lunedì 17 maggio 2010

Thailandia: ora è massacro





Il bilancio di lutti e di feriti a Bangkok si aggrava di ora in ora. Nei nuovi scontri tra camicie rosse ed esercito sale infatti a 24 il numero delle vittime e a 187 quello dei feriti dopo tre giorni di scontri e di guerriglia urbana per le strade della capitale.

Le camicie rosse fedeli all'ex premier Shinawatra si sono asserragliate in un quartiere della capitale e chiedono a gran voce nuove elezioni. I soldati del governo hanno risposto colpo su colpo alla guerriglia scatenata dalle camicie rosse e l'esercito ha inoltrato un ultimatum che, qualora dovesse essere lasciato cadere, autorizzerà l'esercito a fare irruzione nell'area occupata ormai dai primi giorni di aprile.

I giornalisti intanto iniziano a lasciare il paese e il clima nella capitale è surreale. Da parte sua il governo si mostra ben deciso a non cedere e annuncia una stretta repressiva contro qualsiasi gruppo armato presente nel territorio thailandese.

I soldati del resto hanno isolato il fortilizio dove si sono asserragliate non più di diecimila camicie rosse, impedendo dunque ai ribelli di poter ricevere cibo e attrezzature dall'esterno. In queste condizioni, e visto anche che il governo ha richiamato in tutta fretta rinforzi dal resto del paese, è molto difficile che le camicie rosse di Shinawatra potranno resistere a lungo.

Ban Ki –Moon, segretario dell'ONU, ha lanciato un appello per una pronta pacificazione, ma sembra che a Bangkok non ci sia nessuno pronto a dargli ascolto, almeno per il momento.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire cosa accadrà in Thailandia, nella speranza che non si debba parlare di nuovi caduti.

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