lunedì 30 maggio 2011

Con De Magistris e Pisapia, la maggioranza vola via


Finalmente, dopo una settimana di parole al vento, di pantomime e di frecciatine incrociate, ecco arrivare i verdetti, quelli sì pesanti come macigni. I risultati elettorali di questi ballottaggi sono inclementi per la maggioranza di governo del centrodestra, e ci parlano di un Italia diversa, di un vento nuovo che sta soffiando sul nostro paese, un vento che ha spazzato via i relitti della politica ed è stato più forte di ogni tentativo di Berlusconi e soci di imbrigliarlo. E’ stato un verdetto della pancia degli italiani, uno di quei verdetti insindacabili che non lasciano adito a dubbi. Del resto, era stato proprio il Cavaliere di Arcore a trasformare le elezioni amministrative nel “dentro o fuori” del governo, ed è stato proprio il Cavaliere, altre volte attento aruspice della volontà popolare, a finire travolto da forze che, come un apprendista stregone poco avveduto, ha maneggiato con incuria. Letizia Moratti a Milano le ha provate tutte, prima ha cercato di infangare Pisapia con dei trascorsi poco trasparenti del suo passato (poi rivelatosi delle falsità), poi la farsa delle accuse a Pisapia di essere un pericoloso comunista amico di “gay”, “femminielli”, e “zingari”, poi le imbarazzanti affermazioni di Bossi: “se vince Pisapia mi taglio le balle”, e della Santanchè, la quale preannunciava un dominio del Leoncavallo sulla sua amata Milano. Evidentemente la “pasionaria” del centro destra dovrà rassegnarsi, i milanesi vogliono perlomeno correre il rischio pur di levarsela dalle scatole. Sono stati dei verdetti che hanno punito in modo chiaro e netto l’arroganza della maggioranza, un’arroganza che è andata crescendo con il passare degli anni, con il passare delle contraddizioni che si sono aperte all’interno dello schieramento di centrodestra. Dopo la sconfitta della settimana scorsa a Torino, e il ballottaggio impensabile a Napoli e a Milano, il Pdl era riuscito a parlare di pareggio sostanziale. Ancora una volta ci ha pensato la realtà a sbriciolare il castello di bugie e mezze verità costruito dalla maggioranza, e la realtà ci parla di Pisapia vincente a Milano e di De Magistris vincitore in una città come Napoli, dove in pochissimi avrebbero osato preventivare un risultato di questo tipo solo poche settimane prima.

E ora cosa accadrà? innanzitutto occorre ben chiarire quelle che sono le effettive proporzioni della disfatta del centrodestra, un centrodestra sconfitto anche a Trieste, Cagliari, Pavia, Mantova e Novara, si proprio la Novara culla della Lega Nord che ha voltato le spalle al suo concittadino Cota. Il centrodestra ha perso, senza se e senza ma, e a giudicare dalle prime dichiarazioni rilasciate dai suoi aderenti, sembra come al solito voler cercare di mettere la testa sotto la sabbia, come non volesse ammettere l’evidenza. Ma una cosa è certa, mai il governo di Berlusconi è stato così traballante, mai ha visto così da vicino l’abisso della sconfitta, mai il Cavaliere, maestro nel manovrare le folle, ha toccato con mano l’amara sensazione di essere stato rifiutato. Ha messo se stesso e le sue vicende personali all’interno della competizione politica, lo ha fatto lui, avrebbe anche potuto non farlo, eppure lo ha fatto. Probabilmente contava nell’empatia che gli italiani in passato hanno dimostrato nei suoi confronti, pensava evidentemente che la maggioranza degli italiani condividesse la sua visione della politica, della giustizia, della moralità; ha creduto forse che la sua rabbia nei confronti di magistrati e regole fosse condivisa, e ha sbagliato. Gli italiani non la pensano come Silvio Berlusconi, e soprattutto sono abbastanza intelligenti da aver capito che non bisogna aver paura di un sindaco di Rifondazione Comunista solo perchè Belpietro, Minzolini o Larussa in televisione hanno agitato lo spettro dell’estremismo. Ora, dentro il Pdl ci sarà l’inevitabile resa dei conti interna, e la Lega Nord farà prima o poi avere il conto del suo appoggio al Cavaliere, sempre che possa ancora essere in grado di saldarlo. A caldo però Berlusconi ci ha tenuto a precisare di avere ancora l’appoggio di Bossi per le riforme, buon per lui. Qualora il referendum del 12 giugno dovesse superare il quorum, ecco che il governo di Berlusconi riceverebbe un’altra insperata spallata, e allora forse per il berlusconismo potrebbe essere veramente la fine. Napoli e Milano intanto, già guardano al domani con fiducia.

Daniele Cardetta

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