sabato 28 maggio 2011

Mafia. Spatuzza: “Le stragi del 1993 non appartengono a Cosa Nostra”. Tratto da www.articolotre.com





8 mag. Fra il 26 e il 27 maggio 1993, alle ore 1.04, a Firenze, esplode un Fiat Fiorino imbottito di 250 chilogrammi di una miscela esplosiva composta da tritolo,T4, pentrite, nitroglicerina. L’esplosione provoca il crollo della Torre del Pulci e la devastazione del tessuto urbano del centro storico per un’estensione di ben 12 ettari, con un impatto che è stato definito ” bellico”.
Quella notte muoiono Caterina Nencioni di 50 giorni, Nadia Nencioni di 9 anni, Angela Fiume di 36 anni, Fabrizio Nencioni di 39 anni, Dario Capolicchio di 22 anni. I feriti sono 48. “Per quello che mi riguarda, nell’ ottica criminale, Capaci ci appartiene, via D’Amelio ci appartiene. Ma su Firenze, Milano e Roma entriamo in una storia diversa, è un terreno che non ci appartiene. Cosa Nostra non è così imbecille da andare in guerra senza le spalle coperte”. Chi parla è Gaspare Spatuzza davanti ai giudici del processo di Firenze lo scorso 2 febbraio. Una frase emblematica di quanto accaduto nel nostro paese all’inizio degli anni ’90 con conseguenze che, come una infezione, nel tempo si moltiplicano, creando sempre più gravi patologie nella società italiana. Una frase, quella di Spatuzza che, tutto sommato, andrebbe spiegata meglio agli italiani. E qualcuno l’ha fatto.
Lo hanno scritto i giudici della corte d’Appello di Firenze nella motivazione della sentenza nel processo per le stragi 1992/93, riportando un passo della deposizione del pentito Tullio Cannella che ha riferito delle confidenze fattegli da Leoluca Bagarella, braccio destro e cognato di Totò Riina: “Il commento del signor Bagarella era e fu, ripercorrendo a ritroso pagine della storia italiana e quindi più specificatamente partendo dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, a quelle che si erano verificate nell’estate del 1993, Bagarella mi disse che questo era frutto di un determinato piano che era stato preventivamente stabilito o concordato. [...] Mi disse: «È molto facile, caro Tullio, secondo i pentiti, che di tutto viene scaricata la responsabilità su Salvatore Riina o su di me. Mentre altri hanno questa responsabilità». [...] Con questa dichiarazione non sto affatto escludendo che sul piano operativo militare il signor Bagarella era a conoscenza e che altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi”.
Dunque quanto Spatuzza vuole “prudentemente” significare a proposito delle stragi messe in atto al di fuori della Sicilia è «che sul piano operativo altri fattivamente hanno partecipato praticamente all’attuazione delle stragi». Non si tratta solo di mandanti “a volto coperto”, ma di “altri”, esterni a Cosa Nostra, coinvolti «pratica attuazione delle stragi». Il che può significare diverse cose. Ad esempio, escludendo quelle già ampiamente dimostrate nelle sentenze, rimane tutt’ora aperto il capitolo sulla fornitura agli artificieri di Cosa Nostra, dell’esplosivo militare utilizzato in tutte le stragi del ‘93 e di cui pentiti e collaboratori sembrano non sapere assolutamente nulla: quasi certamente non il Semtex H, dagli anni ’80 in possesso di Cosa Nostra, o il “Torpex” recuperato da ordigni residuati bellici, ma il T4, abbinato a miccia detonante alla pentrite. Una strada che, se perseguita con determinazione, potrebbe portare vicino a verità davvero inconfessabili.
Non c’è giustizia senza verità

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