domenica 29 maggio 2011

Libia: Francia e Inghilterra si preparano all’invasione?




Hanno raccontato che l’intervento in Libia contro le truppe di Gheddafi sarebbe stato utile per difendere la popolazione civile dai massacri perpetrati dai seguaci del Colonnello. Hanno raccontato che gli attacchi sarebbero durati pochi giorni, e che i ribelli di Bengasi avrebbero agevolmente preso il controllo del territorio libico, se efficacemente supportati e riforniti dall’Occidente. Tutto questo però non è accaduto, ancor più che le truppe di Gheddafi sono ancora attive nel territorio libico, e le bombe della Nato sono servite si ad annientare l’aviazione del Colonnello, ma non sono affatto servite a fargli deporre le armi, né ad aiutare la popolazione civile, anzi duramente colpita dagli effetti dei bombardamenti. Vista l’inefficacia sostanziale dei bombardamenti della Nato, ecco che al termine del G8 il presidente francese Sarkozy ha annunciato la sua volontà di recarsi a Bengasi insieme al premier inglese Cameron, con cui sostanzialmente condivide la stessa visione e le stesse idee. Sia Obama che Cameron e Sarkozy infatti, hanno più volte ribadito la volontà di non voler in alcun modo trattare con Gheddafi, un concetto ribadito proprio da Obama: «Non allenteremo finché il popolo libico non sia protetto e l'ombra della tirannia scomparsa».
E intanto, proprio mentre il G8 si riuniva in Francia, e si ribadiva la richiesta a Gheddafi di cessare l’uso della forza in Libia contro i ribelli e i civili, la Nato ha intensificato le incursioni aree, che hanno già raggiunto il numero notevole di 8500 in otto settimane. La sensazione è che l’impiego massiccio di elicotteri operato da Francia e Inghilterra con i rispettivi Tigre e Apache, possano in qualche modo preludere a un salto di qualità, ovvero a una invasione via terra da parte della Nato. Questo timore è confermato dall’arrivo nel Mediterraneo di una intera flotta da guerra guidata dall’ammiraglia portaerei nucleare Gerorge H.W. Bush. La portaerei americana può portare almeno seimila uomini e 56 aerei, e il suo impiego lascerebbe pensare a un aumento qualitativo dell’attività bellica in Libia. Qualora fosse vero questo maggior dispiegamento delle truppe e dei mezzi della Nato a largo delle coste libiche, questo preluderebbe effettivamente a un probabile sbarco “umanitario” in Libia, delle cui tragiche conseguenze è facile rendersi conto già ora.

di Daniele Cardetta

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