mercoledì 28 aprile 2010

Il falso vocabolario degli zingari. Di Susanna Grego; tratto da www.nuovasocietà.it




Danni circola in Internet un vocabolario per tradurre un codice, usato dai nomadi intenzionati a derubare le abitazioni per segnalare quali sono le più interessanti e gli orari più adatti. Ora torna ad essere al centro dell'attenzione pubblica, dopo che alcuni cittadini del quartiere Santa Rita, di Torino, residenti in via Cimabue, hanno visti alcuni di questi segni incisi sullo stipite della porta di casa. Nella zona cresce sempre più in questi giorni la preoccupazione per la presenza di un gruppo di Rom, provenienti dal vicino campo nomadi di Strada del Portone, individuati come i responsabili di furti nei supermercati, risse e atti vandalici. Tanto che sono state raccolte circa 400 firme per chiedere alla Circoscrizione 2 una maggiore presenza delle forze dell'ordine sul territorio.
Un triangolo per indicare che vi vive una donna sola, tre linee ad indicare una casa già svaligiata, una croce per un'abitazione da derubare e ancora M per ricordarsi che è la mattina il momento buono per effettuare il colpo, AM il pomeriggio, N per la notte e così via. Sono questi i simboli attribuiti agli zingari ladri.
Molti elementi, però, fanno dubitare sulla veridicità di questo codice. Le forze dell'ordine ora lo hanno avvalorato, ora smentito.
Quel che è certo, è che circola da più di dieci anni, dal 1997, quando secondo il Corriere di Chieri, nel giugno di quell'anno sarebbe finito anche sul tavolo dell'allora Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, perché il senatore della Lega Nord Luigi Peruzzotti chiedeva di diffonderlo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Ma c'è chi lo fa risalire addirittura agli anni Sessanta.
Una prima considerazione basata sul buon senso è pensare a quanto sarebbe ingenuo da parte dei ladri segnare con queste informazioni la porta di una casa da svaligiare, quando ormai il significato del codice è noto e disponibile a tutti su Internet, a vantaggio di altri ladri. Inoltre è un metodo poco pratico e macchinoso: per segnalare un'abitazione appetibile a un complice sarebbe molto più semplice portarlo direttamente sul luogo.
In ogni caso, per quanto riguarda i Rom, oltre al fatto che la loro cultura è orale e perciò sono restii ad utilizzare forme di scrittura, nei loro dialetti le iniziali non corrispondono a quelle del codice. AM per pomeriggio al massimo si può far derivare dal francese après-midi, N per notte o nuit, ma non c'è alcun legame tra la lingua francese e i Rom.
Il sociologo francese Jean-Bruno Renard pubblicò un articolo pubblicato nel 1994 intitolato "Le tract sur les signes de reconnaisance utilisés par les cambrioleurs: rumeur et réalité" (in "Le Réenchantement du monde. La métamorphose contemporaine des systèmes symboliques", a cura di Patrick Tacussel, L'Harmattan, Parigi 1994) in cui faceva risalire il codice addirittura agli anni Venti e Trenta, quando erano attribuiti ai viandanti e ai vagabondi che li avrebbero utilizzati per comunicare ad altri loro simili se sarebbero stati accolti favorevolmente o meno dai proprietari delle case a cui avevano bussato. Alcuni simboli, secondo Renard, sono rimasti identici nella forma e nel significato.
C'è da chiedersi il motivo per cui una simile leggenda metropolitana sia sopravvissuta nei decenni. Si può rispondere con le parole che Marc Bloch, famoso storico francese, scrisse nel 1921: "L'errore si propaga, si amplifica e vive solo ad una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un brodo di cultura favorevole. In quell'errore, gli uomini esprimono inconsciamente i loro pregiudizi, odi, timori, cioè tutte le loro forti emozioni".

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