela contrattuale degli operatori. Per queste ragioni, il 3 dicembre saremo in piazza al fianco di quelle sigle sindacali che hanno proclamato manifestazioni in tutta Italia contro il silenzio assordante di cooperative e istituzioni e per avere un nuovo e serio contratto di lavoro.

Federazione della Sinistra

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